La normalità era il problema

Noam Chomsky per esempio, noto linguista e analista politico americano, afferma che dopo la fine di questa crisi (che, come lui sostiene, supereremo) le opzioni saranno due: o Stati più autoritari e brutali, o una ricostruzione radicale della società in termini più umani, preoccupati dei bisogni umani invece che del profitto privato. Come lui sostiene, “c’è la possibilità che la gente si organizzi, si impegni, come molti stanno facendo, e porti a un mondo molto migliore, che affronti anche gli enormi problemi che stiamo affrontando lungo la strada, i problemi della guerra nucleare, più vicina di quanto sia mai stata, e i problemi della catastrofe ambientale da cui non ci sarà ripresa una volta che saremo arrivati a quella fase, e che non è lontana, a meno che non agiamo con decisione”.

Secondo il filosofo Slavoj Zizek Il Coronavirus è “la morte del capitalismo e un’opportunità per reinventare la società”. Questa emergenza, secondo lui, è “un segno” che così come abbiamo vissuto fino ad ora non si può continuare, e auspica un cambiamento radicale: “forse un altro virus, ideologico e molto più benefico si diffonderà e si spera che ci infetti: il virus del pensiero di una società alternativa, una società al di là dello Stato-nazione, una società che si aggiorna nelle forme di solidarietà e cooperazione globale”. […] Man mano che il panico si diffonde sul Coronavirus, dobbiamo fare la scelta definitiva: o mettiamo in atto la logica più brutale della sopravvivenza del più adatto o parliamo di comunismo globale. […] Questo collasso economico è dovuto al fatto che l’economia si basa fondamentalmente sul consumo e sulla ricerca di valori promossi dalla visione capitalista, come la ricchezza materiale. Ma non dovrebbe essere così, non dovrebbe esserci una tirannia del mercato”.

Di altro parere è il filosofo e docente sudcoreano Byung-chul Han, che esprime il suo pensiero in questi termini:

“Il virus non vincerà il capitalismo. La rivoluzione virale non succederà. Nessun virus è capace di fare la rivoluzione. Il virus ci isola e ci individualizza. In qualche modo, ognuno si preoccupa solo della propria sopravvivenza. La solidarietà che consiste nel preservare le mutue distanze non è una solidarietà che permette di sognare una società diversa, più pacifica, più giusta. Non possiamo lasciare la rivoluzione nelle mani del virus. Speriamo che dopo il virus arrivi una rivoluzione umana. Siamo noi, persone dotate di ragione, che dobbiamo ripensare e limitare radicalmente il capitalismo distruttivo, assieme alla nostra illimitata e distruttiva mobilità, per salvare noi stessi e per salvare il nostro clima e il nostro bel pianeta.”

Come si sarà capito, c’è molta riflessione in questo momento nei traffici rallentati delle case chiuse, in quella noia che si dipana nel focolare domestico per cercare di non pensare all’incertezza strutturale, a quel qualcosa che potrebbe pregiudicare l’esistenza di un dopo. E quindi, per dirla tutta, questo articolo potrebbe non concludersi mai, di questi tempi.

Ecco perché, da tipo clemente quale sono, terminerò queste righe con un’ultima e amplificata domanda, congenitamente inconcludente:

Stiamo davvero pensando, restando a casa, a che tipo di mondo vogliamo dopo?

Francesco Paolo Cazzorla ( Zu Fra )

Autore: redattorecapo

associazione culturale Araba Fenice fondata a Bondeno (FE)

1 commento su “La normalità era il problema”

  1. L’intrepido nuovo mondo che si prospetta innanzi ai nostri occhi assumerà, per necessità, una forma secondo la quale le esigenze della produzione e del commercio saranno dettate da questioni strategiche e non dal mercato o dal profitto.

    In tutto questo, pur nella drammaticità degli eventi che ci troviamo ad assistere, vi è una sottile ironia: quanto detto, che ha tutta l’aria di un programma politico ed economico di sapore “socialista” (come quelli fortemente avversati da Hayek e da tutta la sua cricca neoliberale), non sarà dettato da considerazioni ideologiche relative di giustizia sociale, ma delle mere necessità di sopravvivenza del sistema.

    Ma, crollando la base strutturale che le reggeva, crolleranno, in maniera ingloriosa (non essendo degne di alcuna gloria) le sovrastrutture culturali della Weltanschauung globalista, in primo luogo l’onnipresente e stucchevole economicismo in salsa neoliberale.
    Pier Paolo Dal Monte
    https://www.ariannaeditrice.it/articoli/il-collasso-del-sistema-e-l-intrepido-nuovo-mondo

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: