La dottrina Rumsfeld/Cebrowski

Dopo due anni di lotta accanita al presidente Trump, gli ufficiali generali del Pentagono – pressoché tutti formati personalmente dall’ammiraglio Cebrowski – gli si sono sottomessi con riserva. Hanno accettato: – di non istituire uno Stato terrorista (il Sunnistan o Califfato); – di non modificare i confini con la forza; – di ritirare le truppe USA dai campi di battaglia del Medio Oriente Allargato e dell’Africa. In cambio hanno ordinato al fedele procuratore Robert Mueller, che già utilizzarono contro il Panama (1987-89), la Libia (1988-92) e per gli attentati dell’11 Settembre (2001), di insabbiare l’inchiesta sul Russiagate.
Da allora l’ingranaggio ha funzionato alla perfezione.

Gli istruttori della NATO saranno dispiegati prioritariamente in Tunisia, Egitto, Giordania e Iraq.
In tal modo la Libia sarà accerchiata a oriente e occidente. I due governi rivali di Fayez al-Sarraj – sostenuto da Turchia e Qatar, nonché da 5 mila jihadisti arrivati dalla Siria attraverso la Tunisia – e del maresciallo Khalifa Haftar – sostenuto da Egitto ed Emirati – potranno perpetuare il reciproco massacro. La Germania, felice di ricoprire il ruolo internazionale di cui è stata privata dopo la seconda guerra mondiale, farà la mosca cocchiera dissertando sulla pace per sovrastare i gemiti degli agonizzanti. La Siria sarà accerchiata da ogni parte. Israele è già di fatto membro dell’Alleanza Atlantica e bombarda chi e quanto vuole. La Giordania è già il “migliore partner mondiale” della NATO. Il 14 gennaio Re Abdallah II si è intrattenuto a lungo a Bruxelles con il segretario della NATO Jens Stoltenberg e ha partecipato a una seduta del Consiglio Atlantico. Israele e Giordania hanno già un ufficio permanente nella sede dell’Alleanza. Anche l’Iraq beneficerà di istruttori NATO, benché il parlamento abbia votato il ritiro delle truppe straniere. La Turchia è già membro dell’Alleanza e controlla il Nord del Libano grazie alla Jamaa Islamiya. Insieme, potranno fare applicare la legge statunitense “Caesar”, che vieta a qualsivoglia impresa, di qualunque provenienza, di partecipare alla ricostruzione del Paese.
Così il saccheggio del Medio Oriente Allargato, iniziato nel 2001, andrà avanti. Le popolazioni martiri della regione, il cui solo torto è essersi divise, continueranno a soffrire e morire in massa. Gli Stati Uniti terranno a casa al calduccio i loro soldati, preservando la propria innocenza; gli europei invece dovranno assumersi la responsabilità dei crimini dei generali USA.
Secondo il presidente Trump l’Alleanza potrebbe cambiare denominazione e diventare la NATO-Medio Oriente (NATO-MO/NATO-ME). La sua funzione anti-Russia passerebbe in secondo piano, a profitto della strategia di distruzione della zona non-globalizzata.
Resta da vedere come Russia e Cina reagiranno a questa redistribuzione delle carte. La Cina ha bisogno per il proprio sviluppo dell’accesso alle materie prime del Medio Oriente. Dovrebbe quindi opporsi al dominio occidentale, benché abbia una preparazione militare ancora incompleta. La Russia e il suo immenso territorio sono autosufficienti. Mosca non ha motivazioni materiali per battersi. I russi potrebbero essere addirittura alleggeriti dal nuovo orientamento della NATO. È però probabile che, per ragioni morali, non abbandoneranno la Siria e forse sosterranno altri popoli del Medio Oriente Allargato.
(http://www.voltairenet.org, 18 febbraio 2020, traduzione di Rachele Marmetti)

Siria attaccata in contemporanea da Israele e Turchia

I missili sono stati lanciati giovedì a prima ora dal Golan siriano occupato e dal Libano meridionale, colpendo l’area di al-Kiswa, Marj al-Sultan, il ponte di Baghdad e il sud di Izraa.

ps://www.youtube.com/watch?v=zZWvr_hM4iU

L’agenzia SANA non ha ulteriormente approfondito i possibili obiettivi e vittime dell’attacco, ma l’Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR) con sede a Londra sostiene che tre posizioni del governo vicino a Damasco e ad ovest della capitale erano state prese di mira e che un incendio è scoppiato in una delle aree.

L’agenzia di stampa ufficiale SANA della Siria ha citato una dichiarazione rilasciata dal comando generale dell’esercito e delle forze armate secondo cui un convoglio militare turco, incluso un certo numero di veicoli corazzati, è passato dall’area di Oglinar in Siria e si è schierato sulla linea tra le città di Binnish, Giovedì, Ma’aret Masrin e Taftanaz.

https://www.controinformazione.info/siria-attaccata-in-contemporanea-da-israele-e-da-turchia/

Come se non bastasse, dopo 17 anni di occupazione ininterrotta sotto tutti i pretesti del mondo, oggi Trump rivendica spudoratamente il 50 percento delle entrate petrolifere dell’Iraq come compensazione per la sua occupazione militare.
Quale sia il vero motivo della presenza delle truppe USA in Iraq lo hanno ormai capito tutti, ben diverso che non il pretesto sbandierato della “lotta al terrorismo”.

