Oltre l’austerità

“Oltre l’austerità” è in primo luogo un libro di denuncia delle politiche folli che in Europa e in Italia porteranno inevitabilmente – e in proporzioni sconosciute da generazioni – ad alti livelli di disoccupazione, crollo degli standard di consumo e dei servizi sociali e degrado delle nostre comunità. E’ un passato che tristemente ritorna. Chi porti la responsabilità politica di questo, se la Merkel, o Monti (e con lui le forze che lo sostengono), oppure ancora i gruppi dirigenti della sinistra radicale europea, in gran parte superficiali e disinteressati ai temi reali, non è nostro compito dire. Così come non vogliamo giudicare quante responsabilità per essere giunti a questo punto vadano attribuite agli ignominiosi governi Berlusconi, oppure ai governi ulivisti di centrosinistra, che dell’unificazione monetaria europea hanno fatto la propria bandiera subordinando a essa gli obiettivi della piena occupazione e di una più equa distribuzione del reddito e aprendo così la strada al ciclico ritorno del Cavaliere.

Il nostro proposito è stato di smentire le sciocchezze in nome delle quali si chiedono sacrifici, in particolare che spesa e debiti pubblici siano causa ultima della crisi, e di mostrare come questi sacrifici a nulla porteranno tranne che a un avvitamento verso il basso della crisi in una spirale di cui non si vede la fine. Interessi nazionali, voglia di farla finita con sindacati e stato sociale, una totale assenza di lungimiranza politica e anche tanta ignoranza spiegano tutto questo.

Non il processo d’integrazione politica ed economica europeo viene messo sotto accusa nel libro – anzi riteniamo che il volume sia profondamente europeista – bensì il processo di unificazione monetaria. Quest’ultimo è stato progettato e si è dispiegato male. Ma non casualmente. Da parte dei governi italiani esso è stato interpretato come strumento di disciplina sindacale e sociale. In questo gioco i tedeschi hanno vinto, e noi abbiamo perso. Ora la crisi costituisce una nuova e più ghiotta occasione per perseguire il medesimo obiettivo.

Il volume nasce da un anno d’incontri, ma il gruppo non ha mai ritenuto che esso dovesse avere una tesi precostituita. Al di là di alcune differenziazioni, tuttavia, la pura disanima degli scenari che il paese ha davanti ha fatto prevalere in molti contributi l’idea che in questa unione monetaria non c’è spazio per il nostro paese, pena il suo rapido e drammatico degrado. Non è peraltro affatto escluso che l’euro non crolli da solo. Gli autori disegnano e auspicano altre soluzioni, del tutto possibili, che potrebbero garantire crescita, occupazione e sviluppo ecologicamente sostenibile all’Europa, contribuendo alla stabilità dell’economia globale. Ci pare tuttavia inutile accarezzare disegni che non hanno alcuna possibilità di prevalere. Serve più coraggio per guardare le cose come stanno. Questa è la nostra denuncia. Domandiamo alle forze politiche della sinistra quali altri sacrifici ritengono il paese debba inutilmente affrontare prima di assumersi le proprie responsabilità davanti alla realtà.

Il grosso degli autori gode di solida notorietà nella comunità internazionale degli economisti eterodossi. La sintesi dei loro contributi è nell’introduzione. E’ stata un’esperienza per noi importante, in un paese in cui non solo la sinistra è disinteressata a un lavoro intellettuale di lunga lena, ma nel quale anche il dibattito accademico si è impoverito con la progressiva formazione strettamente neoclassica delle giovani generazioni di economisti e la scomparsa di scena di grandi studiosi come Paolo Sylos Labini o Federico Caffè.

Il nostro lavoro continuerà in autunno perché tante sono le questioni su cui, riteniamo, vi sia da far luce con riguardo sia al recente passato che, in questa luce, alle prospettive. Al grande maestro di molti di noi scomparso lo scorso novembre, Pierangelo Garegnani – l’allievo prediletto di Piero Sraffa – abbiamo dedicato il volume proprio per ricordare come solo dall’associazione, che egli suggeriva, di una solida ricerca teorica con un’attenta analisi empirica, economica e storico-politica, entrambe motivate da un forte senso d’impegno civile, possano scaturire risultati solidi e duraturi. Speriamo che questo volume e il nostro lavoro futuro, possa costituire strumento di studio e di agitazione politica per un popolo di sinistra desideroso di opporsi al preoccupante corso degli eventi. Esso è anche dedicato ai nostri figli e a tutti i giovani.

L’INDICE DEL VOLUME

Introduzione – S. Cesaratto e M. Pivetti

1. Le politiche economiche dell’austerità
L’austerità, gli interessi nazionali e la rimozione dello Stato – M. Pivetti
Molto rigore per nulla – G. De Vivo

2. La crisi europea come crisi di bilancia dei pagamenti e il ruolo della Germania
Il vecchio e il nuovo della crisi europea – S. Cesaratto
Le aporie del più Europa – A. Bagnai
Deutschland, Deutschland…Über Alles – M. d’Angelillo e L. Paggi

3. Austerità, BCE e il peggioramento dei conti pubblici
Sulla natura e sugli effetti del debito pubblico – R. Ciccone
La crisi dell’euro: invertire la rotta o abbandonare la nave? – G. Zezza
Le illusioni del Keynesismo antistatalista – A. Barba
La crisi economica e il ruolo della BCE – V. Maffeo

