La fine dell’€uro

Per quanto i leader tedeschi si ostinino a negarlo, il nuovo governo italiano ha ragione nel sostenere che le politiche di austerità non risolvono il problema dell’eccessivo indebitamento, ma che al contrario peggiorano la situazione. Inoltre, non toccano il problema della competitività divergente.La politica della Germania per quanto riguarda la crisi dell’euro degli ultimi dieci anni può essere descritta solo come un totale fallimento, che ha fatto aumentare i costi per tutti: i paesi debitori e il principale paese creditore, la Germania.Se Angela Merkel avesse optato per una ristrutturazione del debito ordinata, oggi sarebbe vista come la leader che ha salvato l’Europa. Poiché non l’ha fatto, passerà alla storia come il politico che ha portato il progetto europeo al collasso, bloccando una soluzione costruttiva alla crisi dell’eurozona, oltreché passando con una decisione autonoma alla politica delle frontiere aperte.

La Germania può essere ricattata

Se Angela Merkel vuole mantenere l’illusione che l’euro sia vantaggioso per la Germania e la sua immagine di chi gestisce con successo l’eurozona, deve fare “qualunque cosa costi” per impedire all’Italia di lasciare l’euro.Questo sarà però difficile, se teniamo conto del fatto che, col passare del tempo, all’interno dell’eurozona sempre più potere si è spostato verso i debitori. Al riparo della calma creata dalla BCE, abbiamo potuto assistere a una fuga di capitali dagli Stati del Sud verso altri Paesi, in particolare verso la Germania.Il segno più visibile di questa fuga di capitali, incoraggiata e sostenuta dal programma di acquisto di obbligazioni della BCE, sono i cosiddetti crediti Target 2 della Bundesbank tedesca.Questi sono esplosi, fino a toccare il trilione di euro, una somma pari a oltre 12.000 euro pro capite in credito erogato dalla Germania senza interessi, senza ammortamento e senza alcuna garanzia. Considerati gli eventi in corso in Italia, c’è da aspettarsi un significativo balzo verso l’alto di questo numero nel prossimo mese.L’Italia è il principale debitore nell’ambito del regime, con quasi 450 miliardi di euro. In teoria, qualsiasi paese che lasci l’euro dovrebbe prima risolvere le sue passività sul Target 2. In pratica, è chiaro che l’Italia non sarebbe mai in grado di farlo. Bancarotta significa bancarotta.

Una valuta parallela

Questo mette l’Italia in una posizione molto forte. Il nuovo governo italiano lo sa e agisce di conseguenza. Ha colto la lezione chiave dal fallimento del governo greco di Syriza. Non puoi semplicemente minacciare un’uscita dall’euro, devi effettivamente prepararla. Da qui i preparativi dell’Italia per istituire una valuta parallela. I cosiddetti minibot (Buoni del Tesoro non fruttiferi) sarebbero garantiti dalle entrate fiscali, sono denominati in euro, ma stampati solo in Italia e sono una valuta parallela (BoT è l’abbreviazione italiana per Buono del Tesoro e “mini” riflette il taglio piccolo). Una volta che hai messo in opera una valuta parallela, basta un decreto per passare a una nuova valuta per l’intero paese. Anche senza farlo, è possibile che nel tempo i minibot diventino la valuta utilizzata nella vita di tutti i giorni in Italia. Questo rappresenta una minaccia politica significativa per l’euro, in quanto dimostrerebbe che la moneta comune non è affatto “irreversibile”, come sostenuto dai politici che la difendono. In effetti, i mercati si aspettano che altri paesi seguano, e giustamente. Date queste inquietanti prospettive, c’è da aspettarsi che Francia e Germania saranno molto flessibili nella loro risposta alle richieste italiane, indipendentemente dalla retorica ufficiale di Berlino e Parigi.