Si calcola che le entrate petrolifere dell’Iraq, il secondo maggiore produttore dell’OPEC, hanno prodotto 112 miliardi di dollari nel 2019.
Oggi l’Iraq è sull’orlo del collasso sotto la minaccia delle sanzioni di Trump e del blocco dei suoi conti aperti dalla Banca centrale irachena presso la Federal Reserve Bank di New York, dove Baghdad mantiene le sue entrate petrolifere custodite che rappresentano il 90%. cento del suo bilancio nazionale – come ritorsione per l’obbligo del parlamento iracheno di espellere 5.200 truppe statunitensi.
Le sanzioni finanziarie e il sequestro dei depositi stranieri si stanno dimostrando come l’arma di Trump micidiale quanto le sue bombe nucleari.
D’altra parte le rivelazioni fatte dal premier iracheno uscente, Adil Abdul-Mahdi, espongono quale sia il progetto di Trump del Grande Medio Oriente e la sua doppia trappola per assassinare Soleimani.

Medio Oriente mappa

Gli esponenti neocon di Washington, nella loro strategia di contenimento della Cina, non hanno perdonato la visita del primo ministro iracheno Adil Abdul-Mahdi a Pechino dal 19 al 23 settembre 2019, dove il presidente cinese Xi ha offerto al premier iracheno grandi accordi di cooperazione che hanno per oggetto il petrolio iracheno e le offerte di enormi investimenti di infrastrutture nel paese arabo nell’ambito della Belton Road.
Nell’ambito del programma di sviluppo ” Oil for Reconstruction” , l’Iraq avrebbe esportato 100 mila barili al giorno in Cina, che a sua volta avrebbe preso a suo carico la ricostruzione del paese, collegato l’Iraq alla mitica Via della Seta verso l’Asia.
Non è un caso che, solo una settimana prima dell’omicidio di Soleimani, si erano sono svolte nel Golfo di Oman / Oceano Indiano le esercitazioni militari navali integrate di Russia, Cina e Iran .
Le azioni di Washington in Iraq, con l’omicidio del generale Soleimani, piuttosto che danneggiare l’Iran, stanno portando a un nuovo conflitto in Iraq con il tentativo degli USA di mettere sotto controllo Cina e Russia che non rimarranno inerti a guardare.

Mediterraneo

“Ve l’abbiamo detto”, in un altro caso in cui lo Stato Maggiore russo diceva al Cremlino che armare il capo turco Recep Tayyip Erdogan mette a rischio gli interessi strategici della Russia, la Turchia firmava un piano per estendere il controllo del fondale marino del Mediterraneo verso sud, fino alle coste libiche. La controparte turca, il governo di accordo nazionale (GNA) guidato da Fayaz al-Saraj, viene inoltre rifornito di armi, veicoli, droni e ordigni turchi. Ciò nonostante, il GNA non controlla granché delle coste e ancor meno l’entroterra della Libia. Contro il GNA, i militari russi, il Ministero degli Esteri e il Cremlino appoggiano la fazione libica rivale, l’Esercito nazionale libico guidato da Qalifa Haftar. Questa non è una novità. Oggi Haftar controlla più la Libia, comprese le coste, che al-Saraj. Il nuovo problema russo è che lo spiegamento turco del sistema missilistico S-400 può essere usato per far valere la nuova rivendicazione territoriale turca. Ciò minaccia direttamente Cipro, Grecia ed Egitto. I primi due volevano e firmavano accordi per diventare protettorati statunitensi; il terzo cerca la protezione di Stati Uniti e Russia, un gioco che i regimi di Cairo giocano senza successo dai tempi di Gamal Abdal Nasser. La ragione del fallimento strategico dell’Egitto è che era contro Israele, un nemico diverso dai turchi. Israele spara per primo; i turchi bluffano.

Il nuovo furto del sultano è il Mediterraneo

Cambogia

Joseph Thomas, LDR, 6 dicembre 2019

Le nazioni del sud-est asiatico si sono unite negli sforzi per impedire un colpo di Stato appoggiato dagli Stati Uniti in Cambogia. Con una combinazione di divieti di viaggio e detenzioni in tutta la regione tra fine ottobre ed inizio novembre, il sud-est asiatico avrebbe contrastato i tentativi del fronte di opposizione appoggiato da Washington, il Cambodia National Rescue Party (CNRP), di “tornare” dall’esilio americano ed europeo in Cambogia, dove cercava di provocare disordini e seminare instabilità. Gli Stati Uniti cercano di spezzare, dividere e persino distruggere la crescente lista di nazioni dell’Asia che creano legami con Pechino a spese del primato sbiadito di Washington sulla regione Asia-Pacifico. La Cambogia è tra i più fedeli alleati di Pechino nel sud-est asiatico.

