Piove, governo ladro

L’annosa domanda – che fare? – posta sopra, qualche risposta l’ha avuta:

1) Dobbiamo eliminare, il più possibile, il traffico di mezzi pesanti da strade ed autostrade, per trasferirlo sul mare o sulla ferrovia per le medie tratte: il camion deve intervenire solo per le tratte fino a 50 km (lo sancì l’UE, nel suo documento citato, nel 2000, non me lo sono inventato io);

2) Dobbiamo mettere in cantiere una classe di navi di medie dimensioni, in grado di caricare/scaricare container nel sistema della portualità minore. Inoltre, dobbiamo attrezzare con i mezzi adatti una trentina di porti minori in tutta la Penisola;

3) La ferrovia deve smettere d’esser pensata come un mezzo in concorrenza con l’aereo. Può anche farlo, ma non a spese del suo compito precipuo: far viaggiare persone e merci sulle medie distanze.

Una soluzione al problema?

Non me lo sogno neppure. Passata l’emergenza, defluita l’acqua alta da Venezia, rabberciate le autostrade e le strade alla belle e meglio, i politici ricominceranno a guardare alle loro belle “fondazioni”, dalle quali mungono soldi in cambio dei “favori” che elargiscono a lor signori. Così si completerà il Mose e i viadotti torneranno a marcire, fino al prossimo “disastro”.

Non fatevi illusioni.

http://carlobertani.blogspot.com/2019/11/cambiare-materiali-filosofie-di.html

Alexander Dugin

….Siamo attualmente immersi nella terza forma totalitaria, quella della dittatura liberale. Questa forma tirannica postmodernista considera nemici tutti coloro che mettono in discussione il suo potere. Bisogna agire con coloro che sono liberi dalla soggezione del potere. Per questo siamo considerati pericolosi: perché non siamo inquadrabili”.
Il Soggetto Radicale è colui che sa per cosa vivere e per cosa combattere. Che ha coscienza di sé e della comunità di appartenenza. Che non cerca un centro di gravità, ma che è lui centro e signore di sé. Che non cerca una entità superiore, ma che ha il divino dentro di sé. È un uomo che appartiene a un passato, che combatte nel presente e che ha un destino in cui credere e da costruire”.

Sabato 7 Dicembre, presso il Circolo “La Terra dei Padri di Modena”, alle 17,00, ci sarà la presentazione dell’Ultimo libro di Alexander Dugin, “Soggetto Radicale”, presenta Maurizio Murelli, l’editore ed è previsto l’intervento dello stesso autore, Alexander Dugin.

Sarà possibile acquistare il libro in sala.

N.B. Gradita la Prenotazione

MES

Partiamo dal dato di fatto che solo la Lega votò, all’epoca del governo Monti, contro la prima versione del MES; se non stavamo attenti la Germania faceva pagare a noi italiani anche questa seconda versione .

Sembra invece , finora, che non si vada al voto:

E’ il caso di rendere onore ai combattenti  veri.  Io, lo  rendo a Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera, che  a giugno già diceva la verità sul MES:
In questi giorni lo stesso Molinari, con l’ex governatore  leghista del Piemonte Roberto Cota,  è stato assolto da accuse assurde su  pretesi rimborsi spese  gonfiati, si parlò di gioielli e  persino di  acquisto di tosaerba, su Cota si favoleggiò che aveva comprato delle mutande  verdi  coi soldi pubblici.  La Rimborsopoli.  Era il 2012 quando sono stati incriminati.
Sono stati  prosciolti per non aver commesso  il fatto: dalla Cassazione.  Sette anni  dopo: sette anni  di processi, di spese di avvocati e d’angoscia.
Ed ecco come i 5 Stelle dipingevano Molinari:

Lui e Cota sono i feriti di questa guerra. Onore a loro. 

Crimine d’odio?

Cota,  la magistratura l’ha costretto a dimettersi da governatore. Chi lo ripaga?

In  fondo, sono i nostri veterani feriti. Onore a loro.

L’articolo UNA GRANDE VITTORIA POLITICA (altro che sardine) proviene da Blondet & Friends.

Gilet Gialli un anno dopo

Un giornalista francese ha ricordato il momento terrificante in cui una granata esplosiva di gas lacrimogeni lo ha colpito nel corso della protesta dei giubbotti gialli, dicendo che la polizia non aveva alcuna giustificazione per usare armi da combattimento.