4. Austerità, salari e stato sociale
Quale spesa pubblica – A. Palumbo
Crescita e “riforma” del mercato del lavoro – A. Stirati
Politiche recessive e servizi universali: il caso della sanità – S. Gabriele
Spread: l’educazione dei greci – M. De Leo

5. Oltre l’euro dell’austerità
Un passo indietro? L’euro e la crisi del debito – S. Levrero
Una breve nota sul programma di F. Hollande e la sinistra francese – M. Lucii e F. Roà

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Un popolo di tifosi in mutande

di Marco Cedolin

Senza dubbio quella del prossimo febbraio sarà la consultazione elettorale in assoluto più inutile e farsesca di tutta la storia della Repubblica. Una competizione fra partiti depotenziati, privi di ogni programma, che già prima del voto si sono impegnati (essendo stato loro ordinato) a seguire pedissequamente qualsiasi dettame imposto dalla BCE, senza alcuno spazio di autonomia rispetto ai diktat europei. Unitamente ad alcune liste “alternative” che in varia misura affrontano qualcuno dei problemi ferali che attanagliano il paese, senza però mostrare l’intenzione di risalire alla radice degli stessi.
Logica vorrebbe che una campagna elettorale di questo genere si svolgesse in un clima permeato dal disinteresse e dallo scetticismo, nei confronti di una commedia stantia che non diverte più nessuno.
Ma la logica purtroppo di questi tempi è merce rara, di quella sconosciuta ai più, e gli italiani mai come questa volta sembrano avere dismesso ogni anelito d’intelligenza per vestire la casacca del tifoso che urla e strepita per la squadra del cuore….

 

In un battito di ciglia tutti i problemi reali che rovinano la vita dei cittadini e precludono qualsiasi prospettiva di futuro, sembrano essere spariti come per incanto, fagocitati dal tifo ancestrale per il partito del cuore. Destra e sinistra, Berlusconi e Santoro, antifascismo e anticomunismo d’accatto, sembrano tornati a farla da padrone, con milioni di persone pronte a scannarsi (fortunatamente il più delle volte virtualmente) per un confronto in TV, una frase di Berlusconi, di Bersani o perfino di Grillo. Milioni di occhi incollati ai teleschermi, dove si discute del nulla assoluto, ma si finge di litigare aspramente per adescare la massa dei tifosi, incantati dalla musica dei pifferai. Milioni di persone che resuscitano il tifo sopito, entusiasmandosi nel riscoprirsi di destra o di sinistra, com tutto il corollario di miti e demoni maldestramente rappresentato dal politico di turno in TV. Milioni di contese che spaziano dai social network alle mailing list dei movimenti, imperniate sul nulla cosmico della “curva” di appartenza.

Il tutto mentre il Titanic Italia cola sempre più a fondo, con la benedizione dei futuri naufraghi impegnati a scazzottarsi fra loro, perché il vero problema non è tanto la prospettiva di affogare, quanto il dramma di poter defungere a destra, desiderando di crepare a sinistra o viceversa.

fonte: Il Corrosivo

Matrix

di Enrico Carotenuto

Per un attimo, guardando Monti che parlava, ho avuto la sensazione di trovarmi in una scena di Matrix. No, non la trasmissione di Mentana, piuttosto il film con Keanu Reeves.

Avete presente la scena in cui Morpheus, per far comprendere a Neo di trovarsi in realtá in un mondo simulato, gli chiede:”Credi che sia aria, quella che respiri?”

In questa realtà simulata c’era questo impiegato di banca che giurava di non fare il politico, ma dettava le regole ai partiti, dicendo che saranno selezionati solo quelli che faranno come dice lui. Si lamentava delle tasse. Lui, l’uomo che in un anno ha praticamente dimezzato il reddito disponibile della classe media. Quello dei miliardi alle banche, degli F35, della TAV a tutti i costi, dei tagli a scuola e sanitá.

Li per li mi sono arrabbiato, con Monti, con Sky, col giornalista che non gli si è messo a ridere in faccia, quando diceva che l’IMU non va bene, e che non era colpa sua. Ma poi ho capito che il problema non era Monti, non era Sky, e nemmeno il giornalista, o presunto tale.

Il problema ero io!

Mi sono reso conto che una parte di me, e molti come me, nonostante gli anticorpi di vent’anni di Berlusconi, stava guardando l’intervista volendo credere che fosse vera, fatta da un vero giornalista ad un vero politico, con vere domande, su una tv indipendente.

Avevo un desiderio inconscio di ascoltare qualcosa che mi rassicurasse, che mi dicesse che la “matrix” che ci vogliono far bere, in fondo è la vera realtá.

Sono io che sbagliavo, a pensare che ci doveva essere per forza qualcosa di democratico in quella scena, nelle politiche scellerate di quell’uomo, nell’ammirazione del giornalista.

Ma non era aria quella che stavo respirando.

Quando ho realizzato che il problema ero io, la rabbia è svanita.

Anzi sono stato grato a Monti per quella messa in scena. Mi ha aiutato a svegliarmi un altro po’. E sono sicuro che ha avuto lo stesso effetto su molti altri spettatori.