L’Asia si unisce contro l’interferenza degli USA

Non tutto il male vien per nuocere

Ciò che colpisce,  sono le cifre che la Cina ha messo in gioco per assicurare la Grecia al suo progetto.  Al Pireo, fino ad oggi, COSCO ha investito  – in un decennio –  800 milioni di euro, cifra  che è  bastata per trasformare l’antico porto  nell’hub delle esportazioni cinesi verso la UE, e  farlo passare dalla  capacità di gestire 685 mila containers  che aveva nel 2010, a 5 milioni di oggi,  un aumento di 8 volte. Passa di  lì il 10 per cento delle  merci cinesi esportate in Europa.   Nei prossimi  5 anni, i cinesi intendono investire altri 600 milioni di euro nel Pireo, espandere ulteriormente il porto container ed “entrare sempre più nel settore alberghiero e nelle crociere”.  Il numero di turisti cinesi che visitano la Greci raddoppia da un anno all’altro, e nel 2020 sarà sui 400-500 mila presenze; sicché la Cina ha inaugurato un volo diretto Shanghai-Athene.

Nell’insieme, gli investimenti che la Cina ha programmato di fare in Grecia sono di 3 miliardi di euro  in 5 anni,  ossia 600 milioni di euro l’anno.

Sottolineo, di queste cifre, la levità.  La  piccolezza. Niente che non fosse alla facile portata della Germania, col suo surplus annuo di export di 250 miliardi;  basta pensare alle centinaia di miliardi che Deutsche Bank e Commerzbank hanno sprecato in cattivi investimenti  dovunque nel mondo tranne in Europa, dalla Turchia a Wall Street , per  mancanza di occasioni  d’investimento in Europa data l’austerità che Berlino ha imposto a tutti membri.  Col risultato che  “le imprese tedesche hanno investito i loro profitti all’estero, aiutando di fatto a finanziare le importazioni straniere” (Adam Tooze)

http://letstalkbooksandpolitics.blogspot.com/2012/08/germanys-growth-is-unsustainable.html

e senza ricavare profitti, tra l’altro. Ma che dico, mal investimenti? Basta paragonare i 3 miliardi cinesi in Grecia con i 12 miliardi  che la sola Deutsche  Bank ha pagato in multe per  i suoi trucchi sul Libor ed altre malversazioni agli …  Stati Uniti.

https://news.bitcoin.com/deutsche-bank-collapse-could-crash-global-financial-markets/

Con 600 milioni qui e là, in  tutti questi anni, la Germania poteva tenersi legata la Grecia  – facendo tra l’altro in  buon affare (la COSCO dal porto del Pireo, ricava ovviamente profitti, avendone  aumentato di un terzo  la  superficie  e quadruplicato  la redditività). Invece, che cosa è andata a fare la Merkel nelle sue visite ufficiali ad Atene?   Mai a dare un soldo, ma questo è il meno;  a fare della Grecia la discarica delle sue scelte migratorie dementi   – senza alcun compenso. Ma questo non è ancora tutto.   Quando la Merkel è comparsa in visita ad Atene, è stato per  imporre , fra aspri rimproveri di “vivere  al disopra dei propri mezzi” – al”suo” Tsipras,   che ha reso il suo schiavo  –    di non spendere.

Apprendiamo infatti  – dal China Daily   – che nell’anno in corso, il governo conservatore di Atene ha approvato investimenti cinesi per 611,8 milioni di euro, “che erano stati precedentemente congelati dal governo di Tsipras   per  un periodo di 18 mesi” per il divieto imposto dalla UE.

Già, perché senza mai cacciare un centesimo, e continuando a rimproverare i greci di  aver voluto vivere al disopra dei propri mezzi  accettando di indebitarsi troppo con la banche germaniche e francesi, e quindi   devono soffrire, per  giunta Bruxelles (ossia Berlino) e la NATO (ossia gli USA)   “dal punto di vista geopolitico, i partner occidentali sono preoccupati che il flirtare della Grecia con La Cina potrebbe indebolire il fianco sud-est della NATO e dell’UE”.

Stanno parlando del fianco sud-est  già  “indebolito” dalla Turchia  di Erdogan .  Della NATO in stato di  “morte cerebrale” secondo  il capo della sua maggior forza armata europea. Di Stati Unitidi cui persino la Merkel riconosce che non si può più confidare come difensori della UE.  Gli Stati Uniti in condizione tale, che secondo  un sondaggio  Rasmussen in 2018 ,  il 31 % degli elettori americani ritengono che l’America “vedrà una seconda guerra civile nei prossimi 5 anni”, con  i trumpisti armati  contro gli anti-Trump.

