Governo Tecnico Europeo

Un interessante articolo del blog Alphaville del Financial Times fa delle pesanti ammissioni sul potere di ricatto della BCE all’interno dell’eurozona, che rendendo rischiosi i titoli di stato in un clima di libera circolazione dei capitali, può far cadere governi e imporre i propri rappresentanti non eletti. 

Tutti effetti che gli italiani hanno sperimentato sulla propria pelle, anche se purtroppo gli impresentabili media nostrani hanno sempre attribuito queste crisi a cause inverosimili,  in generale dandone la colpa agli italiani stessi, che a loro dire sarebbero spendaccioni irresponsabili che si meritano tutte le disgrazie che subiscono – anche quelle che vengono dall’appartenenza a un sistema squilibrato e svantaggioso.

Pur facendo queste pesantissime ammissioni, l’autore dell’articolo sembra non percepirne o addirittura sminuirne la gravità, sostenendo che i governi nazionali potrebbero evitare di soccombere e cedere la propria sovranità in un modo semplicissimo, e cioè semplicemente “autoimponendosi” quelle politiche di rigore e di austerità raccomandate da Bruxelles. Certamente questo solleverebbe la BCE dall’onere dei colpi di stato, ma quanto a metodo utile a salvaguardare la democrazia e l’indipendenza dei governi, diciamo che questa affermazione ci appare tendenziosa, volta a manipolare delle menti confuse e a far accettare anche le enormità.

http://www.asimmetrie.org/opinions/leuro-e-il-mito-della-salvezza-democratica-una-riflessione-dallungheria/

Donbass

Gli Osservatori dell’OCSE rilevano violazione degli accordi di Minsk La Missione di monitoraggio speciale dell’OSCE (CMM), nel corso di una ispezione, aveva individuato due giorni prima l’artiglieria pesante delle forze armate ucraine nel Donbass, posizionata all’interno della zona di restrizione (secondo gli accordi di Minsk) , dove non dovrebbero essere posizionate armi pesanti. Gli osservatori nelle aree controllate dal governo hanno individuato sei cannoni ad autopropulsione, “Gvozdika” e due di calibro C-1 da 122 mm vicino alla città di Kurakhovo, a 40 km da Donetsk. Inoltre, gli osservatori della missione hanno scoperto due carri armati T-72. Si trovavano su piattaforme merci nella zona della città di Volnovaha, controllata da Kiev. Questa non risulta affatto la prima violazione dell’artiglieria ucraina. Pochi giorni fa, il 5 novembre, il DPR ha affermato che l’esercito ucraino aveva utilizzato il sistema di fuoco multirazzo Grad contro gli insediamenti del Donbass. A causa dei bombardamenti, un certo numero di civili sono stati feriti e le infrastrutture civili sono state distrutte – la Federazione russa ha avviato un relativo procedimento penale. Nota: Le autorità della autoproclamata Repubblica di Donetsk avevano più volte denunciato queste violazioni me le denunce sono rimaste lettera morta. Nel frattempo il Congresso degli Stati Uniti sta valutando di fornire armi letali al Governo di Kiev e questo aggraverebbe ancora di più la situazione. Alcuni analisti osservano che il presidente ucraino Poroshenko, trovandosi in forti difficoltà all’interno per la grave crsi in cui si trova l’Ucraina, starebbe cerando di avviare una ripresa del conflitto con le province sepratiste in modo da “distrarre ” l’attenzione della sua opinione pubblica verso il pericolo di una aggressione russa. Un gioco che potrebbe rivelarsi molto pericoloso per le sue conseguenze. Fonte: Fort Russ Traduzione e nota: Luciano Lago

https://www.controinformazione.info/ripreso-il-conflitto-sul-donbass-lartiglieria-ucraina-riapre-i-fuoco-sulle-aree-civili-di-dontesk/