Sicuramente una minoranza ancora piccola. Ma grazie a lui, da ieri, un po’ più grande.

fonte: CoscienzE in Rete

cancellare il debito

Il Fiscal Compact continua ad essere tenuto oscuro a tutti i cittadini e nessuna forza politica, in procinto di presentarsi alle prossime elezione, ci spiega la sua funzione, sminuendone la sua forza dirompente, tale, quanto quella di una moneta vincolata a un cambio fisso, che ci sta strangolando e con il passare del tempo ci porterà ad essere sempre più schiavi di questo sistema.

Il “non programma” dell’agenda Monti è tutto nella retorica di questi propositi che promettono di voler incrementare il livello d’istruzione, migliorare i servizi delle amministrazioni pubbliche, aprire l’accesso al credito delle aziende e che invece lo rende impossibile, proprio grazie ai vincoli di bilancio.

Le famiglie senza un salario adeguato non possono sopravvivere e neanche stimolare l’economia, le imprese senza credito non possono finanziarsi ed essere competitive.

fonte: http://www.lolandesevolante.net

Teatrino elettorale

di Marco Cedolin

Superate le profezie dei Maya, il Natale e pure l’ultimo dell’anno, in un’atmosfera per molti versi surreale, dove qualsiasi anelito di spirito festaiolo é stato stemperato dalla drammatica situazione in cui versa il paese e con esso gran parte delle famiglie italiane, sembra che l’attenzione dei più sia ormai catalizzata esclusivamente dalla tornata elettorale prossima ventura.

Il debito pubblico (per quanto può valere) continua a salire, il Pil (per quanto può valere) continua a scendere, l’inflazione fa passi da gigante, i consumi crollano, la disoccupazione cresce in maniera esponenziale, la pressione fiscale diventa ogni giorno più immanente e qualsiasi dato ed analisi lascia presagire un 2013 molto peggiore dell’hannus orribilis che ci siamo lasciati alle spalle. Nonostante ciò non esiste situazione così nera da non lasciare uno spiraglio alla speranza, e proprio sulla speranza, unita ad una forte dose d’incoscienza, sembrano essere intenzionati a fare leva i nuovi e vecchi camerieri politici che aspirano ad ottenere una poltrona nel futuro parlamento.

Speranza per tutti, con in regalo confezioni famiglia di perline colorate, sembra dunque la formula scelta da qualunque candidato, per accattivarsi i favori degli italiani e ritagliarsi il ruolo di esecutore dei dettami presenti e futuri della BCE, dell’FMI, dell’Europa e di tutti i grandi poteri che ormai gestiscono in toto il destino dei cittadini.
A ben guardare la campagna elettorale del 2013, già entrata nel vivo prima ancora che l’Epifania arrivasse a portare via le feste, qualche elemento di novità rispetto al passato lo presenta senza dubbio….

In primo luogo é già stato deciso in alto loco il risultato che dovrà emergere dalle urne, se é vero che Giorgio Napolitano e le più alte cariche europee hanno dichiarato pubblicamente in maniera adamantina quali compiti sarà tenuto a svolgere il nuovo governo, qualunque esso sia. In secondo luogo i partiti destinati a scendere nell’agone elettorale non redigeranno più programmi elettorali di centinaia di pagine, infarcite di “ma anche” e “superamenti” di varia natura, ma si limiteranno a pochi semplici slogan, utili per riempire il vuoto e creare false aspettative. Per chiudere, sempre in tema di superamenti, risulta ormai defunta ogni velleità di bipolarismo ed i poli che si contenderanno la carcassa del paese saranno almeno cinque, a meno di sorprese dell’ultima ora.

Mr. Legacoop Bersani guiderà il polo di centrosinistra che incorporato Sel di Nichi Vendola viene accreditato dai sondaggi (sempre assai benevoli) di un consenso superiore al 30%. Si dichiara pronto ad abbracciare l’Europa dei banchieri e la società civile e strizza l’occhio a Mario Monti, indispensabile nel caso i risultati reali arrivino a permettergli di tentare di formare un governo.

Il Cavaliere errante di Arcore, insieme a tutto il polo di centrodestra, consapevole di avere ormai perso ogni chanches, ha scelto la strada della confusione, nel velleitario tentativo di sparigliare le carte e far dimenticare agli italiani il fatto di avere deposto il paese nelle mani dell’usuraio di Goldman Sachs. Oggi con Monti, domani contro Monti, poi ancora con Monti, offrendogli la guida del partito, poi non contro Monti ma solamente contro le sue leggi ed infine con la sua agenda, purchè lui non ci sia. Un po’ tortuoso forse, ma nessuno sicuramente potrà affermare che esiste una posizione che non sia stata assunta.

L’usuraio di Goldman Sachs, conscio del fatto che la maniera migliore per tornare al governo fosse quella di connotarsi come ago della bilancia, entra nel tatrino elettorale sorretto da Casini e Fini (esili stampelle in verità), ma soprattutto dalla CEI e dai poteri forti mondiali, il che significa “buona stampa” a gogò e una discreta percentuale degli italiani disposti a sperimentare la sindrome di Stoccolma, se è vero che anche lui, come Bersani, si appella alla società civile per raccogliere il consenso.

Il movimento 5 stelle di Beppe Grillo si presenterà alle urne per la prima volta, con la concreta prospettiva d’intercettare il consenso di buona parte degli scontenti ormai guariti dalla sindrome destra vs sinistra, ma esistono forti dubbi sul fatto che voglia e sappia valorizzare lo socntento di cui sopra, anziché parcheggiarlo su un binario morto, lastricato di slogan anticasta e facili battaglie di facciata.

