Il petrodollaro e l’impero

L’ascesa del fenomeno del petrodollaro dura finché i Paesi che hanno bisogno di petrolio, avranno bisogno del dollaro. Finché i Paesi chiedono dollari, gli Stati Uniti possono continuare a investire enormi quantità di debito per finanziare la loro rete di basi militari globali, salvare Wall Street, comprare missili nucleari e ridurre le tasse ai ricchi. Ma cosa succede se i Paesi escono dallo schema e cercano di liberarsi dal sistema del petrodollaro? L’esempio più notevole è l’Iraq, che iniziò a vendere petrolio per euro invece che dollari, che l’Iraq chiamò valuta di uno “stato nemico” nel 2000. Questa era una mossa logica per l’Iraq in quanto il Paese era sotto un brutale regime di sanzioni ONU, che causò la morte di 500000 bambini iracheni di malnutrizione, un prezzo accettabile per l’ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite Madeleine Albright. L’Iraq sapeva che gli Stati Uniti potevano usare il loro controllo sui mercati finanziari internazionali per punire ulteriormente un Paese dipendente dal dollaro. L’uscita dal dollaro fu solo un’altra ragione per cui l’Iraq è finito nel cosiddetto “Asse del Male” di George Bush. Solo poche settimane prima dell’invasione dell’Iraq, Sadam Husayn si vantò del fatto che il conto petrolifero in euro dell’Iraq guadagnava un tasso di interesse più alto che non in dollari. Gli Stati Uniti trasformarono prontamente l’Iraq in un inferno in Terra, rovesciarono il governo di Sadam, lasciandosi alle spalle oltre un milione di iracheni morti. L’approvvigionamento petrolifero iracheno era tornato sotto il controllo societario degli Stati Uniti e, per estensione, sotto il controllo dell’egemonia mondiale del dollaro. Anche la Libia aveva piani per indebolire la presa del dollaro sul commercio mondiale del petrolio. Un’e-mail del consigliere e alleato di Hillary Clinton Sidney Blumenthal, cancellata dal sito web del dipartimento di Stato, rivelava che l’intelligence francese aveva scoperto le vaste riserve d’oro e argento della Libia e temeva che sarebbero state utilizzate per sostenere una valuta panafricana, il Dinar, rivaleggiando con franco, euro e dollaro. L’e-mail descriveva casualmente le motivazioni della Francia per intervenire, il petrolio, ovviamente, in cima alla lista: “Il desiderio di ottenere una quota maggiore della produzione petrolifera della Libia
Aumentare l’influenza francese in Nord Africa
Migliorare la situazione politica interna in Francia
Fornire alle forze armate francesi l’opportunità di riaffermare la propria posizione nel mondo
Affrontare la preoccupazione dei consiglieri sui piani a lungo termine di Gheddafi di soppiantare la Francia come potenza dominante nell’Africa francofona”
Mentre gli sforzi iniziali per distruggere la Libia furono guidati da Francia e Gran Bretagna, alcuno di tali obiettivi era in alcun modo discutibile o contrario agli obiettivi della politica estera degli Stati Uniti e all’interesse di mantenere il sistema del petrodollaro, motivo per cui gli Stati Uniti rapidamente guidarono la campagna di assassinio. Nonostante le proteste di massa pro-governative di oltre un milione di persone contro l’intervento della NATO, ignorate dai media corporativi, nei mesi successivi il leader libico Muammar Gheddafi fu linciato dai ribelli armati dalla NATO nelle strade di Tripoli. Parte del motivo per cui gli Stati Uniti continuano a mantenere una presenza militare così pesante in Bahrayn, Iraq, Quwayt, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Israele, Giordania, Yemen, Siria e così via è quella che le basi statunitensi in questi Paesi servono come trampolini per l’invasione contro il prossimo Paese petrolifero che cerchi di sfidare l’ordine finanziario globale. Dove c’è petrolio, in un certo senso, gli Stati Uniti devono andare al fine di garantire che il sistema del petrodollario sia preservato. Il petrolio guida letteralmente la politica estera degli Stati Uniti. Tuttavia, sempre più persone vedono gli inganni finanziari nordamericani per ciò che sono e gli USA possono solo costringere il mondo a rispettarlo per così tanto tempo.

http://aurorasito.altervista.org/?p=5422

Autore: redattorecapo

associazione culturale Araba Fenice fondata a Bondeno (FE)

1 commento su “Il petrodollaro e l’impero”

  1. entrambi i Paesi (Iran e Venezuela n.d.r.) hanno creato criptovalute basate sull’oro, che saranno utilizzate in alternativa al dollaro come mezzo di pagamento. La criptovaluta del Venezuela, Petro, è sostenuta dalla ricche risorse naturali del Venezuela: oro, diamanti, petrolio, ferro e così via. Gli esperti occidentali non persero tempo a mettere in guardia su Internet sul Petro come cattivo investimento: l’unico problema era che il Petro non era stato creato come veicolo per fare soldi come la maggior parte delle criptovalute occidentali. Il Petro è stato creato esclusivamente come valuta per i venezuelani da inviare ad altri Paesi per comprare beni che non potevano comprare col regime delle sanzioni. Col sostegno del petrolio e dell’oro, il valore del Petro è in gran parte deciso dai loro prezzi globali; non si faranno molti soldi speculando sul valore del Petro. L’Iran recentemente svelava la sua criptovaluta con base nell’oro, il PayMon. Come il Petro, PayMon offre all’Iran la possibilità di aggirare le sanzioni finanziarie statunitensi.
    Ibidem

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