PECHINO FA’ DELLA GRECIA LA TESTA DI PONTE – E CON QUATTRO SOLDI (CHE LA MERKEL HA RISPARMIATO)

Golpe boliviano

Naturalmente assisteremo al tentato spaccio di falsa democrazia per giustificare un golpe fascista le cui cui origini sono chiarissime. Ma nella confusione attuale   ci dimentichiamo che il fascismo reale è quello che derivata dal sistema neo liberista il quale prevede come  diceva Foucault “uno stato sotto il controllo del mercato, anziché un mercato sotto il controllo dello stato”. E non si potrebbe immaginare esempio migliore, più luminoso di ciò che accade  in Bolivia per renderlo evidente. Del resto anche il golpe di Pinochet, ispirato e rivendicato dai Chicago boys oltre che organizzato dalla Cia e dall’esercito fu attuato per denazionalizzare gli stessi giacimenti, al tempo importanti per altri minerali.  Insomma è sempre la stessa merda, ma questa volta i banchettatori agiscono per disperazione:  perché non si tratta più come nel ’73 di sperimentare il sistema di dominio, ma di una lotta per sopravvivere ai danni compiuti.

 Nota Beninteso il litio è un metallo molto diffuso nella crosta terrestre, ma essendo anche un elemento molto reattivo si lega strettamente ad altri composti che ne rendono difficile o comunque costosa la separazione: solo quello contenuto nelle “salamoie” dei laghi salati sudamericani e asiatici è relativamente facile da ottenere sotto forma di carbonato di litio. Se così non fosse,  visto che questo metallo è presente in molte rocce vulcaniche e anche nelle acque che le attraversano, l’Italia sarebbe una specie di paradiso del litio. A questo proposito va detto che i cinesi hanno brevettato un sistema per riciclare il litio delle batterie a prezzi abbastanza contenuti e stanno cominciando ad usarlo, mentre in occidente l’unico brevetto in questo senso è del Cnr italiano ed è  ancora in sperimentazione.

Il golpe elettrico

Occidente=debito

Ancora una volta, la verità è multipla. – In primo luogo, la Cina non ha una storia di invasioni. La Cina cerca uno sviluppo pacifico ed egualitario del commercio, della scienza e soprattutto del benessere umano – una tradizione Tao di non aggressione. In secondo luogo, nonostante gli “avvertimenti” del trono dell’impero in caduta, circa un centinaio di paesi si sono già abbonati per partecipare alla BRI – e questo volontariamente.

E in terzo luogo, la Cina e la Russia e insieme a loro l‘Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO) hanno stretto una solida alleanza economica e di difesa che comprende quasi la metà della popolazione mondiale e circa un terzo della produzione economica totale dei globo.

Pertanto, i membri della SCO sono – o potrebbero essere, se lo desiderano – in gran parte distaccati dall’egemonia del dollaro. Il sistema di trasferimento monetario occidentale, gestito privatamente e gestito da Wall Street, SWIFT, non è più necessario per i paesi SCO. Operano in valute locali e / o attraverso il sistema di pagamento interbancario cinese (CIPS).

Non è un segreto che l’impero, con sede a Washington, stia gradualmente decadendo, sia economicamente che militarmente. È solo una questione di tempo. Quanto tempo è difficile da indovinare. Ma il comportamento quotidiano di Washington di emettere sanzioni a destra e sinistra, interrompere le transazioni monetarie internazionali, confiscare e rubare beni di altri paesi in tutto il mondo, mette sempre più chiodi nella bara dell’Impero.

In questo modo, l’America stessa sta commettendo un suicidio economico e monetario. Chi vuole appartenere a un sistema monetario che può agire volenti o nolenti a scapito di un altro paese? Non è necessario alcun aiuto esterno per far cadere questo sistema monetario fiat sponsorizzato dagli Stati Uniti. È un castello di carte che si sta già sgretolando per il suo stesso peso.

Il dollaro USA era circa 20-25 anni fa ancora in sintonia con il 90% della valuta di riserva dominante nel mondo. Oggi questa percentuale è scesa a meno del 60% e sta diminuendo. Viene sostituito principalmente dallo yuan cinese come nuova valuta di riserva.

Questo è ciò di cui parla con la guerra commerciale avviata dagli Stati Uniti – screditando lo yuan, una moneta solida, basata sull’economia cinese – e sull’oro. “Sanzionare” l’economia cinese con le tariffe statunitensi, dovrebbe danneggiare lo yuan, per ridurre la sua concorrenza con il dollaro come valuta di riserva mondiale. Un tentativo Inutile.

Lo yuan è una valuta solida riconosciuta in tutto il mondo, la valuta della seconda economia più grande. Secondo alcuni standard, come spiegato dal PPP (parità di potere d’acquisto), l’indicatore socioeconomico più importante per l’umanità, la Cina è dal 2017 l’economia numero uno al mondo.

Questo, e altri continui attacchi di Washington, è un tipico gesto disperato di una bestia morente, che si agita selvaggiamente a sinistra, a destra, in alto e in basso attorno a sé per far cadere nella sua tomba il maggior numero possibile di avversari percepiti. Esiste ovviamente il chiaro pericolo che questa lotta per la sopravvivenza dell’impero possa finalizzarsi con uno scontro sul nucleare – dio non voglia!

