I loro Santi

Questa estraneità al sentire comune, questo perfetto isolamento  e credenza nella propria perfezione  progressista, è la  degenerazione psichica che  sviluppano le caste privilegiate  in un regime totalitario. Intendo compitamente totalitario,  come quello dell’Unione Sovietica negli anni ’30, del Terrore Rosso,   delle Purghe.  I membri della Nomenklatura potevano ordinare  programmi  come “l’eliminazione dei contadini come classe”,  gettare il popolo intero in una carestia inaudita, ma   nei negozi riservati a loro non mancavano lo storione, il caviale, le Lucky Strike, sigarette americane il cui solo possesso sarebbe costato, al comune cittadino, il Gulag.

Godevano dei loro privilegi ripugnanti con la perfetta   soddisfazione di  stare lavorando per l’umanità nuova e  nell’Uguaglianza, dell’a ciascuno secondo i suoi bisogni”, di stare lavorando al progresso assoluto, all’abolizione dello Stato   al regno della Libertà –  proprio mentre firmavano mandati di   esecuzione per migliaia di persone.  La realtà, penuria, miseria che travagliava   “le masse” non li toccava né commuoveva mai, perché si ritenevano grandissimi lavoratori e faticatori, nei loro uffici riscaldati e  ben forniti, pienamente meritevoli.  Il terrore non lo conoscevano  – se non nel momento in cui qualcuno di loro, indicato da Stalin o da Kaganovic, veniva prelevato in qualche purga: allora lo stupore, l’incredulità, ma mai – mai – la disgrazia faceva nascere in loro un senso di comunanza con i milioni che avevano gettao nei Lager,   per i bambini abbandonati dai genitori internati e  morti, per i kulaki   i cui corpi  si stendevano lungo le ferrovie.

Svetlana, la figlia di Stalin,   un estate in cui andò in treno di lusso in vacanza in Crimea, disse a suo padre che, nell’attraversare l’Ucraina,   ad ogni   stazione il convoglio era  assediato da folle cenciose e scheletriche, che  si aggrappavano ai finestrini implorando  un po’ di pane. Stalin le rispose che erano tutte storie quelle della carestia in Ucraina;  propaganda. Ma da quel momento ordinò che,  quando i treni  attraversavano il territorio,  fossero abbassate le tendine.

In fondo anche i nostri hanno abbassato le tendine.  Si sengono tanto umani perché  vogliono “l’accoglienza dei migranti”, ma non vedono i 5 milioni di poveri, i disoccupati di massa, i salari precari che il Sistema a cui hanno aderito ha procurato.  Hanno lasciato le macerie del  terremoto di Amatrice, senza preoccuparsi  degli abitanti.   Con la netta coscienza  di essere i migliori, i più competenti ed anche i più umani,  immensamente buoni, non come quel razzista ignorante di Salvini, o quell’incompetente di  Di Maio.  Non   sentono alcuna colpa o responsabilità, perché quel Sistema, il capitalismo finanziario terminale, è per loro “oggettivo” e “naturale” – come  capi del Politburo sentivano il loro universo concentrazionario la perfetta applicazione “scientifica” del materialismo storico., qualcosa di ineluttabile e profondamente giusto.  Come quelli, hanno “la dottrina” dalla loro parte.  Alla luce della dottrina, vedono i McCain  il valoroso combattente per  i  diritti,  della libertà, il salvatore della riforma sanitaria di Obama.

Allo stesso modo, quando moriva un’alta  personalità del Politburo, e ancor più del Comitato Centrale,  la Pravda ne elogiava la “schiena dritta, senso dell’onore, amore per le istituzioni” , l’opera indefessa   per il riscatto del proletariato senza  mai concedersi  riposo.  E Giannino ripete questo rituale credendosi un liberale e liberista..

Come  la Nomenklatura, vivono in questo mondo,visti da noi come Ultracorpi. Viene bene il commento dell’economista  Vladimiro Giacché:

Quando uno storico del futuro vorrà capire perché la sinistra in questo paese è scomparsa, gli potremo far leggere il nuovo art. 81 Cost, il Jobs Act e questo Tweet”.

 

L’articolo ELOGIO FUNEBRE DI McCAIN. DA PARTE DELLA NOSTRA NOMENKLATURA proviene da Blondet & Friends.

Autore: redattorecapo

associazione culturale Araba Fenice fondata a Bondeno (FE)

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