Annullare il debito detenuto dalla BCE

È qui che potrebbe entrare in gioco un’altra idea del nuovo governo italiano. Una prima versione dell’accordo di coalizione ha chiesto una cancellazione parziale del debito detenuto dalla BCE. Questa idea non è così folle come può sembrare. Per diversi anni tra gli economisti c’è stato un dibattito serio sul fatto che una cancellazione del debito da parte delle banche centrali potrebbe essere una soluzione per l’economia mondiale sovraindebitata. Adair Turner, ex capo della Financial Services Authority nel Regno Unito, è il suo più importante sostenitore. A suo avviso, le banche centrali dovrebbero acquistare parti significative del debito in essere e quindi semplicemente annullarlo. Poiché le banche centrali non possono mai diventare insolventi – visto che “stampano” i soldi – questo sarebbe un sistema miracoloso per sbarazzarsi del debito. I critici di una simile manovra temono una perdita di fiducia nel valore del denaro e l’emergere di un’inflazione tipo Weimar. Tuttavia, i sostenitori di questa manovra ribattono che, finché si tratta di una misura una tantum, non dovrebbe esserci alcun impatto negativo.

Il Giappone può fornire un esempio pertinente di strategia che dimostra che un simile approccio può funzionare. La Bank of Japan detiene attualmente più del 50% del debito del Giappone e presto ne possiederà oltre il 70%. Gli osservatori si aspettano una cancellazione del debito nei prossimi anni.

L’attuazione di un approccio di questo tipo in Europa è più difficile, in quanto coinvolge diversi Paesi e implica una ridistribuzione della ricchezza tra paesi. Naturalmente, i paesi con livelli di debito più elevati ne trarranno maggior beneficio.

Anche se sembra inimmaginabile per molti osservatori esterni della scena politica ed economica tedesca, è lecito ipotizzare che i politici tedeschi sarebbero in ultima analisi pronti ad accettare una soluzione simile, nonostante tutte le loro dichiarazioni pubbliche.

Conclusione

Che questo piaccia o no, il nuovo governo italiano è in una posizione molto più forte di quanto molti osservatori e politici in Germania siano disposti ad ammettere. Già nel 2012, un’analisi della Bank of America ha dimostrato che secondo la teoria dei giochi il risultato più probabile è il successo del ricatto della Germania da parte dell’Italia, seguito da un’uscita dall’Italia dall’euro. Vada come vada, la partita finale sembra molto vicina. Indipendentemente da come si svolge, non c’è dubbio che l’illusione di aver risolto la crisi dell’ eurozona sta svanendo rapidamente.

http://vocidallestero.it/2018/05/26/sara-litalia-a-decretare-la-fine-delleuro/

Neonazisti?!

Ora, analizziamo AfD: dicono che è un partito neo-nazista, o così sottilmente – ad arte – ce lo vogliono fare percepire. Bugia enorme, almeno secondo chi scrive. Ma avete visto il profilo della sua leader, Alice Weidel? Donna, omosessuale, convive con una donna immigrata (dello Sri Lanka, lssia immigrata), ha lavorato per Goldman Sachs ed Allianz, è stata consulente economica in mezzo mondo, parla diverse lingue incluso il cinese. Diciamo che Alice il mondo globalista lo conosce bene.

Insomma, A Voi sembra nazista una così? No, direi anzi che sembra lontanissima dal nazismo. In compenso è realista, di molto. Ma viene attaccata.

Quello che tutti voi dovreste chiedervi è il perchè di questo attacco, con accuse che non hanno nulla a che vedere con il neonazismo. Che invece viene tirato ignobilmente in causa. Queste sono bugie, crasse. Perchè ce le propinano? Chiedetevelo.

E state ai fatti: non fatevi abbindolare dai media, documentatevi, fatevi un’idea (i mass media devono solo essere utilizzati per recepire un fatto accaduto, non per interpretarlo). Cominciate a considerare il fatto che i media – o meglio i loro editori – possono avere interessi a raccontarvi delle balle, già questo sarebbe un traguardo grandissimo.

E poi usate il vostro cervello, che – credetemi – ce l’avete di sicuro anche voi, sebbene non siate abituati ad adoperarlo.