La politica, la filosofia e la diplomazia di non aggressione della Cina e della Russia potrebbero salvare il mondo dall’estinzione, compresa la popolazione degli Stati Uniti d’America.

*Peter Koenig è un economista e analista geopolitico. Dopo aver lavorato per oltre 30 anni con la Banca mondiale, ha scritto Implosion , un thriller economico, basato sulla sua esperienza diretta. In esclusiva per la rivista online ” New Eastern Outlook. ”

https://www.globalresearch.ca/china-breaks-western-debt-stranglehold/5693814

Fonte: Global Research

Traduzione: Luciano Lago

https://www.controinformazione.info/la-cina-rompe-il-dominio-del-debito-occidentale-sul-mondo/

Archeologia siriana

Le forze siriane scoprono una rete di tunnel appartenenti alla banda Takfirí dell’ISIS (Daesh in arabo), con armi di fabbricazione israeliana, nella Siria orientale.

L’ agenzia di stampa siriana ufficiale, SANA , ha riferito martedì la scoperta di una rete di tunnel contenenti armi e munizioni, alcune di fabbricazione israeliana, abbandonati dai terroristi di Daesh nella città di Al-Qurea, nella campagna orientale di Deir Ezzor .

L’esercito siriano e le sue forze alleate hanno scoperto, in molte operazioni, armi, medicine e cibo con francobolli che indicano la loro origine israeliana. È anche qualcosa di ampiamente noto che entrambi, gli Stati Uniti e Israele, forniscono supporto ai terroristi e ai ribelli presenti in Siria dall’inizio della crisi nel paese arabo nel 2011.

Tunnel terroristi
Deposito armi terroristi

A loro volta, i gruppi terroristici che operano in Siria riconoscono i loro legami con il regime di Tel Aviv e il sostegno ricevuto e persino affermano di non aver mai cercato scontri con Israele.

Fonti: Al Manar – Hispan Tv

Traduzione e sintesi: Luciano Lago

https://www.controinformazione.info/migliaia-di-soldati-siriani-si-schierano-a-est-delleufrate/

Uscita ad Est

senza un’apertura ad Est il declino sarà fatale e anche rapido: niente di strano dunque se tra i suoi piani (della Germania ndr) ci sia anche l’eventualità di sfilarsi dall’euro. La stessa Francia scalpita rendendosi conto di essere in un cul de sac perché il tentativo macroniano di associarsi alla Germania nella guida continentale anche i vista della Brexit si è arenato sulle proteste della popolazione e dentro un non senso globale.

L’Italia poi è nella totale confusione: essendo rimasto un Paese sotto occupazione militare dalla fine del conflitto , il partito amerikano vi è particolarmente forte, sia nella sua espressione diciamo così clintoniana nelle aree di centro sinistra (ammesso che questa espressione abbia un senso e non sia solo un riferimento nominalistico), sia nella versione trumpiana espressa da Salvini: si trova quindi nella situazione di non poter sfruttare la sua posizione geograficamente privilegiata per i traffici dall’Asia, di fatto vietata da Washington e malvista dall’Europa del Nord per questioni concorrenziali: l’Asia e i contatti diretti con essa le sono preclusi e quando qualcuno si è premesso un’apertura c’è stata subito una crisi di governo. Si dovrebbe sperare in una politica così raffinata da sfruttare la situazione per sfilarsi dalle molteplici obbligazioni che si sono create e che non si compensano l’una con l’altra, ma si assommano. E tuttavia la mediocrità assoluta di un ceto politico che è l’effetto della selezione neoliberista nelle sue diverse formulazioni, rende praticamente impossibile sortire fuori da questa tettonica a zolle geopolitica senza essere schiacciati. Non ho una ricetta in mano, ma solo la sensazione di una lenta catastrofe mentre tutto cambia.

Una lenta catastrofe

Mare nostrum?

Pompeo ha affermato che i Balcani “rimangono un’area di competizione strategica”, candidabili  insomma alle destabilizzazioni e primavere democratiche contro la zona d’influenza che vi ha Mosca. Sia nei  Balcani, sia ad Atene, il segretario di Stato ha attaccato in termini inauditi  “la Repubblica islamica dell’Iran, i cui  terroristi hanno destabilizzato il Medio Oriente,  trasformato il Libano in un paese cliente e  contribuito a  provocare la  crisi dei rifugiati che continua a danneggiare  la Grecia in questo momento”.

Insomma ha incolpato l’Iran di tutte le conseguenze dei  tre decenni di guerre NATO nella regione  e del conseguente spargimento di sangue e per i conflitti provocati, giù giù fino alle  ondate di rifugiati – che invece ha prodotto la sua destabilizzazione dell’area secondo il  piano Kivunim israeliano, e il ripetuto tentativo di smembrare la Siria e farne un califfato  ISIS.

