1917: il grande gioco americano (parte seconda)

Il primo atto di questa politica consiste nel legare finanziariamente l’America e gli alleati occidentali. Certo, nell’agosto 1914 il governo americano aveva affermato che la concessione di crediti ai belligeranti era incompatibile con la neutralità. Ma questo atteggiamento non durerà più di tre mesi. Fra il novembre 1914 e il novembre 1916 gli Stati dell’Intesa ricevono, sotto forma di apertura di crediti o di prestiti, circa 1930 miliardi di dollari, mentre la Germania ne riceve meno di 5 miliardi. Da sola la Banca Morgan concentra l’85% delle ordinazioni inglesi e francesi, che ripartisce fra i produttori, fornendo anche i crediti necessari ai pagamenti.
Il secondo atto della stessa politica concerne la distruzione dello zarismo russo attraverso il finanziamento della rivoluzione bolscevica. Non si riesce a comprendere appieno questa scelta se non si tiene conto dell’ostilità che alcuni emigrati e il movimento sionista manifestano nei confronti della Russia. Questa ostilità trova il suo fondamento nella situazione degli ebrei russi, costretti a vivere nei ghetti, sottoposti a un regime discriminatorio e a periodici massacri (pogrom) scatenati dalle folle. Il duca Ernesto di Coburgo racconta nelle sue memorie che al momento della guerra di Crimea (1854-55) Lord Rothschild gli aveva confessato che in quel momento egli era pronto a versare qualsiasi somma nella lotta contro la Russia.

La rivoluzione russa si divide in due fasi. La prima è la rivoluzione di febbraio (marzo secondo il nostro calendario) che porta all’abdicazione dello zar Nicola Romanov (quel giorno il corso del rublo ed i valori russi salgono alla Borsa di Parigi) e a un governo rivoluzionario democratico, che associa al potere liberali e menscevichi. Inglesi e Francesi sostengono i democratici e forniscono loro i fondi necessari. Essi hanno tutto l’interesse a mantenere la Russia nel conflitto, obiettivo conseguito in aprile. Miliukov, Ministro degli Affari Esteri del governo provvisorio, assicura che la guerra sarà condotta fino alla vittoria. Questa assicurazione preoccupa gli uomini di Wilson. Se la Russia condivide la vittoria con gli Inglesi, l’esercito russo vittorioso non sarà poi tentato di restaurare lo zarismo? Da qui deriva la seconda fase della rivoluzione, la presa del potere bolscevico del 25 ottobre 1917 (8 novembre), sostenuta sottobanco dalla Germania e dalla finanza newyorkese, che, evidentemente senza mettersi d’accordo, avevano l’interesse comune di vedere la Russia fuori dai giochi.
Il 16 aprile 1917 Lenin e Zinoniev, provenienti dalla Svizzera, arrivano a San Pietroburgo, dopo l’attraversamento della Germania e della Svezia in un “vagone piombato” sotto la protezione combinata dell’Alto Comando tedesco e di Max Warburg, uno dei fratelli di Paul Warburg (della Khun Loeb and Company a New York), che risulta proprietario ad Amburgo della Banca Warburg and Company. Il 17 maggio 1917, Trotski, proveniente dal territorio americano, raggiunge Lenin. Dopo essere stato imbarcato il 27 marzo con più di 250 compagni egli viene immobilizzato per qualche tempo ad Halifax con degli enormi fondi. Ma grazie all’intervento congiunto del colonnello House e di Sir William Wiseman (Khun Loeb and Company), egli può ripartire verso la Russia con un passaporto americano.

La fonte dei fondi ricevuti dai bolscevichi è duplice. Una parte viene dal Governo di Berlino (si conoscono oggi il numero dei conti aperti presso la Reichbank, il 2 marzo 1917, ai nomi di Lenin, Trotski e Koslowsky). Un’altra viene dalla Khun Loeb. Anche i circuiti utilizzati da questi fondi sono ugualmente conosciuti. Allorché Lenin è in esilio in Svizzera, il flusso di denaro va dalla Germania a Zurigo, attraverso la Deutsches Bank. Successivamente il denaro transita da Berlino (Disconto Gelleschaft e Reichbank), da Oslo (DEN Norske Handelsbank) o da Stoccolma (NYA Banken, VIA Banken), verso la Banca Siberiana di San Pietroburgo.
Nel 1917 il finanziere più impegnato nel sostegno ai rivoluzionari è Jacob Schiff, genero di Salomon Loeb, che si vanta dalle colonne del “New York Times” del 5 giugno 1916 di aver strappato al presidente Taft, nel 1911, e dopo una violenta campagna di stampa, la denuncia degli accordi commerciali con la Russia: «Chi dunque se non me, ha messo in movimento l’agitazione che ha costretto poi il presidente degli USA a denunciare il nostro trattato con la Russia ?».
Numerosi sono i documenti che provano l’implicazione della finanza newyorkese nel crollo dello zarismo. Il 19 marzo 1917 Jacob Schiff indirizza un telegramma al Ministero degli Esteri del Governo provvisorio russo (Miliukov): «Permettetemi, in qualità di nemico inconciliabile dell’autocrazia tirannica che persegue senza pietà i nostri correligionari, di felicitare attraverso voi il popolo russo per l’azione che ha appena finito di compiere così brillantemente e di augurare pieno successo ai vostri colleghi di governo ed a voi stesso!».

Le somme messe a disposizione dei rivoluzionari russi, menscevichi e quindi bolscevichi sono state considerevoli. Il 3 febbraio 1949, in piena guerra fredda, Jacob Schiff, nipote del finanziere omonimo, riconoscerà sul “New York Journal” che suo nonno aveva personalmente versato ai bolscevichi 20 milioni di dollari. Fra il 1918 ed il 1922, di fatto Lenin, riconoscente, dispone il rimborso tramite lo stato russo della somma di 450 milioni di dollari in favore della Khun e Loeb and Company.
Il 21 luglio 1917, qualche settimana dopo aver portato il suo paese nella Grande Guerra, Wilson scrive al suo consigliere e confidente colonnello House: «La Francia e l’Inghilterra non hanno sulla pace le stesse nostre vedute. Quando la guerra sarà finita noi li porteremo al nostro modo di pensare, in quanto in quel momento, tra le altre cose, essi saranno finanziariamente nelle nostre mani!».

BIBLIOGRAFIA

  • La grande storia della prima guerra mondiale, di M. Gilbert – Mondadori, 2000
  • La prima guerra mondiale. 1914-1918, di B.H. Liddell Hart – Rizzoli, 2001
  • L’età progressista negli Stati Uniti: 1896-1917, a cura di A. Testi – il Mulino, 1984

di Massimo Iacopi

in http://win.storiain.net/arret/num170/artic3.asp

Autore: redattorecapo

associazione culturale Araba Fenice fondata a Bondeno (FE)

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