Antonio Di Pietro, in forte calo di presentabilità e di consensi, ha recuperato in Guatemala il collega Antonio Ingroia, per affidargli il compito di ricompattare in giro per l’Italia quel che resta della sinistra radicale e della galassia ambientalista, nella speranza (ci dovrebbe riuscire) di superare la soglia di sbarramento e riportare in parlamento Ferrero, Diliberto e molte altre icone della sinistra che alla scorsa tornata elettorale si ritrovarono fuori dei giochi. Anche Ingroia, come Bersani e Monti, cerca il consenso di quell’ectoplasma chiamato società civile, ma a differenza di loro sembra poter contare sul diritto di pescare fra i vari movimenti che si battono sul territorio. Sembra essere però partito con il piede sbagliato, praticando la pesca di frodo, dal momento che pur stando a braccetto con Di Pietro (che fu uno dei ministri che portarono avanti il TAV), strizzando l’occhio a Bersani da lui definito una brava persona ed incensando “l’amico” giudice Caselli, si é permesso di stmpare sui manifesti il nome del Movimento NO TAV fra quello dei suoi sostenitori, nonostante in Val di Susa nessuno gli avesse dato il permesso di farlo o si sognasse di darglielo.

Nel prossimo mese sicuramente se ne vedranno delle belle, fra scontri in TV, sondaggi pilotati, amicizie di vecchia data messe a repentaglio e nemici indefessi che ritrovano l’amore perduto.
Ma al di là dell’effetto taumaturgico della speranza in quanto tale, come si può sperare di cambiare la qualità del desco, semplicemente scegliendo i camerieri che portano in tavola il cibo, mentre il titolare del ristorante ed i cuochi rimangono gli stessi?
Continueremo a mangiare pesce avariato, anche se fingiamo di non sentirne la puzza, convincendoci che si tratta di una prelibatezza che abbiamo scelto noi.

fonte: Il Corrosivo

La nave dei folli

di Gianni Tirelli

“Il Sistema” era il nome dato alla più grande nave mai costruita, a memoria d’uomo, nella storia del mondo. Navigava nelle profonde e fredde acque dell’immenso e sconfinato “Oceano della Stupidità umana”, senza una meta, una rotta e una logica, ma a nessuno sembrava importasse nulla!

Chi si imbarcava su “Il Sistema” non aveva l’assoluta certezza, un giorno, di fare ritorno a casa. Era una delle prime condizioni sancite a chiare lettere, in calce a un regolamento affisso in ogni dove, e al quale ci si doveva attenere rigidamente (così era scritto), previa l’esclusione dal viaggio e pena il confino, ai margini più remoti della ipermoderna società dei consumi.

Ma erano talmente tante, allettanti e seducenti le opportunità che la Grande Nave propagandava a tambur battente e in maniera sistematica, che qualsiasi ipotetica restrizione e regola, non influiva in alcun modo sulle decisioni dei clienti naviganti, pronti a mercificare la dignità e farsi ipotecare ogni bene e cosa, pur di coronare il sogno di una crociera ai confini della realtà.
La voce suadente di una giovane biondina dagli occhi di ghiaccio, provocante e maliziosa, elencava puntualmente e ripetutamente ogni sorta di godimento, svago e allucinazione, dagli enormi schermi al plasma disseminati nei luoghi più impensabili della Grande Nave. Qualsiasi cosa che anche la più fervida immaginazione e mente diabolica desiderasse avere,
ottenere o possedere, era possibile trovarla su quella nave – e soltanto lì.

