Manipolazione

Il 25 febbraio scorso il quotidiano Brescia Oggi così titolava: “Covid, allarme su provincia di Brescia: ospedali verso il collasso” , ma andando nel sito dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali che monitorae regione per regione gli accesi ospedalieri  si poteva facilmente constatare che i ricoveri quelli con sospetto Covid erano appena il 4, 51 per cento del totale. Da notare che nella tabella pubblicata ad inizio del post ( se non si dovesse vedere bene andare a questo link e poi vedere le situazione in Lombardia) si evince che comunque la situazione delle terapie intensive ( che com’è noto scarseggiano a causa dei tagli alla sanità) è assolutamente nella norma e tutt’altro che allarmante anche perché vengono classificati come casi Covid (che portano più soldi agli ospedali) pazienti che hanno solo il tampone positivo ma ben altre e reali patologie in seguito alle quali sarebbero comunque andati in intensiva. Dunque si è trattato di una deliberata e sfacciata menzogna volta a perpetuare allarme e paura. Ora il quotidiano edito, attraverso la Athesis, da Gian Luca Rana, proprio quello dei tortelli industriali, figlio di Giovanni, che forse vuole avere le mani in pasta in ciò che accade anche al di fuori della cucina , dimostra come esista una precisa volontà di terrorizzare le persone in base a dati falsi di qualunque tipo, quelli sconfinanti nella semplice bugia come in questo caso o quelli dove la manipolazione, ancorché scientificamente grossolana, è più sofisticata. Purtroppo la denuncia di questi fatti su qualche sito che non ha ancora perso la ragione o non vuole  essere complice non è sufficiente e sradicare il seme della menzogna che viene sparso a piene dalla soverchiante danse macabre del maistream.

