Primavera araba

Alessandro Lattanzio, 29/10/2017Effetti dell’onda lunga della ‘primavera araba’, celebrata in occidente, hanno un segno contrario e opposto a quello auspicato dai pianificatori della sovversione colorata. Washington, tramite Pentagono, CIA e ONG telecomandate, voleva distruggere gli Stati-Nazione mediorientale, come Algeria, Egitto, Iraq, Siria, Yemen e Iran, per spianare la strada al califfato islamo-atlantista (al-Qaida e il suo ramo Stato islamico), e consolidare il dominio militare sionista nella regione e proteggere le monarchie retrograde ed oscurantiste, ma legate a triplo filo con il sistema economico dollarocentrico di Wall Street e City. A presiedere tale operazione geopolitica vi era il clan democratico dei Clinton-Obama, strettamente alleati con l’Iqwan (la fratellanza mussulmana), la setta islamista fondata e diretta dell’intelligence anglo-statunitense, e con le potenze compradores regionali guidate da Arabia Saudita e Qatar, alleate con la Turchia neo-ottomana del massone e fratello mussulmano Erdogan. La guerra dei sei anni imposta alla Siria e all’Iraq dall’alleanza wahhabita-atlantista (asse Riyadh-TelAviv-Washington), sebbene avesse registrato dei successi iniziali in Tunisia, Egitto e Libia, alla fine non riusciva ad ottenere l’obiettivo finale, appunto la distruzione degli Stati-nazione mediorientali (Egitto, Siria, Iraq, Libano, Yemen) e loro sostituzione con il califfato islamista (dominato da fratellanza mussulmana, al-Qaida, Stato islamico, wahhabismo, salafismo e taqfirismo) che avrebbe proiettato i popoli arabi in un incubo spaventoso, distruggendone i progressi e imposto il dominio regionale economico-tecnologico israeliano (motivo per cui il sionismo si sente affine all’incubo islamista). Ma la resistenza di Siria, Iraq e Yemen, e soprattutto il golpe anti-islamista dell’Esercito egiziano, nel 2013, hanno avviato il processo che pone fine a tale piano neo-imperialista e neo-coloniasta in Medio Oriente (il cosiddetto Grande Medio Oriente ideato dai neocon statunitensi).L’intervento russo e iraniano era dovuto alla comprensione che scopo geopolitico del califfato atlantista era avviare la jihad della CIA contro le potenze eurasiatiche, (Cina, India, Russia, Asia Centrale). L’intervento preventivo era un obbligo, per bloccare il piano dei vertici della dirigenza statunitense, espressa dal clan Clinton-Obama. Contraccolpo della sconfitta di tale operazione espansionista e mondialista è, oggi, la resa dei conti non solo tra gli Stati-clienti mediorientali di Washington, (Qatar contro Arabia Saudita), ma anche la resa dei conti all’interno del ‘governo invisibile’ degli USA, che si concluderà solo con l’eliminazione, fisica, dei capibastone delle rispettive fazioni: le dimissioni o assassinio di Trump, o incarcerazione o eliminazione di Hillary Clinton. Vedremo gli sviluppi a Washington, che vanno accelerandosi con la resa dei conti, come quella che si svolge nella cittadella ideologica dell’imperialismo liberal, Hollywood.

https://aurorasito.wordpress.com/2017/10/29/la-fine-della-primavera-araba-segna-laffermazione-del-blocco-eurasiatico/

Autore: redattorecapo

associazione culturale Araba Fenice fondata a Bondeno (FE)

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