GS su, tutti gli altri giù

di Sergio Di Cori Modigliani

Non fatevi incantare: piangono lacrime di crisi quando in realtà, sottobanco, realizzano giganteschi profitti sulla pelle di noi tutti.

Sembra una notizia inventata da Maurizio Crozza, quando parla dei sogni di Flavio Briatore “al top” e invece è la realtà.

Ascoltando la radio (Gr2-rai) nella specifica sezione relativa allo stato dell’economia, alcuni esponenti della cupola mediatica davano notizie positive, sulla ripresa già iniziata, sul fatto che bisogna andare a guardare gli aspetti positivi del mercato perché la ripresa è già iniziata e finalmente si vede la luce in fondo al tunnel e tornano i profitti e la voglia di imprendere. Non solo. Oltre alla ripresa dell’economia c’è anche il rilancio dello sviluppo e dell’occupazione. Ma che bella notizia, mi sono detto.
Alla richiesta di un esempio specifico che potesse illuminarci sulla via di pensieri positivi, il cronista ha risposto citando almeno cinque aziende che a Milano stanno assumendo a pieno ritmo, con pimpante allegria dei lavoratori.
E’ vero.
Andando a controllare, però, si dà il caso che tali aziende risultino essere delle società finanziarie che appartengono alla multinazionale Goldman Sachs perché –è sempre il nostro baldo cronista rai a spiegarcelo- “come spiegava stamattina il collega Corrado Poggi su Il Sole 24 ore, sono stati resi noti i conti di Goldman Sachs e il risultato per il 2012 è stato davvero sorprendente, superiore a ogni migliore attesa: ben 53% superiore alle attese per un utile al netto delle tasse di quasi 10 miliardi di euro. Basti pensare che le azioni al 31 dicembre del 2011 valevano 1,84 $ e al 31 dicembre 2012, invece, toccavano i 5,60 $. Stanno assumendo e a Milano e in diversi centri della Lombardia apriranno nei prossimi sei mesi ben dieci nuovi uffici. E’ un segno dell’ottimismo che si sta diffondendo sui mercati”. Ma che meraviglia!
Grazie a queste notizie, le borse di tutto il mondo vanno in negativo.
Il cronista rai deve essere rimasto sorpreso, ma non pensiamo si sia interrogato sul perché il suo personale ottimismo non sia stato condiviso dai cosiddetti “mercati”. Da Tokyo a Londra, da Francoforte a Parigi, via Milano, la borsa capisce che la ripresa è molto lontana, e che a dettar legge sono sempre e soltanto loro: i colossi della finanza in guerra contro l’economia che produce merci, lavoro, occupazione, espansione.
Soltanto in Italia, Goldman Sachs (avvalendosi della trasversale consulenza di Corrado Passera, Mario Monti, Romano Prodi, Giuliano Amato ed Enrico Letta) ha realizzato nel 2012 un profitto netto di 2,2 miliardi di euro.
Tradotto vuol dire che per loro non c’è crisi, anzi. Va tutto benissimo e bisogna impedire a tutti i costi che si verifichi il benché minimo cambiamento.
Certo, ciò che la Rai non spiega (e neppure il Sole 24 ore) è che il prezzo da pagare per tali profitti corre su un binario parallelo; su una rotaia la finanza gongola, sull’altra rotaia l’economia che produce merci e servizi crolla.
Questa è la vera campagna elettorale.
Il resto sono chiacchiere.
Vista la proliferazione di simboli, gagliardetti e curiosi nomi delle liste civiche, ci aggiungiamo anche “distintivo” perché viene naturale la citazione dal film di Brian de Palma “Gli intoccabili” dove Al Capone urla a squarciagola all’ufficiale del FBI “sei solo chiacchiere e distintivo”. (ve lo ricordate? Erano Robert De Niro e Kevin Kostner).
E’ ciò che sono le nostre mummie.
Fingono un agone che non esiste, un’opposizione falsa, un antagonismo inesistente.
Berlusconi, Bersani, Monti, Casini, Fini sono “obbligati” a garantire ai colossi della finanza che, in un qualche modo, saranno in grado di fare un governo che seguiterà a produrre tali profitti.
Volete capire la vera posta in gioco in questa campagna elettorale?
Andate a leggere i dati sulla finanza operativa in Italia, e chi li garantisce nel nostro paese, e capirete come stanno le cose, conti alla mano.
Intervistato alla tivvù nipponica, ieri il presidente di Goldman Sachs ha dichiarato “il 2012 è stato l’anno migliore dal 1980, le cose si stanno mettendo davvero molto bene e siamo grandiosamente ottimisti per il 2013”. La borsa di Tokyo ha reagito con una flessione pari al -2,56%. Tradotto in linguaggio accessibile vuol dire che hanno in cantiere la prosecuzione di un rigore e di una austerità ancora più perfida e non hanno nessuna intenzione di fare nulla e hanno già un piano predisposto per far contrarre ancora di più l’economia; chi è quotato in borsa (come azienda che produce merci) lo sa, lo capisce e quindi tutti vendono e le borse vanno giù.
Sono chiacchiere e distintivo, tutto qui.
Siamo ormai arrivati al trionfo del paradosso: ci spiegano alla radio di stato che la crisi non esiste e che va tutto bene.
Pensateci e riflettete.
Non fatevi ingannare dalla facile demagogia elettorale: non mandate in parlamento i bastardi che rappresentano i giochi della finanza: vi svuoteranno le tasche. A sinistra ci penserà il PD, a destra il PDL e al centro l’Udc & co. Questa è la ragione per la quale Berlusconi sta facendo campagna per invitare a votare o lui o Bersani. E’ uguale.
Ecco, qui di seguito, il lancio sul sito online de Il Sole 24 ore ripreso dalla rai

