Il problema

Come abbiamo già detto in un precedente articolo, il problema dell’Italia sono i meridionali (o meglio la loro mentalità) come spiega anche Blondet:

Esiste questa strana, inspiegabile superbia  dello spiantato meridionale (o  di Toninelli, Fico, Di Battista),  questa  mancanza di umiltà e neghittoso rigetto dell’andare a scuola,  il credersi già “saputi”, che è precisamente la causa che rende irrimediabile il sottosviluppo meridionale (o della Val di Susa) .  Perché  giapponesi, cinesi, coreani erano sottosviluppati, e  se ora sono avanguardie produttive, è perché si sono adattati a imparare – con entusiasmo, umiltà e onestà.

Come dimostra lo scandalo delle casette dei terremotati, agisce qui  il secessionismo meridionale. Una secessione interiore e irriducibile non solo dal Nord – che gli paga i lussi da gran signore decaduto – ma dalla modernità stessa. Il terribile credere  che la furbizia  e il “tra  di noi”  spartitorio  subappalto dopo subappalto, riesca a coprire le mancanze di competenza tecnica,  e a farla franca. Secessione è  la ristrettezza di vedute,  la microscopicità di visione e di interessi.  Prima della disonestà, è la mancanza di orgoglio e dignità che ha indotto i palazzinari appaltanti  a fregare – vergogna –  dei terremotati, loro concittadini, nella regione che dicono di amare tanto.   Li amano tanto ma li fottono. Adesso comincia l’ indagine; alcuni andranno in galera?  Ne dubito. Ed ormai il male è fatto, e le spese ammontano a miliardi – per poi far vivere i terremotati stessi da pezzenti.

Portata nel governo nazionale, questa psicologia è ovviamente pericolosissima. Produce politici che  risparmiano 2 milioni e dilapidano   con estrema  disinvoltura miliardi.  Conti De Sica che credono di potersi vendere  “l’intero palazzo dalle cantine al tetto”, senza pensare che l’hanno già ampiamente ipotecato  alla BCE, ai “mercati”, e a pagare saranno i contribuenti, che più probabilmente si trovano nel Nord. Un Nord che lancia messaggi che costoro nemmeno ascoltano, nemmeno  capiscono – perché non studiano. La loro secessione sta in questo.

Si vede nella Tav. Si vede sul Venezuela: Putin ha un preciso interesse nazionale per difendere Maduro; ma  qual è precisamente l’interesse nazionale italiano, il criterio che deve guidare la politica estera?  Li  guida semplicemente la loro simpatia ideologica  mai sottoposta  a revisione.  Hanno rotto l’unità europea – e ciò non sarebbe un  male, se la rompessero anche sul Brexit, che ci riguarda più da vicino,  dando la nostra solidarietà a Londra.  Hanno insultato il regime francese e non sarebbe un male, se si sapesse cosa  guadagnarci.  Avrebbero fatto bene a rompere sul deficit al 3 percento, invece si sono vilmente  piegati. Il Brexit non è palesemente  nei loro interessi di spiantati che pensano da spiantati. Sulla Grecia torturata, non hanno nulla da dire.

Fanno grande politica estera  senza saperlo. C’è da aver paura davvero.

Sono convinto che questi finiranno per consegnare ai giudici Salvini. “L’abbiamo sempre  fatto”, dicono. Sono “i principi” quelli che li  guidano, mai il ragionamento.  E  la secessione sarà un fatto compiuto.

 

L’articolo IL PEZZENTE “GRAN-SIGNORE” – SUA PERICOLOSITA’ IN POLITICA proviene da Blondet & Friends.

Nota: da notare la sovrapposizione elettorale col M5S

Autore: redattorecapo

associazione culturale Araba Fenice fondata a Bondeno (FE)

3 pensieri riguardo “Il problema”

  1. La prima menzione ufficiale del toponimo “Due Sicilie” si ebbe invece quando Alfonso V d’Aragona nel 1442 unificò il Regno di Sicilia ed il Regno di Napoli sotto la corona di Rex Utriusque Siciliae. Dopo la breve parentesi aragonese i due regni tornarono ad essere del tutto indipendenti, uno con capitale Napoli, l’altro con capitale Palermo.
    Nel 1734 Carlo di Borbone, figlio di Filippo V re di Spagna e di Elisabetta Farnese, portò a termine con successo la conquista militare del Regno di Napoli e del Regno di Sicilia, facendo il suo ingresso a Napoli il 10 maggio; il 25 maggio sconfisse gli austriaci a Bitonto e il 2 gennaio 1735 assunse il titolo di re di Napoli “senza numerazione specifica”. Quindi completò la conquista della Sicilia e nel luglio 1735 venne incoronato a Palermo re di Sicilia.

    Mantenne quindi la separazione tra i due regni: a Napoli regnò con sovranità assoluta come despota illuminato, in Sicilia come monarca parlamentare, e mantenne e convocò il Parlamento siciliano[4]. Le capitali restarono due, ma mantenne la corte a Napoli.
    https://it.wikipedia.org/wiki/Regno_delle_Due_Sicilie

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  2. L’M5S rallenta la corsa della Lega verso la secessione. L’autonomia rafforzata di tre regioni del Nord si affaccia in consiglio dei ministri ma i grillini piantano paletti: «A rischio il ruolo del parlamento». Salvini: «Serve un vertice». Cresce l’opposizione di sindaci e governatori del Sud
    Il Manifesto

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