Mentalità militare

I 30 ministri degli Esteri della Nato (per l’Italia Luigi Di Maio), riunitisi il 2 aprile in videoconferenza, hanno incaricato il generale  Usa Tod Wolters, Comandante Supremo Alleato in Europa, di «coordinare il necessario appoggio militare per combattere la crisi del coronavirus».

Per «combattere la crisi del coronavirus» il generale Wolters dispone di «corridoi preferenziali per voli militari attraverso lo spazio aereo europeo», dove sono quasi scomparsi i voli civili.

Corridoi preferenziali vengono usati anche dai bombardieri Usa da attacco nucleare B2-Spirit: il 20 marzo, decollati da Fairford in Inghilterra, si sono spinti, insieme a caccia norvegesi F-16, fin sull’Artico verso il territorio russo. In tal modo – spiega il generale Basham, vicecomandante delle Forze aeree Usa in Europa –  «possiamo rispondere con prontezza ed efficacia alle minacce nella regione, dimostrando la nostra risolutezza a portare ovunque nel mondo la nostra potenza di combattimento».

Mentre la Nato è impegnata a «combattere il coronavirus» in Europa, due dei maggiori Alleati europei, Francia e Gran Bretagna, inviano loro navi da guerra nei Caraibi.

La nave da assalto anfibio Dixmund è salpata il 3 aprile da Tolone verso la Guyana francese per quella che il presidente Macron definisce «una operazione militare senza precedenti». denominata «Resilienza»,  nel quadro della «guerra al coronavirus».

La Dixmund può svolgere la funzione secondaria di nave ospedale con 69 letti, 7 dei quali per terapie intensive. Il ruolo primario di questa grande nave, lunga 200 m e con un ponte di volo di 5000 m2, è quello dell’assalto anfibio: avvicinatasi alla costa nemica, attacca con decine di elicotteri e mezzi da sbarco che trasportano truppe e mezzi corazzati.

Caratteristiche analoghe, anche se su scala minore, ha la nave britannica  RFA Argus, salpata il 2 aprile verso la Guyana britannica.

Le due navi europee si posizioneranno nelle stesse acque caraibiche nei pressi del Venezuela dove sta arrivando la flotta  da guerra – con le più moderne navi da combattimento litorale (costruite anche dall’italiana Leonardo per la US Navy) e migliaia di marines – inviata dal presidente Trump ufficialmente per bloccare il narcotraffico.

Egli accusa il presidente venezuelano Maduro di «approfittare della crisi del coronavirus per accrescere il traffico di droga con cui finanzia il suo narco-Stato». Scopo dell’operazione, appoggiata dalla Nato, è rafforzare la stretta dell’embargo per strangolare economicamente il Venezuela (paese con le maggiori riserve petrolifere del mondo), la cui situazione è aggravata dal coronavirus che ha iniziato a diffondersi.

L’obiettivo è deporre il presidente Maduro regolarmente eletto (sulla cui testa gli Usa hanno posto una taglia di 15 milioni di dollari) e instaurare un governo che porti il paese nella sfera di dominio Usa. Non è escluso che possa essere provocato un incidente che serva da pretesto per l’invasione del Venezuela. La crisi del coronavirus crea condizioni internazionali favorevoli a una operazione di questo tipo, magari presentata come «umanitaria».

Il Manifesto

Chimera-virus

Gli esperimenti, che non solo hanno dimostrato che era possibile la trasmissione del virus da parte dei mammiferi, ma hanno fornito informazioni su come costruire un tale virus, hanno suscitato grande preoccupazione per la sicurezza dei cosiddetti esperimenti di “Gain of function” (GOF). Esperimenti che hanno portato alla creazione di agenti patogeni con maggiore virulenza e trasmissibilità, e che possono riferirsi a una vasta gamma di mutazioni biologiche naturali o indotte artificialmente, alcune delle quali potrebbero potenzialmente creare agenti patogeni sempre più pericolosi.
La controversia ha innescato una raffica di nuove politiche sulla ricerca a dual use negli Stati Uniti. Nel 2012 e 2014, il governo degli Stati Uniti ha emanato nuove regole, però la preoccupazione si è rinnovata quando i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie e il National Institutes of Health, nel luglio 2014, hanno sperimentato un trio di guasti alla biosicurezza che coinvolgeva il virus della variola (l’agente causale del vaiolo), il Bacillus anthracis (il batterio che causa l’antrace) e l’influenza aviaria. Nessuno di questi incidenti ha causato malattie umane, ma si sono verificati in breve tempo e presso istituti di ricerca biomedica d’élite; queste circostanze hanno aumentato le preoccupazioni circa la condotta sicura della ricerca sui patogeni con maggiore virulenza o trasmissibilità.
In risposta agli incidenti, nell’ottobre 2014 la Casa Bianca emise una moratoria sul finanziamento di nuovi studi di gain of function su influenza, SARS e MERS, e  avviò un processo deliberativo, guidato dal National Science Advisory Board on Biosecurity, e durato 18 mesi, che infine nel maggio 2016, emise raccomandazioni per la supervisione di tali esperimenti. (Le raccomandazioni introdussero un altro termine: “Gain-of-function research of concern”, GOFRC)
Nel gennaio 2017, il processo deliberativo produsse l’emissione di una guida, poi nel dicembre il Dipartimento della salute, sede del National Institutes of Health, il più grande finanziatore mondiale di ricerca biomedica, pubblicò una supervisione della ricerca che coinvolge potenziali patogeni pandemici potenziati. Questa nuova politica  del Framework, per guidare i finanziamento sulla ricerca, mostra però ancora un approccio  rischioso, perché esclude la ricerca finanziata da altre agenzie federali o dal settore privato.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/l-oms-ha-aiutato-la-cina-a-nascondere-il-covid-19-e-chiude-gli-occhi-sul-traffico-dei-super-virus-ingegnerizzati-24481

