False-flag

D’altra parte  John Bolton ha  annunciato pubblicamente in anticipo,  il 23 agosto,  che gli Usa reagiranno “con molta forza” se Assad “userà di nuovo le armi chimiche”.  Minaccia a cui si sono unite Londra e Parigi.  Un annuncio che i  russi interpretano come il segnale di via libera alle forze terroriste in  campo di mettere in scena l’attacco al cloro.  La ripetizione dei pretesti di mesi ed  anni fa  (il primo “false flag  al cloro” risale al 2013 e doveva servire per l’invasione diretta degli occidentali in Siria). Ormai Mosca denuncia apertamente il prossimo false flag  americano.

Ciò non ferma le forze Usa, che hanno piazzato davanti alla Siria l’incrociatore Sullivan “con 56 missili guidati  e  un  bombardiere strategico B-1B con 24 missili guidati di stanza nella base aerea di Al Udeid in Qatar”.

Washington ha installato inoltre diversi radar nelle basi aeree delle città di Ramilan e Kobanê-Ayn al Arab, situate rispettivamente nella provincia di Hasaka e Aleppo  – segnala dal canto suo la agenzia irachena BAsNews, per formare una zona no-fly permanente nel terreno controllato dalle forze democratiche siriane (essenzialmente, i  curdi).

La Russia ha dovuto rafforzare le  sue  difese.  Con un’escalation che avvicina ancora una volta a d un conflitto  più vasto e   incontrollato , nel silenzio dei media europei.

I motivi di questa volontario  reinfiammare della Siria straziata, mentre ormai il conflitto volge al termine e un milione e mezzo di profughi siriani stanno  tornando alle loro case, ha diversi motivi.  Ma anzitutto:

Netanyahu si vendica di Putin mobilitando il Deep State

La rabbia di Netanyahu, che   non ha ottenuto quel che sperava da Mosca nei suoi  tanti incontro con “l’amico” Putin, un appoggio o neutralità contro la presenza di forze iraniane in Siria, la tacita adesione di Mosca ad una semi-annessione di fatto del meridione siriano,   che Bibi voleva unire al Golan già occupato e dove manteneva i “suoi” terroristi  islamici prediletti.

Invece, mettendo fine ad un periodo di voluta ambiguità  (c’è un potente lobby ebraica anche in Russia, probabilmente sono stati valutati i molti contro di un appoggio all’Iran),  Mosca ha dichiarato che saranno  piazzati otto avamposti militarizzati praticamente lungo la frontiera Siria-Israele; spingendo con energia le Nazioni Unite –  che non ne avevano alcuna voglia – a  prendere la responsabilità di questi avamposti e  della sicurezza  di quella comoda terra di nessuno dove Israele armava, riforniva, curava i suoi terroristi.  In pratica, una internazionalizzazione del problema,  avrà fatto urlare di rabbia Bibi che credeva di essersi messo in tasca Putin, e poi mobilitare   il Deep State americano  –  dimostrando ai russi di arene il pieno controllo –  per una ripresa bellica; persino  la riedizione del falso pretesto  senza alcuna variazione è un  messaggio di onnipotenza: possiamo far  bere ai media e ai politici occidentali quel che vogliamo. Le otto bombole di gas cloro  segnalate da Mosca, quanti sono gli avamposti, vanno considerate la firma.

https://www.maurizioblondet.it/siria-di-nuovo-guerra-causa-la-rabbia-di-bibi/

Autore: redattorecapo

associazione culturale Araba Fenice fondata a Bondeno (FE)

1 commento su “False-flag”

  1. Il cambio di atteggiamento delle autorità di Washington in realtà nasconde una questione scomoda per gli statunitensi e per le altre forze della coalizione occidentale. Tale questione è la necessità di mettere in salvo le special force USA e britanniche che si trovano mescolate con i terroristi del gruppo “Fronte Fath Al-Sham” (ex AL Nusra ) che è stato appoggiato fino ad oggi dagli USA e dai loro alleati francesi, britannici e sauditi. Arrivati alla possibiltà dell’annientamento dei loro uomini, come già era avvenuto nell’offensiva di Aleppo, Washington e Londra voglione evitare che questi militari vengano uccisi o fatti prigionieri dalle forze siriane e resa pubblica la loro presenza, come ulteriore prova della complicità degli USA con i gruppi terroristi (se mai ci fosse necessità di altre prove). Questo spiega l’insistenza di Washington nel richiedere a Mosca di non procedere alla massiccia offensiva su Idlib che si sta preparando da tempo
    https://www.controinformazione.info/washington-riconosce-per-la-prima-volta-la-presenza-di-terroristi-nella-sacca-di-idlib-e-chiede-alla-russia-di-collaborare/

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