L’eurismo

Le caste tecnocratiche transnazionali non hanno in alcun conto la volontà popolare. Per esse la democrazia è soltanto un fastidioso contrattempo, una palla al piede, di cui farebbero, se potessero, volentieri a meno. Ed infatti non potendo abrogarla formalmente sono riuscite, con la complicità per ignavia delle giovani generazioni politiche (quelle che credono di rottamare la vecchia politica ed invece sono soltanto gli utili idioti dei tecnocrati), a svuotarla dall’interno, riducendola a “ludi cartacei”, ad espressione dei desiderata popolari che, quando non collimano con la volontà e gli interessi della casta tecnocratica, possono essere tranquillamente inascoltati.

La volontà popolare è un fastidioso inciampo per la trionfale marcia globale del Capitale. Ed ormai le tecnocrazia transnazionali lo dicono apertamente per voce di opinion marker stipendiati dall’establishment come Antonio Polito, editorialista del Corsera, o come Antonio Caprarica, noto giornalista di adozione londinese. Nelle loro comparsate televisive questi opinion marker sostengono, senza pudore, che nessun governo, una volta eletto, ha il dovere morale di rispettare gli impegni elettorali se i mercati sono contrari a tali impegni. Un altro giornalisti, che si presenta quale esperti di economia benché di dubbi titoli accademici harvardiani, come Oscar Giannino è sostenitore della tesi per la quale i mercati hanno sempre ragione, sicché la volontà popolare, democraticamente espressa, deve sempre fare un passo indietro di fronte a Sua Maestà il Mercato.

Stiamo parlando di caste sovranazionali, composte da tecnici non eletti, i cui membri conseguono favolosi trattamenti pensionistici intorno ai 50-55 anni ma pretendono per i popoli, la disprezzata plebe “tecnicamente incompetente”, pensioni da fame e concesse in tarda età. Altrimenti come potrebbero, questi farisei che caricano gli altri di pesi che essi non si degnano neanche di toccare con un dito, godere dei loro privilegiati trattamenti, i quali, non dimentichiamolo, derivano dai fondi pubblici versati dagli Stati a detti organismi transnazionali secondo gli accordi costitutivi?

L’“eurismo” sta tentando in tutti i modi di far cadere il governo gialloverde, anche cercando di far leva sulle sue contraddizioni interne che, senza dubbio, ci sono. Carlo Cottarelli, ossia il FMI, ha recentemente presenziato, in “mondo visione”, ad una convention di Forza Italia. Andrea Riccardi, ovvero il cattolico progressista già ministro del governo austerocratico di Monti (che ha impoverito ancor di più i poveri senza che il buonista Riccardi si ponesse problemi di coscienza) , ha fondato, insieme ad altri, l’ennesimo partitino “civico” che vuole porsi in continuità con la politica del governo piddino di Gentiloni. Le tv di Berlusconi ogni giorno vanno all’assalto del governo gialloverde. Le tv della Rai peggio che mai. Il governo gialloverde sembra non avere il controllo degli apparati pubblici, anche di quelli ministeriali, del cosiddetto Deep State, lo Stato profondo, tutto al servizio dell’ideologia eurista.

Sta prendendo forma lo scontro tra sovranisti populisti ed “euristi” che nei prossimi mesi si farà sempre più intenso fino alle elezioni europee di maggio. Se vinceranno gli euristi la gabbia che ora imprigiona i popoli europei si chiuderà per decenni. Se vinceranno i sovranisti la gabbia esploderà ed allora due scenari saranno possibili: o ciascuno per sé oppure – soluzione da noi auspicata, perché al punto in cui siamo l’attuale Ue è irriformabile – un nuovo inizio verso la costruzione di una autentica Europa, cristiana, di popoli liberi ed eguali. Sul modello “asburgico” di fine ottocento, volendo citare una esperienza, uccisa sul nascere, di pluralismo confederativo del passato.

https://www.maurizioblondet.it/chi-tocca-il-paradigma-muore-democrazia-eurismo-ordoliberismo-di-luigi-copertino/