Congo ex-belga

Fonte: https://solidaire.org/articles/leopold-ii-et-le-congo

(Leopolo II) si volta allora verso il Congo. Il problema è che non dispone dei fondi sufficienti per finanziare la sua avventura coloniale. Però ha capito durante i suoi numerosi viaggio che bisogna prima di tutto investire denaro nella colonia per poterne raccogliere molto di più in seguito.

Leopolto fonderà l’Associazione internazionale africana  (AIA) con l’obiettivo di creare una lobby di grandi potenze europee sotto la cui copertura potrà raggiungere i suoi scopi e impossessarsi del Congo. Ci sono anche dei bancieri nel consiglio di amministrazione dell’AIA. Ad esempio i Rothschild, rappresentati dal genero belga Léon Lambert (che fonderà in seguito la Banque Bruxelles-Lambert, oggigiorno ING), non ché un banchiere burssellese chiamato Brugmann (che ha dato il nome a un ospedale, a un parco e a una strada A Bruxelles). Il loro ruolo è stato di mobilitare fondi e di pagare le fatture di Stanley, noto per avere esplorato il Congo per conto di Leopoldo.
(…)

La borghesia belga continua ad approfittare della colonizzazione anche dopo la ripresa del COngo dallo Stato Belga. Nel 1929, oltre il 50% delle importazione ed esportazioni belghe riguardano il Congo e la Société Générale (oggi Fortis), il cui principale azionista era la monarchia, controlla il 70% dell’economia congolese.

Secondo il quotidiano Euro Business, il patrimonio della monarchia ammontava nel 1999 a  2,25 miliardi di euro di cui si può dire che la grande maggioranza proviene dal Congo e il resto dal contribuente belga.

Mani tranciata nel Congo, operai abbattuti in Beglio: su Leopolo II e il socialistmo.

Nel 1903 Leopoldo scrive anonimamente il libro  La Verità sulla civiltà nel Congo, che è una difesa della colonizzazione, la stessa che ha decimato il popolo congolese.

In Belgio, la situazione non è migliore per l’operaio. Leopoldo vuole la morte del socialismo e demonizza i sindacati. Quando i pescatori si ribellano a Ostenda nel 1887 Leopoldo osserva dalla sua residenza sulla diga la gendarmeria sparare sui manifestanti.

https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2018/10/26/leopoldo-ii-il-congo-e-i-banchieri/

Colonialismo in Africa

I confini degli stati africani di oggi ricalcano quasi perfettamente quelli che furono stabiliti nell’Ottocento ai tempi della colonizzazione delle potenze europee. Viene qundi spontaneo chiedersi perché una volta divenuti indipendenti i nuovi stati non vollero o non riuscirono a modificarli. La risposta va ricercata nella storia contemporanea del continente.

Oggi l’Africa è composta da 54 stati. Quella del continente è una mappa piuttosto complicata ma che è combiata poco o nulla negli ultimi 150 anni.

Per comprenderele dinamiche che hanno determinato la cartina politica dell’Africa di oggi dobbiamo guardare a tre eventi cruciali: la Conferenza di Berlino, la creazione dell’Organizzazione dell’Unità Africana (OUA) e le trasformazioni successive agli anni ’90.

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Mappa dell’Africa contempornea

La Conferenza di Berlino del 1884-1885

Quasi tutti i confini africani ricalcano quelli stabiliti in una riunione tra le potenze europee tra il novembre 1884 e il marzo 1885. Fu Otto von Bismark a invitare a Berlino i plenipotnziari di 14 stati europei, in uno sforzo per negoziare e regolare il commercio e la colonizzazione in Africa che proprio allora crescevano di intensità.

La priorità era quella di risolvere preventivamente delle tensioni che iniziavano a sorgere tra i colonizzatori, causate dallo scontro degli interessi commerciali e di sfruttamento delle risorse in alcune aree contese. A Berlino furono quindi definite le zone di influenza che, per dinamiche che vedremo tra poco, rimarranno i confini statali sopravvissuti fino ad oggi.
Importante fu poi l’istituzione di aree di libero scambio, in particolare nei bacini dei fumi fiumi Congo e Zambesi.