Italiani

Dopo quasi 14 anni che mi occupo di loro su bondeno.com, preferisco “svagarmi”  qui con la politica internazionale nella certezza che nessuna soluzione verrà da chi ha sopportato ( e continua a sopportare) :

* la distruzione del tessuto economico e della domanda interna;
* La strage delle PMI;
* La svendita delle migliori imprese, inclusi gli asset strategici, a interessi economici stranieri;
* La cessione gratuita e incomprensibile perfino di tratti di mare alla Francia;
* La tassazione vessatoria e dissennata nei confronti di chi in Italia produce;
* Il clima da leggi razziali che non fa mistero di voler privilegiare in futuro, su base razziale, appunto, i cosiddetti “nuovi italiani”, inclusi soprattutto i clandestini senza alcun diritto di rimanere sul territorio;
* La scientifica opera di agevolazione dell’invasione del territorio da parte di individui sconosciuti, inclusi quelli potenzialmente pericolosi, che comporta inevitabilmente:
* la messa in pericolo dell’incolumità fisica e psicologica dei propri cittadini;
* la volontà di imporre l’assoggettamento degli italiani alle richieste degli stranieri, come nel caso dei “corsi di arabo per i bambini italiani”;
* l’indifferenza nei confronti del disagio dei cittadini ed anzi, la loro stigmatizzazione come fascisti, xenofobi e razzisti;
* l’introduzione di leggi (come quella dei dieci vaccini obbligatori) che violano quelle parti della Costituzione che sanciscono il divieto del trattamento sanitario obbligatorio in assenza di situazioni particolari di emergenza;
* come contraltare, l’importazione senza controllo di individui provenienti da regioni del mondo dove sono endemiche malattie come malaria, AIDS, meningite, ecc;
* l’abbandono sociale sistematico di anziani, disabili e famiglie italiane in difficoltà;
* la distrazione di fondi provenienti dal lavoro italiano a favore del mantenimento di clandestini;
* la progressiva distruzione del welfare costruito sui contributi da lavoro dei cittadini italiani;
* la vendita, in dobloni sonanti, dei dati sensibili sanitari di milioni di italiani a multinazionali quali IBM e Glaxo per scopi non dichiarati;
* la volontà di introdurre prossimamente l’obbligo delle vaccinazioni anche per gli adulti, ulteriore atto incostituzionale di violazione della libertà di scelta e di integrità del proprio corpo;
* leggi che limitano la libertà di espressione, che violano la privacy individuale e introducono un regime di controllo poliziesco da polizia politica;
* l’insofferenza crescente nei confronti dell’inviolabilità della proprietà privata;
* la gestione della cosa pubblica affidata a persone non solo platealmente incompetenti ma ostentatamente prevenute nei confronti dei propri connazionali, tali da poter essere considerati veri e propri nemici interni;
* il collaborazionismo assurto a valore morale;
* lo stigma del razzismo e la valorizzazione morale dell’autorazzismo;
* la discriminazione nei confronti dei cittadini italiani quando vengono messi in competizione con gli “altri” (come nell’assegnazione di alloggi);
* l’introduzione dell’ideologia gender nella scuola;
* l’indottrinamento dei bambini atrtraverso i libri scolastici;
* la persecuzione del dissenso;
* la manipolazione continua dell’informazione;
* la volontà di creare, con leggi falsamente umanitarie come lo ius soli, truppe cammellate di elettori per sostituire quelli italiani in fuga;
il presente elenco è tratto da http://ilblogdilameduck.blogspot.it/2017/10/benvenuti-in-cambogia.html

