L’anello d’oro

Con poche illusioni su ciò che può accadere nel G20 ad Osaka a fine mese, in termini di una svolta nelle relazioni con gli Stati Uniti, le fonti dei servizi segreti russi mi hanno riferito che il CEO di Rosneft, Igor Sechin, è pronto a inviare un messaggio più “realistico”, se arriva il momento. sopingere verso un punto di rottura.

Il suo messaggio all’UE, in questo caso, sarebbe quello di tagliarli fuori e collegarli per sempre con la Cina. In tal modo, il petrolio russo verrebbe completamente spostato dall’UE alla Cina, rendendo l’UE completamente dipendente dallo stretto di Hormuz.

Putin e Xi Jimping in gita sulla Neva a St. Pietoburgh

Pechino, d’altra parte, sembra aver finalmente assorbito che l’attuale offensiva dell’amministrazione Trump non è una semplice guerra commerciale, ma un vero e proprio attacco al suo miracolo economico, che include una spinta concertata per separare la Cina dai grandi settori dell’economia e dello sviluppo globale.

La guerra alla Huawei, la supremazia della 5G di Rosebud in Cina, è stata identificata come un attacco alla testa del drago. L’attacco alla Huawei significa un attacco non solo sulla tecnologia, il megacentro di Shenzhen, ma sull’intero Delta del Fiume delle Perle: un ecosistema di 3 miliardi di yuan, che fornisce gli elementi di base della catena di fornitura cinese per i produttori alta tecnologia

Inserisci l’anello d’oro

Né il boom tecnologico della Cina né l’incomparabile conoscenza ipersonica della Russia hanno causato il malessere strutturale degli Stati Uniti. Se ci sono risposte, queste dovrebbero venire dalle élite eccezionali del “paese eccezionale”.

Il problema per gli Stati Uniti è l’emergere di un concorrente formidabile in Eurasia e, quel che è peggio, un partenariato strategico. Tale evento ha gettato queste élite di potere nella modalità della “Paranoia Suprema”, che tiene in ostaggio il mondo intero.

Al contrario, il concetto di Anello d’Oro della grandi potenze multipolari è stato fatto galleggiare, in modo che la Turchia, l’Iraq, l’Iran, il Pakistan, la Russia e la Cina potrebbe fornire una “cintura di stabilità ” in tutto il Sud Asia Rimland.

Ho discusso le variazioni di questa idea con analisti russi, iraniani, pakistani e turchi, ma questo suona come un’illusione. È vero che tutte queste nazioni apprezzerebbero la creazione dell’anello d’oro; ma nessuno sa in che modo l’India di Modi sarebbe sostenuta, intossicata com’è attualmente nei sogni dello stato di Grande Potere come il nodo della fusione “indo-pacifica” degli Stati Uniti.

Potrebbe essere più realistico ipotizzare che se Washington non entrerà in guerra con l’Iran, perché il gioco del Pentagono ha stabilito che questo sarebbe un incubo, tutte le opzioni sono sul tavolo, dal Mar Cinese Meridionale al più grande Indo-Pacifico. .

Lo Stato Profondo (deep State) non si tirerà indietro a scatenare il caos concentrico alla periferia di Russia e Cina, e quindi cercherà di andare avanti per destabilizzare il cuore dell’Eurasia dall’interno (vedi disordini ad Hong Kong, vedi l’Ucraina). Il partenariato strategico Russia-Cina ha generato una ferita dolorosa: fa male, così male, dover essere uno straniero rispetto all’asse eurasiatico.

Pepe Escobar

Fonte: Asia Times

Traduzione: Luciano Lago

https://www.controinformazione.info/lelite-di-potere-usa-nel-panico-putin-e-xi-jinping-contro-il-dollaro/

Avanti un altro!

