Mario Monti, ho qualcosa da dirti…

Sabato 21 settembre scorso ad Assisi, nell’ambito del festival “Il Cortile di Francesco”, si è svolto un convegno i cui relatori erano Mario Monti ed Alberto Bagnai.
Un noioso confronto pseudo contraddittorio, con un Monti versione “green” preoccupato del futuro dei giovani ed un sostanzialmente sdraiato Alberto Bagnai verso il collega e ciò che rappresenta.
In questo contesto, alla fine del confronto, Daniela Di Marco, strappando il microfono (non era previsto alcun dibattito) ha preso la parola rivolgendo un originale “messaggio d’auguri” al senatore a vita Monti e annunciando la manifestazione di sabato 12 ottobre prossimo venturo a Roma, Liberiamo l’Italia!.
Qui è possibile leggere il testo integrale del suo messaggio, mentre Daniela è stata impossibilitata ad esporlo nella sua interezza a causa della fuga fulminea dei due senatori e del disordine creatosi fra gli organizzatori del convegno…

Ambiente come pretesto

Sul tema ambientale si  sono avuti tre passaggi fondamentali: il primo tendente a negare il problema, il secondo ad ammetterlo e a inventare false soluzioni, il terzo quello di porsi alla testa dell’ambientalismo, guidandolo verso una sorta di escatologia priva di qualunque spirito critico. Dal momento che i vari tavoli e conferenze non potevano sortire questo effetto poiché le soluzioni erano criticabili sul piano della ragione oltre ad apparire insufficienti rispetto al problema, si è scelto il modulo emotivo – mistico che prescinde da ogni razionalità, dunque da ogni confronto. Per questa operazione – in un primo momento varata per deviare molti voti di protesta verso le formazioni verdi, consentendo così di salvare il fronte conservatore da una detronizzazione in Europa – si  sono scelti tutti gli ingredienti giusti: dunque una ragazzina, per giunta con problemi di autismo, che grazie a consistenti aiuti provenienti da spin doctor e da organizzazioni finanziate dai Rockfeller, dall’Aspen Institute e da tutti i maggiori inquinatori mondiali tramite   Klimate justice now e Friends of Earth, è diventata in poche settimane la profetessa adottata dal sistema. Peccato che sia lo stesso sistema che negli ultimi anni i sussidi ai combustibili fossili siano aumentati del 12%, rispetto al calo avutosi dopo la crisi e che dopo gli accordi di Parigi, 33 tra le più grandi banche mondiali hanno aumentato i loro investimenti nel settore dei combustibili fossili, portandoli a 1700 finendo per finanziare di fatto i cambiamenti climatici. E  come se questo non bastasse alcuni Paesi europei, per compiacere la scomposta guerra fredda inaugurata dagli Usa contro la Russia, la Germania ha aumentato del 34 % le importazioni di carbone americano, la Gran Bretagna e l’Olanda del 255% , una cifra analoga a quella della Svezia, patria di Greta. Contemporaneamente sono calati gli investimenti in rinnovabili sia in Usa che in Europa e rimangono in crescita esclusivamente grazie alla Cina che all’India.

estratto da https://ilsimplicissimus2.com/2019/09/27/aumenta-la-bolletta-della-camera-a-gas/

Integrazione

Un 39enne marocchino è stato arrestato per tentato omicidio plurimo per aver aggredito, cercando di strangolarla, una barista e alcune persone che hanno assistito alla scena. È successo nella notte in un bar di Reggio Emilia, frazione Cadè. L’uomo, residente in provincia di Potenza e con precedenti, è entrato nel locale ordinando una birra, ma si è lamentato del fatto che fosse troppo fredda e ha cominciato a insultare la donna dietro al bancone e poi le ha lanciato contro una bottiglia. La barista, cinese, l’ha rincorso con un mattarello, cacciandolo. Ma lui è tornato armato di un’asta metallica e l’ha colpita violentemente per poi arrivare quasi a strangolarla, provocandole lesioni per 40 giorni di prognosi. Diversi avventori hanno tentato di farlo desistere, ma lui li ha aggrediti. Quindi è salito sulla propria auto e ha cercato di investire sia la barista che i clienti. E’ fuggito, ma è stato rintracciato dai carabinieri che lo hanno fermato, non prima che speronasse una pattuglia. (ANSA)