La risposta allo SCO

Senza tanta fantasia, le banche d’affari ripetono lo schema già usato per l’appropriazione di valori nei mercati interni. Prima ti do carta, chiamata credito bancario, in cambio del tuo tesoro, chiamate terreni, case, aziende. Ciò che vede un parallelo internazionale nei petrodollari. Quando questo non basta più, cartolarizzo il tuo patrimonio, il patrimonio del debitore. La nuova carta che ti do in cambio di quello che resta del tuo tesoro sarà quotata in borsa e la misura del suo valore sarà decisa dagli editori e dalle agenzie di rating che sono in mia proprietà. Quindi, oltre a scambiare carta per il tuo tesoro, riuscirò a scambiare altra carta con tutti gli altri risparmiatori che riuscirò a fare interessare alla carta che ho scambiato con il tuo tesoro. E’ uno scioglilingua diabolico. Tanto che ci si perde e non si capisce dove vada a parare. Proprio e solo per questo funziona ed è geniale. Il parallelo internazionale qui è con la quotazione del PIF, il fondo sovrano saudita, e quindi Aramco.

Mettere sul mercato 2.000 miliardi di dollari, più un altro migliaio di miliardi raccolti con le recenti confische del patrimonio delle famiglie saudite, significa ridare fiato al dollaro per un po’ di anni. Con una nuova domanda di dollari che riorienterà circa il 15% dei capitali mondiali. Proprio come nel 1971-1973. Ma che trovata.

Il colpo di stato in corso in Arabia saudita garantirà l’accelerazione del progetto e una quotazione esclusiva in dollari delle quote del PIF. Non in sterline, non in yuan, non in altre valute. Tra banche americane e banche inglesi dopo breve battaglia si arriverà a un accordo e a una spartizione; in fondo molte di loro hanno già patrimoni e amministrazione mista.
Cina, Russia, India e Iran lasceranno fare, contenendo i colpi e aspettando al varco tra qualche anno un potere in disfacimento, con i piedi di carta, il corpo decadente e la testa vuota.

http://federicodezzani.altervista.org/il-riformatore-bin-salman-scava-la-fossa-allarabia-saudita/#comment-14033

Chi proteggerà il Venezuela?

Nel 1974 il governo degli Stati Uniti studiò come controllare il commercio internazionale del petrolio convincendo le autorità saudite che i loro petrodollari sarebbero stati più sicuri nelle banche degli Stati Uniti. Ma recentemente l’industria del fracking statunitense ha frantumato i prezzi del petrolio, creando un problema fiscale per l’Arabia Saudita. Al fine di evitare un forte calo delle entrate petrolifere, re Salman dell’Arabia Saudita visitava Mosca all’inizio di ottobre, dove senza dubbio avrà discusso il piano del petroyuan. La Cina sostiene un maggiore utilizzo dello yuan negli scambi petroliferi. Poiché il Paese è il più importante importatore di petrolio, superando gli Stati Uniti, può pesare internazionalmente e provvedere a una maggiore sicurezza energetica. Così Pechino spera di sfidare il dollaro creando un mercato dei futures con la propria moneta e relazioni indicano che la Cina è disposta a introdurre nei prossimi mesi un indice di riferimento del petrolio con prezzi in yuan. Un mercato dei futures petroliferi basato sullo yuan stimolerà la domanda della moneta che darà influenza strategica alla Cina. Il piano è lanciare un contratto futures petrolifero sulla Shanghai International Energy Exchange (INE), ma convincere i grandi produttori e consumatori di petrolio ad utilizzare lo yuan e ad investire nella borsa di Shanghai affronta ostacoli. Senza la partecipazione di certi Paesi produttori di petrolio, come Arabia Saudita, Russia, Iran, Indonesia o Venezuela, sarà difficile creare un mercato che faccia la differenza. A causa delle sanzioni e delle intimidazioni globali del dipartimento del Tesoro statunitense, l’Iran, in particolare, è stato tra i primi ad adottare la vendita del petrolio sulla base dello yuan. Ora nel 2017, il Venezuela segue questa strada. Per la stessa ragione, la Russia ha accettato di vendere petrolio in yuan nel 2015. Qualsiasi calo dello status del dollaro indebolisce pesantemente la capacità di Washington di attuare la sua guerra economica contro la Russia e destabilizzare il blocco euroasiatico. Cina e Russia non cercano di attaccare il dollaro per distruggerlo, ma di creare una valuta di riserva alternativa indipendente per le nazioni che vogliono proteggersi dagli attacchi finanziari sempre più frequenti delle banche di Regno Unito, Wall Street e dagli hedge funds. Per il Venezuela si tratta di costruire un elemento cruciale della sovranità nazionale perché il sistema del dollaro di oggi viene utilizzato per devastarne la sovranità economica attraverso sanzioni che ne colpiscono programmi sociali ed investimenti, nonché il commercio con il resto del mondo. Ora il sistema cino-russo di liquidazione dei pagamenti bilaterali è stato esteso ad altri Paesi dell’Iniziativa Via della Seta in Eurasia, ai Paesi BRICS e al Venezuela nell’ambito della sua orbita geopolitica; la dichiarazione del governo cinese contribuisce a creare questo sistema monetario alternativo. Inoltre, come alternativa basata sull’oro, indipendente dal sistema politicamente esplosivo e speculativo del dollaro degli Stati Uniti, in futuro potrà proteggere gli alleati dei cinesi dagli attacchi economici e dalla guerra finanziaria dell’Unione europea e di Washington.

