parità di genere

Se dalla guerra fra Russia e Ucraina arrivano notizie altalenanti sui rovesciamenti di fronti, l’Armata Social non arretra mai e continua la sua marcia, non trionfale, ma silenziosamente schiacciasassi. Come ogni regime totalitario, l’Armata soffoca le polemiche e lo fa con una tecnica semplicissima: attrae con falsità scintillanti, perdona sgrammaticati e analfabeti ponendosi al loro fianco, abolisce il novanta per cento del lessico creando una lobby sterminata composta da comunicatori di concetti-base: quelli che credevamo di avere abbandonato dopo l’asilo ritornano con dignità adulta.

Cacca, pappa, bumba forse no, ma insigni strateghi stanno studiando minimalismi dialettici e ogni appiglio socio-demagogico per saziare la sete di correttezza green, gender, ovviamente politica (fingendo che esista ancora). Pochi stereotipi, ripetuti all’infinito. Si vendono biglietti aerei e camere d’albergo da tremila euro con il marchio “viaggio sostenibile” perché l’emissione di Co2 forse cala con l’aumentare del prezzo, specie se si comprano business e deluxe, tariffe che aiutano il pianeta. E questo vale ovviamente per quasi tutti i prodotti in vendita ovunque.

Coscienze a posto, ma non basta: dobbiamo imparare il nuovo lessico. Non forbito, anche parole a casaccio. Attenti solo alle desinenze, perché non importa se, a parità di mansioni, il lavoro della donna venga retribuito fino al 18 per cento in meno rispetto a quello svolto da maschi: in fondo i soldi, come si dice, vanno e vengono, l’importante è vedere tante lettere “a” al posto di “o”, per secoli abusive finali di parola che lasciavano intendere come le mansioni maschili fossero sempre svolte da uomini, anche quando l’altro sesso le interpreta nel modo migliore. A questi protocolli si adegua, pur senza farne una bandiera, quella stampa che un tempo incuteva soggezione. Il Corriere, ad esempio, sconfitto da orde di copia e incolla online, nella battaglia di (via) Solferino è costretto a trasformarsi in un catalogo di Rolex modello Divortium e ad ammettere che in politica il programma non conta, vincono le canzoni partigiane o il silenzio di chi le rifiuta.

Archiviato il capitolo quotidiani arresi all’invasore, rimangono le grandi opere, quei must-odontici libroni che ogni politico doveva avere dietro di sé per dimostrare il peso della propria cultura davanti alle telecamere in bianco-nero. L’enciclopedia Treccani, autorevole sorella minore della Britannica, non ci sta a farsi seppellire da uno smartphone qualunque. E decide di sorprendere, ma non con strepitosi rilanci culturali: bastano piccolissime, geniali innovazioni. “L’infaticabile lavoro di aggiornamento della lingua italiana a cui l’Osservatorio della Treccani si dedica senza sosta si concretizza in un dizionario storico-etimologico” la cui sostanza è “l’eliminazione degli stereotipi di genere” secondo i quali a cucinare e stirare è immancabilmente la donna, mentre a dirigere un ufficio è un uomo.

http://www.opinione.it/editoriali/2022/09/16/gian-stefano-spoto_osservatorio-treccani-gender-stereotipi-lessico/

Autore: redattorecapo

associazione culturale Araba Fenice fondata a Bondeno (FE)

1 commento su “parità di genere”

  1. C’è da immaginare che valga come resilienza: lo stravolgimento anche semantico di priorità, emergenze vere, diritti traditi, doveri più traditi ancora, fa ricorrere a espedienti linguistici blandi e intesi a normalizzare le più bieche anomalie, le più vergognose volontà politiche di disattendere ogni mandato che non sia quello dello sfruttamento, della rapina, della sopraffazione.
    https://ilsimplicissimus2.com/2022/09/17/frode-climatica-165984/

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