Tempi difficili ci attendono.

https://scenarieconomici.it/propaganda-e-bugie-contro-afd/

Manovre pre-elettorali in Germania

Un recente studio ha mostrato come il ritorno al marco tedesco darebbe alla Germania una moneta che rispetto la parità iniziale euro-marco varrebbe oggi almeno il 35% di più. E va ricordato che proprio facendo riferimento alla parità iniziale dell’euro sul mercato delle valute, il cambio con il dollaro Usa era stato fissato a 1,1667 ovvero meno di 3 centesimi rispetto quello attuale. Quindi, non siamo affatto in territori inesplorati, con il valore di cambio 1,20 di oggi. Tuttavia, una rivalutazione dell’euro frena anche le esportazioni della Germania, e siccome non si può più depredare ulteriormente i lavoratori tedeschi, dei quali ben 7.500.000 vivono di minijob e sussidi statali ed il 40% della popolazione ha meno di 50€ in conto corrente, è necessario generare una nuova crisi dell’eurozona per mantenere basso il corso dell’euro e continuare ad accumulare enormi surplus di bilancia commerciale. La via più semplice per mandare in crisi l’eurozona è proprio quella di far finire la politica monetaria “morbida” di Draghi: la fine del QE e della politica dei tassi a zero, farebbe immediatamente crescere i rendimenti dei titoli di stato dei paesi maggiormente indebitati, costringendoli, secondo i diktat della ue, a nuove manovre lacrime e sangue, che porterebbero a crolli dei consumi interni, del pil e quindi svalutazione dell’euro. Provate solo ad immaginare cosa significherebbe per l’Italia un aumento dell’1% del tasso di interesse con 900 miliardi di euro di debito pubblico in scadenza nei prossimi 5 anni. Ulteriore vantaggio per la Germania di una crisi dell’eurozona, sarebbe quella di approfittare delle “privatizzazioni” dettate dall’austerità made in ue per fare shopping di imprese e banche nei paesi colpiti dalla crisi, Italia in primis, il cui tessuto industriale è ancora in grado di far concorrenza a quello teutonico

https://www.controinformazione.info/crisi-finanziaria-a-breve-in-italia-per-svalutare-leuro-ma-la-germania-non-ride-40-con-meno-di-50-euro-in-banca/

Non è l’Euro il problema

L’Europa divinata da Spinelli, Rossi e Colorni era una Europa di cittadini liberi dal bisogno, dalla guerra e dalla povertà.
Era una Europa in cui l’Economia reale era prevalente su quella virtuale degli “staccatori di cedole trimestrali”.
Era una Europa in cui la finanza speculativa non trova nessuno spazio. Dal Manifesto emerge chiaramente la necessità di dare ai cittadini la sovranità energetica, alimentare, culturale ed economica.
Una Europa in cui si va alla sostanza privilegiando la qualità della vita, il benessere e la felicità degli europei, e non gli interessi nazionalistici dei singoli stati, o peggio ancora, di alcuni potentati finanziari.
In questa logica, la moneta unica,  è solo un punto di arrivo, lo strumento finale di una unificazione politica e economica, processo del quale si fece massimo interprete Jacques Delors.

Quel progetto si è arenato nel 2004 con il fallimento del referendum francese sulla Costituzione Europea. A quel punto andava arrestato anche il processo di unificazione monetaria, ma esso invece andò avanti per ragioni riconducibili agli interessi dei gruppi finanziari che da allora hanno condizionato pesantemente le decisioni dell’UE.

Secondo alcuni per uscirne bisogna tornare indietro agli Stati nazionali e alle monete nazionali. A me sembra che questa soluzione si limiti a rimuovere gli effetti del problema ma non ne tocca le cause.

Il mondo si sta evolvendo verso una globalizzazione che sta “uccidendo” il lavoro, creando quella che gli esperti chiamano “disoccupazione tecnologica” che è la prima causa di quella “Jobless recovery” (ripresa senza occupazione) che fu prevista da Rifkin nel 1995 nel suo “LA FINE DEL LAVORO” e provocò vesti stracciate fra tutti gli ultra-liberisti al di qua e al di la dell’Atlantico. E che oggi si è verificata in pieno, mettendo in ginocchio il capitalismo tradizionale, incapace di andare oltre i limiti da lui stesso creati.

Non è l’Euro il problema dunque, ma l’ultraliberismo selvaggio ispirato alla logica del profitto estremo che controlla i mercati energetici, alimentari e industriali attraverso pratiche oligopolistiche, per battere le quali sono necessarie strategie europee a bassa intensità di capitali, alta intensità occupazionale e costi marginali bassissimi.

