Parte seconda

Ed eccoci arrivati agli anni ’90. L’Italia è diventata una grande potenza economica, ma priva di sovranità e priva di una classe dirigente che sappia o che voglia condurre la sua azione a vantaggio della nazione. Ecco il Britannia, ecco le privatizzazioni selvagge, ecco l’ingresso nell’euro: le tappe della svendita del Paese e del tradimento ai danni del suo popolo. Francia e Gran Bretagna, superate dall’Italia, sia pur di poco, sul piano economico, avendo però conservato delle classi dirigenti degne di questo nome, sono riuscite a riprendersi. Si pensi all’azione di risanamento dell’economia avviata da Margareth Thatcher, quando la Gran Bretagna pareva avviata a un inesorabile declino. Anche l’Italia avrebbe potuto riprendersi e tornare a giocare la grande partita, ma non ha avuto la minima chance, perché la sua classe dirigente aveva già deciso di tradirla e di badare solamente ai propri affari e soprattutto alla conservazione dei propri privilegi. Meglio un potere in conto terzi, che nessun potere: così essa ha ragionato, e così ragionano ancor oggi i Gentiloni, i Renzi, i Zingaretti, i Di Maio, i Grillo, e tutti gli altri che non vale neppur la pena di nominare tale è la loro inconsistenza e nullità sul piano della competenza, specialmente i ministri dell’Economia e dei dicasteri ad essa collegati di questi ultimi due decenni. La storia dell’Italia nell’euro è la storia di un suicidio assistito, di una eutanasia programmata. La prova del ruolo subalterno cui le classi dirigenti italiane si sono adattate è che ogni qualvolta un governo ha cercato di riguadagnare qualche margine di autonomia, è stato riportato all’ordine, o fatto cadere, da manovre speculative e ricatti finanziari, la salita dello spread e i giudizi impietosi delle agenzie di rating; ogni volta che al potere è salito un governo docile (preferibilmente non eletto dal popolo: vedi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni e, ora, il Conte Bis) i poteri forti della finanza hanno allentato un po’ la presa, distribuendo elogi a quei primi ministri e assegnando all’Italia lo zuccherino per essere stata buona e obbediente.
Altro esempio. Come è possibile che un manager pubblico, dopo aver portato al disastro l’azienda che gli era stata affidata, venga liquidato con il massimo della buonuscita e degli onori? In un Paese normale, cioè dotato di sovranità, un simile signore verrebbe sottoposto a inchiesta e probabilmente processato. Evidentemente, quel premio e quelle gratifiche attestano che egli ha fatto bene il suo lavoro: che non era quello di far prosperare l’azienda a lui affidata, ma di affossarla. Altro esempio ancora. In un Paese sovrano, il governo non consente che i suoi più grossi imprenditori si trasferiscano tranquillamente all’estero, senza aver restituito un centesimo di quanto hanno ricevuto dallo Stato per anni e per decenni: eppure la FIAT ha fatto questo, e ora in Italia non paga nemmeno più le tasse, dopo aver licenziato tutti gli operai che non le servivano quando ha decisi di andarsene. Curioso, vero? Ciò accade quando la classe dirigente e l’interesse nazionale viaggiano su binari diversi e del tutto divergenti. Quel che è buono per la classe dirigente è cattivo per quella nazione. I magistrati che lottano seriamente contro la mafia vengono trasferiti o assassinati, quelli che fingono di non vedere i boss latitanti che girano per la strada a viso aperto, restano e fanno carriera. Una selezione all’incontrario, appunto: vince chi fa peggio. La cosa è tanto evidente che perfino i ciechi dovrebbero vederla.
