Ucraina

Ma è chiaro che, all’inizio, agivano anche nel Donbass <le quattro forze che si erano stratificate da tempo su tutto il territorio ucraino> interviene Samojlov: <gli oligarchi, in lotta tra sé per la spartizione delle proprietà; le bande criminali, anch’esse con proprie formazioni armate, ma sostanzialmente in guerra tra sé; gli “ucrainisti” filonazisti, una componente che, nel Donbass, è allo stato latente; il popolo insorto, ma ancora non ben definito in quanto realtà compatta>.

[…]

Ma, anche se non ben definito, sottolinea Gurjanov La situazione è in movimento ed è imprevedibile>.

http://contropiano.org/internazionale/item/28958-la-sinistra-russa-che-sostiene-il-donbass

Come ci scalderemo domani?

Se evitare la monopolizzazione del mercato dell’energia appare una normale procedura di funzionamento all’interno di un mercato comune, le dichiarazioni di Bruxelles che hanno etichettato la Gazprom come unica compagnia commerciante in esclusiva è un falso propinato per accrescere un’avversione nei confronti di Putin.
A palesare tutta l’inconcludenza politica della Comunità europea è inoltre la mancanza di una seria alternativa al gas russo. Dopo aver fallito lo scorso anno nel progetto del Nabucco, gasdotto voluto per sostituirsi proprio alle dipendenze di Mosca, l’Unione Europea si ritrova con un intero blocco di sanzioni contro la Russia che, paradossalmente, colpirà maggiormente le economie dei propri Paesi membri.
Escludendo un dialogo con l’Iran per questioni politiche, mentre invece Mosca ha da poco firmato con Teheran un accordo commerciale sullo scambio di petrolio iraniano per beni industriali russi ed accettato investimenti nel settore nucleare iraniano, le forniture provenienti dal Nord Africa o dal Golfo Persico sono insufficienti per il fabbisogno richiesto.
L’àncora di salvezza viene al momento confermata dalla Trans Adiatic Pipeline e dal Gasdotto Trans-Anatolico che, sempre Bruxelles, sta cercando di sponsorizzare con evidenti difficoltà nella regione dei Balcani.[…]

Il piano di Putin rimane fermo nell’idea di costruire un South Stream ma con un percorso alternativo rispetto a quello precedente. Ciò indurrà la Russia a rifornire la Turchia del 20% della sua energia, che si aggira intorno ai sessantatré miliardi di metri cubi di metano, mentre la restante parte verrà ricondotta nuovamente nei Balcani.

Il nuovo percorso del gasdotto permetterà alla Russia non solo di superare lo stallo imposto dalle sanzioni di Bruxelles ma, fattore ancora più importante, di aggirare Paesi ostili come Romania ed Ucraina e regimi politici definiti «non sovrani» come quello bulgaro.

Sicuro della dipendenza energetica dell’Unione Europea, il gas ricondotto nei Balcani dalla Turchia rappresenterà un risultato geopolitico non indifferente. La Russia, superando lo stallo delle sanzioni, avrà l’occasione di sostituire Francia e Germania nel ruolo di Paese strategico per la regione balcanica; i vari processi di avvicinamento a Bruxelles di alcuni Paesi, come ad esempio la Serbia, potrebbero perciò ridisegnare una nuova sconfitta per l’Unione Europea a vantaggio dell’ “Orso russo”.

estratto da http://www.eurasia-rivista.org/il-blocco-del-south-stream-e-la-vittoria-di-putin-contro-le-sanzioni/22032/

E’ l’impero del caos, non l’Islam

di Pino Cabras – 8 gennaio 2015
Lo scorpione pungerà ancora in Europa. I governanti europei, fra i più ricattabili in ogni campo, subiranno pressioni enormi contro gli interessi dei propri paesi.