Non c’erano limiti o impedimenti di sorta all’appagamento di qualsiasi ambizione/aspirazione, e ogni voglia, nascosto desiderio, vizio o perversione, potevano essere soddisfatti seduta stante, dietro un congruo pagamento già anticipatamente concordato. Una scritta a caratteri cubitali d’oro massiccio, che sovrastava le grandi stanze a tenuta stagna del Sistema Potere recitava: “Prendi tutto ciò che desideri e sarai libero”.
Dalla poppa, per raggiungere la prua, si narra ci volessero giorni e giorni di cammino e non sempre si era sicuri di arrivare a destinazione. Durante il tragitto si poteva approfittare di qualche breve sosta, per beneficiare di sempre più nuove e moderne forme di piacere che fossero di natura tecnologica, ludica, sessuale o psicologica.
In verità nessuno, si era mai spinto fino al punto limite, ultimo, di quella Grande Nave e si favoleggiava che, una volta raggiunta e toccata con mano la prua, sarebbe stato possibile entrare in contatto con il livello superiore del nostro Ego, e assicurarsi il dono supremo dell’immortalità. Una tale meta, faceva gola ai tanti, e la Grande Nave appariva come un continuo e ininterrotto camminamento, avvolto dal vociare e dal chiacchiericcio di una folla di anime perse, che si trascinavano come automi lungo quel tragitto lastricato di follia, nell’illusione demente di assaporare l’ebbrezza e l’estasi di un godimento infinito e sconfinato. Telefoni cellulari di ogni genere, tipo, forma e dimensione, appesi a speciali cinture magnetiche in dotazione ai clienti naviganti, squillavano di continuo, dando vita ad un persistente e irritante concerto cacofonico che metteva a dura prova le sinapsi del loro cervello, già da tempo irrimediabilmente compromesse dalle micidiali radiazioni/onde elettromagnetiche prodotte da quegli aggeggi infernali.
Al comando de “Il Sistema” non c’era un comandante, un ammiraglio, un equipaggio, un qualcuno che decidesse quale rotta seguire. No! Ognuno, ogni cliente navigante, in ragione delle sue personali convinzioni, interessi e priorità, codificava e inseriva a piacere le sue indicazioni, in virtù di un palmare di ottava generazione collegato con il computer di bordo (database), il quale, a sua volta, elaborava i dati, traendone strampalate equazioni e conclusioni. Queste funzioni, si ripetevano centinaia di milioni di volte ogni singolo secondo, e miliardi e miliardi di volte al giorno. L’automatismo che portava i clienti naviganti nel loro tragitto verso la prua, ad inserire le proprie ragioni nel computer di bordo, era impressionante per l’esorbitante numero di digitazioni, a tal punto che la Grande Nave, aveva perso per sempre ogni possibile orientamento avvitandosi come dentro un vortice, su se stessa.
Nessuno in realtà si occupava in maniera specifica della Grande Nave, della sua manutenzione, della pulizia, delle possibili falle e crepe che ben presto si cominciavano a intravedere nella sua parte emersa, più bassa, a filo dell’acqua. “Il Sistema” poi, diversamente da un tempo, non era più in grado, di smaltire milioni di tonnellate di scorie sintetiche, radioattive e cancerogene che ogni giorno, e incessantemente, rigurgitava sull’epidermide della nave. Si giunse quindi alla decisione univoca, di scaricare e riversare tutta quella montagna di rifiuti, direttamente nelle acque dell’oceano. Inoltre, tutti i costi relativi alla sua manutenzione, ordinaria e straordinaria, erano talmente esorbitanti, da vanificarne ogni reale profitto e progetto futuribile di ammodernamento de “Il Sistema”.
Sì, la nave cominciava ad imbarcare acqua, nell’indifferenza più totale di tutti. Nessuno se ne occupava, rassicurava, ne si allarmava, e tranne qualche infedele, resuscitato da quell’incantesimo demoniaco, tutti procedevano imperterriti in direzione di quella prua che come la luce di un faro, attirava a se ogni cliente navigante, perso nella tempesta della sua anima e ragione. Gli allarmanti e sempre più ricorrenti scricchiolii de “Il Sistema”, erano forieri di una imminente sciagura!
I Potenti Padroni del mondo, al chiuso di appartamenti sontuosi in stile rococò, rallegrati da stuoli di baldracche e giovani fanciulli che si alternavano nel soddisfare i loro più perversi desideri fra sniffate di cocaina e sorsi di Dietil (una bevanda allucinogena, sintetica, ricavata dell’acido lisergico), continuavano imperterriti a disquisire su come investire le tonnellate d’oro e di preziosi racchiusi nella stiva, mentre l’acqua, a quel punto, lambiva il ponte di comando.
Quella notte soffiava un vento artico e tutti si ritirarono al coperto dentro delle loro cuccette, e altri ancora riparandosi fra gli infiniti anfratti di quella immensa e indeterminata struttura. I grandi ricchi appartati al caldo di quell’immenso, incommensurabile salone degli specchi, si apprestavano a consumare una cena gaudente, fra il sottofondo rilassante di un’orchestra viennese che interpretava con un particolare, quanto inedito trasporto, la terza sinfonia di Gustav Mahler.
Di colpo, una saetta abbagliante illuminò la notte seguita all’istante dal fragore esplosivo di un tuono inaudito, che fece sussultare tutto “Il Sistema”. Molti dei naviganti, tornati alla realtà, resuscitati da quello stato di ipnotica narcolessia, cominciarono a gridare a gran voce, “aiuto…, aiuto – è la fine del mondo – si salvi chi può!”.
Una pioggia torrenziale, come un’immensa cascata celeste, si rovesciava sulla nave e sui naviganti, mentre il vento sferzante alzava onde gigantesche come montagne, che si riversavano sul ponte trascinandosi via milioni di corpi esanimi, per disseminarli fra i tetri abissi del grande ‘Oceano della Stupidità umana.
I più attivi e attenti, consapevoli della tragedia, cominciarono a sparare tonnellate di Policem (una schiuma viola che ha contatto con l’aria e con l’acqua si gonfiava indurendosi come il cemento) fra le falle e le crepe che si erano aperte in concomitanza delle camere stagne che contenevano i ben 100 motori atomici di propulsione a magneti permanenti, per evitare la loro esplosione. Tutto si protrasse fino all’alba, fra l’orrore e le disperate grida d’aiuto, preghiere e imprecazioni, richieste di perdono e giuramenti, mentre la tempesta, imperturbabile, dava fondo alle sue ultime energie per poi ripiegare con un guizzo, verso l’est, mentre la luce di un sole stanco e malato, cercava spazio fra le condense gelatinose della fitta nebbia mattutina.
Tutto era immobile in quell’alba dall’atmosfera irreale e vagamente psichedelica. Silenzio e straniamento si accordavano alle frequenze intermittenti della voce afasica proveniente da un Woofer penzolante dalla porticina zincata di un bagno di servizio. “Allarme – allarme – pericolo livello 5 – allarme..,” ripeteva fastidioso e senza una logica, quando, un navigante, lo strappò con rabbia scaraventandolo fra le piatte acque dell’Oceano della Stupidità umana. Tutti i clienti naviganti rimasero immobili. Nessuno avanzava e nessuno retrocedeva!
Lo smarrimento era totale e la coscienza di ognuno fu scossa da un barlume di consapevolezza.
“Ci hanno ingannato”, si mise nel frattempo a gridare fra le lacrime, il croupier del Casinò “Fahrenheit 451”. “Ci hanno ingannato tutti – tutti quanti!” L’immensa folla, dei clienti naviganti, a quel punto cominciò a rumoreggiare, ad agitarsi, ad inveire ed alzarsi. Al grido di “vendetta, vendetta – adesso vendetta”, si precipitarono come iene inferocite dando sfogo ad una rabbia incontenibile, massacrando chi, secondo loro, era stato la causa prima di una tale ed eccezionale sventura. In verità, tutti quanti insieme, avevano contribuito (in un modo o nell’altro) a costruire e armare “Il Sistema”, e fra il giubilo e la festa, partecipato al suo varo.
Nel frattempo la nebbia si stava diradando, e in quel frastuono assordante, confuso, fumoso e caotico, fra grida di guerra, spari, e urla di dolore laceranti, si udiva appena la voce singhiozzante, spezzata dall’emozione, di una giovane donna che urlava, terra…, terra…, terra…, laggiù..guardate…!
Tutti zittirono e ammutolirono, rivolgendo presto i loro sguardi in direzione della prua. Un’imponente montagna lussureggiante si stagliava davanti ai loro occhi, mentre uno squarcio d’azzurro incoronava la sua cima piatta.
Era proprio lì, davanti a loro, a qualche miglio dalla nave, imponente e serafica, ristorata da una cascata d’acqua immacolata e primordiale, che dall’alto di quella cima, si tuffava giù fin dentro la “Valle della Volontà”. Era il mitico “Monte della Conquista” sormontato dal fertile “Altopiano delle Libertà Trascendenti”, raccontato nelle antiche storie degli ultimi Grandi Vecchi – uomini intelligenti, sensibili e sinceri, allora relegati in un angolo buio della società, al pari di pericolosi criminali e rivoluzionari sanguinari.
Ma fu proprio in quel momento, quando l’anima di tutti sembrava avere preso respiro e le speranze a trovare ragione fra nuovi rintocchi del cuore, che un boato spaventevole e un assordante stridere di lamiere contorte, trafisse come una lama rovente la mente di quella infinita folla di naviganti. Un profondo squarcio sul fianco destro de “Il Sistema” prodotto dall’impatto violento e inevitabile con “l’iceberg della Realtà”, stava spezzando la Grande Nave in due tronconi, imbarcando acqua e piegandosi irrimediabilmente sul suo lato sinistro.
Così “IL Sistema”, che si credeva immortale e insostituibile, era giunto alla sua fine.
I clienti naviganti, si tuffavano atterriti fra le fredde onde di quell’immenso oceano, cercando di raggiungere la riva. Nessuno però, tranne il croupier e la giovane donna che poco prima aveva scorto la montagna, riuscì a scampare per sottrarsi alle profondità di quell’oceano di irragionevolezza.
I due naufraghi non persero tempo, e raggiunta la riva s’inerpicarono solerti lungo il fianco soleggiato del “Monte della Conquista”, fin sopra la piatta cima, mentre anche l’ultimo centimetro della prua della Grande Nave, spariva per sempre fra gli abissi di quell’oceano di paura, di odio e di menzogna.
Ben presto, sull’Altopiano delle Libertà Trascendenti fu tempo di semina e di raccolto – la pace riprese a danzare tra i fiori del ciliegio, la felicità divenne brezza mattutina, e la preghiera un canto crepuscolare – E il mondo ricominciò a sperare!