Pompeo non ha mancato, ovviamente, di denunciare “ l’influenza dannosa della Russia, in Grecia e nei paesi circostanti “, nonché  la Cina che “usa i  mezzi economici per costringere i paesi a concludere accordi svantaggiosi a beneficio di Pechino e lasciare i propri clienti fortemente indebitati “. Ossia ciò che da sempre ha fatto l’imperialismo americano, tramite il Fondo Monetario.

Che  bisogno c’era di una alleanza americano-ellenica? La Grecia è già  un membro della NATO.  Ma per decenni trascurato da Washington che poteva  contare sulla Turchia  e la sua forza  militare nell’Alleanza.  Ora però  con la destabilizzazione della Siria  e il suo smembramento non riuscito per l’intervento russo e iraniano, e l’oscillazione di Erdogan come “alleato”, la Grecia  – che ha una forza militare più notevole e preparata di quel che si crede, per storica diffidenza verso la Turchia –  è ridiventata utile.

Lo ha  detto chiaramente Geffrey Pyatt, l’ambasciatore Usa ad Atene:  “Gli stati Uniti hanno “dato per scontato” Mediterraneo orientale  per decenni. Ora  lo stanno rimettendo al centro della loro riflessione,  nella  visione globale su come far avanzare gli interessi degli Stati Uniti …Nell’attuale fase  di rinnovata competizione tra le maggiori potenze e  con le più grandi scoperte di idrocarburi dell’ultimo decennio, questo  crocevia globale di Europa, Asia e Africa è tornato in prima linea nel pensiero strategico americano”.

L’accenno alle  grandi scoperte di idrocarburi si riferisce ai giacimenti scoperti al largo di Cipro, il cui sfruttamento avverrà in condominio con Sion. Bisogna ricordare che Erdogan ha minacciosamente preteso la parte per la Turchia, mandando navi da guerra  a minacciare bellicamente  (fra l’altro  l’ENI).

Qui navi da guerra turche hanno bloccato la piattaforma Saipem 12000 dell’Eni nel febbraio 2018.

http://www.asianews.it/notizie-it/Cipro,-nuovo-fronte-di-scontro-fra-Europa-e-Turchia-per-il-controllo-dei-giacimenti-di-gas-43087.html

Ad Atene, Pompeo ha preso  apertamente le parti della Grecia  (ed Israele)  su questa questione: “Abbiamo detto ai turchi che la perforazione illegale è inaccettabile. Abbiamo chiarito che le operazioni in acque internazionali sono regolate da una serie di regole”.

Insomma, mentre Trump lascia  che Erdogan  si ritagli sul territorio della Siria la  fetta che  gli era stata promessa fin dall’inizio della guerra (combattuta  per procura coi finanziamenti sauditi  e degli sceicchi,  armando Daesh e gli altri islamisti tagliagole  e i curdi  ) per rovesciare Assad, voltando le spalle ai curdi ormai inutili, Washington si riposiziona militarmente in Grecia, adottandola come base per le future operazioni.

Il tutto, nel  palese  disprezzo degli “alleati europei” nella NATO. Come nota giustamente WSW, Pompeo è venuto in Europa e non ha visitato le tre  più grandi capitali:  né Berlino, né Parigi, e nemmeno Londra. In compenso è andato in  Macedonia per  esortare il governicchio locale di abbandonare il  progetto di autostrada finanziato dai cinesi nel  quadro della Belt and Road Initiative  (BRI, la nuova Via della Seta) di Pechino, ed  è venuto a Roma per ordinare al governicchio locale di rigettare  gli accordi con Huawei e piantarla con l’adesione al BRI.

Nel nuovo concetto americano,  l’Italia  conta meno della Grecia perché  noi siamo imbelli e  disarmati, mentre appunto, la Grecia è militarmente  più  forte  (per esempio  ha mantenuto  la leva obbligatoria  di massa), è nemica storica della Turchia, e  – grazie al “trattamento tedesco” subito dai greci – la Cina ha fatto acquisti importanti in Grecia.  Strategici. Il porto del Pireo.

A luglio, il già  sullodato ambasciatore degli Stati Uniti, Geoffrey Pyatt, ha dichiarato a Stars and Stripes che la base navale americana nella baia di Souda, in Grecia, utilizzata durante la guerra in Siria, è “praticamente satura“. I  militari statunitensi non hanno visto di buon occhio  gli investimenti cinesi nel porto del Pireo ad Atene: “Se vogliamo  far attraccare  una nostra nave da guerra  al Pireo, la Cina può dire di no.”