La prima pagina del quotidiano Libero urla: “Questo è l’Islam!”, e anche il Giornale strilla “Strage islamica” con titolo cubitale. Una comunità variegata di un miliardo di esseri umani viene così ridotta al formato dell’orrenda strage dello Charlie Hebdo. È come se in occasione della strage compiuta il 22 luglio 2011 a Oslo da Anders Behring Breivik, che si proclamava difensore dell’Occidente giudaico-cristiano, si fosse titolato “Questo è il Cristianesimo!”, o “Strage cristiana”. Eppure, persino allora, gli stessi giornali, e anche il Corriere della Sera, osarono esordire con una fantomatica “pista islamica”. Prepariamoci dunque a un’ondata di isteria che non vorrà sentire ragioni.

La Francia è stata uno dei principali perturbatori del Mediterraneo e del Medio Oriente negli ultimi quattro anni, e per i suoi scopi bellici ha usato ogni tipo di commistione con lo jihadismo. Ricopio qui una frase usata nel 2013 da uno dei bersagli principali di Parigi, il presidente siriano Bashar Al-Assad: «Hanno forse capito che quelle guerre non hanno provocato altro che il caos e l’instabilità in Medio Oriente e in altre regioni? A quei politici vorrei spiegare che il terrorismo non è una carta vincente che si possa estrarre e utilizzare in qualsiasi momento si voglia, per poi riporla in tasca come se niente fosse. Il terrorismo, come uno scorpione, può pungerti inaspettatamente in qualsiasi momento.»
Esiste ormai una sorta di legione di avventurieri addestrati in modo moderno, proiettata su vari fronti geopolitici, in grado di essere utilizzata per scardinare interi Stati, ma con coperture e finanziamenti statali, e la prontezza per ogni tipo di ricatto sulla sicurezza nazionale di interi paesi. Gli jihadisti europei arruolati sono migliaia, una manovalanza multiuso. Lo scorpione pungerà ancora in Europa. I governanti europei, fra i più ricattabili e ricattati in ogni campo, subiranno pressioni enormi contro gli interessi dei propri paesi. È l’Impero del Caos che bussa, non l’Islam.
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joxe

Cuba

di Paul Craig Roberts.
La normalizzazione delle relazioni con Cuba non è il risultato di una svolta diplomatica o di un cambiamento di sentimenti da parte di Washington. La normalizzazione è il risultato della ricerca di profitti a Cuba da parte delle corporation statunitensi, come ad esempio lo sviluppo di mercati Internet a banda larga.
Prima che la sinistra americana e il governo cubano gioiscano per la normalizzazione, dovrebbero considerare che con la normalizzazione arrivano la moneta americana e un’ambasciata americana.
La moneta americana prenderà il controllo dell’economia cubana. L’ambasciata sarà sede di agenti della CIA col compito di sovvertire il governo cubano.
L’ambasciata fornirà una base da cui gli USA potranno installare ONG i cui membri creduloni potranno essere portati in strada a protestare al momento giusto, come a Kiev, e l’ambasciata permetterà a Washington di formare un nuovo pacchetto di leader politici.
In breve, la normalizzazione delle relazioni vogliono dire per Cuba cambiamento di regime. Tra poco Cuba sarà un nuovo stato vassallo di Washington.

Forse è vero che a Cuba non c’è il paradiso
che non vorremmo essere in Cina a coltivare riso
che sempre più spesso ci si trova a dubitare
se in questi anni non abbiamo fatto altro che sognare.

E` che viviamo in un momento di riflusso
e ci sembra che ci stia cadendo il mondo addosso
che tutto quel cantare sul cambiar la situazione
non sia stato che un sogno o un’illusione.

Ma no non è un’utopia,
non è uno scherzo della fantasia,
no non è una bugia,
è solo un gioco dell’economia.

E se in questi anni tanti sogni son sfumati,
in compenso tanti altri li abbiamo realizzati.
C’è chi silenziosamente si è infiltrato dentro al gioco
e ogni giorno lentamente lo modifica di un poco.