Fonte: http://www.oltrelacoltre.com/?p=15052

Pronti alla resa

Non solo siamo in guerra, ma siamo anche già pronti alla resa:

di Red

La vera campagna elettorale, quella per accreditarsi dove si prendono decisioni, la si fa sul Financial Times. Che ha dedicato molto spazio alle elezioni italiane. Segnaliamo questa intervista del Financial Times a Pierluigi Bersani in versione maresciallo Pètain. Quello dei giorni che precedettero la formazione della repubblica collaborazionista di Vichy.

Cosa dice di grave Bersani ?

La prima è che è favorevole ad un irrigidimento del fiscal compact, il patto sul bilancio che impegna a tagli di spesa pubblica di decine di miliardi l’anno per un ventennio. La seconda è che impegna l’Italia ad ulteriori politiche di austerità. Fin qui siamo a Monti forse con qualche parola più cruda sull’irrigidimento del fiscal compact.

Ma dove Bersani, nel tentativo di accreditarsi in Europa, riesce a superare a destra Mario Monti è sulla questione del commissario unico europeo. Si tratta di una figura, già oggetto di trattativa nei precedenti round europei, che avrebbe potere di veto sulla stesura dei singoli bilanci nazionali. Per cui se un paese decidesse di finanziare scuola, sanità, servizi sociali, in autonomia nazionale, questa figura avrebbe potere di bloccare una decisione sovrana. Il più convinto artefice di questa proposta, che ha incontrato il favore di Barroso, è il superministro tedesco dell’economia Schauble. Monti, diplomaticamente, nelle settimane scorse aveva fatto scivolar via questa proposta (assieme ad altri paesi). Monti è un uomo di destra, convinto di svendere il paese, ma sa che la cessione di sovranità va sempre saputa trattare con accortezza.

E cosa ti fa Bersani? Per accreditarsi in Europa si dice pronto ad accettare la proposta Schauble. Al Financial Times Bersani si dice pronto ad accettare la cessione di sovranità. Ovviamente si bada bene dal dirlo all’elettorato italiano. Qui è da considerare una cosa. Esistono due tipi di cessione di sovranità: una, quella con contropartite, fa parte di un processo di integrazione continentale. L’altra, senza contropartite, spiace dirlo ma si chiama resa ad una potenza straniera. Nessun dubbio che Bersani voglia incarnare i panni del nuovo Pétain che, a suo tempo, decise che la resa praticamente senza contropartite alla Germania fosse l’unica strada razionalmente praticabile.

Fonte: http://senzasoste.it
Link: questa intervista del Financial Times

Il grido

E voi così innocenti colpevoli d’esser nati
in giro per le strade gli sguardi vuoti i gesti un po’ sguaiati
si vede da lontano che siete privi di ideali
con quello spreco di energia dei giovani normali.

E voi che pretendete che tutto vi sia dovuto
con la scusa infantile che nessuno mi ha mai capito
siete così velleitari come artisti improvvisati
con quella finta libertà dei giovani viziati.

È un gran vuoto che vi avvilisce e che vi blocca
come se fosse un grido in cerca di una bocca.
Come se fosse un grido in cerca di una bocca.

E voi che rincorrete, decisi e intraprendenti
l’idea di una carriera tipo imprenditori sempre più rampanti
disponibili a tutto, all’occorrenza anche disonesti
con tutta la meschinità dei giovani arrivisti.

E voi così randagi sempre sull’orlo del suicidio
covate ben racchiusa dentro al vostro petto un’implosione d’odio
l’eroico vittimismo da barboni finti e un po’ frustrati
e col cervello in avaria dei giovani scoppiati.

È una rabbia che vi stravolge e che vi blocca
come se fosse un grido in cerca di una bocca.
Come se fosse un grido in cerca di una bocca.

E voi che brancolate in un delirio tra il male e il bene
col rischio di affondare nella totale degradazione
aggrappatevi al sogno di una razza che potrebbe opporsi
per costruire una realtà di giovani diversi.

C’è nell’aria un’energia che non si sblocca
come se fosse un grido in cerca di una bocca.
Come se fosse un grido in cerca di una bocca.
Come se fosse un grido in cerca di una bocca.

Decennale

1 gennaio
Giorgio Gaber – Cantante e attore italiano (1939-2003)
Giorgio_GaberIl 1 gennaio ricordiamo i dieci anni dalla scomparsa di Giorgio Gaber. Chitarrista – impara ad utilizzare lo strumento per riabilitare il braccio sinistro a seguito di un incidente che gli procura una paralisi parziale all’arto – poi cantante e interprete di teatro canzone.
In sala multimediale esponiamo le opere possedute.
Biblioteca Comunale Bassani – via Grosoli 42 – Ferrara
L’inizio di Giorgio Gaber è figlio del jazz e del rock & roll. Siamo nella seconda metà degli anni 50 e la leggenda narra del Santa Tecla, locale un po’ equivoco a due passi dal Duomo di Milano. E’ lì che uno studente della Bocconi, diploma di ragioniere, milanese ma di radici triestine, si trasforma in chitarrista e poi perfino in cantante. D’altronde il “conservatorio”, per una intera generazione di artisti nati intorno alla guerra, è una cantina due metri sotto il marciapiede (ricordate un certo Cavern Club, in quel di Liverpool?) e Gaber non sfugge alla regola. Con lui ci sono Enzo Jannacci, Luigi Tenco, Giampiero Reverberi. Si fa del jazz (c’è anche Paolo Tomelleri), del country & western (il primo gruppo si chiama Rocky Mountains) e si scoprono Bill Haley, Elvis Presley, i Platters. Passano dal Santa Tecla Adriano Celentano (che vorrà Gaber come accompagnatore alla chitarra) e soprattutto Sergio Rapetti in arte Mogol. Sarà lui ad offrire all’incredulo studente il primo contratto discografico. In realtà Gaber sta vivendo una lunga parentesi, un gioco consapevolmente goliardico. Non crede affatto che il suo futuro professionale verrà da queste notti senza fine. Eppure fra la chitarra, il microfono e la vita da orchestrale, si sta formando una parte rilevante dell’artista Gaber. Che a questa prima stagione dovrà molto della sua energia e della sua fisicità sul palcoscenico. Oltre a un’immediatezza di riscontro col pubblico, sera dopo sera, che la generazione successiva dei cantautori non conoscerà se non a carriera avanzata. Apice dell’avventura, probabilmente, l’isterica serata del Primo Festival Nazionale del Rock And Roll, 18 maggio 1957 al Palazzo del Ghiaccio di Milano. E’ la data di nascita ufficiale del teenager italiano, urlante e scatenato come il suo omologo in ogni parte del mondo. Giorgio Gaberscik, in arte Gaber, non ha ancora diciannove anni. (…)
http://www.giorgiogaber.it/

