Ancora?

Non c’è solo la giustizia, però. Sull’economia, fin dall’inizio della legislatura è stato evidente che le differenze fra i programmi dei Cinque Stelle e quelli della sinistra sono davvero marginali, essenzialmente questioni di tempi e di grado. Potenziare il reddito di inclusione, il mantra del Pd nei primi mesi della legislatura, non è cosa diversissima da quel che Di Maio ha effettivamente fatto, ossia depotenziare il reddito di cittadinanza. Se i 2-3 miliardi di stanziamento del Pd vengono aumentati a 6 o 7, e i 15-16 miliardi dei Cinque Stelle vengono ridotti a 8-9, il risultato macroeconomico è più o meno il medesimo: parliamo in entrambi i casi di una misura assistenziale, che comunque – finché qualcuno non si decidesse a riorganizzare i centri per l’impiego – verrebbe gestita nella confusione e nella disorganizzazione. O qualcuno pensa che dove Di Maio pasticcia, Poletti avrebbe fatto faville?
Stesso discorso sul salario orario minimo, dove le differenze fra Pd e Cinque Stelle sono davvero marginali, e riguardano semmai i rapporti con la contrattazione collettiva.

Si potrebbe obiettare che almeno su un punto, l’Europa, sinistra e Cinque Stelle si muovono su lunghezze d’onda diverse. Forse è vero, almeno nelle intenzioni, ma persino su questo terreno i punti di contatto sono numerosi. L’estrema sinistra è da sempre schierata contro il rispetto del tetto del 3% e a favore di un incremento della spesa pubblica «per stimolare la domanda e rilanciare gli investimenti», come si sente ripetere ad nauseam. Sui temi dell’ecologia e dell’ambiente i Cinque Stelle sono indistinguibili dai Verdi, una delle forze progressiste che stanno rialzando la testa in Europa. Quanto ai temi del lavoro, l’ostilità alle riforme renziane (articolo 18 e Jobs Act), gradite all’estblishment europeo, accomuna l’estrema sinistra e una parte del Pd, specie dopo la svolta a sinistra impressa da Zingaretti.

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=61939

Autore: redattorecapo

associazione culturale Araba Fenice fondata a Bondeno (FE)

2 pensieri riguardo “Ancora?”

  1. Uno degli aspetti più incresciosi, se non addirittura angosciosi, della temperie culturale odierna, è l’annullamento della memoria storica. Perfino i fatti di pochi anni fa sono completamente rimossi, in un modo tale da lasciare allibiti. Pensiamo alla polemica rovente sulla chiusura dei porti all’immigrazione senza regole. Soltanto una ventina di anni fa un governo di centro-sinistra, presieduto da Prodi e con Napolitano ministro degli interni, decise la chiusura dei porti per bloccare l’afflusso continuo di albanesi. La misura fu approvata da tutti. Si trattava di stroncare un traffico di esseri umani su cui speculavano mafie e scafisti senza scrupolo. Si trattava di esercitare il più elementare dei compiti di chi governa: difendere i confini, dato che gli statisti non sono tenuti a caricarsi dei mali dell’umanità ma sono tenuti a proteggere la propria nazione. In quel contesto accadde persino che una nave della marina militare italiana speronasse e affondasse un barcone carico di migranti. Cosa si direbbe se succedesse oggi? Ebbene, nessuno ricorda quel precedente.
    https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=61938

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  2. Il mercato, quando esiste una situazione di concorrenza, funziona nel produrre beni e servizi. Ma la moneta non è un bene prodotto e scambiato in condizioni di concorrenza, è l’unità di misura con cui scambi tutti gli altri beni e quando non sia convertibile in qualcosa d’altro come l’oro è una convenzione sociale, per cui è assurdo che uno stato si dica vincolato dal problema di “trovare i soldi” visto che li può creare senza costi. Il compito dello stato è utilizzare o allocare la moneta in modo che serva a far produrre più beni e servizi e far lavorare più gente e se quello che lo impedisce è del debito accumulato, lo stato può usare il privilegio di cui gode di definire cosa sia moneta e cosa sia debito e far sparire il debito (soluzione asiatica) o scambiarlo con moneta (soluzione recente USA e UK). E va notato che soluzioni monetarie “poco ortodosse” di questo genere non hanno creato inflazione, come dimostra l’esperienza di quasi tutti i paesi dell’est-Asia che sono cresciuti per 20 o 30 anni costantemente a ritmi da “miracolo economico” senza inflazione rilevante. E come dimostra l’esperienza recente degli Stati Uniti e Gran Bretagna, che hanno creato moneta per monetizzare deficit pubblici e assorbire tonnellate di crediti tossici dalle banche, senza avere creato inflazione rilevante.

    Giovanni Zibordi

    Fonte: http://cobraf.com/

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