Goldman Sachs: utili IV trim a 2,89 mld, ricavi a 9,24 mld (RCO)

Risultati migliori delle attese (Il Sole 24 Ore Radiocor) – Milano, 16 gen – Goldman Sachs ha riportato per il quarto trimestre del 2012 un utile netto pari a 2,89 miliardi di dollari, o 5,60 dollari ad azione contro 1,84 un anno fa, a fronte di un giro d’affari salito del 53% a 9,24 miliardi. I profitti per l’intero anno sono invece piu’ che raddoppiati a quota 7,3 miliardi. I risultati sono migliori delle attese degli analisti. Nel trimestre il giro d’affari delle attivita’ di investment banking e’ cresciuto del 64% mentre il totale degli asset sotto gestione e’ salito a quota 939 miliardi alla data del 31 dicembre. Il capitale Tier 1 e’ invece salito alla fine del trimestre a quota 16,7%, ben oltre i requisiti di Basilea
Le spese operative invece nel trimestre si sono attestate a quota 4,92 miliardi, mentre il numero dei dipendenti era di 32,400 unita’ a fine anno ma nel 2013 sono previste nuove assunzioni.
Corrado Poggi per Il Sole 24 Ore
c.poggi@ilsole24ore.com
No comment.

Chi vota i signori della finanza è un idiota, un masochista o un irresponsabile.

Sarebbe ora che la gente si desse una smossa e cominciasse a svegliarsi.

Non è vero nulla ciò che vi raccontano.

Ciò che vale per davvero sono le cifre e i conti fatti con il pallottoliere.

L’Italia è diventato un paradiso per i colossi della finanza e quindi gli squali ci si stanno buttando a pesce.

Dipende da noi evitarlo, quantomeno contenere la loro bulimìa.

Non votateli più.

Mandiamoli tutti a casa e non cadiamo nella trappola consueta di destra e sinistra, di fasci e falce e martello, di laici e credenti. E’ un teatro loro.

Se votate per Bersani o per Berlusconi o per Monti o per chiunque si appoggia a loro ed è un loro alleato, voi, consciamente o inconsciamente, state semplicemente aumentando la quantità di potenziali profitti della finanza sciacalla e strozzina.

Ma ci vuole davvero tanto a capirlo?

Più chiaro di così.

fonte: Libero Pensiero

Oltre l’austerità

“Oltre l’austerità” è in primo luogo un libro di denuncia delle politiche folli che in Europa e in Italia porteranno inevitabilmente – e in proporzioni sconosciute da generazioni – ad alti livelli di disoccupazione, crollo degli standard di consumo e dei servizi sociali e degrado delle nostre comunità. E’ un passato che tristemente ritorna. Chi porti la responsabilità politica di questo, se la Merkel, o Monti (e con lui le forze che lo sostengono), oppure ancora i gruppi dirigenti della sinistra radicale europea, in gran parte superficiali e disinteressati ai temi reali, non è nostro compito dire. Così come non vogliamo giudicare quante responsabilità per essere giunti a questo punto vadano attribuite agli ignominiosi governi Berlusconi, oppure ai governi ulivisti di centrosinistra, che dell’unificazione monetaria europea hanno fatto la propria bandiera subordinando a essa gli obiettivi della piena occupazione e di una più equa distribuzione del reddito e aprendo così la strada al ciclico ritorno del Cavaliere.