Ed è normale che ci si sia rotti i coglioni
di passare la vita in dibattiti e riunioni
e che invece si cerchi di trovare
nella pratica un sistema per lottare.

Ma no non è un’utopia,
non è uno scherzo della fantasia,
no non è una bugia,
è solo un gioco dell’economia.

http://www.angolotesti.it/E/testi_canzoni_eugenio_finardi_3249/testo_canzone_cuba_117059.html

Il ruolo della Russia

PUTIN ALLE ÉLITE OCCIDEN­TALI: NON È PIÙ TEMPO DI GIOCARE

Gran parte del mondo di lingua ingle­se si è perso il discorso del presidente russo Vladimir Putin all’undicesima conferenza internazionale del Valdai Discussion Club a Sochi il 24 ottobre. Si tratta probabilmente del discorso più importante dopo quello di Winston Churchill sulla “Cortina di Fer­ro” del 5 marzo 1946. Con le sue parole, Putin ha cambiato all’improvviso le regole del gioco. In precedenza, la partita della politica internazionale si giocava così: i poli­tici facevano dichiarazioni pubbliche in cui dipingevano un quadro rassi­curante e fittizio di sovranità nazio­nale, ma non era che uno show che non aveva nulla a che vedere con la sostanza della politica internaziona­le. Nel frattempo, dietro le quinte si svolgevano le negoziazioni segrete in cui si elaboravano i veri accordi. Putin aveva provato a stare al gio­co, aspettandosi semplicemente che la Russia venisse trattata da pari. Ma le sue speranze si sono infrante, e in questa conferenza ha dichiarato che il gioco è finito, e il fatto che abbia parlato direttamente alla gente sca­valcando i clan elitari e i leader poli­tici è un’esplicita violazione del tabù occidentale.

Il blogger russo “Chipstone” ha rias­sunto i punti più salienti del discorso di Putin:

1) La Russia non si presterà più a giochi e trattative dietro le quinte per
questioni di poca importanza. Tutta­via la Russia è pronta ad affrontare
conversazioni e accordi seri se questi servono alla sicurezza collettiva, sono condotti con onestà e tengono conto degli interessi di ciascuna delle parti.

2)Tutti i sistemi per la sicurezza globale collettiva sono ormai in rovina.
Non sono più una garanzia per la si­curezza internazionale. L’entità che li
ha distrutti ha un nome: Stati Uniti d’America.
3) I creatori del Nuovo Ordine Mon­diale hanno fallito, poiché hanno co­struito un castello di sabbia. Il fatto che vada costituito o meno una sor­ta di Nuovo Ordine Mondiale non è una decisione che spetta alla Russia, ma è una decisione che non si può prendere senza la Russia.
4) La Russia preferisce un approccio conservatore nell’introdurre innova­-
zioni nell’ordine sociale, ma non si oppone allo studio e alla discussione
di tali innovazioni per valutare se la loro introduzione sia giustificata.
5) La Russia non ha intenzione di pescare nelle acque torbide create
dal sempre più vasto “impero del ca­os” dell’America, e non ha interesse
a creare un nuovo impero proprio (non è necessario: la sfida, per la Rus­
sia, è piuttosto lo sviluppo del suo già vasto territorio). Né desidera agire da
salvatore del mondo, come ha già fat­to in passato.
6) La Russia non tenterà di riforma­re il mondo a propria immagine, ma
non permetterà neppure ad altri di riformare il mondo a loro immagine.
La Russia non si isolerà dal mondo, ma chiunque tenterà di isolarla dal
mondo di certo raccoglierà tempesta.
7) La Russia non desidera che si dif­fonda il caos. Non vuole la guerra e
non ha intenzione di iniziarne una. Tuttavia, la Russia di oggi vede come
quasi inevitabile lo scoppio di una guerra globale, è preparata e conti­nua a prepararsi per affrontarla. La Russia non teme la guerra.
8) La Russia non intende assumersi un ruolo attivo nell’ostacolare colo­ro che continuano a tentare di in­staurare un proprio Nuovo Ordine
Mondiale, per lo meno finché i lo­ro sforzi non inizieranno a ledere
gli interessi russi. La Russia preferi­rebbe restare in disparte e osservarli
mentre si continuano a dare la zappasui piedi. Ma chi trascinerà la Russia in questo processo trascurando i suoi interessi, imparerà a proprie
spese che cos’è il dolore.
9) Nelle sue politiche estere e sopra­tutto in quelle interne, la potenza
della Russia non si affida alle élite e ai loro accordi sottobanco, ma al volere del popolo.

