La Germania a carbonella

Ora, dunque, se il primo gennaio 2019 la Germania continuerà a bruciare carbonella nonostante le promesse della sua Kohleausstiegskommission, siamo sicuri che Bruxelles avvierà  la procedura d’infrazione contro Berlino per inquinamento delle popolazioni circonvicine. Siete sicuri? Noi si. Ma se la sciatica di cui Juncker soffre gli impedisse di agire a difesa di valori europei, ci permettiamo d suggerire al professor Paolo Savona, ministro appunto agli affari europei, di esigere l’apertura della procedura d’infrazione verso Berlino. Causa in cui,  siamo certi, avrà l’appoggio pieno e totale del capo dello Stato, tanto intransigente in europeismo da  non riconoscere  come legittimo il vigente governo  in quanto   meno devoto ai dogmi di Maastricht.

Mattarella , da europeista,  fremerà di sdegno ad apprendere che la Germania, per recuperare il terreno e adempier agli Accordi di Parigi  come ha promesso di fare e per cui ha sgridato l’inadempiente Trump, dovrebbe spendere 2,3 trilioni di euro, ossia 2300 miliardi, da  qui al 2050. Cosa su cui persino Die Welt esprime una certa incredulità.

Perché,  guardiamoci in faccia:  a cosa si riduce l’egemonia tedesca? Come sta operando la sua leadership?

  • Sulle emissioni inquinanti, ha violato i suoi stessi impegni.
  • Per rendere l’Europa a prova di crisi finanziarie e monetarie, nessuna iniziativa ha preso.
  • Nessuna idea  ha concepito per combattere le  ineguaglianze sempre più scandalose.
  • Nessun piano per affrontare la crisi demografica ed educativa, per la quale in Europa (a cominciare proprio dalla Germania) i giovani sono meno istruiti dei loro genitori, ricetta sicura di arretramento della civiltà.
  • L’accoglienza agli immigrati, vogliamo parlarne? Dopo averli invitati a milioni ed aver preteso sanzioni contro tutti i paesi vicini che non li accolgono come dice  lei, la Merkel  –  constatato che la questione migranti toglieva voti alla CDU e ne portava alla AfD –  ha emanato successivamente tre leggi , sempre più regressive e meno accoglienti, e sempre più limitanti i diritti degli immigrati e volte qa scoraggiare i nuovi arrivi.
  • https://www.newstatesman.com/world/2018/01/how-germanys-refugee-dream-soured
  • Alla fin fine, la leadership, ossia la funzione-guida, della Germania sembra ridursi alle sue ossessive  lezioni  minacce e sanzioni sul debito  dell’Italia e della Grecia.

Il presidente Mattarella avrà certo modo di contestare questo scarso europeismo di Berlino  – ci vuole Più Europa, perdio! –  ed esigere che almeno, la Germania copra le sue miniere a cielo aperto come l’Ilva copre le montagne di carbone e  ferrite nei suoi piazzali, per volontà dei nostri ecologici 5Stelle. Sono costi, si sa. Ma per questo meritano sanzioni  gli inadempienti. Anche i nostri no-Tav e No-Tap dovrebbero muoversi.  Altrimenti  cosa resta dei valori europei ? Ah sì, le sfilate del gay pride.

L’articolo LA GERMANIA VA A LIGNITE. A quando la procedura d’infrazione? proviene da Blondet & Friends.

Autore: redattorecapo

associazione culturale Araba Fenice fondata a Bondeno (FE)

1 commento su “La Germania a carbonella”

  1. Al contrario della credenza popolare, questo surplus non è nemmeno nell’interesse della Germania. Da un certo punto di vista, questa propensione della Germania a investire all’estero i propri risparmi è totalmente negativa. Durante la crisi finanziaria le banche tedesche, le compagnie assicurative e i fondi pensione hanno perso una cifra tra i 400 e i 600 miliardi di euro. Oggi una parte consistente dei risparmi finisce nei fondi non redditizi della Bundesbank come parte del sistema BCE (il cosiddetto bilancio Target-2).
    Complessivamente non è affatto una buona idea essere creditori in un mondo sommerso dal debito. Ma la Germania continua a ignorare questa basilare intuizione, a suo rischio e pericolo.

    Il governo tedesco è cieco anche al fatto che il surplus commerciale porta a una frustrazione crescente negli altri paesi: non solo negli Stati Uniti del Presidente Donald Trump, ma anche in Francia e in Italia. Il rischio di misure protezioniste, specialmente orientate verso l’industria automobilistica, che d’altronde i politici del governo tedesco sono ben determinati a proteggere, è alto.
    Sarebbe molto meglio se il governo tedesco utilizzasse l’eccesso di risparmio del suo settore privato per finanziare gli investimenti, così necessari, nel proprio paese. Questo potrebbe:
    – Offrire al settore privato un’opportunità sicura e attrattiva di risparmio all’interno della Germania;
    – Rafforzare le infrastrutture tedesche in tutti i loro aspetti;
    – Ridurre il surplus commerciale tedesco e dunque ridurre il rischio di misure protezioniste;
    – Ridurre l’esposizione dei risparmiatori tedeschi verso debitori esteri di dubbia affidabilità.
    http://vocidallestero.it/2018/10/05/benvenuti-nella-povera-germania/

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