Legge di Jante

Pur con tutte le cautele da riservare alle voci di Wikipedia, questa descrive abbastanza bene la mentalità bondenese del “capirissimo“: basta sostituire là dove dice “azione collettiva” con “inazione collettiva” (del resto siamo italiani, non scandinavi)

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

L’autore della “legge di Jante”, il danonorvegese Aksel Sandemose

La tavola delle leggi, presso Nykøbing Mors, in Danimarca

La Legge di Jante (in norvegese/danese: Janteloven e in svedese: Jantelagen) è uno schema comportamentale di gruppo presente nella cultura scandinava e in generale in quella nordica. È stata originariamente formulata dall’autore danonorvegese Aksel Sandemose (18991965), nel romanzo Un fuggitivo incrocia le sue tracce (En flyktning krysser sitt spor) del 1933.

La Legge di Jante sottende un modello di comportamento che, all’interno delle comunità scandinave, critica e ritrae negativamente, come indegne e inappropriate, le realizzazioni individuali e il successo del singolo.[1]

Indice

Paradigma sociologico

La legge di Jante viene oggi associata a qualsiasi società o comunità di persone che sia chiusa, presuntuosa, di mentalità ristretta e diffidente verso chi non appartiene alla comunità.[2] Jante è il nome che Sandemose dà, nel suo libro, a un piccolo villaggio danese che gli ha ricordato Nykøbing Mors, suo paese natale, dove nessuno è anonimo, una situazione, questa, tipica di tutti i piccoli paesi.[3]

Generalmente, viene utilizzato colloquialmente come termine sociologico per descrivere un atteggiamento negativo verso l’individualità e il successo, comune in Scandinavia: il termine si riferisce, in particolare, a una mentalità che de-enfatizza lo sforzo individuale e pone tutto l’accento sull’azione collettiva, scoraggiando quelli che spiccano come uomini d’azione.

Gli articoli della legge di Jante

La legge di Jante è compendiata in dieci diverse regole (originariamente scritte in lingua danese), quali definite da Sandemose, tutte espressione di variazioni su un unico tema e di solito indicate come un insieme omogeneo: “Non pensare che tu sia un qualcuno di speciale o che tu sia meglio di noi”.[3]

  1. Du skal ikke tro du er noget ! – Non credere di essere qualcosa di speciale.
  2. Du skal ikke tro du er lige meget som os ! – Non credere di valere quanto noi.
  3. Du skal ikke tro du er kloger en os ! – Non credere di essere più furbo di noi.
  4. Du skal ikke innbille dig at du er bedre en os ! – Non immaginarti di essere migliore di noi.
  5. Du skal ikke tro du ved mere en os ! – Non credere di saperne più di noi.
  6. Du skal ikke tro du er mere en os ! – Non credere di essere più di noi.
  7. Du skal ikke tro at du duger til noget ! – Non credere di essere capace di qualcosa.
  8. Du skal ikke grine af os ! – Non ridere di noi.
  9. Du skal ikke tro at nogen kan lige dig ! – Non credere che a qualcuno importi di te.
  10. Du skal ikke tro du kan lære os noget ! – Non credere di poterci insegnare qualcosa.

C’è inoltre un undicesimo articolo, sibillino e intimidatorio, conosciuto anche come “la legge penale di Jante”:

  1. Du tror måske ikke at jeg ved noget om dig? – Non crederai che non sappiamo qualcosa su di te?

Nel libro, coloro che trasgrediscono questa ‘legge’ non scritta sono guardati con sospetto e con una certa ostilità, in quanto tale comportamento va contro il desiderio comune della piccola città di preservare l’armonia, la stabilità, la coesione sociale e l’uniformità.

Uso attuale della legge di Jante

La legge di Jante è oggi uno stereotipo comune nelle culture nordiche. Va detto che essa è stata scritta facendo riferimento a una società di inizio Novecento, diversa dalle società nordiche come si sono manifestate ed evolute a partire dalla seconda metà del XX secolo. Tenuto conto di questo, la legge si potrebbe comunque applicare alle società fondate sui principi dell’equità, stabilità e uniformità, ovvero che escludono a priori un pluralismo e una libertà.[3]

Sandemose scrisse della classe operaia nella città di Jante e di un gruppo di persone all’interno della stessa posizione sociale. In seguito, la legge di Jante ha assunto un significato più esteso, venendo riferita a chi vuole uscire dal proprio gruppo sociale e raggiungere una posizione più elevata nella società in generale.[4]

Inoltre, situazioni simili sono riscontrabili un po’ in tutte le società chiuse, in cui un forte sentimento di appartenenza si coniuga con un forte rifiuto delle influenze del mondo esterno.[4]

Lo scrittore Paulo Coelho, durante un’intervista, afferma la sua sorpresa nello scoprire che questi postulati, di cui era all’oscuro, sono conosciuti in tutta la Scandinavia.[5] Lo scrittore, tuttavia, riconosce, con tristezza, che la regola è conosciuta in molte parti del mondo, pur senza che vi sia consapevolezza di questa comune verità.[5]

Lo scrittore la riassume così:

« La Legge di Jante focalizza, nel suo contesto, il sentimento di gelosia e invidia che a volte dà tanto alla testa »
(Paulo Coelho)

http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_Jante