http://cluborlov.blogspot.it/2014/10/putin-to-western-elites-play-time-is.html

Traduzione italiana in Nexus New Time 113, pag.10

Tutto cominciò con Clinton

La violazione dell’impegno NATO
Come la dichiarazione del ministro tedesco Genscher conferma, è comunemente ammesso che dopo la dissoluzione del Patto di Varsavia, all’inizio degli anni ’90, e dopo la riunificazione tedesca, era inteso – se non altro in termini di impegno implicito – che la nato non avrebbe approfittato della nuova situazione per circondare militarmente la Russia allargandosi verso l’Est.  Per esempio, nel corso di un incontro tra il Segretario di stato James Baker e il Ministro degli esteri tedesco Genscher, il 10 febbraio 1990, i due convennero che non ci sarebbe stato alcun allargamento a Est della NATO.
Era questo il convincimento di Mikhail Gorbatchev, ancora presidente dell’URSS, quando affermava di avere ricevuto l’assicurazione che la NATO non si sarebbe allargata verso l’Est “di un solo pollice”.  L’ambasciatore americano a Mosca dell’epoca, Jack Matlock, ha confermato pubblicamente che  Mosca aveva ricevuto un “impegno chiaro” su questo punto. L’errore di Gorbatchev fu quello di prendere per buone le assicurazioni verbali dei politici occidentali anziché esigere un accordo più formale [o forse non era più politicamente in grado di esigerlo].
Rimane il fatto che gli impegni tennero qualche anno, fino a quando Clinton, in piena campagna elettorale, il 22 ottobre 1996 espresse l’auspicio di un allargamento della NATO alla Polonia, all’Ungheria e alla Cecoslovacchia.  E’ stato Clinton, quindi, che in cerca di un vantaggio elettorale pensò bene di disattendere gli impegni del suo predecessore. Il seguito è noto. L’alleanza militare NATO, da essenzialmente difensiva,  è stata trasformata in offensiva, sotto ancor più stretto controllo americano. L’espansione all’Est non si è fermata con la Polonia, l’Ungheria e la Cecoslovacchia, ma incorpora ora paesi come l’Albania, la Croazia, la Lettonia e la Slovenia, spingendo la propria struttura militare sino ai confini con la Russia.
I recenti tentativi di includere anche l’Ucraina non sono che il prosieguo di una politica aggressiva di espansione della Nato che mira a isolare la Russia.
E’ stato dunque Clinton, senza dubbio sotto l’influenza dei neo-conservatori americani, a soffocare la speranza che molti avevano di vedere i paesi occidentali approfittare di un “dividendo di pace” quale si prospettava con la fine della Guerra fredda e della minaccia sovietica.

