Chi proteggerà il Venezuela?

Nel 1974 il governo degli Stati Uniti studiò come controllare il commercio internazionale del petrolio convincendo le autorità saudite che i loro petrodollari sarebbero stati più sicuri nelle banche degli Stati Uniti. Ma recentemente l’industria del fracking statunitense ha frantumato i prezzi del petrolio, creando un problema fiscale per l’Arabia Saudita. Al fine di evitare un forte calo delle entrate petrolifere, re Salman dell’Arabia Saudita visitava Mosca all’inizio di ottobre, dove senza dubbio avrà discusso il piano del petroyuan. La Cina sostiene un maggiore utilizzo dello yuan negli scambi petroliferi. Poiché il Paese è il più importante importatore di petrolio, superando gli Stati Uniti, può pesare internazionalmente e provvedere a una maggiore sicurezza energetica. Così Pechino spera di sfidare il dollaro creando un mercato dei futures con la propria moneta e relazioni indicano che la Cina è disposta a introdurre nei prossimi mesi un indice di riferimento del petrolio con prezzi in yuan. Un mercato dei futures petroliferi basato sullo yuan stimolerà la domanda della moneta che darà influenza strategica alla Cina. Il piano è lanciare un contratto futures petrolifero sulla Shanghai International Energy Exchange (INE), ma convincere i grandi produttori e consumatori di petrolio ad utilizzare lo yuan e ad investire nella borsa di Shanghai affronta ostacoli. Senza la partecipazione di certi Paesi produttori di petrolio, come Arabia Saudita, Russia, Iran, Indonesia o Venezuela, sarà difficile creare un mercato che faccia la differenza. A causa delle sanzioni e delle intimidazioni globali del dipartimento del Tesoro statunitense, l’Iran, in particolare, è stato tra i primi ad adottare la vendita del petrolio sulla base dello yuan. Ora nel 2017, il Venezuela segue questa strada. Per la stessa ragione, la Russia ha accettato di vendere petrolio in yuan nel 2015. Qualsiasi calo dello status del dollaro indebolisce pesantemente la capacità di Washington di attuare la sua guerra economica contro la Russia e destabilizzare il blocco euroasiatico. Cina e Russia non cercano di attaccare il dollaro per distruggerlo, ma di creare una valuta di riserva alternativa indipendente per le nazioni che vogliono proteggersi dagli attacchi finanziari sempre più frequenti delle banche di Regno Unito, Wall Street e dagli hedge funds. Per il Venezuela si tratta di costruire un elemento cruciale della sovranità nazionale perché il sistema del dollaro di oggi viene utilizzato per devastarne la sovranità economica attraverso sanzioni che ne colpiscono programmi sociali ed investimenti, nonché il commercio con il resto del mondo. Ora il sistema cino-russo di liquidazione dei pagamenti bilaterali è stato esteso ad altri Paesi dell’Iniziativa Via della Seta in Eurasia, ai Paesi BRICS e al Venezuela nell’ambito della sua orbita geopolitica; la dichiarazione del governo cinese contribuisce a creare questo sistema monetario alternativo. Inoltre, come alternativa basata sull’oro, indipendente dal sistema politicamente esplosivo e speculativo del dollaro degli Stati Uniti, in futuro potrà proteggere gli alleati dei cinesi dagli attacchi economici e dalla guerra finanziaria dell’Unione europea e di Washington.

https://aurorasito.wordpress.com/2017/11/08/cina-e-russia-scavano-la-fossa-al-dollaro-statunitense/

Autore: redattorecapo

associazione culturale Araba Fenice fondata a Bondeno (FE)

1 commento su “Chi proteggerà il Venezuela?”

  1. Secondo le informazioni di un portale russo specializzato in questioni militari, la Russia sta concludendo un accordo con il Venezuela per utilizzare i porti venezuelani per le sue navi da guerra. Il portale russo pravo.gov.ru ha reso pubblica attraverso l’agenzia Sputnik la disposizione di Mosca, firmata dal primo ministro russo, Dmitry Medvedev, per ottenere un accordo con il governo di Caracas per facilitare l’utilizzo dei porti venezolani e le visite reciproche delle navi da guerra. Il documento chiede ai Ministeri della Difesa e degli Esteri di preparare il terreno per concludere un patto fra i due stati e firmare l’accordo corrispondente. Si tratta dello schieramento di tre navi da guerra per un tempo massimo di 15 giorni. Queste condizioni non includono eventuali esercitazioni congiunte o partecipazione in operazioni multinazionali. Secondo l’accordo menzionato le visite delle rispettive navi dovrebbero preavvisarsi almeno 10 giorni prima dell’arrivo in porto nella data determinata. Inoltre si propone di utilizzare lo spazio aereo e gli aeroporti del paese di accoglienza per il trasferimento del materiale tecnico necessario alla manutenzione delle unità navali. Il presidente del Venezuela Nicolas Maduro, lo scorso Agosto ha sottolineato il ruolo della Russia nel rafforzamento delle forze armate del paese caraibico di fronte alle costanti minacce fatte dagli USA al Venezuela. Nel contesto degli accordi militari di cooperazione fra Mosca e Caracas, il paese sudamericane dispone di svariati sistemi di missili di difesa terra-terra e terra-aria, vari sistemi di artiglieria, di difesa antiaerea e di fucili importati dalla Russia.
    https://www.controinformazione.info/la-russia-vuole-utilizzare-i-porti-del-venezuela-per-le-sue-navi/

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