4 passi nel declino

Se in trent’anni è stata azzerata non una classe, ma un’intera organizzazione economica, significa che non siamo a un semplice cambiamento, ma alla trasmutazione definitiva, all’accentramento progressivo in un’oligarchia di multinazionali aeree, apolidi, non gravate da imposte e tasse nazionali, inesistenti quelli internazionali. Tale oligarchia eleggerà, prima o poi, un rappresentante temporale che, in simbiosi col Re del Mondo, il Giusto, dominerà il futuro.

Disoccupazione in aumento, lavoricchi, abbassamento dei prezzi, fuga dalla qualità e dalla creatività, redditi di sudditanza, standardizzazione, detumescenza del desiderio. Eliminazione del desiderio poiché il desiderio implica brama e la brama ansia di possesso continua, e voglia di migliorare; ambizione. Ma qui, ragiona il Potere, non c’è più nulla da migliorare, siamo ai tempi ultimi, la Storia è finita, l’umanità deve considerarsi sazia. Il Potere vuole, infatti, la pace, intesa come stazionarietà. Distillati orientali sulla rinuncia invaderanno blog e giornali. Beppe Grillo che, ricordiamolo, dice sempre la verità, la verità vera, essendo il politico decisivo dell’inizio del nuovo Millennio, ha già anticipato tutto. Pace, ecologismo, tecnica, ritrovati da quattro soldi, sport, pornografia, de-erotizzazione, regressione culturale in nome dell’antidiscriminazione, fine di ogni dottrina economica: redistribuzione meschina di soldi digitali in cambio di ciarpame. Un piano preparato da secoli e in via di completamento inevitabile.

https://alcesteilblog.blogspot.com/2020/07/vite-che-non-vale-la-pena-vivere.html

La festa è finita

ciò a cui stiamo assistendo è la dissoluzione del’impero occidentale nel suo complesso e principalmente nel suo centro: gli standard di vita degli americani sono diminuiti precipitosamente, i datori di lavoro hanno smesso di pagare le pensioni mentre la copertura sanitaria viene ridotta o eliminata, l’istruzione pubblica si fa peggiore di anno, mentre si attuano continue riduzioni delle imposte sulle società. Negli ultimi due decenni, i salari e le retribuzioni per la maggior parte delle famiglie sono rimasti stagnanti o in calo, mentre dilaga la disoccupazione reale, ovvero quella che viene eliminata dalle statistiche che scambiano per lavoro stabile in gradi di assicurare l’esistenza di un futuro attività precarie o episodiche. Le spese per l’istruzione e per la salute mandano in bancarotta molti e riducono i laureati in peones del debito a lungo termine e dunque facilmente sfruttabili.

Oltre a questo l’accessibilità alla proprietà immobiliare  per gli americani di età inferiore ai 45 anni è diminuita drasticamente dal 24% nel 2006 al 14% nel 2017. Allo stesso tempo, gli affitti sono saliti alle stelle soprattutto nelle grandi città di tutto il paese, nella maggior parte dei casi assorbendo tra un terzo e la metà del mese reddito. Ma le elite e i loro esperti focalizzano l’attenzione sulle disuguaglianze “intergenerazionali” tra pensionati e salariati più giovani invece di riconoscere le disuguaglianze che sono aumentate drasticamente negli ultimi tre decenni, mentre è aumentato in maniera impressionate anche il gap dell’aspettativa di vita tra ceti benestanti e quelli poveri che dopo quasi tre secoli di costante ascesa comincia a diminuire. Contemporaneamente anche i tassi di natalità si abbassano a causa dell’assenza di tutele, dei bassi salari e della scomparsa del congedo materno o paterno retribuito. In realtà la cosiddetta “ripresa economica” in seguito al crollo finanziario del 2008 è solo un trompe l’oeil: le élite  finanziarie hanno ricevuto oltre due trilioni di dollari in salvataggi e ne hanno evaso altrettanti mentre 3 milioni di famiglie della classe operaia sono state sfrattate dai possessori di mutui finanziari. Il risultato è stato un rapido aumento dei senzatetto, soprattutto nelle città con il più alto tasso ufficiale di ripresa dalle crisi.