Il fine settimana ha segnato la ricorrenza di un anno da quando le proteste dei giubbotti gialli sono state ripetute in Francia, con il giornalista indipendente Julien tra i numerosi giornalisti, che ha coperto le manifestazioni dell’ anniversario a Parigi.

Tutto è iniziato in modo pacifico, ma le cose sono andate rapidamente fuori controllo quando la protesta è stata apparentemente gestita da un gruppo di manifestanti vestiti di nero. “È stata una vera rivolta. Alcune scene assomigliavano alla guerriglia urbana ”, ricorda più tardi Julien.

I manifestanti stavano bloccando le strade, costruendo barricate e lanciando mattoni e cocktail Molotov alla polizia. Julien era rimasto in mezzo alla folla, filmando il caos attorno a lui con una videocamera GoPro.

Ad un certo punto, il giornalista si è reso conto che la polizia antisommossa era stata colpita da uno stato di “panico”. Hanno risposto con una pioggia di bombe a gas lacrimogeni e munizioni da proiettile, sparate contro le persone quasi indiscriminatamente.

Il naso e il labbro superiore di Julien sono stati distrutti da quella che èstata identificata come una granata esplosiva di gas lacrimogeno GLI-F4 di fabbricazione francese. “Ho visto questo momento fotogramma dopo fotogramma più tardi. C’è stata davvero un’esplosione. Il flash è chiaramente visibile nel mio filmato ”, ha ricordato, confessando che l’immagine di quel flash lo sta inseguendo e spesso riappare davanti ai suoi occhi.

I manifestanti intorno a lui si sono affrettati ad aiutare Julien non appena lo hanno visto cadere. “Sono davvero grato per questo”, ha detto. Il giornalista è stato portato in un posto sicuro e sono stati chiamati gli operatori di emergenza.

All’uomo è stato diagnosticato un naso rotto, ferite al volto e portato in ospedale insieme ad altri manifestanti feriti. “Se non avessi indossato una maschera antigas, non sarei sceso così alla leggera”, ha detto. È stato ricucito e il medico ha detto che il tumore del sangue sul suo viso guarirà in una settimana.

Ma non tutti sono stati così fortunati. C’era un uomo in ospedale che aveva gravi problemi agli occhi dopo un infortunio simile a quello di Julien. “Non so quale sia la tua condizione adesso, ma è una probabilità su nove che tu abbia perso la vista

Il giornalista ha detto che avrebbe presentato una denuncia alla polizia per quello che gli hanno fatto. Tuttavia, afferma di non avere grandi speranze per la giustizia. “Penso che anche con tutte le prove che ho, l’indagine finirà nel nulla, come è successo in molti altri casi.”

Ma Julien è ansioso di continuare a combattere fino a quando la granata GLI-F4 non viene rimossa dall’arsenale della polizia. “Queste munizioni possono essere usate per ferire seriamente i manifestanti e non sono sicuro che il loro uso sia giustificato, dal momento che in realtà è uno strumento di combattimento”, ha spiegato.

Nota: Gli ordini dati alla poliizia dal Ministero dell”Interno sono quelli di reprimere con la forza le manifestazioni e le disposizioni ai grandi giornali sono quelle di oscurare le manifestazioni di protesta. I media sono invece liberi di descrivere le manifestazioni di Hong Kong

Fonte: RT News

Traduzione e nota: L.Lago

https://www.controinformazione.info/la-polizia-francese-usa-armi-da-guerra-contro-il-gilet-gialli/

Schiavitù per debiti

Dato che tutta la moneta è immessa nel mercato come prestito (debito) soggetto a interesse composto, costantemente deve essere presa a prestito ulteriore moneta. Questo rende i produttori di ricchezza reale, nell’insieme, quindi anche la società nel suo complesso e lo stato stesso, sempre più indebitati verso i produttori di moneta, sia in termini di capitale che in termini di interessi, finché il debito capitale espropria tutto il risparmio e gli interessi espropriano tutto il reddito, e si finisce a lavorare come schiavi per pagare gli interessi su un debito inestinguibile.

L’obiettivo del capitalismo o liberismo, cioè del modello dominante e adottato dalla UE, è la schiavitù per debiti, e ci siamo vicini.

(Questo esito viene accelerato dai banchieri con le note manovre di bump and dump, cioè di allargamento-restringimento del credito, organizzati ad arte: le bolle di mercato.)