Il nostro proposito è stato di smentire le sciocchezze in nome delle quali si chiedono sacrifici, in particolare che spesa e debiti pubblici siano causa ultima della crisi, e di mostrare come questi sacrifici a nulla porteranno tranne che a un avvitamento verso il basso della crisi in una spirale di cui non si vede la fine. Interessi nazionali, voglia di farla finita con sindacati e stato sociale, una totale assenza di lungimiranza politica e anche tanta ignoranza spiegano tutto questo.

Non il processo d’integrazione politica ed economica europeo viene messo sotto accusa nel libro – anzi riteniamo che il volume sia profondamente europeista – bensì il processo di unificazione monetaria. Quest’ultimo è stato progettato e si è dispiegato male. Ma non casualmente. Da parte dei governi italiani esso è stato interpretato come strumento di disciplina sindacale e sociale. In questo gioco i tedeschi hanno vinto, e noi abbiamo perso. Ora la crisi costituisce una nuova e più ghiotta occasione per perseguire il medesimo obiettivo.

Il volume nasce da un anno d’incontri, ma il gruppo non ha mai ritenuto che esso dovesse avere una tesi precostituita. Al di là di alcune differenziazioni, tuttavia, la pura disanima degli scenari che il paese ha davanti ha fatto prevalere in molti contributi l’idea che in questa unione monetaria non c’è spazio per il nostro paese, pena il suo rapido e drammatico degrado. Non è peraltro affatto escluso che l’euro non crolli da solo. Gli autori disegnano e auspicano altre soluzioni, del tutto possibili, che potrebbero garantire crescita, occupazione e sviluppo ecologicamente sostenibile all’Europa, contribuendo alla stabilità dell’economia globale. Ci pare tuttavia inutile accarezzare disegni che non hanno alcuna possibilità di prevalere. Serve più coraggio per guardare le cose come stanno. Questa è la nostra denuncia. Domandiamo alle forze politiche della sinistra quali altri sacrifici ritengono il paese debba inutilmente affrontare prima di assumersi le proprie responsabilità davanti alla realtà.

Il grosso degli autori gode di solida notorietà nella comunità internazionale degli economisti eterodossi. La sintesi dei loro contributi è nell’introduzione. E’ stata un’esperienza per noi importante, in un paese in cui non solo la sinistra è disinteressata a un lavoro intellettuale di lunga lena, ma nel quale anche il dibattito accademico si è impoverito con la progressiva formazione strettamente neoclassica delle giovani generazioni di economisti e la scomparsa di scena di grandi studiosi come Paolo Sylos Labini o Federico Caffè.

Il nostro lavoro continuerà in autunno perché tante sono le questioni su cui, riteniamo, vi sia da far luce con riguardo sia al recente passato che, in questa luce, alle prospettive. Al grande maestro di molti di noi scomparso lo scorso novembre, Pierangelo Garegnani – l’allievo prediletto di Piero Sraffa – abbiamo dedicato il volume proprio per ricordare come solo dall’associazione, che egli suggeriva, di una solida ricerca teorica con un’attenta analisi empirica, economica e storico-politica, entrambe motivate da un forte senso d’impegno civile, possano scaturire risultati solidi e duraturi. Speriamo che questo volume e il nostro lavoro futuro, possa costituire strumento di studio e di agitazione politica per un popolo di sinistra desideroso di opporsi al preoccupante corso degli eventi. Esso è anche dedicato ai nostri figli e a tutti i giovani.