http://www.appelloalpopolo.it/?p=12572

Appello tedesco per la distensione

In un post precedente abbiamo dato notizia della risoluzione, approvata dal congresso USA il 4 dicembre, per consentire al Presidente di scatenare la guerra senza richiedere ulteriori autorizzazioni; in quanto membri della NATO la cosa ci interessa direttamente perché l’Italia e gli altri paesi aderenti sono obbligati ad intervenire a fianco degli americani.
Considerato che da noi è passata la tesi che sia stata la Russia ad attaccare l’Ucraina (il fatto che l’Ucraina fosse già Russa è considerato irrilevante), una volta incorporata l’Ucraina nella NATO,  le conseguenze diventano automatiche.
Da noi la Mogherini è stata mandata in missione in Turchia e i nostri politici sono tutti presi dalle loro solite beghe interne e” ignorano la portata e le implicazioni della crisi europea in atto. Mentre il fior fiore degli artisti, degli scienziati, dei politici germanici ha voluto conoscere tutto quel che conta della nuova Guerra Fredda, e dopo averlo capito ed essere inorriditi hanno lanciato un allarme fortissimo e clamoroso, da noi – presso intellettuali e politici più eminenti – non si profila ancora nulla di simile. Abbiamo ormai un ceto intellettuale narcotizzato; artisti, registi, intellettuali con l’elettroencefalogramma piatto, specie a sinistra; e abbiamo politici vicini all’analfabetismo in materia di politica internazionale. Leggono pessimi giornali, li scrivono, li credono e perciò non capiscono più niente. Pertanto qui ripetono come pappagalli le veline di John McCain e parlano di un inesistente Adolf Putin. I loro colleghi tedeschi dicono l’esatto contrario: è questo Occidente ad agire come Hitler. Infatti Kiev dà carta bianca alla manovalanza con le svastiche, possiamo aggiungere.
Non solo raccomandiamo ai nostri lettori di leggere l’appello, ma li invitiamo a darne la massima diffusione attraverso tutti i canali di cui dispongono. Venerdì 12 dicembre, nel simposio internazionale Global WARning, in una sala della Camera dei Deputati, intendiamo dare il massimo risalto a queste riflessioni”.(1)

L’invadenza della pubblicità

Andrebbe bandita dagli organi di informazione: come si fa a leggere della possibilità concreta che ci stiamo avviando ad una guerra, dovendo districarsi tra lo spot di Sky e la inderogabile necessità di tenere in ordine il prato!

http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=113198&typeb=0

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/07/usa-la-nuova-risoluzione-porta-alla-guerra-contro-la-russia/1255455/

Cattura cognitiva

Per una sorta di cortocircuito logico, la caduta dell’Unione Sovietica ha sanzionato non solo il fallimento del Comunismo ma anche il trionfo del Capitalismo, ormai promosso a sistema “naturale” e quindi unico possibile. L’affermazione del neo-liberismo come ideologia egemone, lungamente preparata, ebbe dal crollo del Muro un abbrivio potente, e sotto Clinton era già diventato pensiero unico, cioè unica interpretazione autorizzata della realtà. Non per niente è all’inizio degli anni ’90 che Fukuyama elabora il suo concetto di “fine della storia”.
La “cattura cognitiva” di cui parla Lakoff è il risultato di un processo in cui il pensiero progressista ha gradualmente assimilato gli schemi cognitivi conservatori, accettandone, anziché confutare, i presupposti su cui basare il confronto e quindi disattivando di fatto il proprio sistema di valori.
La sinistra italiana ne è eloquente esempio.

http://www.appelloalpopolo.it/?p=12572

Alla canna del gas

Sardegna hub del gas su input del Qatar? La cosa fa accapponare la pelle. L’articolo di Giandomenico Mele che qui vi presentiamo descrive uno scenario che va oltre la vicenda locale.
Gli USA stanno facendo ogni pressione possibile per spingere l’Europa ad abbandonare le soluzioni sul gas tecnicamente e geograficamente sensate (che implicano un rapporto sinergico e pacifico con la Russia) per sostituirle entro sei-sette anni con una collezione ardita di approvvigionamenti basati su una rete-monstre di rigassificatori per accogliere le navi gasiere dagli USA (shale-gas) e dal Qatar, nonché su una massiccia campagna di nuove trivellazioni in mezza Europa.

Pino Cabras

Abbastanza facile prevedere che basterà lasciarci un po’ al freddo quest’inverno, per farci accettare con procedura d’urgenza tutto questo come ineludibile necessità!