I confini vennero tracciati in funzione delle mire politiche ed economiche dei colonizzatori, prima ancora che questi acquississero alcuna conoscenza delle aree che poi avrebbero amministrato.Questo fece sì che i confini furono in gran parte mal concepiti per quanto riguardava la conformazione fisica del terreno, la distribuzione delle risorse e quella delle popolazioni locali.

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La penetrazione delle potenze europee in Africa era iniziata ben prima della spartizione del 1884 ma fino a quel punto si era limitata ad avere una funzione commerciale.
Gli europei erano sì interessati alle merci africane ma lo erano molto di meno all’occupazione effettiva dei territori, dispendiosa e superflua visto che potevano più semplicemente organizzare delle basi e scambiare con i mercanti locali.

Tutto cambiò proprio nel corso dell’Ottocento, quando i processi di industrializzazione iniziarono a richiedere quantità di materie prime sempre maggiori ad un prezzo sempre più basso. L’avanzare della tecnologia e dell’industria non solo aumentava la domanda ma richiedeva l’apertura di nuovi mercati in cui vendere i prodotti delle manifatture. La creazione di colonie in Africa offriva una soluzione ad entrambi i problemi e, ancora una volta, fu la tecnologia a renderne possibile la conquista.

L’inizio della corsa all’occupazione obbligò poi tutti gli interessati a dare il via alla conquista, per evitare che, aspettando troppo, tutti i vantaggi sarebbero stati acquisiti dalle potenze concorrenti. La Conferenza di Berlino fu quindi il momento in cui, spartendosi preventivamente i territori, le potenze europee agirono per evitare conflitti sul suolo africano, salvaguardando contemporaneamente gli interessi commerciali e la stabilità del Vecchio Continente.

 

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Confini africani del 1914

I confini rimarranno più o meno invariati fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, con solo qualche piccolo cambiamento.Importantissimo è passaggio di proprietà delle colonie tedesche ai vincitori della Prima Guerra Mondiale, quando la potenza sconfitta fu espropriata di quei territori. Questi furono spartiti tra Francia e Regno Unito, con la novità per l’Africa Sud-Occidentale (attuale Namibia) di un mandato della Società delle Nazioni affidato al Sudafrica. Questo controllo diventerà una vera e propria occupazione, tanto che la Namibia rimarrà amministrata come una provincia sudafricana fino al 1990, quando ottenne l’indipendenza a seguito di decenni di lotta.

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Confini africani del 1945

L’OUA, la decolonizzazione e l’inviolabilità dei confini

Nel 1945 i paesi europei, stremati dalla guerra, iniziano a rendersi conto dell’insostenibilità della colonizzazione. Il processo di decolonizzazione, inizierà timidamente in questo periodo per poi esplodere nel 1960, in quello che sarà ribattezzato “l’anno dell’Africa” durante il quale moltissimi paesi si emanciparono dal dominio europeo.
La decolonizzazione sarà però un processo lungo e disomogeneo, plasmato dalla Guerra Fredda e dall’interferenza delle vecchie potenze coloniali e dai regimi di apartheid.

Per guidare e supportare i processi di sviluppo dei nuovi stati indipendenti, questi si riunirono nell’Organizzazione dell’Unità Africana (OUA), inaugurata il 25 maggio 1963. L’OUA si impegnò espressamente nel proteggere l’integrità dei confini e la sovranità degli stati africani, oltre che nell’agire al fianco dei movimenti di liberazione dei paesi ancora sotto il controllo di potenze estere.

Anno delle Indipendenze dei paesi africani
In giallo le indipendenze dell’Anno dell’Africa (1960)

Le esigenze geopolitiche del tempo obbligarono quindi l’OUA a formalizzare due principi che saranno determinanti per definire la mappa dell’Africa di oggi: la non interferenza nei rispettivi affari interni dei singoli stati e l’inviolabilità dei confini.

estratto da https://lospiegone.com/2018/04/23/perche-i-confini-africani-sono-quelli-di-oggi/

Un aggiornamento sulla situazione particolare del Congo ex Belga lo potete trovare in PDF al link

https://wp.me/a8jysO-2vL