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Mi duole il mio paese

Mi duole il mio Paese che non vede la rovina dei suoi giovani, sempre più precari della vita, carichi di pasticche, alcool e droga, spesso deboli e capricciosi, specchio fedele dei modelli imposti dalla comunicazione dominante, vittime di mille modelli negativi. Mi fa male l’abbandono degli anziani, il cinismo, la competitività litigiosa di un popolo che si è lasciato dividere, gli uni contro gli altri, risse da ballatoio, linguaggio da suburra, demolizione di tutto quanto ci univa, a cominciare dalla lingua imbastardita, fino alla fede comune tradita dai suoi custodi. Dolgono le città desertificate in favore di orribili periferie fatte di alveari, cubi e parallelepipedi, la grande bellezza, l’estetica, essenza di un popolo, sacrificata alla bruttezza, allo sfregio, al kitsch che avanza dappertutto. Sapemmo creare Venezia, Roma, Firenze, mille paesi e città armoniose e diverse, un territorio modellato dalla sapienza millenaria. Adesso, siamo riusciti a rendere orribili i paesaggi più belli del mondo.

Inventammo le università e oggi un’ignoranza di ritorno, tremenda perché soddisfatta di sé, pervade milioni di persone, abilissime peraltro a maneggiare gli idoli del tempo, telecomandi, smartphone, computer. Mi fa male un paese che fondò ovunque lazzaretti e ospedali attraverso la pietà popolare, lo slancio delle istituzioni religiose e la generosità di non pochi potenti, ma costringe i malati dell’orgoglioso Terzo Millennio a ore e ore di attesa su scomode barelle negli inferni metropolitani dal sarcastico nome di Pronto Soccorso.

MI FA MALE IL MIO PAESE

Aerei

Gli aerei sono responsabili del 5% dei gas serra che vomitiamo in atmosfera ogni anno, anzi lo erano perché il calcolo è vecchio di qualche anno e le emissioni aviatorie continuano ad aumentare. Calcolo di organizzazioni scientifiche non dipendenti dall’industria aereonautica, naturalmente, che invece minimizza.

Ma i carburanti che gli aerei bruciano non producono solo gas serra, inquinano in molti altri modi e, se tenete conto anche del fatto che una piccola percentuale degli umani, solo il 5%, viaggia in aereo e riesce a produrre già soltanto con questa sua abitudine il 5% del riscaldamento globale, la faccenda diventa ancora più inquietante. Soprattutto se il viaggio aereo è fatto per “svago” o per risparmiare qualche ora di tempo. Nel 1998 uno studio attuato per conto della Commissione Europea rilevava che le emissioni degli aerei “potrebbero avere un notevole effetto sulla chimica dell’atmosfera e sullo strato di ozono”.

Sono passati molti anni e le emissioni continuano ad aumentare e la massa mediatica non vi racconta che una parte di tali emissioni, quando l’aereo vola in alto in alto, un puntino luccicante nel blu dipinto di blu, vanno direttamente nella stratosfera e non tornano più giù. Più! Nessuna pianta, nessun vegetale può assorbirle, lassù.

Ma nel delirio consumistico-competitivo il viaggio è diventato un consumo, una competizione, un vanto, una corsa. Sempre di più e sempre più lontano, sempre più costoso e/o sempre più strano e improbabile. O almeno così crede il massaturista, che crede tra l’altro di scegliere mentre invece è spinto dalla pubblicità e dall’imitazione verso quelle mete sulle quali il mercato turistico globale ha deciso di puntare. Nella demenza finale anche i luoghi che si prevede il riscaldamento globale farà sparire, contribuendo così a farli sparire sicuramente e rapidamente.

Come ogni altro aspetto della vita del ricco Occidente e dei suoi collaterali, il viaggio è diventato conquista sociale, ostentazione, collezione, mania. Così, mentre sono in coda come alla cassa del supermercato, i ricchi turisti che arrancano uno dietro l’altro verso la cima dell’Everest, e ogni tanto ci lasciano le penne e sempre ci lasciano i loro rifiuti, credono di aver conquistato una superiorità rispetto al resto del genere umano. Semplicemente, ancora una volta, la superiorità del denaro e della sua ostentazione.

La guerra dei cosiddetti “viaggi”, sempre più frenetica, sta contribuendo grandemente a deturpare e distruggere ogni angolo del pianeta. Isole, spiagge, savane vengono cementificate per gli alberghi dei turisti; le baie diventano porti per i panfili o le navi da crociera; i rifiuti e i liquami di migliaia di persone che non badano a risparmiare riciclare riusare ma solo a consumare (è per quello che si viaggia, no? E poi, come si fa a riciclare, in luoghi dove non c’è la raccolta differenziata!) finiscono molto spesso in mare, di notte e al largo, dove le correnti se ne incaricheranno. Duecento milioni di persone al mondo lavorano in tutti quei villaggi turistici, alberghi, resort del sud del mondo, con paghe da fame, senza orari e contando solo sulle mance per sopravvivere. Per questo sono così gentili e servizievoli, non l’avevate capito? E per questo le vacanze di lusso negli alberghi di lusso non sono più un lusso, se si scelgono come meta i paesi poveri. E non dite che non l’avevate capito.

Ad Angkor Wat enormi complessi alberghieri hanno svuotato la falda acquifera e dopo quasi mille anni di esistenza l’enorme e magnifico tempio rischia di crollare  perché il suolo sta cedendo: in pochi decenni i turisti armati di macchina fotografica e poi smartphone sono riusciti a fare quello che nemmeno la giungla aveva fatto in dieci secoli.

A Pompei spariscono i mosaici pezzo per pezzo.

Nel più grande sito archeologico precolombiano del Messico, Teotihuacan, le piramidi si stanno sbriciolando per il calpestio di milioni di persone.

Nel parco Masai Mara, dove il massaturista va per vedere gli animali africani, a furia di disboscare per costruire alberghi e bungalow, gli animali stanno scomparendo.

Le navi da crociera stanno distruggendo le barriere coralline nei Caraibi.

I Masai vengono cacciati dalle loro terre per fare posto ai resort.

Negli alberghi di Zanzibar si consumano 1500 litri di acqua a persona al giorno, una famiglia di abitanti di Zanzibar ne consuma 93 al giorno; nei resort di Goa il turista consuma  1754 litri di acqua al giorno, l’abitante di Goa ne consuma 14; spesso gli abitanti di Goa si sono ritrovati senza acqua, i turisti no.

Dunque il massaturista potrebbe dire come Attila (che non lo disse) “dove passo io non cresce più un filo d’erba” o potrebbe paragonarsi ai Romani quando dissero “Cartago delenda est” e sparsero pure il sale sulle rovine per assicurarsi che nulla potesse più crescere in quei luoghi. Una differenza sta nel fatto che sia Attila che i Romani sapevano di compiere un’azione distruttiva e malvagia.

http://www.ilcambiamento.it//articoli/la-colpa-e-del-bajon

L’estinzione prossima ventura

Quello che si è ottenuto ed è quasi-rimasto del Sessantotto si può così sintetizzare:

–       Il femminismo ha portato un notevole miglioramento della posizione della donna con il raggiungimento di una quasi-parità o comunque di una specie di complementarietà paritetica. Il processo è ancora in corso;

–       C’è stato un certo miglioramento pratico nell’accesso all’istruzione in genere: la scuola è meno di élite, anche se il risultato non è completamente raggiunto.