Ovviamente, la posizione di monopolio sopra descritta è tutt’uno con una posizione di potere politico soprastante a quello dei governi e dei parlamenti (e di potere culturale soprastante a quello dell’accademia), perché uno stato che, per funzionare (per finanziarsi), dipende da una moneta che non controlla e che gli deve essere prestata da speculatori internazionali privati, riceve la politica economica ed estera da questi medesimi speculatori come condizionalità. Non ha alcuna autonomia decisionale sostanziale. Questo tipo di stato non fa le privatizzazioni: è già esso stesso privatizzato. Esso essenzialmente non è al servizio dei cittadini e non li può rappresentare, bensì è al servizio dei suoi finanziatori, che lo usano come schermo e capro espiatorio per deresponsabilizzarsi dei mali che essi causano alle popolazioni nel perseguire i propri interessi e disegni globali.

Per queste ragioni, chiaramente, il modello socioeconomico è imposto senza alternative, il sovranismo, il populismo, il socialismo, la dottrina sociale della Chiesa, come ogni critica o alternativa del suddescritto modello di potere monetario sulla politica, possono operare sul piano teorico, ma non hanno alcuna possibilità di affermarsi su quello politico e concreto, perché per farlo dovrebbero battere e abbattere, su scala perlomeno continentale, un sistema immensamente potente.

Marco Della Luna

Niente da segnalare

Il solito sabato di shopping. I tg italiani non non hanno niente  da riferire.

 

(Notati black-block infiltrati in uniforme nera  a fare i danni peggiori)

https://twitter.com/i/status/1195714284086579200

in 200  località.

L’articolo DA PARIGI NULLA DA VEDERE proviene da Blondet & Friends.

Non tutto il male vien per nuocere

Ciò che colpisce,  sono le cifre che la Cina ha messo in gioco per assicurare la Grecia al suo progetto.  Al Pireo, fino ad oggi, COSCO ha investito  – in un decennio –  800 milioni di euro, cifra  che è  bastata per trasformare l’antico porto  nell’hub delle esportazioni cinesi verso la UE, e  farlo passare dalla  capacità di gestire 685 mila containers  che aveva nel 2010, a 5 milioni di oggi,  un aumento di 8 volte. Passa di  lì il 10 per cento delle  merci cinesi esportate in Europa.   Nei prossimi  5 anni, i cinesi intendono investire altri 600 milioni di euro nel Pireo, espandere ulteriormente il porto container ed “entrare sempre più nel settore alberghiero e nelle crociere”.  Il numero di turisti cinesi che visitano la Greci raddoppia da un anno all’altro, e nel 2020 sarà sui 400-500 mila presenze; sicché la Cina ha inaugurato un volo diretto Shanghai-Athene.

Nell’insieme, gli investimenti che la Cina ha programmato di fare in Grecia sono di 3 miliardi di euro  in 5 anni,  ossia 600 milioni di euro l’anno.

Sottolineo, di queste cifre, la levità.  La  piccolezza. Niente che non fosse alla facile portata della Germania, col suo surplus annuo di export di 250 miliardi;  basta pensare alle centinaia di miliardi che Deutsche Bank e Commerzbank hanno sprecato in cattivi investimenti  dovunque nel mondo tranne in Europa, dalla Turchia a Wall Street , per  mancanza di occasioni  d’investimento in Europa data l’austerità che Berlino ha imposto a tutti membri.  Col risultato che  “le imprese tedesche hanno investito i loro profitti all’estero, aiutando di fatto a finanziare le importazioni straniere” (Adam Tooze)

http://letstalkbooksandpolitics.blogspot.com/2012/08/germanys-growth-is-unsustainable.html

e senza ricavare profitti, tra l’altro. Ma che dico, mal investimenti? Basta paragonare i 3 miliardi cinesi in Grecia con i 12 miliardi  che la sola Deutsche  Bank ha pagato in multe per  i suoi trucchi sul Libor ed altre malversazioni agli …  Stati Uniti.

https://news.bitcoin.com/deutsche-bank-collapse-could-crash-global-financial-markets/

Con 600 milioni qui e là, in  tutti questi anni, la Germania poteva tenersi legata la Grecia  – facendo tra l’altro in  buon affare (la COSCO dal porto del Pireo, ricava ovviamente profitti, avendone  aumentato di un terzo  la  superficie  e quadruplicato  la redditività). Invece, che cosa è andata a fare la Merkel nelle sue visite ufficiali ad Atene?   Mai a dare un soldo, ma questo è il meno;  a fare della Grecia la discarica delle sue scelte migratorie dementi   – senza alcun compenso. Ma questo non è ancora tutto.   Quando la Merkel è comparsa in visita ad Atene, è stato per  imporre , fra aspri rimproveri di “vivere  al disopra dei propri mezzi” – al”suo” Tsipras,   che ha reso il suo schiavo  –    di non spendere.