Gearóid Ó Colmáin, 01/02/2017

Aung San Suu Kyi, leader del de facto del Myanmar, ha rigettato la richiesta delle Nazioni Unite per un’indagine sulla situazione della cosiddetta minoranza etnica Rohingya nel Paese. Le violenze sono esplose nella provincia di Arakan, nell’ottobre 2016, quando i terroristi jihadisti hanno attaccato un posto di blocco della polizia al confine del Bangladesh, uccidendo nove poliziotti. Gli attacchi furono attribuiti all’Organizzazione Solidarietà dei Rohingya (RSO), organizzazione terroristica jihadista con collegamenti con l’Arabia Saudita. Gruppi per i diritti umani legati al dipartimento di Stato degli Stati Uniti e ai servizi segreti inglesi, come Human Rights Watch e Amnesty International, hanno lanciato un appello congiunto alla “comunità internazionale” per fare qualcosa per evitare il “genocidio” contro la minoranza rohingya dopo che le truppe birmane lanciavano un’operazione per sedare l’insurrezione islamista. L’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) accusava il governo del Myanmar di genocidio basandosi sule relazioni delle suddette dubbie organizzazioni, dalla lunga storia di diffusione di menzogne e disinformazione per giustificare le guerre di aggressione mascherate da “interventi umanitari”. Il governo del Myanmar ha istituito una commissione per indagare sulle accuse di crimini nello Stato di Arakan. La condizione dei rohingya ha ricevuto una copertura stampa copiosa negli ultimi anni. I rohingya sono bengalesi musulmani migrati nella provincia ex-buddista dell’Arakan nel 19.mo secolo, quando l’impero inglese stanziò i feudatari musulmani di Chittagong per coltivare la zona. La provincia ha una gloriosa storia islamica risalente al 15.mo secolo; ma la popolazione buddista è divenuta una minoranza nel nord dell’Arakan negli ultimi decenni. Migliaia di donne buddiste furono violentate e uccise dai bengalesi musulmani; eppure i media occidentali non mostrano interesse. Invece, l’attenzione si è concentrata sulla demonizzazione dei monaci nazionalisti che boicottano ciò che vedono come tentativo dei musulmani bengalesi di pulizia etnica della provincia. Alcun obiettivo esame della violenza etnica nella provincia si ha nella stampa occidentale. Invece, i monaci nazionalisti sono stati descritti come “razzisti”, e numerosi video mal tradotti ed estrapolati dal contesto vengono prodotti in tal senso. Aung San Suu Kyi è stata un’agente dell’imperialismo anglo-statunitense dalla rivolta della CIA del 1988 che tentò di rovesciare il regime nazionalista ed installarvi la leader fantoccio favorevole all’occidente. Si sperava che aprisse il Paese ricco di minerali alle società occidentali. Tuttavia, la “comunità internazionale”, cioè gli Stati vassalli degli Stati Uniti, ha recentemente espresso rammarico per la lentezza delle riforme economiche da quando è stata eletta alla guida del Paese nel 2015: Aung San Suu Kyi avrebbe dovuto consegnare il Myanmar agli interessi occidentali, ma finora non l’ha fatto.

Leggi tutto su https://aurorasito.wordpress.com/2017/04/03/il-myanmar-sfida-la-comunita-internazionale/

Lo spirito di Versailles

Lo spirito di Versailles

Cento anni sono trascorsi dallo scoppio della Grande Guerra, ma gli esiti di quel conflitto non sono stati mai realmente superati, perché lo “spirito di Versailles” non ha mai consentito una vera pace, né in Europa né altrove: non possiamo e non dobbiamo dimenticarlo.
La vera pace e la vera Europa unita infatti avrebbero potuto e potranno solo sorgere quando essa saprà unificare le sue cento Patrie, facendo delle frontiere semplici riferimenti amministrativi, dando al lavoro dei nostri popoli la forza per contrapporsi alle oligarchie della speculazione finanziaria, elevando le tre grandi anime, latina, germanica e slava, che l’hanno creata, al livello di una civiltà dell’avvenire, al servizio dei nostri popoli e di tutta quell’umanità che invoca libertà, eguaglianza e fraternità.

G.Colonna