A questo stato di cose si cerca di reagire non con una diversa visione sociale o a un ritorno alle relazioni intrinseche del patto sociale precedente al neo liberismo , ma affidandosi  allo spettacolo, alla valorizzazione delle pulsioni più elementari e alle legioni: le spese militari  sono cresciute in proporzione diretta al declino dei pagamenti di assistenza sociale, ma anche l’efficacia della rapina globale, degli assedi e degli accerchiamenti sta rapidamente diminuendo, ma mano che cresce la potenza oltre i vari limes cominciano a configurarsi dei rovesci così che anche alleati fedeli cominciano a scalpitare, a interrogarsi a volere una fetta di torta. E tutti sono invitati a cantare e ballare, a convincersi che la festa  non sta davvero finendo.

estratto da https://ilsimplicissimus2.com/2020/02/15/la-ballata-di-nerone/

Il declino USA

Quello che sembra ormai piuttosto evidente è il fatto che gli USA sono una super potenza economica in declino ed hanno necessità di farsi finanziare dall’esterno per fare fronte al loro enorme deficit e per sostenere  il costo sempre più mastodontico del loro apparato militare/industriale che assorbe la gran parte del PIL statunitense. Secondo quanto scriveva Patrick Buchanan: ” Nessuna Nazione ha mai sperimentato una discesa di potere tanto rapida come quella degli USA”. Tuttavia, oltre alle ragioni geopolitiche esposte dal Buchanan,  esiste un motivo più profondo per quello che è il declino americano, non si tratta solo di scelte sbagliate adottate in politica estera e le guerre disastrose che gli USA hanno condotto in Asia e Medio Oriente, piuttosto si evidenzia che il “sistema americano” non è più visto come qualcosa di positivo e sembra non essere più un modello da seguire per gli altri paesi. Già la crisi economica aveva dato la mazzata definitiva mettendo gli USA sul banco degli accusati come responsabili per aver trascinato il mondo nella tempesta da cui molti paesi, come buona parte dell’Europa e dell’America Latina, non sono ancora usciti. Le guerre disastrose e la “strategia del caos”, praticata spregiudicatamente dalle amministrazioni USA, hanno fatto il resto. In mezzo a questo disastro, il primato americano è seriamente insidiato dallo strapotere asiatico, in particolare dalla potenza cinese che segna sempre nuovi record e che oggi è in grado di rappresentare il nuovo motore di svilupppo mondiale. Pechino non solo si sta mostrando in grado di contendere agli USA il posto di prima superpotenza mondiale, ma potrebbe anche proporsi come esempio alternativo per il nuovo secolo. Grazie all’ottima (apparentemente) salute della sua economia, poco toccata dalla crisi, la Cina propone un modello in cui il benessere economico si può realizzare senza i “formalismi” democratici dell’Occidente. In pratica Pechino fornisce l’esempio che un paese può assicurare ricchezza e benessere anche senza adottare il modello occidentale bypassando i diritti umani e le garanzie pseudo democratiche che sono la maschera formale dell’ attuale sistema occidentale. Questo processo di cambiamento di equilibri si è messo in moto da tempo e non sarà Trump a poterlo arrestare, mentre tutti gli indicatori ci dicono che il baromentro centrale dell’economia si sta definitivamente spostando verso l’Asia.

http://www.controinformazione.info/lamerica-di-trump-alla-ricerca-di-risorse-da-risucchiare-agli-altri-per-mantenere-il-suo-status-di-superpotenza/

Il mito delle masse

Intese come artefici di ogni cambiamento lo si trova, negli ultimi decenni dell’800 in Sorel.

Nel frattempo, come dice Diego Fusaro, estensore della scheda :” si può parlare all’infinito di rivolte senza mai provocare un movimento rivoluzionario”.

Il che significa che fedi e miti sono duri a morire, anche perché non costano nulla: si possiedono (anche se sarebbe meglio dire che ne siamo posseduti).

Tutto questo per dire che l’italiano preferisce addurre l’alibi di essere istintivo e creativo, piuttosto che avere la pazienza di studiare un problema andando a verificare le fonti.

Da qui la fortuna dei blog dove ciascuno esprime la sua opinione (in nome della libertà) senza uno straccio di pezze d’appoggio.

In conclusione, prima di votare (per poi lamentarvi), almeno leggete i programmi di TUTTI gli schieramenti che si presentano nella vostra circoscrizione!

http://www.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/speciali/elezioni_politiche_regionali_2013/liste_leader_programmi.html