L’INDICE DEL VOLUME

Introduzione – S. Cesaratto e M. Pivetti

1. Le politiche economiche dell’austerità
L’austerità, gli interessi nazionali e la rimozione dello Stato – M. Pivetti
Molto rigore per nulla – G. De Vivo

2. La crisi europea come crisi di bilancia dei pagamenti e il ruolo della Germania
Il vecchio e il nuovo della crisi europea – S. Cesaratto
Le aporie del più Europa – A. Bagnai
Deutschland, Deutschland…Über Alles – M. d’Angelillo e L. Paggi

3. Austerità, BCE e il peggioramento dei conti pubblici
Sulla natura e sugli effetti del debito pubblico – R. Ciccone
La crisi dell’euro: invertire la rotta o abbandonare la nave? – G. Zezza
Le illusioni del Keynesismo antistatalista – A. Barba
La crisi economica e il ruolo della BCE – V. Maffeo

4. Austerità, salari e stato sociale
Quale spesa pubblica – A. Palumbo
Crescita e “riforma” del mercato del lavoro – A. Stirati
Politiche recessive e servizi universali: il caso della sanità – S. Gabriele
Spread: l’educazione dei greci – M. De Leo

5. Oltre l’euro dell’austerità
Un passo indietro? L’euro e la crisi del debito – S. Levrero
Una breve nota sul programma di F. Hollande e la sinistra francese – M. Lucii e F. Roà

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Matrix

di Enrico Carotenuto

Per un attimo, guardando Monti che parlava, ho avuto la sensazione di trovarmi in una scena di Matrix. No, non la trasmissione di Mentana, piuttosto il film con Keanu Reeves.

Avete presente la scena in cui Morpheus, per far comprendere a Neo di trovarsi in realtá in un mondo simulato, gli chiede:”Credi che sia aria, quella che respiri?”

In questa realtà simulata c’era questo impiegato di banca che giurava di non fare il politico, ma dettava le regole ai partiti, dicendo che saranno selezionati solo quelli che faranno come dice lui. Si lamentava delle tasse. Lui, l’uomo che in un anno ha praticamente dimezzato il reddito disponibile della classe media. Quello dei miliardi alle banche, degli F35, della TAV a tutti i costi, dei tagli a scuola e sanitá.

Li per li mi sono arrabbiato, con Monti, con Sky, col giornalista che non gli si è messo a ridere in faccia, quando diceva che l’IMU non va bene, e che non era colpa sua. Ma poi ho capito che il problema non era Monti, non era Sky, e nemmeno il giornalista, o presunto tale.

Il problema ero io!

Mi sono reso conto che una parte di me, e molti come me, nonostante gli anticorpi di vent’anni di Berlusconi, stava guardando l’intervista volendo credere che fosse vera, fatta da un vero giornalista ad un vero politico, con vere domande, su una tv indipendente.

Avevo un desiderio inconscio di ascoltare qualcosa che mi rassicurasse, che mi dicesse che la “matrix” che ci vogliono far bere, in fondo è la vera realtá.

Sono io che sbagliavo, a pensare che ci doveva essere per forza qualcosa di democratico in quella scena, nelle politiche scellerate di quell’uomo, nell’ammirazione del giornalista.

Ma non era aria quella che stavo respirando.

Quando ho realizzato che il problema ero io, la rabbia è svanita.

Anzi sono stato grato a Monti per quella messa in scena. Mi ha aiutato a svegliarmi un altro po’. E sono sicuro che ha avuto lo stesso effetto su molti altri spettatori.

Sicuramente una minoranza ancora piccola. Ma grazie a lui, da ieri, un po’ più grande.

fonte: CoscienzE in Rete

cancellare il debito

Il Fiscal Compact continua ad essere tenuto oscuro a tutti i cittadini e nessuna forza politica, in procinto di presentarsi alle prossime elezione, ci spiega la sua funzione, sminuendone la sua forza dirompente, tale, quanto quella di una moneta vincolata a un cambio fisso, che ci sta strangolando e con il passare del tempo ci porterà ad essere sempre più schiavi di questo sistema.

Il “non programma” dell’agenda Monti è tutto nella retorica di questi propositi che promettono di voler incrementare il livello d’istruzione, migliorare i servizi delle amministrazioni pubbliche, aprire l’accesso al credito delle aziende e che invece lo rende impossibile, proprio grazie ai vincoli di bilancio.

Le famiglie senza un salario adeguato non possono sopravvivere e neanche stimolare l’economia, le imprese senza credito non possono finanziarsi ed essere competitive.

fonte: http://www.lolandesevolante.net