E guerra sia

Spero sia chiaro  quel che è accaduto a Ryad,  e trovo strano che i titoli dei media occidentali facciano finta di non capirlo.  Affiancato dai monarchi sauditi e dagli emiri che finanziano Isis, al Qaeda, tutti i mercenari al Captagon che devastano e decapitano in Siria, ha dichiarato che “l’Iran è la punta di diamante del terrorismo globale”  – ripetendo una frase appena pronunciata da re Salman – ed ha ingiunto a Teheran di smettere di aiutare i  terroristi islamici. Tali “terroristi islamici” sono  ovviamente Hezbollah in Libano, e il governo siriano di Assad, che l’Iran aiuta militarmente contro l’aggressione saudito-americana ed ebraica. Ovviamente, Hezbollah è ritenuto da Israele “una minaccia esistenziale” (perché è la solo forza araba che l’ha vinta in uno scontro), e questo dovrebbe spiegare abbastanza: gli Usa tornano a fare le guerre per Israele. Come sempre.

Dei “sette stati in cinque anni” che al Pentagono era stato incaricati di abbattere dopo e col pretesto dell’11 Settembre, l’Iran è il solo rimasto  intatto. Gli altri, Irak, Siria, Libia, Somalia, Sudan, sono stati  devastati come Israele ha voluto.  Per anni McCain ha canterellato “Bomb bomb bomb Iran”, come suggeriva la lobby, invano. Ora sembra  che ci siamo. Trump ha annunciato la creazione di una grande alleanza araba contro l’Iran, una specie di NATO del Golfo; sunniti contro sciiti, con una piccola eccezione:  Israele sarà fianco dell’Arabia Saudita. Contro Teheran, guerra senza quartiere. Proprio nel momento in cui gli iraniani, votando massicciamente Rouhani, hanno espresso la speranza di normalizzare i rapporti  con l’Occidente.  Tutto il successo di Rouhani è stato la rinuncia all’arma atomica, in cambio della riammissione del paese all’onore del mondo, dopo un trentennio di sanzioni. Questa speranza sarà resa vana. La sola salvezza, nel mondo  creato dalla superpotenza al servizio di Sion, è proprio avere le testate atomiche sufficienti a dissuadere i criminali globali.

Sarà guerra ibrida, sovversione e aggressione, come al solito. Sembra che i cervelli strategici Usa ritengano il regime  in grave crisi economica, dissanguato nelle finanze dall’aiuto che fornisce a Siria e Hezbollah, e la popolazione sia sull’orlo della rivolta: regime change in vista.

La  casa saudita ha pagato caro. Il prezzo del riscatto, secondo Silvia Cattori. Altro che 150 miliardi di dollari in armamenti. “L’Arabia ha promesso 300 miliardi di dollari di contratti di difesa nel prossimo decennio, e 40 miliardi di dollari d’investimento nelle infrastrutture. La cifra finale, secondo alcuni iniziati di Wall Street, potrebbe ancora salire a mille milioni di dollari. La Casa Bianca è in estasi davanti agli effetti di questa pioggia di denaro saudita all’interno del Paese. Secondo il resoconto uffiilale dopo l’incontro avvenuto (alla Casa Bianca) tra il principe ereditario ben Salman e Trump, oltre un milione di posti di lavoro potrebbero essere creati direttamente, e  milioni di altri  nella catena di approvvigionamento”.

Insomma Ryad ha accettato di salvare l’industria americana dalla bancarotta, di ravvivare la sola industria che conti –  il militare-industriale. Trump  ha ottenuto di fare l’America “great again” con i miliardi di Ryad. Trump   aveva promesso di far pagare i sauditi  anche per i missili che non userà, l’immane spropositato  sofisticato  armamento, inutilizzabile in un regnicolo di analfabeti.  Assistiamo ad una fantastica integrazione economica e politica fra la Superpotenza e  la cosca wahabita  decapitatrice,  dove l’una sostiene l’altra impedendole di crollare, una nella bancarotta, l’altra nell’autodistruzione; un mostro genetico in fieri da diverso tempo, da quando Hillary era ministra degli Esteri.  Un mostro a due teste, anzi a tre – non bisogna dimenticare infatti la nota lobby, fautrice dell’integrazione saudio-americana.

http://www.maurizioblondet.it/trump-bin-salman-ridichiarato-guerra-alliran/

Autore: redattorecapo

associazione culturale Araba Fenice fondata a Bondeno (FE)

1 commento su “E guerra sia”

  1. Anche contingenti italiani sono stati inviati sul Baltico, in Lettonia, ai confini russi, per una serie di esercitazioni interminabili, con enorme spiegamento di uomini e mezzi da parte della NATO. Persino nel Mar Nero sono state inviate una serie di unità navali USA e della NATO, malgrado trattati internazionali che limiterebbero la presenza di navi da guerra di paesi non rivieraschi. Questo spiegamento di forze vicino alle sue frontiere viene qualificato come molto preoccupante da Mosca e ci sono precise avvertenze da parte del Governo russo che, in caso di attacco, Mosca non esiterà a rispondere utilizzando il suo armamento nucleare. Questi avvertimenti non sono tenuti tuttavia in grande considerazione dalla elite di potere di Washington che attualmente è dominata dai gruppi neocons che ostentano una chiara forma di “russofobia” e proclamano la necessità di “far pagare un prezzo alla Russia” per i suoi interventi in Ucraina ed in Siria. Lo stesso Donald Trump, secondo molti analisti, si trova ad aver cambiato nettamente il suo atteggiamento rispetto alla questione dei rapporti con la Russia e, a giudizio degli esperti, si trova ostaggio della elite di potere dei neocons. Fonte: Hispan Tv Traduzione e sintesi: Luciano Lago

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