Legge bancaria del 1936

Forse più che ogni altro singolo evento, è stata la rottura degli Accordi di Bretton Woods nel 1971 a segnare il punto di svolta verso la finanziarizzazione delle economie occidentali. Da quella decisione – frutto di un processo tutt’altro che “naturale” o inevitabile – è nata la giustificazione dell’hedging, della necessità di coprire il rischio contro le fluttuazioni. La creazione dei derivati sui cambi – una delle voci dominanti della speculazione mondiale – si basa proprio su questo rischio.

Non sappiamo come finirà l’euro, ma siamo sicuri che non possa sopravvivere a lungo nella sua forma attuale. Dovrà cambiare per forza, o di fatto o de jure. L’alternativa sarebbe la continuazione della distruzione del tessuto economico e sociale dei paesi europei; ma la risposta da parte della popolazione non potrà essere frenata ancora a lungo, salvo con i metodi degli anni Trenta, che speriamo caldamente di evitare.

Se le cosiddette élite insistono nella loro follia, il cambiamento rischia di essere caotico; noi preferiremmo una transizione ordinata, verso un sistema che tenteremo di descrivere brevemente qui:
ogni Paese dovrà riacquisire la propria sovranità in politica economica, con la possibilità di fare investimenti nei settori dell’economia reale.
Ciò significa la creazione di una Banca Nazionale con il potere di generare credito produttivo, con lo scopo dichiarato di aumentare la produttività e il benessere della popolazione.

Legge Glass-SteagallLa distinzione tra gli investimenti produttivi e non-produttivi sarà garantita dalla separazione bancaria sul modello Glass-Steagall, in cui le banche ordinarie potranno raccogliere i depositi e prestare soldi alle famiglie e alle imprese; ogni attività nei mercati finanziari sarà esclusa.

Ci sarà un sistema di cambi stabili, negoziati a livello intergovernativo con la possibilità di aggiornamento periodico in base all’andamento dell’economia reale.
In questo senso non si permetterà alla finanza speculativa né di determinare i tassi di cambio, né di accaparrarsi i flussi di denaro che sostengono l’attività economica ordinaria.

Per concludere: nell’affrontare l’inevitabile cambiamento del sistema finanziario nel breve e medio termine, sarà necessario uscire dalla scatola mentale del mercatismo/liberismo. Pensare di liberarsi dalla camicia di forza dell’euro senza abbandonare gli assunti di base del neoliberismo, significherebbe fare un favore a chi continuerà a tentare di manipolare i popoli e le economie attraverso la finanza globalizzata.

Emiliano Brancaccio in http://nobigbanks.it/2013/04/10/dopo-leuro-liberismo-o-progresso/

Autore: redattorecapo

associazione culturale Araba Fenice fondata a Bondeno (FE)

1 commento su “Legge bancaria del 1936”

  1. Il fatto è, come ho detto e ripetuto (vedi “Social” del 17 gennaio 2014, del 19 settembre 2014, del 24 luglio 2015) che il debito pubblico italiano – e non solo quello italiano – è fisiologicamente destinato a crescere ogni anno, a fare registrare un nuovo record ogni anno, fino al punto – e ci siamo già – da renderlo matematicamente inestinguibile.

    Perché tutto ciò? Non soltanto perché il nostro debito ha raggiunto una dimensione superiore a quella del PIL, cioè di quanto l’intero paese produce nell’arco di un anno (e il debito italiano viaggia già attorno al 140% del PIL). Non soltanto per questo, dicevo. Ma anche perché non può materialmente diminuire, perché i soldi per estinguerlo non ci sono, e quindi il debito continuerà a generare interessi passivi. O, meglio, i soldi ci sono, ma del tutto fuori dalla nostra economia, dal nostro paese, dalla nostra portata: li ha chi li crea, cioè le banche, la finanza internazionale, i “mercati”. Noi – lo Stato italiano – abbiamo rinunciato al diritto-dovere di creare la nostra moneta, privatizzando la Banca d’Italia ed affidandoci adesso alla banca “centrale” (cioè privata) europea.

    Ne discende che, ove – del tutto teoricamente – potessimo arrivare a restituire il denaro che abbiamo ricevuto in prestito (cioè il capitale iniziale), mai e poi mai saremmo in grado di restituire il debito complessivo (capitale più interessi), perché tale somma semplicemente non esiste, non è e non potrà mai essere nelle nostre disponibilità. Non esistono soldi “nostri”, al di là di quelli generati dalle vecchie lire del periodo statalista. Ogni altro centesimo che serve al nostro Stato (anche per pagare gli interessi) dobbiamo farcelo prestare dai “mercati”.
    Michele Rallo
    https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=59528

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