Apprendiamo infatti  – dal China Daily   – che nell’anno in corso, il governo conservatore di Atene ha approvato investimenti cinesi per 611,8 milioni di euro, “che erano stati precedentemente congelati dal governo di Tsipras   per  un periodo di 18 mesi” per il divieto imposto dalla UE.

Già, perché senza mai cacciare un centesimo, e continuando a rimproverare i greci di  aver voluto vivere al disopra dei propri mezzi  accettando di indebitarsi troppo con la banche germaniche e francesi, e quindi   devono soffrire, per  giunta Bruxelles (ossia Berlino) e la NATO (ossia gli USA)   “dal punto di vista geopolitico, i partner occidentali sono preoccupati che il flirtare della Grecia con La Cina potrebbe indebolire il fianco sud-est della NATO e dell’UE”.

Stanno parlando del fianco sud-est  già  “indebolito” dalla Turchia  di Erdogan .  Della NATO in stato di  “morte cerebrale” secondo  il capo della sua maggior forza armata europea. Di Stati Unitidi cui persino la Merkel riconosce che non si può più confidare come difensori della UE.  Gli Stati Uniti in condizione tale, che secondo  un sondaggio  Rasmussen in 2018 ,  il 31 % degli elettori americani ritengono che l’America “vedrà una seconda guerra civile nei prossimi 5 anni”, con  i trumpisti armati  contro gli anti-Trump.

PECHINO FA’ DELLA GRECIA LA TESTA DI PONTE – E CON QUATTRO SOLDI (CHE LA MERKEL HA RISPARMIATO)

Mi han detto che un bonzo

Lyon : un étudiant «brûlé à 90%» après s’être immolé par le feu en pleine rue

http://www.leparisien.fr/amp/faits-divers/lyon-un-etudiant-brule-a-90-apres-s-etre-immole-par-le-feu-en-pleine-rue-08-11-2019-8189613.php?__twitter_impression=true

“Mi hanno ucciso Macron, Sarkozy, Hollande e la UE”

Traduco il suo disperato messaggio:

“Oggi   commetto l’irreparabile. Scelgo l’edificio universitario non a caso:  ho preso di mira un luogo politico, il ministero della ricerca e dell’università e per l’estensione il governo.

Racconta che, non avendo superato un esame, ha perso  la borsa di studio. “Ma anche quando l’avevo, 450 euro  al mese, bastano per vivere?

[…]

E dopo questi studi, quanto tempo dovremo  lavorare e pagare i contributi per una pensione decente? E avremo la possibilità di pagare i contributi, con la disoccupazione di massa?”

E fa sua la richiesta del sindacato studentesco socialista: salario a vita e riduzione a 32 ore dell’ lavoro (una storica rivendicazione  socialista francese: “lavorare meno per lavorare tutti”).

Prosegue:  “Lottiamo contro l’ascesa del fascismo che non fa che dividerci, e del liberalismo che crea le ineguaglianze.

Io accuso Macron, Hollande, Sarkozy e la UE di avermi ucciso   creando  questa incertezza sul futuro  di tutti noi,  accuso anche Le Pen e gli editorialisti di aver creato paure secondarie.

Il mio ultimo desiderio  è che i compagni  continuino la lotta. Viva il socialismo, viva l’autogestione, viva la sicurezza sociale”.

Ora,  provate solo a immaginare se uno studente si fosse dato fuoco in una piazza di Mosca o davanti all’università di Pechino o Hong Kong: riuscite  solo a farvi un’idea dell’immenso clamore mediatico, del piagnisteo universale contro “le dittature”,  della risonanza politica internazionale che questo tremendo evento  avrebbe? Avete solo un’idea della glorificazione  che i media  farebbero dello studente auto-immolatosi “per la libertà”?  Le tv ci racconterebbero tutto della sua vita, mostrerebbero tutte  le  sue foto,  intervisterebbero la madre affranta, darebbero voce ai compagni e alle  loro rivendicazioni ed atti d’accusa contro i governi; in breve, ne farebbero un eroe e un santo.