https://aurorasito.wordpress.com/2017/11/08/cina-e-russia-scavano-la-fossa-al-dollaro-statunitense/

Il Kali Yuga

Dal 24 agosto 2012

bondenocom

di Vittoria Baldi

Gli gnostici valentiniani dividevano gli esseri umani in tre categorie: ilici, psichici e pneumatici.

Ilici sono la gran maggioranza dell’ umanità, coloro che si identificano con questo mondo, che amano le cose materiali, sedotti e controllati dal potere, sono privi della dimensione dello spirito.

Psichici sono il gruppo composto da quanti desiderano la Verità e, poiché hanno riconosciuto il mondo per quello che è, inganno e illusione, ricercano la liberazione. Sono cioè coloro dotati di Coscienza.

Infine, pneumatici sono quei pochi esseri che hanno raggiunto le vette più alte dell’ illuminazione e, alcuni di loro, li riconosciamo nei Maestri delle varie tradizioni spirituali.

Questa teoria si contrappone al mantra de “gli uomini sono tutti uguali” o, detto in salsa New Age, “siamo tutti Uno”.

Qui non c’entra l’ idea di giustizia sociale che, si, certo, gli uomini dovrebbero avere tutti uguali diritti e opportunità, poiché a proclamare…

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Affari di guerra

Il Presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt dichiarò esplicitamente che gli aiuti alla Russia furono soldi ben spesi e il suo successore nella Casa Bianca, Harry Truman, fu citato dal New York Times nel giugno 1941: “Se vediamo che la Germania vince la guerra, dobbiamo aiutare la Russia; e se la Russia vince, dobbiamo aiutare la Germania e così lasciarli uccidersi il più possibile…” La prima valutazione ufficiale del ruolo svolto dagli aiuti dei prestiti nella vittoria sul nazismo fu fornita dal Presidente del Gosplan Nikolaj Voznesenskij, nel suo lavoro Voennaja Ekonomika SSSR v Period Otechestvennoj Vojnij (L’economia militare dell’URSS durante la Grande Guerra Patriottica) (Mosca: Gospolitizdat, 1948), dove scrisse: “Se si confronta la quantità di beni industriali inviati dagli Alleati all’URSS con la quantità di beni industriali realizzati dalle fabbriche socialiste dell’Unione Sovietica, è evidente che le prime erano pari a solo il 4% di quanto prodotto a livello nazionale negli anni dell’economia di guerra“. Gli studiosi e i funzionari militari e governativi statunitensi (Raymond Goldsmith, George Herring e Robert H. Jones) riconoscono che gli aiuti alleati all’URSS furono pari a non più del 10% della produzione sovietica, e il totale delle forniture dei prestiti, comprese le note scatolette Spam sarcasticamente indicate dai russi come “secondo fronte”, rappresentarono circa il 10-11%. Inoltre, il noto storico statunitense Robert Sherwood, nel libro Roosevelt e Hopkins: una storia intima (New York: Grossett & Dunlap, 1948) citava Harry Hopkins sostenere che gli statunitensi “non avevano mai creduto che l’aiuto dei prestiti fosse il principale fattore della sconfitta sovietica di Hitler sul fronte orientale. Ma che questo fosse dovuto all’eroismo e al sangue dell’Armata