Parlano i cecchini di Maidan

No, Merkel e Mogherini non hanno alcun diritto di alzare il ditino. Sapevano tutto dei cecchini pagati, fin da subito: dal ministro degli esteri estone  Urmas Paet che era in piazza Maidan il giorno della sparatoria  e – evidentemente ancora inesperto dei metodi dell’Unione Europea a guida neocon – telefonò agghiacciato  alla predecessora di Mogherini, la commissaria  europea Catherine Ashton, e  le disse che dalle autopsie dei  cadaveri risultava che poliziotti e dimostranti erano stati uccisi dagli stessi cecchini, con gli stessi proiettili (standard NATO) , e quindi che dietro i cecchino non c’era il premier cacciato, Yanukovich,  bensì “la nuova coalizione” golpista. La  Ashton   risponde con balbettii e imbarazzi   che sono di per sé un’ammissione di colpa. La  conversazione fu intercettata dai russi e diffusa: silenzio da parte di ogni esponente politico europeo. Silenzio totale dai grandi e liberi media europei.

Quindi no, Mogherini e Merkel, e no,  quando  fate la lezione di morale a Putin e a tutti noi,   dovete solo vergognarvi.  Avete trascinato il nome d’Europa nel  fango di  piazza Maidan,   vi siete sporcati di quel sangue e continuate ad essere complici del delitto, un tipo di crimine di cui nemmeno Hitler – il Male Assoluto, come voi ci insegnate continuamente   – si macchiò. Ora sappiamo esattamente cosa  siete, cosa  avete ridotto la UE: un regime totale e brutalmente criminale, un regno della menzogna –  moralmente inferiore al  nazismo e  forse, pari al giudeo–bolscevismo sovietico.  Siamo governati da  criminali di guerra e contro l’umanità, secondo gli stessi principi che loro stessi  hanno scritto nei  loro trattati.

La  prova è nei  silenzi del giorno dopo.  Dopo il servizio di Micalessin, non un giornale “progressista o conservatore”, non una tv, non una radio, non  un altezzoso   inviato speciale dei media meglio pagati  nella loro rassegna stampa (in corso a RadioRai 3), hanno citato l’inchiesta, hanno riconosciuto  a Micalessin di aver reso un coraggioso servizio alle verità e alla  libertà.  No. Silenzio. quindi,  censura. Hanno scelto il  totalitarismo   del momento,  lo hanno introiettato, adottato e fatto proprio, messo al posto della coscienza –   che non hanno mai avuto.

L’articolo I CECCHINI DAI PIAZZA MAIDAN. E IL SILENZIO DEL GIORNO DOPO. è tratto da Blondet & Friends, che mette a disposizione gratuitamente gli articoli di Maurizio Blondet assieme ai suoi consigli di lettura.

L’articolo originale su http://www.occhidellaguerra.it/ucraina-le-verita-nascoste-parlano-cecchini-maidan/

Vecchi copioni per giovani rampanti

L’innocenza della gioventù cosmopolita e open mind che vuole soltanto essere libera di studiare, viaggiare, innamorarsi e divertirsi “senza frontiere” contrapposta alla brutalità del “mondo autoritario” rappresentato, nello stereotipo mainstream occidentale, da tutto ciò che concerne l’anima nazionale russa ed eurasiatica. Il gioco, pertanto, era fatto. La frase «questa non è l’Unione Sovietica […], noi vogliamo vivere liberi» pronunciata, tra le lacrime, da Yulia Marushevska nel video I Am a Ukrainian, insieme ai ripetuti riferimenti dell’attrice al desiderio degli ucraini di vivere “liberi” secondo quelli che erano gli standard occidentali in fatto di mode, costumi e accesso ai consumi, sintetizzava appieno il modello dicotomico stabilito, con evidenti finalità propagandistiche, dal video I Am a Ukrainian: da un lato ciò che la upper class americanocentrica e cosmopolita considera “il Bene”, ossia la open society (giovanilismo a legittimazione di ogni impresa neocoloniale di Usa e vassalli, libero desiderio per tutti, libero consumo per chi può permetterselo, libero commercio per le grandi aziende multinazionali hi tech, gay-friendly, femminismo postmoderno, pseudo-cultura della mobilità surmoderna, ecc.); dall’altro, ciò che i ceti affluenti di cui sopra reputavano costituire l’incarnazione del “Male”, ovvero il patriottismo, il socialismo, la sovranità nazionale correlata all’idea di limite e di frontiera intangibili, la Tradizione (equiparata, nel lessico dei liberali postmoderni, a ciò che è ipso facto “vecchio” e, si presti particolare attenzione a questa locuzione, “fuori moda”). Yulia Marushevska disse di aver partecipato, insieme alla madre, alla sedizione sul Maidan perché «molto frustrata» dalla temporanea interruzione, decisa dalle autorità governative ucraine, delle trattative per la stipula di un accordo di libero scambio e libero commercio tra Ucraina e Unione europea. Yulia Marushevska era dunque una delle tante teenager ex sovietiche che scorgevano nel neoliberismo economico un possibile grimaldello per accedere, con più facilità e più velocemente, ai “fasti” della società occidentale dei consumi e dello spettacolo.

https://www.controinformazione.info/la-secessione-open-society-della-catalogna/