Rinasce l’Intermarium

Sfumato quindi il progetto di una grande “testa di ponte democratica” poggiante sulla UE/NATO, gli angloamericani hanno optato dal 2014 (il colpo di Stato in Ucraina può essere considerato l’inizio di questa strategia) per la “nazionalizzazione” dell’Europa centrale, buttando a destra i governi della regione: nel caso della Polonia, ad esempio, è sufficiente dire che i fondatori di “Diritto e Giustizia” sono stati i gemelli Kaczynski, in rapporti con gli angloamericani dai tempi di Solidarnosc. Per peso demografico, economico e militare, la Polonia è il leader naturale dell’Europa centro-orientale ed è il principale attore su cui puntano Washington e Londra: lo spostamento a destra di Varsavia, in occasione delle legislative dell’ottobre 2015, riveste un ruolo chiave nella costruzione della “cortina nazionalista” tra l’Europa occidentale “liberale” e la Russia. Il governo polacco attualmente in carica si contraddistingue, infatti, per un marcato filo-atlantismo, accompagnato da un acceso revisionismo anti-tedesco (si veda la richiesta di nuovi risarcimenti dalla Germania per i danni bellici3) ed anti-russo (si veda la rimozione dei monumenti sovietici ed il progetto per abbattere il Palazzo della Cultura nel centro di Varsavia4).

La nuova strategia angloamericana per il Continente, già ben delineata nel 2015, riceve lo slancio decisivo nel 2016 quando, nell’arco di pochi mesi, prima Londra sceglie di abbandonare l’Unione Europea tramite referendum e, poi, si insedia alla Casa Bianca il “populista” Donald Trump, schierato su posizioni euro-scettiche: da allora, Londra e Washington smettono di lavorare per l’integrazione europea e si adoperano per nuovo ordine europeo, che prevede la liquidazione dell’Unione Europea nella sua forma attuale e la nazionalizzazione dell’Europa centro-orientale.

Il primo Paese europeo visitato da Donald Trump è, non a caso, proprio la Polonia. In vista dell’imminente G20 di Amburgo, il neo-inquilino della Casa Bianca atterra a Varsavia ai primi di luglio e, davanti ad una piazza gremita di simpatizzanti di Diritto e Giustizia, pronuncia un discorso dagli accessi toni nazionalistici: l’Occidente è in grave pericolo, minacciato da molteplici insidie come il terrorismo islamico, la Russia, lo statalismo ed il secolarismo5. Quasi in contemporanea, Trump partecipa e dà la propria benedizione ad un’iniziativa ad alto contenuto geopolitico: il summit dei “Tre Mari” che si apre a Varsavia il 6 luglio 2017.

L’iniziativa ha avuto pochissimo eco in Europa Occidentale, poiché si pone in aperta concorrenza con il vecchio disegno dell’Unione Europea: undici nazioni (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania, Bulgaria, Lituania, Lettona, Estonia, Croazia, Slovenia ed Austria) che affacciano nel complesso su tre mari (Mar Baltico, Mar Adriatico e Mar Nero), si riuniscono sotto la supervisione americana, per sviluppare alcune infrastrutture che integrino l’Europa Centrale (la “via Carpatia”, che dovrebbe tagliare il Continente in verticale, dalla Lituania alla Grecia) e svincolarsi dalle forniture energetiche russe (i rigassificatori in Polonia e Croazia da alimentare, in prospettiva, anche col metano americano).

Ora, chiunque mastichi un po’ di geopolitica noterà subito come il progetto dei “Tre mari” sia una banale riproposizione dell’Intermarium (Miedzymorze in polacco) più volte sognato dai politici polacchi, da ultimo il maresciallo Jozef Piłsudski negli anni ‘20 dello scorso secolo: un’entità slava estesa dal Mar Baltico al Mar Nero, alleata dell’Occidente (Francia, Regno Unito o Stati Uniti), popolosa ed economicamente forte abbastanza da contenere la Germania e la Russia. Una grande Polonia nazionalista, in sostanza, che eviti l’abbraccio tra Berlino e Mosca, per la felicità delle potenze marittime.

Partecipando al summit dei “Tre Mari”, Donald Trump esprime il sostegno americano a quest’ambizioso progetto geopolitico in chiave post-UE. Non resta, a questo punto, che la benedizione del Regno Unito. È cronaca di questi giorni il viaggio della premier Theresa May in Polonia, quasi in concomitanza alla durissima presa di posizione di Bruxelles contro il governo di Varsavia: incurante delle critiche dell’Unione Europea e delle accuse di autoritarismo (questioni di politica interna di cui Bruxelles non dovrebbe occuparsi, secondo la May6), il primo ministro inglese rafforza i legami anglo-polacchi, siglando un trattato di difesa comune (il secondo firmato da Londra, dopo quello anglo-francese del 2010) ed impegnandosi a spendere congiuntamente 10 milioni di sterline per contrastare la propaganda russa e diffondere la propria (attraverso il canale bielorusso Belsat)7. Anche per il Regno Unito, il governo nazionalista di Varsavia assume così la funzione di contenere la Germania e la Russia, impedendo il sorgere di pericolosissime alleanze continentali sull’asse est-ovest.

L’Unione Europea è destinata ad un inevitabile collasso: gli strateghi angloamericani, perfettamente consapevoli di quanto sta avvenendo, stanno prendendo le contromisure.

http://federicodezzani.altervista.org/la-nazionalizzazione-delleuropa-centrale-la-rinascita-dellintermarium/

Autore: redattorecapo

associazione culturale Araba Fenice fondata a Bondeno (FE)

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