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Nell’ospedale lontano

Nell’ospedale lontano, Franco viene messo insieme ai malati gravi, attaccati al respiratore. Non ha nessun sintomo, ma il tampone continua a essere positivo. Nell’ospedale lontano, il personale sanitario non entra nella stanza di Franco se non per lo stretto necessario, nessuno gli parla, NESSUNO acconsente ad aiutarlo a usare il tablet per fare le indispensabili videochiamate alla famiglia, come faceva nell’ospedale vicino. È impossibile sentirlo, vederlo, perdiamo ogni contatto, ci dobbiamo affidare solo alle telefonate con medici che sono puntualmente vaghi. Franco intanto ricomincia a delirare. Ops, hanno sbagliato, hanno letto la cartella clinica vecchia in cui c’era lo psicofarmaco inutile, e quindi scusate adesso glielo togliamo di nuovo, tanto che vuoi che sia per una persona di 87 anni.Dopo un breve miglioramento, lo scombussolamento di Franco però continua. Riusciamo a fargli una telefonata (UNA in dieci giorni) e lo sentiamo molto strano. Manda affanculo tutti, lui che è tipo maestro Shifu nella vita, smette di mangiare anche quando davanti gli viene messo lo sciù al cioccolato, che per lui è droga. Visto che nessuno se ne frega di questo suo comportamento e nessuno sembra turbato dal fatto che non mangi e beva da due giorni (“eh non sappiamo che fare, sapete, che dite, lo leghiamo?”), usiamo la nostra Laurea della Rete e facciamo ricerche. Sul sito della fondazione Veronesi leggiamo che la dose di cortisone per gli asintomatici secondo il protocollo Covid è di massimo 6mg. All’ospedale vicino gliene davano 4mg. Chiediamo a quelli dell’ospedale lontano, risposta: 20mg. Come mai? Il medico: ah boh così. Nessuno ha mai sentito parlare dei possibili effetti negativi del cortisone ma noi sì: abbiamo casi in famiglia. Sotto nostro suggerimento, diminuiscono la dose di cortisone e noi valutiamo di farci assumere a tempo pieno, a sto punto. Franco migliora un po’ ma non mangia più e dice che è stato abbandonato. Nessuno del personale sanitario stipendiato dalle nostre tasse acconsente a una videochiamata. Li preghiamo in ginocchio, se ne sbattono altamente le palle, in gergo tecnico. Una dottoressa dice al figlio di Franco al telefono: deve accettare che suo padre ha fatto la sua vita. Gli americani le avrebbero risposto: come no, bitch.Ultimo atto. Ore 11 di sabato 9 gennaio. Decidiamo di andarci a riprendere Franco perché è nostro. Positivo o non positivo, è passato un mese e mezzo, è ora che torni a casa, avrà la carica virale di un lillipuziano e comunque sticazzissimi. Dottoressa del primo turno: oh si, ottima idea, si può organizzare, adesso chiamo, adesso vedo, vostro padre sta benino, in ripresa. Ore 15:00 dello stesso giorno, di persona all’ospedale lontano, dopo un’ora di macchina. Dottore del secondo turno: se spostate vostro padre, muore per strada. È in condizioni gravi.Gravi in che senso? Stava bene tre ore fa. È covid? No non è covid, è un’infezione virale, no, batterica, no, sistemica, no, non lo sappiamo dobbiamo vedere adesso andate via che sono due ore che siamo appresso a voi. Oh, scusa se ti abbiamo disturbato, persona a cui le nostre tasse pagano lo stipendio.Non resta che attendere, ci dicono. Attendiamo. Alle 23:30 ci chiamano: Franco non ce l’ha fatta. Torna a casa in una bara sigillata, nel pigiama in cui è uscito un mese e mezzo fa.Non ce l’ha fatta, caro dottore, in che senso?A sopravvivere al sistema anticovid, che isola gli anziani sapendo di condannarli a morte? A sopravvivere a un trasferimento non necessario che noi familiari non abbiamo autorizzato? A sopravvivere a un bombardamento di farmaci inutili, di indifferenza umana, di medici e infermieri incapaci? A sopravvivere a un virus asintomatico preso in ospedale? Cioè, di cosa è morto, esattamente, Franco Lombardi?Diranno, beh, di vecchiaia. Certo, se spingi un anziano giù per le scale e muore, puoi sempre dire che non ha retto l’urto a causa dell’età. E chi lo nega. Il problema della spinta, e delle scale, a chi vuoi che interessi?Siamo molto addolorati, incazzati, amareggiati e basiti per questa storia che probabilmente ci accomuna a tante persone. Soprattutto ci pentiamo per quella sera di Natale, quando Franco è stato portato via senza motivo e senza consenso – io avevo detto, chiamiamo i carabinieri. Eeeeh ma dai, i dottori ne sanno più di te, che fai, non ti affidi al nostro meraviglioso sistema sanitario con gli occhi chiusi e il cuore impavido?Ci siamo affidati, abbiamo sbagliato. Non commettete lo stesso errore. Controllate tutto e riportatevi a casa gli asintomatici a qualunque costo. Franco ci mancherà tantissimo e non meritava una fine così, nessuno la merita.Brutta, brutta distopia.

Manuela Salvi

Testimonianza diretta

Mi spiace che questo articolo lo leggeranno in pochi, ma mi ha appena telefonato il medico del pronto soccorso di Cento (FE) dove mia madre è stata portata verso mezzogiorno dopo che la visita del medico di famiglia aveva accertato uno scompenso cardiaco.

Essendo l’ospedale dedicato al COVID ovviamente le hanno già fatto il tampone, se passa la notte la ricovereranno alla clinica Salus (privata); inutile dire quale sarà la causa del decesso (considerato che l’equipaggio dell’ambulanza indossava tute simil-spaziali)

Nel frattempo (sto scrivendo il 31 dicembre, ore 9) è arrivata alla clinica Salus in via Arianuova a Ferrara perché il reparto di Cardiologia a Cento, che personalmente avevo trovato efficiente, era pieno; il tampone era negativo al Covid.