Rossa“. Il primo ministro inglese Winston Churchill chiamò una volta il lend-leasing “l’atto finanziario più disinteressato e altruista di sempre nella storia“. Tuttavia, gli statunitensi ammisero che la leva del prestito portò notevole reddito agli Stati Uniti. In particolare, l’ex-segretario al Commercio statunitense Jesse Jones affermò che gli Stati Uniti non solo ottennero denaro dai rifornimenti dall’URSS, ma gli Stati Uniti ne trassero persino profitto, affermando che ciò non era raro nelle relazioni commerciali regolate dalle agenzie degli USA. Il suo collega, lo storico George Herring, scrisse candidamente che il prestito non fu in realtà l’atto più disinteressato nella storia dell’umanità, ma piuttosto un atto di prudente egoismo, di cui gli statunitensi erano pienamente consapevoli di quanto ne avrebbero beneficiato. E fu proprio così, dato che il prestito si rivelò una fonte inesauribile di ricchezza per molte aziende nordamericane. Infatti, gli Stati Uniti furono l’unico Paese della coalizione anti-hitleriana a raccogliere significativi dividendi economici dalla guerra. C’è un motivo per cui gli statunitensi definiscono la Seconda Guerra Mondiale come “la buona guerra”, come evidenziato ad esempio dal titolo del libro del noto storico statunitense Studs Terkel: La Buona Guerra: Storia Orale della Seconda Guerra Mondiale (1984). Con cinismo aperto, citò: “Mentre il resto del mondo uscì ferito e quasi distrutto, noi ne uscimmo con più auto, attrezzi, forza lavoro e soldi in quantità incredibili… La guerra fu divertente per gli USA. Non parlo delle povere anime che vi persero figli e figlie. Ma per il resto di noi la guerra fu un buon momento“.

https://aurorasito.wordpress.com/2017/11/05/seconda-guerra-mondiale-quanto-fu-utile-laiuto-statunitense-ii-parte/

Sostituzione

Si potrebbe dare credito a quella teoria che l’intellettuale francese Renaud Camus ha definito della “grande sostituzione”, considerando che ben 285.000 italiani hanno lasciato il loro paese nel 2016. E poi c’è la storia. La presenza islamica in Sicilia è durata quasi cinque secoli, dall’827 al 1300, e anche se è meno celebrata di quella in Andalusia, gli islamisti ricordano quell’era e vogliono riprendersi l’isola. Roma, sede della Chiesa Cattolica, rappresenta il simbolo delle ambizioni islamiste, rendendo la capitale un obiettivo sensibile della violenza jihadista. I trend demografici sono peggiori di quelli dell’Europa del Nord, con un Total Fertility Rate (TFR, il numero di bambini per donna) di 1,3, ben inferiore alla Francia (2,0). Il giornalista Giulio Meotti scrisse che il TFR dei migranti è quasi di 2,0 mentre quello degli italiani è di circa 0,9. Alcune piccole città vanno verso lo spopolamento: una di esse, Candela, è crollata dagli 8.000 abitanti del 1990 ai 2.700 di oggi, e ha risposto al trend offrendo denaro per indurre immigrati economicamente produttivi a insediarsi nel paese. Il ministro della salute italiano, Beatrice Lorenzin, ha definito il trend demografico “un’apocalisse”.