Per l’America,  è una tentazione strategica incoercibile  tentare di assestare un colpo bellico mortale alla Cina  prima che diventi troppo potente per essere sconfitta; “far pagare il prezzo “ alla Russia della sua vittoria politica in Siria; riconfigurare la NATO in termini di massima aggressione contro Mosca, puntando sui nuovi alleati come la Polonia e i baltici.  Adesso  o  mai più: sanno bene, i pensatoi americani  legati alla speculazione, che il sistema economico globale e liberista  che hanno imposto, con cui hanno ciecamente reso potente la Cina, e  dominato dalla finanza e dai suoi profitti usurari è al capolinea, e si regge solo con le  banche centrali che creano trilioni  a tasso sottozero, per mantenere gonfia la bolla, e in vita  le varie imprese e banche zombi che – se aumentassero i tassi d’interesse  – collasserebbero, indebitate come sono.

Fra un anno o tre, se  non fra qualche mese, potrebbe essere troppo tardi. Adesso o mai più.

MIKE POMPEO HA PREPARATO LA GRECIA ALLA GUERRA. Contro Russia, Iran, Cina….

Acqua libica

La Libia si trova su una risorsa più preziosa del petrolio, la Nubian Sandstone Aquifer, la più grande fonte sotterranea di acqua dolce del mondo. Il sistema acquifero dell’acqua fossile si formò circa 20000 anni fa e contiene 150000 chilometri cubi di acqua dolce. Gheddafi aveva investito 25 miliardi di dollari nel Great Man-Made River Project, un complesso acuquedotto lungo 4000 km sepolto nel deserto e che poteva trasportare due milioni di metri cubi di acqua al giorno. Un tale schema monumentale di distribuzione dell’acqua stava per trasformare la Libia, nazione al 95 per cento desertica, in un’oasi autosufficiente e coltivatbile. Oggi, le megasocietà globali della Francia, come Suez, Ondeo e Saur, controllano oltre il 45% del mercato idrico del pianeta, un’industria globale da 400 miliardi di dollari. Per la Francia, la rivoluzione del 2011 in Libia riguardava controllo e privatizzazione delle sorprendenti risorse idriche della Libia. Mesi prima che il presidente Obama iniziasse a sganciare bombe sulla Libia, la Central Intelligence Agency avvertì sulla “… futura “guerra idrologica” in cui fiumi, laghi e falde acquifere diventeranno beni della sicurezza nazionale per cui combattere…” o controllati da eserciti per procura e Stati clienti. La rivoluzione del cambio di regime in Libia fu il principale esempio di guerra idrologica imperialista.
Ora che i profitti idrici della Libia fluiscono verso occidente, non sorprende che le regioni occidentali della Libia stiano esaurendo l’acqua potabile. A causa dell’avidità aziendale e della negligenza, i due terzi dei principali condotti idrici della nazione non funzionano più. Mustafa Umar, portavoce dell’UNICEF per la Libia, stima che in futuro circa quattro milioni di libici potrebbero essere privati dell’accesso all’acqua potabile provocando un focolaio di epatite A, colera e altre malattie della diarrea, nonostante la più grande falda acquifera del mondo sotto la casa.
Per l’Italia, il sostegno alla rivoluzione del 2011 fu alimentato dalla sete di petrolio e gas dell’ex colonia. La Libia ha le maggiori riserve di petrolio in Africa e sotto Gheddafi, l’85% delle esportazioni erano dirette in Europa. Prima di Gheddafi, re Idris lasciava che la Standard Oil scrivesse le leggi sul petrolio della Libia. Gheddafi pose fine a tutto ciò. Il denaro dai proventi del petrolio fu depositato direttamente sul conto bancario di ogni cittadino libico. Non sorprende che le compagnie petrolifere italiane abbiano fermato questa nobile pratica. Il petrolio della Libia è molto importante per l’Italia per la vicinanza, la facilità dell’estrazione e la leggerezza del greggio. La maggior parte delle raffinerie in Italia e altrove sono costruite per far lavorare il greggio libico, e non possono lavorare facilmente il greggio saudita più pesante e che ha sostituito il deficit della produzione libica. La Libia ha riserve di gas naturale per oltre 52,7 trilioni di piedi cubi e vaste aree devono ancora essere sondate. Con forniture garantite disponibili dalla Libia, l’Italia è meno dipendente dalle forniture della Russia che, sul fronte energetico, sempre più flette i muscoli e mette naso nell’Europa continentale. Il colosso petrolifero italiano, ENI, aveva acquistato una partecipazione di controllo delle attività libiche di British Petroleum ed ha un accordo col regime libico per estrarre giornalmente 760 milioni di piedi cubi di gas naturale. Col bottino di guerra del mercato idrico della Libia goduto dai francesi e petrolio e gas naturale in gran parte destinati agli italiani, di conseguenza gli USA appoggiarono la rivoluzione del 2011 per un altro mercato: le armi.