Ah, se solo fosse  accaduto a Mosca.  Invece è accaduto a Lione, e l’auto-immolato ha accusato Macron ela UE.  Sicché, di questo Jan Palach  europeo non sappiamo nemmeno il nome –  né i media francesi, né ovviamente il regime di Parigi  l’hanno comunicato. Sappiamo solo che l’anonimo, con ustioni sul 90% del corpo, fino all’altro ieri lottava tra la vita e la morte in un ospedale .

Lo studente Jan Palach si diede fuoco a Praga il 19 gennaio 1969, per denunciare il comunismoe la invasione sovietica.  E’  successo anche a Lione.

Lo sappiamo dal comunicato di solidarietà del sindacato studentesco di cui la vittima faceva parte, che ha come titolo: La precarietà distrugge le nostre vite.

NON AVETE SAPUTO DEL “JAN PALACH” FRANCESE

Golpe boliviano

Naturalmente assisteremo al tentato spaccio di falsa democrazia per giustificare un golpe fascista le cui cui origini sono chiarissime. Ma nella confusione attuale   ci dimentichiamo che il fascismo reale è quello che derivata dal sistema neo liberista il quale prevede come  diceva Foucault “uno stato sotto il controllo del mercato, anziché un mercato sotto il controllo dello stato”. E non si potrebbe immaginare esempio migliore, più luminoso di ciò che accade  in Bolivia per renderlo evidente. Del resto anche il golpe di Pinochet, ispirato e rivendicato dai Chicago boys oltre che organizzato dalla Cia e dall’esercito fu attuato per denazionalizzare gli stessi giacimenti, al tempo importanti per altri minerali.  Insomma è sempre la stessa merda, ma questa volta i banchettatori agiscono per disperazione:  perché non si tratta più come nel ’73 di sperimentare il sistema di dominio, ma di una lotta per sopravvivere ai danni compiuti.

 Nota Beninteso il litio è un metallo molto diffuso nella crosta terrestre, ma essendo anche un elemento molto reattivo si lega strettamente ad altri composti che ne rendono difficile o comunque costosa la separazione: solo quello contenuto nelle “salamoie” dei laghi salati sudamericani e asiatici è relativamente facile da ottenere sotto forma di carbonato di litio. Se così non fosse,  visto che questo metallo è presente in molte rocce vulcaniche e anche nelle acque che le attraversano, l’Italia sarebbe una specie di paradiso del litio. A questo proposito va detto che i cinesi hanno brevettato un sistema per riciclare il litio delle batterie a prezzi abbastanza contenuti e stanno cominciando ad usarlo, mentre in occidente l’unico brevetto in questo senso è del Cnr italiano ed è  ancora in sperimentazione.

Il golpe elettrico

La Brexit non avverrà

La Brexit non avverrà. Non si uscirà né a destra né a sinistra. È tempo di rassegnarsi a questa idea.

 

Con la firma dell’assurdo Benn Act, l’opzione di un’uscita non concordata è stata eliminata, il che significa che il Regno Unito sarà costretto o a rimanere nell’Ue o ad accettare un accordo che è un Remain mascherato sotto falso nome.

 

L’emendamento Letwin e la richiesta di estensione che Boris Johnson non ha firmato sono solo uno squallido teatro. Inutili chiodi in una bara ben sigillata.

 

Il tutto assomiglia molto a “Weekend con il morto” – un cast di personaggi deludente, che porta in giro il cadavere della Brexit per tenere in piedi uno scherzo usurato che non era divertente nemmeno all’inizio.

 

Il Parlamento è diventato un’assurda pantomima, dove un Primo Ministro pagliaccio – che ha distrutto di proposito la sua maggioranza – lancia alla ribalta uomini di paglia che l’”opposizione” infilza con un entusiasmo sempre più maniacale. Nessuno pensa alla politica o alle conseguenze del gioco, ma solo ad aumentare il conteggio delle sconfitte parlamentari di Boris Johnson.

 

I laburisti, e i remainer isterici nei partiti liberal democratico, TIG (The Indipendent Group) e Verdi sono diventati solo dei bastian contrari – votano automaticamente contro qualsiasi cosa venga presentata dal governo, per la semplice soddisfazione di umiliare il giullare di corte al comando.

 

Corbyn è stato abbagliato con tanto successo dal suo PLP pieno di remainders, che non si rende nemmeno conto che sta tradendo i principi in cui ha creduto per tutta la sua vita, il suo mentore Tony Benn e intere zone del cuore del Labour nel Nord, dove hanno votato tutti Leave.