Si tratta di ridare ai cittadini la sovranità energetica, alimentare, economica e politica.
La sovranità monetaria è solo una rappresentazione convenzionale di quelle più profonde realtà.
Insistendo su di essa ci si avvita in un falso dibattito che alla fine ci porterà a dipendere sempre più dal petrolio, dal cibo di filiera lunga e da produzioni industriali insostenibili, indebitandoci in monete locali sempre più svalutate.
Mentre invece dobbiamo da subito, insieme a tutti i popoli d’Europa, diventare indipendenti dai fossili, dal cibo industriale di filiera lunga e dalla schiavitù dell’iper-consumismo andando verso cicli di rifiuti virtuosi, cibo locale di filiera corta e di qualità, e una nuova economia della condivisione, sostenibile e dal basso. Questo renderebbe irrilevante la questione monetaria. Questo è lo spirito moderno del Manifesto di Ventotene e sfido chiunque a dimostrare il contrario.

Angelo Consoli

estratto da http://angeloconsoli.blogspot.it/2014/11/a-proposito-del-mondo-nuovo-di-spinelli.html

Ideologia europeista e anti-politica

Ideologia europeista e anti-politica

L’Unione Europea cerca deliberatamente di sostituire la legittimità politica con una legalità tecnocratica. Stiamo assistendo a una “depoliticizzazione della politica”, secondo un’ideologia le cui fondamenta teoriche si richiamano di fatto a Von Hayek. [2]. Si tratta di sacralizzare la proprietà privata contro qualsiasi limitazione, diretta o indiretta: da qui, la necessità di affermare la vacuità delle scelte politiche contro la pertinenza delle scelte economiche presentate come “tecniche” e in quanto tali naturali e ineluttabili. L’idea che sottostà al concetto di TINA (There Is Not Alternative, non c’è alternativa) è che la politica è superflua: si svuotano le forme democratiche di contenuto fingendo di continuare a rispettarle.
Jacques Sapir

Peggio dell’impero Romano

Peggio dell’impero Romano

All’Italia, come alle altre “province”, vengono chiesti dazi e sacrifici, bilanci in ordine, e montagne di debito. I servizi necessari da parte del governo tuttavia scarseggiano, o non sono mai stati prestati. La nostra economia non è assolutamente aiutata, sfruttata anzi e prosciugata da un colonialismo di modello “portoghese”. La nostra identità è sempre più minacciata da miti europei, da flussi migratori forzati e da famiglie “alternative”. Per garantire questo impero del nulla ai lavoratori vengono presentati contratti di prigionia, dove si impongono ore di lavoro improponibili per sei giorni su sette, e dove vedersi concedere 20 giorni liberi su 365 diventa un lusso. Il tutto per stipendi insufficienti a garantirsi un futuro, o neppure una vaga sopravvivenza. Ad ogni modo chi riceve i panni di questo servaggio ha pure di che ritenersi fortunato, di che abbracciare il suo padrone – o tiranno- perché con una disoccupazione a due cifre a molti non viene concessa neppure questa infame possibilità.

Cavalcare la crisi

Cavalcare la crisi

Più grave è che l’opposizione anti-euro veda salvarsi una classe padronale che più che essere imprenditrice è stata prenditrice. Inetti capitani coraggiosi di grandi, medie e piccole dimensioni che hanno contribuito a smantellare lo stato sociale, a sfruttare i migranti per abbassare il costo del lavoro e ad arricchirsi per tutto l’abbondante decennio trascorso dalla introduzione dell’Euro. Ma questi soggetti hanno ottima compagnia. Una legione di bottegai e microimprenditori che, dal giorno dell’introduzione dell’Euro, hanno fissato il costo dei beni primari devastando il potere di acquisto prima ancora dell’arrivo della crisi.

Raddrizzare la nave

Raddrizzare la nave

Ciò che terrorizza non è uscire dall’Euro, quel che terrorizza è che ne usciremo con gli stessi nani e le stesse ballerine che ci hanno fatto entrare. Cambieranno le persone ma la mentalità e l’opportunismo rimarrà inalterato. E saranno sempre gli stessi a pagare il conto, quelli che non stanno su Twitter, quelli per i quali non cambierà nulla economicamente. Ma la nave, sporca e piena di fango, sarà raddrizzata. Non sarà in grado di ripartire ma ci sentiremo tutti “orgogliosi”.