E tuttavia, il popolo italiano stentava a rassegnarsi: possedeva ancora una spina dorsale, quella eroica classe di piccoli imprenditori, artigiani e commercianti che nonostante tutto, benché spremuti da un fisco assurdamente rapace e ostacolati da normative europee tanto capziose quanto irrazionali, ha seguitato a lavorare, a produrre, a risparmiare. Bisognava abbatterlo, perché solo spezzando la spina dorsale del popolo italiano si sarebbe potuta realizzare l’agenda assegnata dai poteri forti della finanza internazionale alla classe dirigente italiana. L’emergenza sanitaria per il Covid-19 è servita a questo: a distruggere quell’ultimo nucleo di resistenza, quell’irriducibile zoccolo duro. Alcuni mesi di blocco pressoché totale del fatturato avrebbero piegato l’ultimo ostacolo: ed è quel che il signor Conte sta facendo, scientemente e deliberatamente, per conto e nell’esclusivo interesse dei suoi padroni e burattinai. Di nuovo, si obietterà: ma gli italiani non sono obbligati a votare per della gente di tal fatta. Vero. Però, a parte il fatto che gente di tal fatta non ha bisogno del voto degli italiani per arrivare a palazzo e chiudervisi dentro tutto il tempo che vuole, se non c’è la sovranità dello Stato, non ci può essere una classe dirigente capace di rappresentarli e interessata a farlo, ma solo una classe di servi che più o meno si equivalgono, a sinistra, al centro o a destra.
Prendiamo il caso del Movimento 5 Stelle: si è presentato come antisistema, è stato votato perché diceva di voler uscire dall’euro; e cosa ha fatto, non appena giunto a palazzo? Si è incollato alle poltrone e ha fatto esattamente il contrario di ciò che aveva promesso agli elettori. Questa è la situazione. E ci siamo arrivati per gradi, lentamente, partendo dall’8 settembre del 1943. Il merito è stato abolito e la carriera è stata assicurata ai mediocri, purché obbedienti e allineati. Migliaia di italiani colti, intelligenti, preparati, onesti, sono rimasti al palo, ignorati dal sistema: hanno fatto carriera gli altri, quelli che si sono messi in vendita sul mercato delle vacche. Lo stiamo vedendo anche nell’ambito medico e scientifico, proprio in questi giorni di emergenza sanitaria. Non parliamo del giornalismo e dell’informazione: è arrivato il momento della più grave crisi mai vissuta dal Paese dopo la Seconda guerra mondiale, e quasi tutti hanno mostrato il loro volto di mediocri, di servi, di mercenari pronti a vendersi. Si son messi a ragliare, a grugnire, a latrare secondo gli ordini del padrone. Padrone che, lo ripetiamo, non si trova in Italia, perché essa non è più uno Stato sovrano. Come ne usciremo? Male, malissimo, se non correremo ai ripari: fermando e processando i traditori. Ma per farlo ci vogliono fierezza e idee chiare. Dove trovarle, se non tornando al Dio dei nostri padri?

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/una-classe-dirigente-che-tradisce-va-processata

Autore: redattorecapo

associazione culturale Araba Fenice fondata a Bondeno (FE)

4 pensieri riguardo “Parte seconda”

  1. Vede a rischio le libertà personali?
    Quali libertà? Le libertà personali ad oggi non sono a rischio, sono già perse. Quando vengono utilizzate parole come “regime”, “consentire” e “permettere”, quando si utilizzano espressioni quali “i parchi ve li dovete meritare”, quando si impongono braccialetti ai bambini per mantenere il distanziamento nelle scuole o viene chiesto di certificare anche i nostri legami, dov’è la libertà? E la democrazia?
    Sul fronte salute, lei dice che sulla sieroterapia si è fatto poco. Crede che il professor De Donno e la cura al plasma siano state boicottate?
    Qualsiasi strada diversa non è stata presa in considerazione. Volutamente. Così come volutamente non si parla di prevenzione. E anche questo mi porta a pensare che l’interesse non sia la salute pubblica ma semmai il lucro che può derivare dalla sua gestione.
    https://www.controinformazione.info/governo-e-opposizione-a-braccetto-zerbini-del-sistema-neoliberista/

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