Il Movimento è poi stato quasi-riassorbito dal sistema industriale-economico, come i movimenti simili successivi, più piccoli e recenti. Forse il Sessantotto, filosoficamente materialista e meccanicista, è stato la massima espressione del nostro grande errore, l’errore antropocentrico: complici non richieste, le tre religioni abramitiche che hanno sempre sostenuto in modo abnorme questo errore.

Il Movimento sistemico-olistico

L’altro movimento, ignorato, è nato più o meno nello stesso periodo ed è rimasto sul piano del pensiero e della visione del mondo. Ricordo alcuni eventi di quegli anni e di quelli successivi:

–       La pubblicazione del Rapporto I limiti dello sviluppo (1972), unico studio completo condotto con modalità sistemiche, anche se è ancora antropocentrico;

–       La pubblicazione del noto articolo di Arne Naess The shallow and the deep  (1973) che costituisce una specie di atto di nascita dell’Ecologia Profonda, e dei libri di Fritjof  Capra (Il Tao della fisica, Il punto di svolta), Gregory Bateson (Verso un’ecologia della mente, Mente e Natura), Rupert Sheldrake (La rinascita della Natura, La mente estesa);

–       Il procedere degli studi e delle pubblicazioni sulla dinamica dei sistemi, in particolare dei sistemi complessi e dei fenomeni mentali che ne conseguono, fra cui le pubblicazioni di Ilya Prigogine (La Nuova Alleanza, La fine delle certezze);

–       Le scoperte di etologia degli animali non-umani ad opera soprattutto di Konrad Lorenz (Gli otto peccati capitali della nostra civiltà e molti altri) e Jane Goodall;

–       La indistinguibilità fra mente e materia conseguente a decenni di studi di fisica quantistica, di fatto ignorati dalla scienza divulgata;

–       Gli studi e le pubblicazioni di Stefano Mancuso e di Peter Wohlleben sulla vita emotiva dei vegetali (molto recenti).

Ci sono diverse varianti, molte sfaccettature riconducibili (almeno in parte e talvolta un po’ alla lontana) a questo movimento, che non ha ancora trovato una sua unitarietà, una sua azione comune: cito la Decrescita, l’Ecopsicologia, l’Animalismo, il Vegetarianesimo e il Veganismo, l’anti-caccia, il Movimento Zeitgeist, l’adesione a filosofie orientali e native, il cancrismo, l’anti-industrialismo, la critica integrale alla civiltà (Primitivismo), la Permacultura, il Bioregionalismo, la Macrobiotica, la fine dell’economia, l’animismo-panteismo, i dissidenti cattolici (seguaci di Teilhard de Chardin), i credenti nella mente estesa, i movimenti “di transizione”, i recenti movimenti giovanili contro i cambiamenti climatici, e chiedo scusa se ne ho dimenticato qualcuno. Potrebbero trovare una visione unitaria nel quadro dell’Ecologia Profonda, che ammette al suo interno diverse Ecosofie (Arne Naess).

Come accennato, numerose tendenze del pensiero scientifico-filosofico attuale (Unità della Vita, Fisica quantistica con fusione mente-materia, dinamica di sistemi, studi sulla mente animale e vegetale, fenomeni mentali nei sistemi complessi, e altri) supportano le idee dell’Ecologia Profonda.