Bonino e migranti

Combinati insieme, questi fattori mostrano una crisi di civiltà. Ma si cerca di negare il problema. Si, la Lega Nord e il Movimento 5 Stelle si oppongono all’immigrazione sregolata, ma non è il loro punto focale. Per quanto nel Nord Europa si tenti di glissare il dibattito sull’immigrazione, anche l’Italia non è da meno. Voci come Magdi Allam, Oriana Fallaci, Fiamma Nirenstein, Emanuele Ottolenghi e Marcello Pera non si sentono più. Papa Francesco si è posto come portavoce dell’immigrazione libera e l’accoglienza indiscriminata dei migranti, rendendo la discussione sul tema ancora più difficile. Dopo avere visitato dodici città in Italia, ho l’impressione che la crisi sia troppo profonda perché gli italiani ci facciano i conti. Mi è tornata alla mente un’immagine che ho visto in un parco di Padova: una statua circondata da quattro panchine. Sette donne anziane si stringono attorno a una panchina, mentre le altre tre sono occupate da otto africani. Questa scena sembra dimostrare sia il reciproco disprezzo che l’abbondante senso di superiorità dei migranti. Che cosa ci vorrà agli italiani per svegliarsi e iniziare a fare fronte contro la catastrofe demografica e civile che minaccia la loro cultura unica al mondo? Ve lo suggerisco: un attacco jihadista a Roma. da Washington Times  Traduzione di Federico Bezzi

https://www.controinformazione.info/quando-si-parla-di-immigrati-e-islam-litalia-non-e-il-primo-paese-che-viene-in-mente/

Ripresa Deir Ezzor

La città strategica, importante provincia petrolifera, era in mano al Califfato dal 2014. L’esercito siriano ha ripreso il controllo totale della città di Deir Ezzor, annientando le ultime forze dell’Isis ancora presenti. L’annuncio della liberazione della città è stato dato dalla televisione di Stato di Damasco. La riconquista della città, che si trova nell’est del Paese, è la conseguenza della forte offensiva lanciata dall’esercito siriano e dai suoi alleati, con l’appoggio dell’aviazione russa, le milizie sciite iraniane e di Hezbollah libanese. Deir Ezzor è il capoluogo di una provincia ricca di petrolio, vicina all’Iraq. Era uno degli ultimi grandi centri urbani controlati dall’Isis, dopo la caduta di Raqqa, suo ex grande bastione siriano, alla metà di ottobre. Le milizie dello Stato islamico avevano conquistato Deir Ezzor nel 2014 e ne avevano mantenuto il controllo per gli anni successivi metre le forze della coalizione USA si erano ben guardate di bombardare le loro postazioni .

I sommergibili russi lanciano massiccia offensiva sulla provincia di Deir Ezzor Nello stesso momento in cui veniva definitivamente liberata la città di Deir Ezzor, dal Mar Mediterraneo il sommergibile russo Kolpin ha lanciato i suoi missili Kalibr con obiettivo delle postazioni dei terroristi del Daesh nella zona di Abu Kamal. L’attacco è stato coordinato con i bombardieri strategici russi T-22, come annunciato dal portavoce del Ministero della Difesa della Russia, Ígor Konashénkov. Vedi: Youtube.com/Watch Il portavoce ha specificato che le fortificazioni, gli arsenali, i punti di comando, ed i gruppi dei terorristi sono stati attaccati da 6 bombardieri strategici T-22 e da 6 missili da crociera Kalibr. Lo stesso portavoce ha precisato che i missili Kalibr sono stati lanciati dal sottomarino in posizione sommersa ed hanno percorso 650 Km. prima di impattare sugli obiettivi. Il militare ha dichiarato che il bombardamento contro gli jihadisti di Abu Kamal ha consentito alle unità d’assalto dell’Esercito siriano comandate dal generale Hasan Sujel di lanciare una offensiva nell’Est della Siria. Inoltre Konashénkov ha comunicato che negli ultimi tre giorni i terroristi sono stati attaccati dai bombardieri strategici T-22 in 18 occasioni mentre i sottomarini Veliki Novgorod y Kolpino, posizionati nel Mediterraneo, hanno lanciato nove attacchi con missili da crociera Kalibr. Fonti:  Sputnik Mundo     HispanTv Traduzione e sintesi: Luciano Lago

