Gli errori Iraniani

È importante tener presente che gli Stati Uniti non hanno mai combattuto l’Iran da un punto di vista generale, bensì si sono quasi sempre arrogati il diritto di scegliere chi dovesse governarlo. Nel 1941 hanno infatti aiutato i britannici a deporre Reza Shah per sostituirlo con Mohammad Reza Pahlavi. Sono loro che nel 1953 hanno costretto lo scià a rompere con il nazionalista Mohammad Mossadeq per imporre il generale nazista Fazhollah Zahedi. Sono loro che nel 1979 hanno spinto lo scià a ritirarsi e hanno organizzato il ritorno dell’ayatollah Ruhollah Khomeini. E così via.

L’Iran di oggi si trova intrappolato nelle proprie contraddizioni. Innanzitutto, una grande distanza separa il discorso dalla realtà. La Repubblica Islamica continua a presentare Israele e Arabia Saudita come nemici assoluti. Ebbene, i fatti contraddicono sia la retorica di Teheran sia la retorica di Tel Aviv e di Riad. Per esempio, negli anni 1992-1995 i tre Paesi hanno combattuto insieme, a fianco della NATO e dei mussulmani di Bosnia Erzegovina. Altro esempio, Iran e Israele sono proprietari della società EAPC, che gestisce attualmente il gasdotto Eliat-Ashkelon [7].

In secondo luogo, anche se di fronte agli stranieri si mostrano coesi, in realtà i dirigenti iraniani sono molto divisi, vuoi schierati con la Guida della Rivoluzione, vuoi con l’ayatollah Ali Khamenei, vuoi con il presidente della Repubblica, sceicco Hassan Rohani, oppure con il capo dell’opposizione, l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, da un anno agli arresti domiciliari e i cui più importanti collaboratori sono stati messi in prigione al termine di processi tenuti segreti [8].

Al termine del secondo mandato di Ahamdinejad, il presidente Barack Obama condusse di nascosto a Oman negoziati con il raggruppamento Rafsankjani-Rohani. In quell’occasione fu concordato il principio che avrebbe in seguito retto l’accordo sul nucleare. L’ayatollah Khamenei indusse l’ayatollah Ahmad Jannati a escludere dalle elezioni presidenziali il candidato di Ahmadinejad e favorì l’elezione dello sceicco Rohani, probabilmente senza conoscere alcuni aspetti dell’accordo con Obama. Rohani ha scommesso sull’accordo segreto con i Democratici degli Stati Uniti. Ha anticipato la rimozione delle sanzioni USA promettendo agli elettori giorni di prosperità. Dopo essere stato eletto, ha smantellato il sistema architettato per aggirare le sanzioni e ha finto di negoziare in Svizzera con le grandi potenze quel che in realtà aveva già convenuto con gli Stati Uniti. Ebbene, alla firma dell’Accordo 5+1 non ha fatto seguito la rimozione delle sanzioni. Privata della possibilità di aggirare le sanzioni, l’economia iraniana è crollata. Quando Donald Trump è arrivato alla Casa Bianca ha stracciato l’accordo con l’Iran, facendo precipitare nel panico l’équipe di Rohani, che ha commesso un altro errore: credere che Trump sarebbe stato rapidamente destituito e che i Democratici sarebbero tornati presto al potere. Il gruppo di Rohani ha rifiutato l’offerta di negoziazione di Trump e ora si trova economicamente con l’acqua alla gola.

https://www.maurizioblondet.it/liran-spalle-al-muro/

Autore: redattorecapo

associazione culturale Araba Fenice fondata a Bondeno (FE)

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