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=62366

Petrolio

Tra gennaio e maggio, l’invio di petrolio russo negli Stati Uniti è quasi raddoppiat, a 17,43 milioni di barili, un record dall’agosto 2013. Anton Polatovich, analista di BKS Broker, affermava che nel complesso le quote del mercato energetico di Washington erano ben spiegate da fattori geopolitici. Pertanto, dopo le sanzioni al Venezuela, gli Stati Uniti persero l’opportunità di acquistare petrolio pesante in grandi quantità, rivolgendosi a Mosca per un aiuto nella gestione delle raffinerie, secondo l’esperto. A gennaio, Washington emise restrizioni contro la maggiore compagnia petrolifera venezuelana, PDVSA. In totale, gli statunitensi bloccavano 7 miliardi di beni dell’azienda e alla fine dell’anno il deficit della PDVSA dovrebbe raggiungere gli 11 miliardi. Da fine maggio, gli Stati Uniti interruppero completamente l’acquisto di petrolio da Caracas. “Alcune raffinerie statunitensi dedite al petrolio alto contenuto di zolfo venezuelano rimasero senza materie prime dopo le azioni del governo nordamericano. Al fine di compensare le perdite fu deciso di acquistare petrolio degli Urali dalle caratteristiche simili, portando ad un aumento delle importazioni di petrolio russo negli Stati Uniti”, affermava Evgenij Udilov, capo del Dipartimento di petrolio e gas dell’Istituto commerciale e d’investimento Feniks. Gli analisti spiegano la necessità di importazioni russe col fatto che il petrolio di scisto estratto negli Stati Uniti è leggero e non adatto alla produzione di certi tipi di combustibili e prodotti chimici. Secondo Dmitrij Inogorodskij, esperto del Centro finanziario internazionale, il petrolio pesante consente di ottenere olio combustibile, bitume e altre sostanze necessarie per asfalto, pneumatici o riscaldamento di locali industriali. Secondo Anton Pokatovich, gli Stati Uniti non possono avviare rapidamente una propria produzione di idrocarburi pesanti. Di conseguenza, le importazioni di petrolio russo negli Stati Uniti potrebbero aumentare ulteriormente nei prossimi anni.

http://aurorasito.altervista.org/?p=8042

Due pesi, due misure

C’è grande sdegno negli Stati Uniti per il ragazzo americano, sospettato dell’uccisione di un carabiniere, fotografato bendato in una nostra questura non si sa se durante un interrogatorio o prima. “Scioccante” (Cnn), “Intollerabile” (Washington Post), “Esposto come un trofeo” (Bloomberg), “Intollerabile, intollerabile, intollerabile” (Los Angeles Times).
A noi par chiaro che lo sdegno per la fotografia ne sottintenda, sin quasi a diventarne un pretesto, un altro, il vero nocciolo della questione: che un giovane americano sia stato in qualche modo torturato. Beh, se di tortura si tratta, come sottolinea Sallusti su il Giornale (29/7), è di natura psicologica e non fisica. Gli americani, quando gli fa comodo, sembrano avere una memoria molto corta. Dimenticano Guantanamo dove per anni hanno sottoposto, e ancora oggi sottopongono, per estorcere loro confessioni, i prigionieri talebani al waterboarding, alla privazione del sonno, alle scosse elettriche sui genitali e altre torture rispetto alle quali una sciarpa calata sugli occhi è una bagatella. Con la non trascurabile differenza che i talebani erano dei guerriglieri che difendevano la libertà del loro Paese arbitrariamente invaso e occupato, mentre i giovani americani, se le accuse nei loro confronti verranno provate, sono dei delinquenti comuni, dei ragazzi viziati pieni di droga e