 

E quando si arriverà a un’elezione generale, non conterà nulla.

 

I laburisti verranno probabilmente distrutti, dato che gli elettori della classe lavoratrice o passeranno al partito della Brexit o semplicemente cadranno nell’apatia dell’astensione e rimarranno a casa.

 

Se i laburisti dovessero riuscire a mettere insieme abbastanza elettori dalle zone pro-Remain in Scozia e a Londra in modo da raggiungere una stretta maggioranza, be’, il loro manifesto socialista verrebbe paralizzato dalla politica di austerità UE e dalle sue restrizioni alle nazionalizzazioni (dei servizi, NdVdE).

 

In ogni caso, Corbyn verrebbe rimpiazzato da un nuovo signor nessuno laburista, poco conosciuto e ancora meno valido. La stampa dichiarerebbe morto il socialismo (di nuovo) e forse darebbe una pacca sulla spalla a Corbyn per avere fatto “bene, considerato che…” e per avere “cambiato il dibattito”.

 

Ci verrebbe richiesto di festeggiare la nuova (inevitabile) leader donna, come segno di “progresso”, mentre la società continua a scivolare indietro.

 

Che i Remainers più ostinati ottengano o meno la loro “Votazione del Popolo”, e chiunque venga scelto nella giostra di indesiderabili proposti come Primo Ministro quando tutto alla fine dovesse concludersi, la Brexit è morta. Il Parlamento l’ha uccisa.

 

Questo sabotaggio continuo a fuoco lento è duro da guardare – ma non voglio parlare di questo.

 

Quello di cui voglio parlare è una domanda. Una domanda importante. Una domanda che peserà molto sulle spalle dei Remainers alla vigilia della loro – per mancanza di una parola migliore – vittoria:

 

– davvero vogliamo questo? L’Ue, esattamente ora, ha davvero l’aria di qualcosa di cui vorremmo fare parte?

 

Diamo un’occhiata alla situazione nel Continente.

 

 

PARIGI, FRANCIA – DICEMBRE 2018 (Foto da Chris McGrath/Getty Images)

La Francia è in una situazione miserabile, non ne può più dell’austerità. Stanca di tagli di spesa, di calo degli standard di vita e di politiche economiche neoliberali, che promettono un effetto redistributivo dall’alto che mostra di non avvenire mai.

 

A Parigi – e in molte altre città francesi – i Gilet Gialli si apprestano a organizzare la cinquantesima settimana consecutiva di proteste, e non sembra che il fenomeno stia rallentando (speriamo che abbiano in programma qualcosa di carino per il loro primo anniversario).

 

La gente ha perso occhi, mani e persino la vita. Le proteste di Hong Kong – così a lungo in prima pagina nel Regno Unito – sono state un picnic a confronto.

 

In Ungheria, un presidente eletto è tenuto in ostaggio dalla burocrazia dell’Ue.  Qualunque cosa si pensi di Orban, è stato democraticamente eletto per mantenere le promesse politiche che ha fatto durante la sua campagna elettorale. È perverso che Bruxelles possa sanzionarlo e minacciare di rimuovere i diritti di voto dell’Ungheria per questo. Anti-democrazia in nome della democrazia.

 

Dicono che si tratta di “proteggere i valori europei” vero?

 

È difficile da credere, considerando la situazione che abbiamo altrove in Europa…

 

 

La Spagna presto sarà in fiamme quanto la Francia (l’articolo è stato profetico – NdVdE). Hanno già mandato in prigione tredici esponenti politici per sedizione.

 

Prendetevi un momento per considerare la parola – vera “sedizione” (ribellione violenta per rovesciare il potere costituito, NdVdE).

 

Questo è avvenuto dopo che la polizia antisommossa è stata mandata a impedire un referendum pacifico. La polizia spagnola ha picchiato gli elettori, arrestato i manifestanti e distrutto le urne.

 

La polizia antisommossa spagnola insegna a un’anziana signora i valori europei. 

 

Per tutto questo al governo di Madrid non è stata assegnata nessuna punizione, e nemmeno una critica. Loro – al contrario di Orban – hanno evitato sanzioni e censure. La polizia attacca le proteste per l’indipendenza in Catalogna sulle strade di Barcellona… e il silenzio di Bruxelles è inquietante.

 

(Immaginate se la Russia avesse appena incarcerato 13 politici dell’opposizione per sedizione. Immaginate se Maduro avesse accecato i rivoltosi con pallottole di gomma. La differenza di copertura mediatica e di atteggiamento toglierebbe il fiato).