Nel giugno 2019 il New York Times riferì che furono trovate armi pesanti statunitensi in un arsenale dei ribelli sostenuti dagli statunitensi in Libia. Il New York Times dichiarò che “i segni sulle casse dei missili identificano il loro produttore, i giganti delle armi Raytheon e Lockheed Martin, e un numero di contratto che corrisponde a un ordine da 115 milioni di dollari per missili Javelin”. La Libia è ora la manna per i rivenditori di armi statunitensi e sede del più grande deposito di armi disperse del mondo. Dal petrolio all’acqua, dalle armi al gas naturale, la rivoluzione del 2011 in Libia fece incassare miliardi di dollari all’occidente e prodotto solo miseria e guerra civile infinita ai libici. La rivoluzione di Gheddafi cinquant’anni fa fu completamente diversa.
Per oltre 40 anni Gheddafi promosse la democrazia economica e utilizzò la ricchezza petrolifera nazionalizzata per sostenere programmi progressisti di assistenza sociale per tutti i libici. Sotto il governo di Gheddafi, i libici non solo godevano di assistenza sanitaria ed istruzione gratuite, ma anche di prestiti senza interessi e lucegratis. Ora, grazie all’espulsione NATO di Gheddafi, i black out elettrici sono comuni nella Tripoli un tempo fiorente, il settore sanitario è sull’orlo del collasso mentre migliaia di operatori sanitari filippini fuggono dal Paese e le istituzioni dell’istruzione superiore in tutto l’est del paese sono chiuse. Un gruppo che ha sofferto immensamente dalla rivoluzione del 2011 appoggiata dall’occidente sono le donne della nazione. A differenza di molte altre nazioni arabe, le donne della Libia di Gheddafi avevano il diritto a istruzione, lavorare, divorziare, detenere proprietà ed avere un reddito. Anche il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite elogiò Gheddafi per la promozione dei diritti delle donne. Quando Gheddafi prese il controllo nel 1969, pochissime donne andavano all’università. Poco prima che l’aeronautica militare statunitense iniziasse a bombardare la Libia nel 2011, più della metà degli studenti universitari libici erano donne. Una delle prime leggi che Gheddafi approvò nel 1970 fu la pari retribuzione con la legge sul lavoro. Dopo la rivoluzione del 2011, il nuovo regime libico “democratico” reprime i diritti delle donne. Le nuove tribù dominanti sono fortemente legate alle tradizioni patriarcali. Inoltre, la natura caotica della politica libica post-intervento permisero il libero regno delle forze islamiste che vedono l’uguaglianza di genere come perversione occidentale.
Contrariamente alla credenza popolare, la Libia, che i media occidentali descrivevano abitualmente come “dittatura militare di Gheddafi”, era in realtà uno Stato democratico. Sotto l’esclusivo sistema della democrazia diretta di Gheddafi, le tradizionali istituzioni di governo furono sciolte e abolite e il potere apparteneva al popolo direttamente attraverso vari comitati e congressi. Lungi dal controllo nelle mani di un solo uomo, la Libia era fortemente decentralizzata e divisa in molteplici piccole comunità, essenzialmente “mini-Stati autonomi” nello Stato. Questi Stati autonomi avevano il controllo sui distretti e potevano prendere varie decisioni, incluso come allocare le entrate petrolifere e i fondi di bilancio. In questi mini-Stati autonomi, i tre principali organi della democrazia libica erano i comitati locali, i congressi popolari di base e i consigli rivoluzionari esecutivi. Il Congresso Popolare di Base (BPC), o Mutamar shabi asasi, era essenzialmente l’equivalente libico della Camera dei Comuni nel Regno Unito o della Camera dei Rappresentanti negli Stati Uniti. Tuttavia, gli ottocento Congressi popolari di base della Libia non erano costituiti solo da rappresentanti eletti, invariabilmente ricchi, che facevano le leggi per conto del popolo; piuttosto, il Congresso permise a tutti i libici di partecipare direttamente a questo processo. Nel 2009, Gheddafi invitaò il New York Times in Libia a trascorrere due settimane osservando la democrazia diretta della nazione. Il New York Times, molto critico nei confronti dell’esperimento democratico di Gheddafi, ammise che in Libia l’intenzione era che “tutti siano coinvolti in ogni decisione. Le persone s’incontrano in commissioni e votano di tutto, dai trattati stranieri alla costruzione di scuole”. Lungi dall’essere una dittatura militare, la Libia di Gheddafi era la democrazia più prospera dell’Africa. Nella versione occidentale della “democrazia” in Libia oggi le milizie, variamente locali, tribali, regionali, islamiste o criminali, formavano due fazioni in guerra. La Libia ora ha due governi, entrambi coi proprio Primo Ministro, parlamento ed esercito, alimentando una guerra civile perpetua e distruggendo ogni possibilità di vero Stato democratico. Chiaramente, la rivoluzione di Gheddafi ha creato uno degli esperimenti di maggior successo nella democrazia economica del 21° secolo. In netto contrasto, la controrivoluzione appoggiata dall’occidente nel 2011 che potrebbe entrare nella storia come uno dei pergiori fallimenti sociali e militari del 21° secolo.

Garikai Chengu è uno storico dell’Africa antica e aveva studiato ad Harvard, Stanford e Columbia University.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Muammar Gheddafi contro l’occidente: due rivoluzioni sui lati opposti della storia