Divide et impera

Casi di studio: i miti dei « Curdi senza patria » e della « liberazione dell’Ucraina » Lungo tutto il ventesimo secolo, i Curdi dell’Iraq, della Turchia, della Siria e dell’Iran hanno rivendicato « l’autodeterminazione » e si sono battuti contro gli Stati-nazione nei quali si trovavano in nome della « liberazione etnica ». Nel caso dell’Iraq degli anni 1990, i Curdi sono stati patrocinati, armati, finanziati e difesi dagli Stati Uniti e Israele, perché indebolissero e dividessero la repubblica irachena, nazionalista laica. I Curdi, sempre con l’appoggio degli Stati Uniti, sono stati protagonisti di conflitti regionali in Turchia e, più recentemente, in Siria, per costringere alla resa il governo indipendente di Bachar el-Assad. I Curdi di sinistra definiscono cinicamente i loro alleati imperiali, ivi compresi gli Israeliani, come dei « colonialisti progressisti ». Insomma i Curdi agiscono come surrogati locali degli Statunitensi e degli Israeliani: forniscono mercenari, accesso alle basi militari, posti di ascolto e di spionaggio nel loro nuovo paese liberato (ed etnicamente purificato), per sostenere l’imperialismo degli Stati Uniti che i loro signori della guerra hanno scelto come « partner » dominante. La loro lotta è quella della liberazione nazionale o quella di marionette mercenarie al servizio dell’Impero contro le nazioni sovrane che resistono al controllo imperiale e sionista? In Ucraina, gli Stati Uniti hanno applaudito la causa dell’autodeterminazione quando essi stessi avevano orchestrato un violento colpo di Stato per cacciare un governo legittimo, il cui crimine era l’impegno per l’indipendenza nei confronti della NATO. Il colpo di Stato è stato apertamente sovvenzionato dagli Stati Uniti, che hanno finanziato e formato delle canaglie fasciste che si sono occupati della espulsione o repressione dei cittadini russofoni, soprattutto nella regione orientale del Donbass e in Crimea, con lo scopo di poter piazzare delle basi NATO sulla frontiera con la Russia. La popolazione, in maggioranza russofona, della Crimea si è opposta al colpo di Stato ed ha esercitato il proprio diritto all’autodeterminazione, votando per unirsi alla Russia. Allo stesso modo la regione industriale del Donbass, nell’est dell’Ucraina, ha dichiarato la propria autonomia, opponendosi al regime oppressivo e fortemente corrotto, istallato dagli Stati Uniti a Kiev. Il violento colpo di Stato patrocinato dagli USA e dalla UE a Kiev era una forma flagrante di annessione imperiale, mentre il voto pacifico in Crimea e la strada verso l’autodeterminazione presa dall’Ucraina orientale (Donbass) erano la risposta progressista delle forze anti-imperialiste. Ostacolata nel suo progetto di trasformare l’Ucraina dell’est e la Crimea in piattaforme di lancio per la NATO per l’aggressione alla Russia, USA e UE hanno condannato questa iniziativa definendola una « colonizzazione russa »

https://www.controinformazione.info/indipendenze-e-auto-determinazioni/

Somalia

In Somalia, ormai è assodato, c’è il petrolio e le compagnie angloamericane vogliono una Somalia a pezzi ed un’Italia ridotta all’impotenza, per stipulare lucrosi affari con i ras locali.