 

Qual è la differenza tra Budapest e Parigi? O tra Mosca e Madrid?

 

Be’, Orban è anti-Ue (come lo sono i Gilet Gialli). I governi di Francia e Spagna sono Pro-Ue, con un accanimento che giustifica in pieno la lettera maiuscola P.

 

Se segui l’agenda pro-Ue di austerità, immigrazione incontrollata e globalizzazione, allora puoi sparare proiettili di gomma negli occhi di tutti i manifestanti che vuoi.

 

Più guardiamo attentamente, più sembra che “valori europei” sia un modo per dire “potere europeo”.

 

Le discussioni riguardo all’esercito dell’UE ribollono dietro le quinte, mentre il Parlamento Europeo vota allegramente il massiccio finanziamento di programmi “StratCom” per “contrastare la disinformazione”.

 

Sentiamo parlare di pace, ma non la vediamo. Sentiamo parlare di prosperità, ma non ne godiamo.

 

L’austerità sta strangolando il luogo dove è nata la democrazia, e i suoi – ancora una volta, in mancanza di un nome più appropriato – “leader” spendono le entrate fiscali in propaganda e per l’esercito.

 

Tutto questo aiuterà anche un solo cittadino comune a uscire dalla povertà? Queste mosse sono progettate per rendere la vita giusta, uguale e semplice per i cittadini comuni? O per consolidare e far rispettare l’autorità?

 

Guardate all’Europa. Guardatela davvero. Sta bruciando. Eppure, i Remainers si siedono tra le fiamme e dicono che  va tutto bene.

 

Veniamo giudicati sulla base dei “valori europei”, ma questa frase ha perso di significato da anni, e tutti i giorni si avvicina sempre di più a una vera e propria parodia.

 

L’Europa è una nave che affonda, ma i topi del Parlamento si rifiutano di lasciarla.

http://vocidallestero.it/2019/10/24/brexit-il-parlamento-inglese-ammanetta-il-regno-unito-a-un-esperimento-fallimentare/

 

 

Occidente=debito

Ancora una volta, la verità è multipla. – In primo luogo, la Cina non ha una storia di invasioni. La Cina cerca uno sviluppo pacifico ed egualitario del commercio, della scienza e soprattutto del benessere umano – una tradizione Tao di non aggressione. In secondo luogo, nonostante gli “avvertimenti” del trono dell’impero in caduta, circa un centinaio di paesi si sono già abbonati per partecipare alla BRI – e questo volontariamente.

E in terzo luogo, la Cina e la Russia e insieme a loro l‘Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO) hanno stretto una solida alleanza economica e di difesa che comprende quasi la metà della popolazione mondiale e circa un terzo della produzione economica totale dei globo.

Pertanto, i membri della SCO sono – o potrebbero essere, se lo desiderano – in gran parte distaccati dall’egemonia del dollaro. Il sistema di trasferimento monetario occidentale, gestito privatamente e gestito da Wall Street, SWIFT, non è più necessario per i paesi SCO. Operano in valute locali e / o attraverso il sistema di pagamento interbancario cinese (CIPS).

Non è un segreto che l’impero, con sede a Washington, stia gradualmente decadendo, sia economicamente che militarmente. È solo una questione di tempo. Quanto tempo è difficile da indovinare. Ma il comportamento quotidiano di Washington di emettere sanzioni a destra e sinistra, interrompere le transazioni monetarie internazionali, confiscare e rubare beni di altri paesi in tutto il mondo, mette sempre più chiodi nella bara dell’Impero.

In questo modo, l’America stessa sta commettendo un suicidio economico e monetario. Chi vuole appartenere a un sistema monetario che può agire volenti o nolenti a scapito di un altro paese? Non è necessario alcun aiuto esterno per far cadere questo sistema monetario fiat sponsorizzato dagli Stati Uniti. È un castello di carte che si sta già sgretolando per il suo stesso peso.

Il dollaro USA era circa 20-25 anni fa ancora in sintonia con il 90% della valuta di riserva dominante nel mondo. Oggi questa percentuale è scesa a meno del 60% e sta diminuendo. Viene sostituito principalmente dallo yuan cinese come nuova valuta di riserva.

Questo è ciò di cui parla con la guerra commerciale avviata dagli Stati Uniti – screditando lo yuan, una moneta solida, basata sull’economia cinese – e sull’oro. “Sanzionare” l’economia cinese con le tariffe statunitensi, dovrebbe danneggiare lo yuan, per ridurre la sua concorrenza con il dollaro come valuta di riserva mondiale. Un tentativo Inutile.