 

Religione imperiale

Religione imperiale

BCE, euro ed Europa, costituiscono la nuova trinità, i cardini della  religione imperiale, di cui l’euro è l’unico elemento tangibile.
Detta religione ha due funzioni: quella di sacralizzare l’euro, strumento del Potere (e, attraverso di esso, il Potere stesso, che coincide con il denaro  e con la facoltà di emetterlo), e quella legata alla stessa etimologia di religo (che significa tenere insieme, da cui rilegare), cioè la funzione di tenere insieme  entità diverse e creare l’illusione di una identità attraverso un suo simbolo tangibile.
Francesco Mazzuoli

Legge bancaria del 1936

Forse più che ogni altro singolo evento, è stata la rottura degli Accordi di Bretton Woods nel 1971 a segnare il punto di svolta verso la finanziarizzazione delle economie occidentali. Da quella decisione – frutto di un processo tutt’altro che “naturale” o inevitabile – è nata la giustificazione dell’hedging, della necessità di coprire il rischio contro le fluttuazioni. La creazione dei derivati sui cambi – una delle voci dominanti della speculazione mondiale – si basa proprio su questo rischio.

Non sappiamo come finirà l’euro, ma siamo sicuri che non possa sopravvivere a lungo nella sua forma attuale. Dovrà cambiare per forza, o di fatto o de jure. L’alternativa sarebbe la continuazione della distruzione del tessuto economico e sociale dei paesi europei; ma la risposta da parte della popolazione non potrà essere frenata ancora a lungo, salvo con i metodi degli anni Trenta, che speriamo caldamente di evitare.

Se le cosiddette élite insistono nella loro follia, il cambiamento rischia di essere caotico; noi preferiremmo una transizione ordinata, verso un sistema che tenteremo di descrivere brevemente qui:
ogni Paese dovrà riacquisire la propria sovranità in politica economica, con la possibilità di fare investimenti nei settori dell’economia reale.
Ciò significa la creazione di una Banca Nazionale con il potere di generare credito produttivo, con lo scopo dichiarato di aumentare la produttività e il benessere della popolazione.

Legge Glass-SteagallLa distinzione tra gli investimenti produttivi e non-produttivi sarà garantita dalla separazione bancaria sul modello Glass-Steagall, in cui le banche ordinarie potranno raccogliere i depositi e prestare soldi alle famiglie e alle imprese; ogni attività nei mercati finanziari sarà esclusa.

Ci sarà un sistema di cambi stabili, negoziati a livello intergovernativo con la possibilità di aggiornamento periodico in base all’andamento dell’economia reale.
In questo senso non si permetterà alla finanza speculativa né di determinare i tassi di cambio, né di accaparrarsi i flussi di denaro che sostengono l’attività economica ordinaria.

Per concludere: nell’affrontare l’inevitabile cambiamento del sistema finanziario nel breve e medio termine, sarà necessario uscire dalla scatola mentale del mercatismo/liberismo. Pensare di liberarsi dalla camicia di forza dell’euro senza abbandonare gli assunti di base del neoliberismo, significherebbe fare un favore a chi continuerà a tentare di manipolare i popoli e le economie attraverso la finanza globalizzata.

Emiliano Brancaccio in http://nobigbanks.it/2013/04/10/dopo-leuro-liberismo-o-progresso/

