SITE

Fin dall’inizio del nostro secolo, tutte le notizie relative alle rivendicazioni di attentati terroristici d’origine islamica provengono a quel che pare da una sola fonte, la SITE Intelligence Group, un’agenzia nata nel 2008 da un’entità privata che si presentava come un istituto di ricerca, Search for International Entities Institute (Inter Protocol Address  67.19.162.130), e gli animatori della quale risultano la signora  Rita Katz, cittadina israeliana e statunitense, nonché i signori Bruce Hoffman, statunitense, e Rohan Gunaratna, sri-lankese. Questa piccola agenzia privata diffonde di solito materiale d’origine terroristico da essa raccolto, incluse le varie rivendicazioni di attentati; e gode a quel che pare di facile e immediato credito presso molti governi e molti media di tutto il mondo che lo diffondono, non si riesce a capire se dopo averne verificato, e in che modo, la veridicità dei suoi contenuti. Ciò è tanto più allarmante in quanto SITE non usa mai citare le fonti alle quali attinge. In questo caso, la confusione tra il pregiudicato parigino e lo spacciatore belga, e l’arruolamento di entrambi nel Daesh, hanno avuto origine da uno di questi dispacci e dal suo inopportuno uso. In effetti, tra l’assassino degli Champs- Élysées e il supposto terrorista (o effettivo spacciatore) arabo-belga non v’è rapporto alcuno.

In seguito al malinteso così determinatosi, gli allora tre più forti candidati di centro e di centrodestra – Emanuel Macron, François Fillon e Marine Le Pen – hanno comunicato a tarda ora del 20 aprile di aver cancellato tutti i loro impegni del giorno dopo per esser presenti a Parigi e seguire gli eventi che si sarebbero sviluppati in seguito all’attentato. La speranza comune dei tre politici del fronte in un modo o nell’altro « conservatore » sembra essere stata quella di cogliere dall’evento – e in particolare dal sacrificio dell’agente di polizia caduto – il massimo profitto elettorale possibile. Oggi sappiamo che tutto sommato la cosa ha pesato ben poco sui risultati.

E tuttavia, il “caso-Cheurfi” è importante. Esso rappresenta una delle infinite variabili d’un pericolo sociale effettivo, alla base dle quale non c’è affatto il “fanatismo ilsmaico”, bensì il fallimento della società mondialistica diretta dagli anonimi o semianonimi o pseudoanonimi signori delle lobbies finanziarie, economiche e tecnologiche. Un fallimento che si traduce, a tutti i livelli e nelle infinite articolazioni della società civile mondiale – vale a dire della massa dei “governati”, in corso d’impoverimento o già miserabili che siano – nel disorientamento, nel  caos. Se la presenza di un pericolo terroristico per alcuni versi reale e obiettivo può condurre non tanto a provocare lo spirito malsano di emulazione da parte di qualche squilibrato – e di squilibrati, in quest’Occidente di « stati di coscienza alterati », ve ne sono fin troppi -, quanto a scuotere ampi settori della società civile e ad accrescere forme di già radicato pregiudizio, ciò significa che il nostro sistema di convivenza civile è veramente ammalato. E’ questo che soprattutto preoccupa.

Cheurfi è a sua volta una vittima; molti altri lo sono. Dai foreign figters a chi ammazza e si ammazza di droga, a chi si dà ad atti più o meno gravi di microdelinquenza, a chi si suicida, a chi si lascia vivere finché va che è un modo di lasciarsi morire. Il problema non è affatto il “terrorismo islamico”, a sua volta effetto anziché causa, mostro da sbattere in prima pagina per distrarre l’opinione pubblica dagli autentici problemi del pianeta: cioè dei risultati del malgoverno delle lobbies che sfruttano il pianeta, dei governi che ne sono “comitato d’affari”, dei media che sostengono questa nuova rovinosa forma di totalitarismo.

I ceti dirigenti mondialisti dell’ultimo mezzo secolo hanno progressivamente lasciato affermarsi non solo nell’Occidente, ma nel mondo intero, il loro instrumentum regni consistente in un clima di antivalori-pseudovalori fondato sull’edonismo individualistico, sulla mancanza di cultura e di progetti, sui sogni di opulenza e di benessere, sull’invidia di chi non aveva né l’una nell’altro nei confronti di chi, avendo o credendo o fingendo di detenerli entrambi, li mimava sui grandi e sui piccoli schermi nonché sui displays dei media informatico-telematici di tutto il mondo. In questo clima di benessere élitario in gran parte surreale-virtuale da una parte, di frustrazione e di disperazione dei diseredati e degli asserviti dall’altra, cresce la malapianta della disperazione che trasforma  la falange degli infiniti Cheurfi al mondo in un esercito di zombies assassini e suicidi. Pochi indicano la via della liberazione, anzi della redazione da questo immenso cantiere di morte. Uno soprattutto: papa Francesco. Regolarmente malinteso e tradito, osannato o crocifisso, inascoltato comunque. Ce ne pentiremo tutti.

Franco Cardini

http://www.barbadillo.it/64745-editoriale-di-f-cardini-il-derby-macron-le-pen-al-tempo-del-fallimento-della-societa-mondialista/

Autore: redattorecapo

associazione culturale Araba Fenice fondata a Bondeno (FE)

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