Homo Covidicus

Nel regime staliniano, “lo stato assegnava uno status sociale, per cui gli individui adottavano volti, o maschere, che permettevano loro di rientrare nelle categorie sociali prescritte dal regime; molte “ persone lavorarono su di loro per diventare perfetti cittadini sovietici”, rivela l’immane opera di indagine sugli diari privati e gli archivi familiari dei cittadini dell’URSS, intrapreso dagli Annales francesi” “ Questi lavori hanno rivelato come gli individui interiorizzassero le norme e i valori del discorso ufficiale”.

Ricordiamo che l’homo sovieticus veniva in due versioni: quella dei dominati, che abbiamo sommariamente descritto, e quella dei dominanti. Così anche l’Homo Covidicus.

Che cos’era quella che spudoratamente a Mosca si auto-definiva “dittatura del proletariato”, infatti? Era – come la nostra oggi – una dittatura di “Ricchi di Stato”. Degli statali che s’erano impadroniti dello Stato e lo divoravano, mentre facevano strage dei cittadini nel GuLag, nell’Holodmor; che dallo Stato “prendevano”, senza “dare” (se non carestie, e proiettili alla nuca, quelli in abbondanza ilimitata, come i tamponi).

Erano quelli che – mentre il sovietico comune faceva le code quando arrivavano i calzini di filanca, lo zucchero, il latte – avevano accesso ai negozi riservati dove abbondavano caviale, storione, whisky scozzese, sigarette Lucky Strike e dischi pop occidentali il cui solo possesso in mano ad un dominato, scoperto dal Kgb, l’avrebbe proiettato nel GuLag per dieci anni.

Si chiamava Nomenklatura, nome che rivela il loro carattere buro-statale. Del tutto separati, anche mentalmente, dal popolo e dalle sofferenze che gli provocarono – con la loro amministrazione ideologica fecero collassare l’economia zarista, una delle più prospere della storia, in regime di code ossia di massima inefficienza (un economista gorbacioviano calcolò che nelle file si perdevano 65 miliardi di ore-uomo l’anno, era come se 35 milioni di russi “lavorassero” a fare la coda, contro 31 milioni impiegati nelle industrie). E in 70 anni di potere assoluto, questa Nomenklatura mai si pose nemmeno il problema di alleviare queste mostruosità umane, sociali ed economiche, di riorganizzare la distribuzione: gli andava bene così. Esenti da ogni compassione, ma anche da ogni razionalità.

Salsicce sovietiche.

Oggi la Nomenklatura di Gualtieri e Conte, sostenuta dai 5S e da tutti i ricchi di Stato (dalla Rai ai ministeri, dirigenze inadempienti, strapagati parassiti pubblici), sta facendo collassare l’economia del -10% (o più), provoca milioni di disoccupati, con la stessa spietata indifferenza: totalmente separata dal popolo, ignorante del funzionamento di una società complessa e dei danni permanenti che gli infligge con i suoi arbitri, favoleggia di acciaierie pulite che andranno ad idrogeno, e di economia verde e sostenibile che realizzerà con i 209 miliardi dell’Europa, che non arriveranno mai.

Sotto la Nomeklatura c’erano gli apparatchik; capi-fabbriche, scrittori ed attori, giornalisti del regime – che, anche se non acceso ai negozi del caviale, avevano la precedenza nell’assegnazione di auto (che i dominati dovevano aspettare anni), nell’assegnazione di appartamenti spaziosi e delle desideratissime vacanze a Soci.

La massa sovietica dominata non aveva casa ma una stanza in coabitazione, la cucina in comune con l’altra famiglia coabitante e pronta alla delazione per guadagnare credito verso il Partito e allargarsi quando l’una veniva arrestata. L’Homo Sovieticus Inferior si metteva docilmente in fila per la frutta fresca, l’arrivo delle salsicce e persino (nel 1929-34) del pane, come dopo per l’assegnazione di un’auto che sarebbe arrivata 3 anni in ritardo, sapendo che gli apparatchik  gli passavano davanti, e campava per tutta la vita del grigio triste pane sovietico, delle grigie inenarrabili salsicce, borsh e cetrioli in salamoia; e il solo colore della loro vita era il quartino di vodka, super tassato, che comprava con uno sconosciuto, con cui lo condivideva aspettando il tram nel gelo: scena che ho visto personalmente a Kiev.