Nell’ottobre 1993 il famoso abbattimento del Black Hawk a Mogadiscio, seguito dall’uccisione di 18 militari americani, giustifica il disimpegno americano: il Paese è abbandonato alla guerra civile, il Somaliland britannico, ricco di idrocarburi, ottiene la secessione de facto da Mogadiscio, idem il Puntland. La Somalia si trasforma in una comoda base per esportare il terrorismo islamico in tutto il Corno d’Africa e la penisola arabica. L’Italia, seppellita la Prima Repubblica, perde persino memoria di quella sua strategica ex-colonia, lasciando che la Turchia erediti progressivamente il suo ruolo.

L’organizzazione terroristica Al-Shabaab, partorita come Al-Qaida e l’ISIS dall’establishment atlantico, nasce nel 2006. Anno dopo anno, si allarga alla Somalia centrale e meridionale: l’attività di “contenimento” dell’amministrazione Obama, condotta ricorrendo ai soliti bombardamenti mirati, rafforza anziché indebolire (c’è da stupirsi?) le milizie islamiste. Dopo anni di attentati e stragi saltuarie, a partire dalla primavera del 2016 l’attività di Al-Shabaab riesplode31, culminando con le stragi a Mogadiscio del 15 ottobre 2017 (300 morti) e del 28 ottobre (almeno 25 morti). Come nel 1990, sono oggetto degli attentati i palazzi del potere: ministero degli Esteri, ambasciate, alberghi internazionali, il Parlamento.

L’AFRICOM è stato costituito nel 2008 con il preciso scopo di contenere la Cina nel continente africano ed il dispiegamento di truppe statunitensi in Somalia rientra proprio in questa strategia.

E l’Italia? Ahinoi, è ormai completamente esclusa dai giochi somali, tanto che l’ENI neppure opera nel Paese36. Soltanto 25 anni, ai tempi della Prima Repubblica, l’Italia si proiettava ancora nel Corno d’Africa. Oggi, dopo aver contribuito allo smantellamento della propria zona di influenza nel Mediterraneo, l’Italia lotta per la sopravvivenza. È il prezzo che paghiamo per aver lasciato che le quinte colonne straniere si impadronissero, dopo Tangentopoli, dello Stato.

http://federicodezzani.altervista.org/somalia-in-fiamme-lex-colonia-italiana-torna-nel-mirino-angloamericano/

De-dollarizzazione

L’imminente apparizione del “petroyuan” è un passo molto audace da parte della Cina, visto che gli USA non abbandoneranno la base della loro egemonia -il dollaro come moneta di riserva mondiale- senza lottare per contrastare questo passaggio. Il piano cinese di lanciare i contratti petroliferi denominati  in yuan, prima della fine dell’anno, viene accompagnato da voci relative al fatto che il gigante asiatico sarà un grande acquirente delle azioni della petroliera statale saudita Aramco. Tutto questo inizia ad avere significato da un punto di vista geopolitico, nel senso che la Cina, la Russia e perfino i sauditi stanno cercando si sottrarsi al vincolo del dollaro statunitense , dalla sua egemonia, ha dichiarato l’analista finanziario Max Keiser nel corso di una intervista concessa alla redazione della RT Inglese. Nonostante questo, Keiser ricorda che i paesi “che hanno cercato di uscire dalla matrice del petroldollaro sono finiti terribilmente male”. “Saddam Hussein voleva cercare di intercambiare il petrolio con gli euro e lo hanno ucciso, Muammar Gaddafi voleva intercambiare la sua energia per qualche cosa di diverso dal dollaro statunitense (il dinaro doro) : lo hanno assassinato”, aggiunge l’analista. Nello stesso tempo la Cina ha la determinazione e le risorse per realizzare la “dedollarizzazione” e inoltre conta con l’appoggio di vari paesi importanti che sono ” resistenti rispetto al cartello finanziario dominato dagli USA”, concretamente la Russia e l’Iran, ha sottolineato l’anfitrione del programma finanziario della RT ‘Keiser Report’.

https://www.controinformazione.info/kaiser-gli-usa-scateneranno-una-guerra-per-bloccare-lapparizione-dei-petroyuan/