Lo yuan è una valuta solida riconosciuta in tutto il mondo, la valuta della seconda economia più grande. Secondo alcuni standard, come spiegato dal PPP (parità di potere d’acquisto), l’indicatore socioeconomico più importante per l’umanità, la Cina è dal 2017 l’economia numero uno al mondo.

Questo, e altri continui attacchi di Washington, è un tipico gesto disperato di una bestia morente, che si agita selvaggiamente a sinistra, a destra, in alto e in basso attorno a sé per far cadere nella sua tomba il maggior numero possibile di avversari percepiti. Esiste ovviamente il chiaro pericolo che questa lotta per la sopravvivenza dell’impero possa finalizzarsi con uno scontro sul nucleare – dio non voglia!

La politica, la filosofia e la diplomazia di non aggressione della Cina e della Russia potrebbero salvare il mondo dall’estinzione, compresa la popolazione degli Stati Uniti d’America.

*Peter Koenig è un economista e analista geopolitico. Dopo aver lavorato per oltre 30 anni con la Banca mondiale, ha scritto Implosion , un thriller economico, basato sulla sua esperienza diretta. In esclusiva per la rivista online ” New Eastern Outlook. ”

https://www.globalresearch.ca/china-breaks-western-debt-stranglehold/5693814

Fonte: Global Research

Traduzione: Luciano Lago

https://www.controinformazione.info/la-cina-rompe-il-dominio-del-debito-occidentale-sul-mondo/

Taranto

Approfittando dell’assenza del traffico, prendo la macchina e faccio un lungo giro per le periferie, dai Tamburi fino a Paolo VI, l’estrema banlieue della città. Al volante, mi ricordo all’improvviso, di quando una volta un vecchio politico cittadino mi spiazzò confidandomi che Taranto, in realtà, è solo un’enorme periferia anonima e sgraziata: «Chiunque voglia governarla deve averlo bene in testa».

A Paolo VI, dopo aver costeggiate le case del Cep, un tempo attraversate da una barbara guerra di mafia, mi fermo davanti a ciò che resta della Scuola Media Ungaretti. Qui mio padre ha insegnato per trent’anni, nella periferia della periferia, a due passi dalle ciminiere dell’Ilva. Ci stava da mattina a sera, la scuola è sempre stata per lui un luogo aperto a tutti, non solo ai ragazzi, ma anche ai genitori dei ragazzi e all’intero quartiere, ben al di là delle ore di lezione. Aveva fatto anche un orto, e un laboratorio di scienza. Ora l’Ungaretti non c’è più. Dopo che mio padre è andato in pensione, la dirigenza scolastica ha deciso di accorpare le ultime classi rimaste in un altro plesso, privando così le «case bianche» del loro unico istituto scolastico. In poche settimane, il lavoro di trent’anni è stato saccheggiato e vandalizzato. Sono rimasto a lungo a osservare lo scheletro vuoto della scuola. Non è rimasta una sola porta, un solo vetro alle finestre, una sola tazza del cesso, una sola sedia, una sola lavagna, un solo infisso. Perfino i mattoni e il ferro sono stati famelicamente strappati.

A poche centinaia di metri da qui sorge l’Ospedale Nord, da cui si abbraccia in un unico sguardo tutta città, i due mari, il porto, le ciminiere del siderurgico. A settembre vi ho accompagnato mio padre per il primo giorno di chemio.

Alessandro Leogrande è vicedirettore del mensile Lo straniero. Collabora con quotidiani e riviste e conduce trasmissioni per Radiotre. Per L’ancora del Mediterraneo ha pubblicato: Un mare nascosto (2000), Le male vite. Storie di contrabbando e di multinazionali (2003; ripubblicato da Fandango nel 2010), Nel paese dei viceré. L’Italia tra pace e guerra (2006). Nel 2008 esce per Strade Blu Mondadori Uomini e caporali. Viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud (Premio Napoli-Libro dell’anno, Premio Sandro Onofri, Premio Omegna, Premio Biblioteche di Roma). Il suo ultimo libro è Il naufragio. Morte nel Mediterraneo (Feltrinelli), con cui ha vinto il Premio Ryszard Kapuściński e il Premio Paolo Volponi. Per minimum fax ha curato l’antologia di racconti sul calcio Ogni maledetta domenica (2010).