alcol. Dimenticano che quando invasero l’Afghanistan esposero sotto l’occhio scatenato delle televisioni di tutto il mondo, a cominciare dalle loro, i prigionieri talebani in manette che imploravano: “Uccideteci piuttosto, ma non umiliateci”. Dimenticano Abu Ghraib dove i prigionieri iracheni furono messi nudi a piramide e debitamente fotografati mentre una soldatessa yankee ne teneva al guinzaglio uno, onta massima per chiunque, ma in particolare per un musulmano. Dimenticano il caso Abu Omar, presunto terrorista, catturato illegalmente in Italia dai servizi segreti americani e trasferito via Aviano, con la nostra tacita complicità, nelle galere egiziane perché potesse essere torturato con tutto comodo. Qualche quotidiano, in particolare il Washington Post, è arrivato a mettere in dubbio la serietà della giustizia italiana ricordando il caso di Amanda Knox, accusata, incarcerata e condannata per l’omicidio di Meredith Kercker ma infine, grazie al nostro sistema di garanzie, assolta. Certo gli americani si sdegnano molto di meno, anzi non si sdegnano affatto, quando di mezzo ci sono loro cittadini. Il pilota americano che per fare il Rambo, volando troppo basso, recise i cavi della funivia del Cermis provocando 14 morti è stato estradato in America e di lui non si è saputo più nulla. Stessa riparazione giudiziaria hanno avuto le ragazze partenopee stuprate dai militari americani di stanza a Napoli, anch’essi estradati negli Stati Uniti e di cui, come per il Rambo del Chermis, non si è saputo più nulla. Gli americani godono del principio di extraterritorialità, sia quando ne hanno diritto in base ad accordi stipulati con i Paesi in cui operano i loro militari, come l’Italia, sia quando non ne hanno alcun diritto. Al giudizio del Tribunale Internazionale dell’Aia per i “crimini di guerra” sono sottoposti militari e civili di tutti i Paesi del mondo, e infatti vi sono stati condannati serbi, croati, militari guerriglieri di vari paesi africani, ma gli americani negano che questo Tribunale possa valere per loro. Nella loro testa, forse ingenuamente nel popolo yankee, ma certo non nelle classi dirigenti, è impensabile che i loro soldati possano commettere crimini di questo genere. È “intollerabile” solo il pensarlo. Sono o non sono la “cultura superiore”, i grandi giustizieri garanti della pace del mondo?
Ma in quanto a sdegno per quella fotografia nemmeno i giornali italiani e le nostre Istituzioni si sono risparmiati. Il carabiniere sospettato di essere autore del misfatto è stato immediatamente trasferito, mentre la Procura di Roma ha aperto un’indagine. Non si pecca di malizia se si pensa che se lo stesso trattamento fosse stato riservato a un giovane nero, poniamo un maliano o un somalo o un nigeriano, e non a un bianco americano, non si sarebbe sollevato tutto questo can-can o avrebbe suonato a decibel di gran lunga inferiori. Solo Matteo Salvini avrebbe tuonato contro questi migranti “brutti, sporchi, cattivi” e, naturalmente, in re ipsa, delinquenti.
Trovo anche eccessiva l’enfasi e lo spazio che tutti i media stanno dando da giorni all’uccisione del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega. Merita rispetto perché è morto nell’esercizio del suo dovere, che però è un mestiere particolare, dove simili tragedie vanno messe purtroppo in conto quando si indossa la divisa. Non è un eroe, è una vittima del lavoro come ce ne sono purtroppo tante ogni giorno e nessun presidente del Consiglio si sogna di andare a onorarne le salme.

Massimo Fini

Vacanze romane

Confrontalo con la vicenda di Silvia Baraldini (su Wikipedia)

il Simplicissimus

el Anna Lombroso per il Simplicissimus

E’ facile immaginare  che Gabriel Christian Natale Hjorth detto «Gabe» abbia sbuffato e si sia fatto pregare per venire a in Italia insieme a nonno e padre in visita pastorale ai parenti che abitano a Fiumicino. 

Poi si sarà convinto con la prospettiva di vivere una notte brava a Roma insieme all’amico del cuore Elder Finnegan Lee, anche lui di San Francisco,  che per l’occasione aveva prenotato una stanza a sue spese al Le Meridien Visconti in Prati, con tanto di   roof garden affacciato sulla Città Eterna, dal quale sono usciti giovedì sera per  godersi la trasgressiva movida trasteverina. 

A differenza di altri non sono riuscita ad esultare quando si è saputo che era bianco e wasp  l’assassino brutale del vice brigadiere Mario Cerciello Rega, che era Born in the Usa lo stronzetto con le mèche viola in cerca di emozioni che pensava di…

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Il 25 luglio di sempre

il Simplicissimus

0003_gran-consiglioProprio oggi, 76 anni fa, cadde il regime fascista, dopo che il Gran Consiglio aveva sfiduciato Mussolini, dunque per sua stessa mano e grazie a due parallele congiure di Palazzo, ordite una dal Re che meditava su un possibile pronunciamento dell’esercito e da Dino Grandi uno degli uomini più influenti del regime, espressione di quei gruppi industriali e finanziari che col fascismo si erano ingrassati, ma che ora volevano sopravvivergli. Per carità non voglio certo aggiungere altre righe ai milioni scritte sull’evento, quanto piuttosto mettere in luce aspetti di continuità nella vita pubblica italiana, che in qualche modo si possono scorgere anche nelle vicende attuali. Innanzitutto l’immobilismo, l’attendismo e il trasformismo delle classi dirigenti dello Stivale, nonché la loro ottusità perché i gerarchi che consapevolmente votarono contro Mussolini (ci fu chi lo fece senza capire cosa stava accadendo) lo fecero nell’ illusione di ritagliarsi un futuro politico senza arrivare a…

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Fascismi di ieri

La figura di Bottai è particolarmente interessante perché dopo essere stato per vent’anni tra i massimi dirigenti del Partito nazionale fascista con particolare riferimento alle politiche corporative, fuggì dal Paese essendo stato condannato a morte nel processo di Verona, si arruolò nella legione straniera e tornò in Italia solo dopo l’amnistia Togliatti. Nel ’51 sotto mentite spoglie lo troviamo direttore de “Il Popolo di Roma”, un quotidiano finanziato da Vittorio Cini per fiancheggiare il centrismo democristiano.  Morì nel 1959 e ai suoi funerali partecipò anche Aldo Moro il futuro propugnatore del compromesso storico, poiché suo padre, Renato Moro , era stato tra i collaboratori di Bottai. Insomma attraverso di lui si intuiscono tutti i percorsi carsici e nascosti della politica italiana che arrivano fino ai nostri giorni.

https://ilsimplicissimus2.com/2019/07/15/fascisti-di-ieri-oggi-e-domani/

Supremazia tecnologica

Da quando un missile iraniano Khordad-3 ha abbattuto un sofisticato drone spia statunitense, Global Hawk a 50 km di altitudine, qualche cosa è cambiato, letteralmente, nei calcoli dei circoli militari israeliani.
Da quel momento, gli esperti israeliani affermano che il vecchio piano di Benyamin Netanyahu, di inviare aerei israeliani ad attaccare le istallazioni nucleari , è un piano che viene oggi totalmente escluso, visto il fatto che l’Iran dispone di sistemi che possono distruggere gli aerei israeliani che sorvolino il territorio iraniano, anche ad altitudini elevate.
Da quel momento non si è visto più alcun drone israeliano a sorvolare il terrirorio libanese e neppure in Siria, ovviamente Israele evita le provocazioni per non ricevere un messaggio simile a quello dell’ abbattimento del drone statunitense e, incluso, si potrebbe dire che neoppure gli USA vogliano ancora ricevere messaggi su un altro fronte. Questo non vuol dire che Israele desisterà dal violare lo spazio aereo libanese ma adesso è cosciente che i suoi apparati sono monitorati e che il cielo non sarà sicuro, quando arrivi il momento del confronto armato.

Aerei israeliani sul Libano

Israele, così come gli USA, sono rimasti sorpresi per la capacità del Khordad-3. Il suo nome si riferisce al 2 di Maggio del 1982 quando la città di Jorramshahr fu liberata dopo di 578 giorni di occupazione irachena, durante la guerra Iran-Iraq di quegli anni. Il Khordad-3 fu ottimizzato dall’Iran nel 2014 come parte della modernizzazione dei suoi apparati elettronici, sensori di intercettazione termici. Inoltre l’apparato dispone una opzione di blocco del suo GPS per proteggerlo nel caso di interferenza di alta intensità.
Il sistema ha ricevuto le coordinate che lo hanno lanciato dietro la scia termica del drone statunitense, prima di intercettarlo e distruggerlo. Esiste quindi un grande timore in Israele. Che succederebbe se il drone fosse consegnato alla Siria?

Source: Al Manar

Traduzione: Lisandro Alvarado

https://www.controinformazione.info/il-successo-del-sistema-khordad-3-crea-nervosismo-in-israele/