La normalità era il problema

Noam Chomsky per esempio, noto linguista e analista politico americano, afferma che dopo la fine di questa crisi (che, come lui sostiene, supereremo) le opzioni saranno due: o Stati più autoritari e brutali, o una ricostruzione radicale della società in termini più umani, preoccupati dei bisogni umani invece che del profitto privato. Come lui sostiene, “c’è la possibilità che la gente si organizzi, si impegni, come molti stanno facendo, e porti a un mondo molto migliore, che affronti anche gli enormi problemi che stiamo affrontando lungo la strada, i problemi della guerra nucleare, più vicina di quanto sia mai stata, e i problemi della catastrofe ambientale da cui non ci sarà ripresa una volta che saremo arrivati a quella fase, e che non è lontana, a meno che non agiamo con decisione”.

Secondo il filosofo Slavoj Zizek Il Coronavirus è “la morte del capitalismo e un’opportunità per reinventare la società”. Questa emergenza, secondo lui, è “un segno” che così come abbiamo vissuto fino ad ora non si può continuare, e auspica un cambiamento radicale: “forse un altro virus, ideologico e molto più benefico si diffonderà e si spera che ci infetti: il virus del pensiero di una società alternativa, una società al di là dello Stato-nazione, una società che si aggiorna nelle forme di solidarietà e cooperazione globale”. […] Man mano che il panico si diffonde sul Coronavirus, dobbiamo fare la scelta definitiva: o mettiamo in atto la logica più brutale della sopravvivenza del più adatto o parliamo di comunismo globale. […] Questo collasso economico è dovuto al fatto che l’economia si basa fondamentalmente sul consumo e sulla ricerca di valori promossi dalla visione capitalista, come la ricchezza materiale. Ma non dovrebbe essere così, non dovrebbe esserci una tirannia del mercato”.

Di altro parere è il filosofo e docente sudcoreano Byung-chul Han, che esprime il suo pensiero in questi termini:

“Il virus non vincerà il capitalismo. La rivoluzione virale non succederà. Nessun virus è capace di fare la rivoluzione. Il virus ci isola e ci individualizza. In qualche modo, ognuno si preoccupa solo della propria sopravvivenza. La solidarietà che consiste nel preservare le mutue distanze non è una solidarietà che permette di sognare una società diversa, più pacifica, più giusta. Non possiamo lasciare la rivoluzione nelle mani del virus. Speriamo che dopo il virus arrivi una rivoluzione umana. Siamo noi, persone dotate di ragione, che dobbiamo ripensare e limitare radicalmente il capitalismo distruttivo, assieme alla nostra illimitata e distruttiva mobilità, per salvare noi stessi e per salvare il nostro clima e il nostro bel pianeta.”

Come si sarà capito, c’è molta riflessione in questo momento nei traffici rallentati delle case chiuse, in quella noia che si dipana nel focolare domestico per cercare di non pensare all’incertezza strutturale, a quel qualcosa che potrebbe pregiudicare l’esistenza di un dopo. E quindi, per dirla tutta, questo articolo potrebbe non concludersi mai, di questi tempi.

Ecco perché, da tipo clemente quale sono, terminerò queste righe con un’ultima e amplificata domanda, congenitamente inconcludente:

Stiamo davvero pensando, restando a casa, a che tipo di mondo vogliamo dopo?

Francesco Paolo Cazzorla ( Zu Fra )