X° flottiglia MAS

Addio all’incursore Emilio Bianchi, 103 anni, ultimo superstite dell’impresa di Alessandria

https://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/addio_incursore_emilio_bianchi_103_anni_superstite_impresa_alessandria_durand_de_la_penne-1196188.html

Winston Churchill, come ha ricordato di recente il Times in uno dei suoi commoventi obit, fu talmente impressionato da quell’impresa del nemico italiano nel porto di Alessandria che ordinò ai vertici della Marina di sua Maestà di adottare al più presto tecniche e strategie degli avversari tra i quali c’era Emilio Bianchi, morto oggi a Torre del Lago (Lucca), dove abitava. Aveva 103 anni. L’Italiano che aveva insegnato agli inglesi come si combatte per mare era medaglia d’oro al valor militare ed era l’ultimo incursore in vita della straordinaria impresa d’Alessandria dell’allora Regia marina. Faceva parte degli incursori del sommergibile Scirè, comandato da Valerio Borghese, che 74 anni fa, nella notte tra il 18 e il 19 dicembre 1941, a cavalcioni di tre siluri “maiali” provocarono l’affondamento delle corazzate inglesi Valiant e Queen Elizabeth e danneggiarono una petroliera. Un raid di un manipolo di sei coraggiosi che causò perdite durissime alla flotta inglese che riteneva impossibile violare il pesantissimo sistema di sicurezza approntato per difendere il porto.

Bianchi, capo palombaro, insieme al tenente di vascello Luigi Durand De La Penne, faceva parte dell’equipaggio che aveva avuto come bersaglio la Valiant, difesa anche da un complesso apparato di reti metalliche che gli incursori dovettero tagliare o superare sfruttando la scia delle navi inglesi e manovrando i pesanti e lenti maiali a propulsione elettrica, la cui prua era costituita da una carica di 600 kg di esplosivo dotata di un sistema a orologeria e di un potente magnete. Così potente che gli incursori, esausti, nel buio del fondale, dovevano rallentarla a forza di braccia perché non facesse rumore quando si attaccava alle fiancate delle navi dalle quali era fortemente attratta nell’ultima fase dell’applicazione. Ogni suono, nel silenzio della notte, li avrebbe traditi.

Bianchi venne scoperto e catturato quando fu costretto a riemergere nei pressi della corazzata per intossicazione di ossigeno causata dalla lunghezza della missione, oltre cinque ore. Intanto De la Penne riuscì a completare la sistemazione della carica venendo tirato a bordo poco dopo dalla furibonda e incredula sorveglianza inglese.


Lui e De La Penne, interrogati con decisione, non rivelarono dove avevano applicato la cariche esplosive magnetiche e gli inglesi, per costringerli a parlare, li rinchiusero nel ponte più basso della corazzata condannandoli così a morte sicura. Neppure davanti a ciò i due parlarono. Poco prima della detonazione, De La Penne chiamò tuttavia il comandante della corazzata: “Mi creda, è meglio che evacui la nave”. Un atteggiamento che permise di salvare numerose vite: si contarono infatti solo 8 inglesi morti. E che permise di guadagnare difinitivamente il rispetto del nemico.

Per puro miracolo la corazzata, sventrata dalla carica, si adagiò sul fondo del porto in modo tale che la zona assai sotto il pelo dell’acqua, dove i due erano richiusi, non si allagò. De La Penne riportò solo una lieve ferita alla testa. La buona sorte che meritano gli eroi.

Dopo Bianchi, volontario in Marina dal 1932 e quindi palombaro incursore nella XMas, e De La Penne, tenente di vascello, anche gli altri quattro palombari incursori vennero via via catturati: trascorsero il resto della guerra in prigionia. Dopo il conflitto l’impresa valse loro anche riconoscimento anche da parte della Marina inglese che pure, per colpa di quella sconfitta tenuta segreta con mille espedienti, fu costretta ad allentare la pressione sui convogli italiani diretti in Nord Africa. Tanti marinai devono la vita ai sei incursori di Alessandria. La provvisoria supremazia navale nel Mediterraneo dovuta all’impresa non venne tuttavia sfruttata dal comando italiano.

Il sommergibile Scirè. Comandante Junio Valerio Borghese. I maiali e i loro uomini uscivano dai tubi lanciasiluri.

 

L’articolo L’ULTIMO INCURSORE. proviene da Blondet & Friends.

Autore: redattorecapo

associazione culturale Araba Fenice fondata a Bondeno (FE)

1 commento su “X° flottiglia MAS”

  1. Il 18 agosto di 72 anni fa una violenta esplosione spezza oltre ottanta vite sulla spiaggia polesana di Vergarolla, dove la comunità italiana cerca di recuperare entusiasmo, gioia e felicità di vivere dopo una guerra disastrosa durata un lustro e nonostante gli echi della pulizia etnica titina.

    A differenza degli altri capoluoghi dell’Istria e della Dalmazia, infatti, in quell’estate del 1946 Pola pare essere ancora immune al virus dell’odio razziale e ideologico degli agenti dell’OZNA, la polizia segreta della nuova Jugoslavia comunista. In fondo, l’occupazione da parte delle forze alleate della città è un elemento che rassicura la comunità italiana che da secoli vive nell’antica città adriatica.

    Per anni dimenticata insieme alle più grandi tragedie delle Foibe e dell’Esodo, la strage della spiaggia di Vergarolla è tornata lentamente a galla grazie al lavoro di storici, ricercatori e anche diplomatici come l’ex Console Generale d’Italia a Fiume Renato Cianfarani che per l’intera durata del suo mandato non ha mancato di ricordare un evento così drammatico:

    “Trovo doveroso da parte dell’Italia rendere omaggio alle vittime innocenti di Vergarolla, preservare la memoria di quanto accaduto e promuovere una migliore conoscenza delle vicende di quel periodo”.

    Pagine di storia non del tutto scomparse, dunque, ma che purtroppo si limitano a sopravvivere fra una generale indifferenza per il passato prossimo dell’Italia, aggravata da una crescente ignoranza verso tutto ciò che non appartiene agli aspetti più immediati della quotidianità.
    http://www.barbadillo.it/76605-storia-vergarolla-18-agosto-46-gli-italiani-dimenticati-della-spiaggia-di-pola/

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