Conte con lo sconto

Detto questo abbiamo il solo governo possibile nel drammatico momento in cui siamo e a cui ci hanno portato. Il che non vuol dire necessariamente un buon governo, ma probabilmente il migliore che si può strappare nella situazione di precollasso del Paese e dopo quasi un decennio in cui siamo vissuti col cappio al collo.

il Simplicissimus

foto_703102_550x340La cattiva coscienza era talmente forte, la torsione costituzionale e la dettatura da Berlino  così evidenti, le conseguenze così potenzialmente gravi che non sono bastate le difese d’ufficio dell’informazione mainstream italiana e nemmeno le minacce a mano armata di spread per metterci una pezza: Mattarella dopo due settimane di veti ha dovuto cedere proprio quando pensava di aver disinnescato la mina Savona. E’ probabile, visti i tempi rapidissimi in cui tutto questo è avvenuto, che così come l’accanita resistenza anche la resa al governo “populista” sia sta suggerita da fuori, quando in qualche capitale del Nord ci si è accorti dell’errore di valutazione commesso, che la crisi istituzionale non valeva la candela di un governo tecnico o per meglio dire calabraghe perché avrebbe mandato il Paese in una fibrillazione di lungo periodo e con conseguenze imprevedibili. Si è così giunti a un compromesso lampo: è caduto il veto su Savona…

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Autore: redattorecapo

associazione culturale Araba Fenice fondata a Bondeno (FE)

2 pensieri riguardo “Conte con lo sconto”

  1. In Italia Salvini, Di Maio e il premier Conte, saranno sottoposti a forti pressioni dall’Ambasciata USA per proseguire la politica delle sanzioni contro Mosca e per assecondare la strategia della NATO di assedio delle Russia ai suoi confini dal Baltico al Mar Nero. Agli Esteri è stato messo Moavero Milanesi: già ministro di Mario Monti, un servile filo atlantista della NATO. Lui serve per mantenere quieti gli statunitensi ed avere la loro benevolenza. In contraccambio Washington potrebbe promettere assistenza in caso di rottura degli equilibri finanziari nella UE con una possibile fuoruscita della Germania dal sistema che anticiperebbe la decisione del piano B di fuoruscita dall’euro dell’Italia, caldeggiata da Savona, da Bagnai e da altri economisti. In pochi hanno compreso che sarà la Germania fare la prima mossa quando non gli converrà più rimanere nel sistema euro per dover sostenere i debiti del “Club Med” dell’Europa. Una prospettiva questa che Washington appoggia decisamente come favorevole alla propria strategia di balcanizzazione dell’Europa. Gli scenari stanno rapidamente cambiando, nuove guerre sono all’orizzonte, niente sarà più come prima e la globalizzazione tanto esaltata come processo irreversibile della Storia sta invertendo la rotta. L’euro “irreversibile” secondo Draghi è destinato a finire presto nella “spazzatura della Storia”. Possiamo fare scommesse in proposito.
    https://www.controinformazione.info/tutti-contro-la-germania-sara-berlino-la-prima-ad-uscire-dalleuro-sistema/

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  2. Guido Carli firmò nel 1992 il decreto su Maastricht. Il suo delfino era Paolo Savona, protegee di Cossiga, un altro sardo “uomo di potere”. Cossiga fu lo stesso che poi NON volle Draghi al governo, rifiutando di riallocarlo a Palazzo Chigi da direttore generale del Tesoro (ovvero la stessa direzione che poi firmò i contratti diciamo capestro sui derivati in nome e per conto dell’Italia, non fosse perché negli anni sono costati circa 47 miliardi di euro ai contribuenti), preferendogli Romano Prodi. Il motivo del niet di Cossiga dipendeva dal fatto che Draghi fu sorpreso sul Britannia appena prima delle privatizzazioni italiane imposte dall’estero a seguito di Tangentopoli (…). Non aggiungo altro, se non rilevare la successiva, fulgida carriera di Mario Draghi a livello globale.
    Forse non casualmente oggi Draghi è uno dei più acerrimi rivali (dovrei forse dire nemici) di Paolo Savona.

    Quando Guido Carli firmò il trattato di Maastricht si dice – quanto meno ci sono soggetti molto ben informati che sottintendono di non avere dubbi (…) – che siano stati inseriti protocolli riservati concordati con l’EUropa (leggasi Francia e Germania) all’atto della firma italiana del trattato, visto che l’Italia accettava la conversione di un enorme debito contratto in valuta debole, la lira, trasformandolo in valuta forte, l’euro. Scendo alcuni autori tali protocolli segreti, si suppone, avrebbero dunque a determinate condizioni regolamentato e soprattutto permesso l’uscita dalla moneta unica (cfr. Rinaldi, Agosto 2013 e 2015).

    Tali protocolli, più volte emersi in forma ufficiosa come ipotesi sulla stampa ma mai confermati (né smentiti, come da prassi per i protocolli riservati) fanno regolarmente capolino. In breve, si ritiene che, se applicati oltre che confermati/esistenti, mai sarebbe dovuto succedere quanto accaduto nel 2011 e poi ancora oggi, ovvero MAI sarebbe l’Italia sarebbe dovuta essere ricattata dall’EU in forza del debito eccessivo ereditato in lire. Pena l’uscita dalla moneta unica.

    Chiaramente questa versione andrà verificata col tempo e, soprattutto, con gli eventi là da venire (…).

    La cosa buffa è che, sembrerebbe, tali accordi riservati – se esistenti, … – siano stati “dimenticati” da Banca d’Italia e Ministero del Tesoro per tanti anni, visto che delle persone di allora – era il 1992 – solo Savona resta in vita per poterselo ricordare di persona, essendo stato uno che ai tempi sedeva nella stanza dei bottoni (essendo braccio destro del potentissimo Guido Carli).
    Ecco forse spiegato perché Savona al Ministero del Tesoro oggi non lo vuole nessuno, in quanto prendendo la direzione del dicastero potrebbe invocare la riproduzione degli accordi riservati che, se esistenti (…) dimostrerebbero che ci sono soggetti informati, magari anche i governatori della Banca d’Italia, gli unici a poterli richiamare in forma ufficiale assieme al presidente della Repubblica. Non sono nelle condizioni di aggiungere altro., se non ricordare il contenuto della Costituzione, all. Art. 1 (quello che Gianni Riotta non conosce per intenderci).

    Questa versione, ripresa da eminenti commentatori nel recente passato e mai smentita, spiegherebbe la volontà di non permettere solo ed esclusivamente ad un singolo soggetto – Paolo Savona – di prendere in mano il Tesoro italiano, che per altro ha anche titolarità dell’oro nazionale messo a riserva.
    Se e solo se (…) Savona potesse richiedere la riproduzione di tali accordi cosa succederebbe? Da una parte chi li avesse nascosti rischierebbe anche l’alto tradimento, se non altro per i danni fatti al Paese. Dall’altra l’EU verrebbe messa sul banco degli imputati come strumento neocoloniale. Per non parlare della richiesta di danni da parte italiana, ca va sans dire che l’austerità terminerebbe nottetempo e probabilmente anche la moneta unica avrebbe i giorni contati.
    Un cataclisma.
    Per tale ragione la salute di Paolo Savona è un asset di interesse nazionale, da preservare.

    MD https://scenarieconomici.it/ecco-perche-nessuno-vuole-savona/

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