Un negozio sovietico. “Ho scoperto la parola “yoghurt” quando sono arrivato in Cecoslovacchia all’età di 10 anni. Cercando la voce sul dizionario, ho capito che volevo assaggiarlo, ma non capivo a cosa potesse somigliare”.

Le masse dell’Homo Covidicus Inferior sono quelle che si mettono volontariamente in coda per farsi “fare il tampone”, lo lasciano fare i loro figli piccoli (anche se provoca lesioni) e si affolleranno docilmente a farsi inoculare il vaccino – qualunque vaccino, senza chiedersi cosa ci hanno messo dentro.

L’homo covidicus superior, apparatchik, comincia a fare la sua comparsa: nelle maestre kapò che ordinano il tampone allo scolaretto perché “ha starnutito”, che vietano il prestito di una penna a chi ha dimenticato l’astuccio, il preside che chiama la Digos perché una maestra non porta la mascherina. I medici e pediatri he infliggono l’invasivo e pericoloso tampone (il solo genere di cui c’è abbondanza illimitata) con sempre maggiore sadico compiacimento, andando a caccia dei “positivi” come il KGB andava a caccia dei”deviazionisti”, nemici di classe che si celavano tra chi raccontava barzellette antisovietiche nella cucina in comune dell’appartamento.

Giochi militari

Nell’ottobre 2019, gli Stati Uniti hanno portato 172 atleti militari (per la verità 369) a Wuhan per i Giochi militari mondiali. Pur avendo il più grande esercito militare del mondo, per dieci volte, gli Stati Uniti sono arrivati ​​al 35 ° posto dietro nazioni come Iran, Finlandia e Slovenia. Non esistono video o foto della squadra degli Stati Uniti, nessuna registrazione è stata conservata, una grande squadra ma una performance pietosa per i migliori militari del mondo.

La squadra americana ha fatto così male che sono stati chiamati “Soy Sauce Soldiers” dai cinesi. In effetti, molti non hanno mai partecipato a nessun evento e sono rimasti vicino al mercato all’ingrosso di frutti di mare di Huanan, dove si dice che la malattia abbia avuto origine solo pochi giorni dopo che gli atleti degli Stati Uniti hanno lasciato l’area.

Il team americano è tornato a casa il 28 ottobre 2019 ed entro 2 settimane, i primi casi di contatto umano con COVID 19 sono stati visti a Wuhan. I cinesi non sono stati in grado di trovare il “paziente zero” e credono che questi sia un membro del team americano.

I cinesi hanno anche fonti che affermano che gli Stati Uniti avevano tergiversato sull’influenza che Trump afferma che ha ucciso migliaia di persone, un’influenza portata in Cina dal team americano, un’influenza che era in realtà la COVID 19, una malattia sviluppata in una struttura militare di guerra biologica nello stato di Washington, ora “ground zero” negli Stati Uniti per COVID 19.

L’affermazione cinese, qualcosa che è stata censurata negli Stati Uniti, secondo cui l’atteggiamento disattento e i risultati sproporzionatamente al di sotto della media degli atleti americani nel gioco indicano che questi potrebbero essere stati coinvolti per altri scopi. Si pensa che questi falsi atleti potrebbero effettivamente essere stati agenti di bio-guerra e si sa che il loro luogo di residenza, durante la loro permanenza a Wuhan, era anche vicino al mercato all’ingrosso di frutti di mare di Wuhan , dove si è verificato il primo gruppo noto di casi.

RT / Mosca: l’esercito americano potrebbe aver portato l’infezione del coronavirus (COVID-19) nella città cinese di Wuhan, la città dove il virus è stato scoperto per la prima volta nel paese, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian.