La storia si ripete

Ebbene: l’ambasciatore italiota  a Bruxelles si è rifiutato di obbedire al ministro, e  consegnarlo  al capo della UE, Juncker.

http://m.dagospia.com/avanti-savona-il-ministro-chiede-a-conte-la-testa-dell-ambasciatore-a-bruxelles-ecco-perche-182944

Ciò, in piena consonanza con la mentalità che la servitù in livrea presso le casate assumeva durante l’ancien régime: non si accorgono questi pescivendoli, questi fornitori di pollame e  verdure delle cucine,  che stanno pretendendo di  discutere alla pari con il Signor Nostro? Presentano una  “riforma”, nientemeno questi villani, vogliono che la legga,  che si scervelli a cercar di capire   di cosa parla  – disturbano, sono impertinenti, pretendono che il Signor Nostro utilizzi il cervello! Che offesa!  Al più,  gli rivolgano una supplica: in ginocchio e soprattutto a voce, per non affaticare la mente   del Commissario Juncker costringendolo a leggere; è noto che ha difficoltà con i postumi della sua sciatica – malattia che  ha sostituito la gotta, che affliggeva allora i  gran feudatari a causa della loro dieta esclusiva di pernici ed ottarde.

estratto da https://www.maurizioblondet.it/gli-eurocrati-sono-ancien-regime-ecco-perche-sono-scemi/

Sei minuti all’alba

Sei minuti all’alba: e gh’è gnanca ciàr
sei minuti all’alba: il prete è pronto già
l’è già mò mes’ura ch’el va dree a parlà…
glie l’ho detto: “Padre, de bún, mi hu gia mol pregà!”
Sei minuti all’alba, non è neanche chiaro
sei minuti all’alba, il prete è già pronto
è già mezz’ora almeno che continua a parlare
gliel’ho detto “Padre, mi creda, ho già pregato molto”
Nella cella accanto canten ‘na cansún…
sì, ma non è il momento! Un pu d’educasiún …
Mi anca piangiaria, il groppo è pronto già
Piangere. D’accordo, perché, mi han de fucilà:
Nella cella accanto cantano una canzone
Sì, ma non è il momento! Un po’ di educazione…
Io piangerei invece, il groppo (in gola) è già pronto.
Piangere, d’accordo, perché mi devono fucilare
Vott setémber sun scapà, hu finì de faa el suldà
Al paes mi sun turnà: “disertore” m’han ciamà
E su un treno caregà, n’altra volta sun scapà
in montagna sono andato, ma l’altrer
coi ribelli m’han ciapà
L’otto settembre sono scappato, ho finito di fare il soldato (1)
sono tornato al mio paese, (ma) mi hanno chiamato “disertore” (2)
poi mi hanno caricato sul treno, sono scappato un’altra volta (3)
sono andato in montagna, ma l’altro ieri
mi hanno catturato con i ribelli (4)
Entra un ufficiale; mi offre da fumar…
“Grazie, ma non fumo, prima di mangiar”
Fa la faccia offesa… mi tocca di accettar.
Le manette ai polsi son già… e quei là vanno dree a cantà!
Entra un ufficiale, mi offre da fumare (5)
“Grazie, ma non fumo, prima di mangiare” (6)
Fa la faccia offesa… mi tocca di accettare
Le manette sono già ai polsi … e quelli là continuano a cantare
E strascino i piedi, e mi sento mal…
sei minuti all’alba! Dio, cume l’è ciàr!
Tocca farsi forza: ci vuole un bel final
Dai, allunga il passo, perché ci vuole dignità
E trascino i piedi, e mi sento male
sei minuti all’alba, Dio com’è chiaro!
Tocca farsi forza: ci vuole un bel finale
Dai, allunga il passo, perché ci vuole dignità (7)
Vott setémber sun scapà, hu finì de faa el suldà
Al paes mi sun turnà: “disertore” m’han ciamà
E su un treno caregà, n’altra volta sun scapà
in montagna sono andato, ma l’altrer
coi ribelli m’han ciapà

Testo e note da: http://www.musicaememoria.com/enzo_jannacci_sei_minuti_all_alba.htm

Il grido

E voi così innocenti colpevoli d’esser nati
in giro per le strade gli sguardi vuoti i gesti un po’ sguaiati
si vede da lontano che siete privi di ideali
con quello spreco di energia dei giovani normali.

E voi che pretendete che tutto vi sia dovuto
con la scusa infantile che nessuno mi ha mai capito
siete così velleitari come artisti improvvisati
con quella finta libertà dei giovani viziati.

È un gran vuoto che vi avvilisce e che vi blocca
come se fosse un grido in cerca di una bocca.
Come se fosse un grido in cerca di una bocca.

E voi che rincorrete, decisi e intraprendenti
l’idea di una carriera tipo imprenditori sempre più rampanti
disponibili a tutto, all’occorrenza anche disonesti
con tutta la meschinità dei giovani arrivisti.

E voi così randagi sempre sull’orlo del suicidio
covate ben racchiusa dentro al vostro petto un’implosione d’odio
l’eroico vittimismo da barboni finti e un po’ frustrati
e col cervello in avaria dei giovani scoppiati.

È una rabbia che vi stravolge e che vi blocca
come se fosse un grido in cerca di una bocca.
Come se fosse un grido in cerca di una bocca.

E voi che brancolate in un delirio tra il male e il bene
col rischio di affondare nella totale degradazione
aggrappatevi al sogno di una razza che potrebbe opporsi
per costruire una realtà di giovani diversi.

C’è nell’aria un’energia che non si sblocca
come se fosse un grido in cerca di una bocca.
Come se fosse un grido in cerca di una bocca.
Come se fosse un grido in cerca di una bocca.