Io amo l’Italia

Liberiamo l’Italia dalla schiavitù dell’euro, dall’ingiustizia del signoraggio monetario, dall’inganno del debito pubblico creato dalle banche, dalla dittatura della finanza speculativa globalizzata
Per superare la crisi strutturale della finanza e dell’economia globalizzata causata dall’esplosione della bolla speculativa dei titoli derivati e per emanciparci dalla schiavitù del signoraggio bancario, l’unica soluzione realistica e costruttiva è il riscatto della nostra sovranità monetaria che, di fatto, si traduce nell’uscita dell’Italia dall’euro.
Solo se lo Stato potrà emettere moneta a credito, l’Italia si affrancherà dalla follia suicida che oggi ci impone di contrarre sempre più nuovi debiti per ripianare i debiti, tramite l’emissione di titoli di Stato a debito, ovvero l’unica opzione consentita allo Stato per disporre della moneta. Ed è così che l’Italia si sottomette sempre di più alla dittatura delle banche che si sono attribuite il monopolio dell’emissione della moneta e detengono il 75% del debito pubblico italiano che ammonta a circa 2 mila miliardi di euro.
Io amo l’Italia ha elaborato una proposta approfondita, articolata, pragmatica e attuativa del processo che realizzerà il riscatto della sovranità monetaria. Io amo l’Italia vuole che lo Stato torni a emettere direttamente la moneta a credito, così come ha fatto per 100 anni, affrancandoci dalla schiavitù dell’euro, monopolio dei banchieri privati proprietari della Banca Centrale Europea, dall’ingiustizia del signoraggio bancario, tassa occulta imposta dalle banche che detengono la prerogativa dell’emissione della moneta, dalla dittatura della finanza speculativa che, per riciclare una massa di denaro virtuale (titoli derivati, pari a 787 mila miliardi di dollari nel 2011) che è circa 12 volte il Pil mondiale (Prodotto Interno Lordo, pari a 66 mila miliardi di dollari nel 2011), impone e condiziona il potere politico ovunque nel mondo. Le banche e la finanza globalizzata sono indiscutibilmente il principale potere forte a livello mondiale, di fronte a cui si sottomettono i governi e per i quali i popoli sono costretti a ridursi in povertà e a perdere la loro dignità e libertà. La guerra
finanziaria, emersa con il tracollo della banca d’affari americana Lehman Brothers il 15 settembre 2008, è già costata ai cittadini americani 7.700 miliardi di dollari (pari al doppio del costo affrontato dagli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale, circa 4 mila miliardi di dollari a valori odierni), mentre ai cittadini dell’Unione Europea è già costata 2 mila miliardi di dollari. Contemporaneamente 30 milioni di persone nel mondo hanno perso il posto di lavoro.
Noi prendiamo atto che gli italiani vivevano meglio 10 anni fa prima dell’introduzione dell’euro. Con 1 milione e 500 mila lire una famiglia italiana viveva dignitosamente. Con il corrispettivo in euro, circa 750 euro, oggi si fa la fame. Con l’euro si è ridotto il reddito pro-capite degli italiani, è calato il livello delle esportazioni delle imprese, è peggiorata la bilancia dei pagamenti, è aumentata la disoccupazione. In aggiunta le politiche recessionistiche avviate dai governi della partitocrazia e accentuate dal governo tecnocratico di Mario Monti, stanno distruggendo le imprese, riducendo il Pil, aggravando il debito pubblico, accrescendo la disoccupazione, escludendo i giovani dal mercato del lavoro, impoverendo le famiglie, assottigliando il tasso di natalità degli italiani, acuendo la conflittualità sociale.
Con il riscatto della sovranità monetaria lo Stato si attribuisce la prerogativa di emettere la nuova Lira, determinando autonomamente in base all’interesse nazionale il volume del conio, i rapporti di cambio con le altre valute e la politica monetaria.
Grazie alla facoltà di emettere moneta a credito, lo Stato può procedere subito a restituire i circa 100 miliardi di euro di debiti contratti con le imprese, mettendole nella condizione di assumere il ruolo di protagoniste dello Sviluppo.
Io amo l’Italia sostiene che le banche devono recuperare il legame con il territorio e ritornare a svolgere la loro funzione primaria ed essenziale, cioè quella di conservare il risparmio, farlo fruttare ed erogare finanziamenti.
Il riscatto della sovranità monetaria si traduce nel primato dell’economia reale, fondata sulla produzione di beni e servizi, e nella ricollocazione dell’attività finanziaria nel suo ruolo di mediazione e di supporto all’economia reale”.

Quello sopra riportato era il primo punto del programma elettorale del partito “Io amo l’Italia” che ha ottenuto 40.000 voti (0,13%) alle ultime elezioni politiche.

Indipendentemente dal risultato questo è proprio il punto che tutti i partiti dovrebbero fare proprio per uscire dalle sabbie mobili in cui la plutocrazia finanziaria ci ha gettati.

L’intero programma lo trovate al link del Ministero dell’interno: http://www.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/speciali/elezioni_politiche_regionali_2013/liste_leader_programmi.html