Siete pronti?

I popoli possono essere coerciti, e guidati con traditori e collaborazionisti: li abbiamo sempre a disposizione. Il 5Stelle è lì pronto: “No ai negazionisti dell’Olokausto”, è il passaporto per la nuova fase.

 

Ciò significa che il progetto contempla estrema durezza  che verrà esercitata dal “senatore di nomina oligarchica” Draghi. Perché il progetto è: la salvezza dell’euro ad ogni costo, fino all’ultimo italiano. L’oligarchia burocratica non può rinunciare all’euro e permettere il ritorno alle valute nazionali, perché sarebbe la sua propria fine. Meno di tutti o può Mario Draghi, che è uno dei protagonisti della cospirazione europeista (cospirazione la chiamò Jean Monnet) fin dal principio.
Mario Draghi è quello che nel 1992 sul panfilo Britannia ossia nello spazio extraterritoriale – quando era funzionario al Tesoro, aprì la stagione delle svendite agli stranieri delle partecipazioni statali, opera efficiente del passato regime che andava smantellata, spezzata e svenduta perché l’Italia perdesse ogni autosufficienza: era stata decretata la globalizzazione, ossia l’interdipendenza.
Mario Draghi è quello che, dalla poltrona di Goldman Sachs, insegnò al governo di Atene i trucchi contabili per fingersi pronto ad entrare nell’euro – per poi, da capo della BCE, torturare la Grecia fino al genocidio perché sputasse l’ultimo euro che deve ai creditori, banche tedesche e francesi. Rettile di sangue freddo, Draghi non ha mai mostrato alcuna pietà, né altra appartenenza che quella alla oligarchia globale.
Adesso governerà l’Italia col pugno di fero – completando le privatizzazioni che ancora mancano, ossia le svendite a privati che hanno avuto tanto “successo” per i Benetton e gli altri percettori di rendite da monopoli privatizzati.
L’altro suo compito sarà assicurare il suo successore alla BCE, che sarà probabilmente il tedesco Weidmann, che il gigantesco monte-risparmi delle famiglie italiane serva a “garantire” il (falso) debito che, sotto il nome i Target 2, avremmo secondo i tedeschi verso la Germania: 500 miliardi di euro. Sarà insomma l’agente pignoratore dei creditori, in modo che l’euro possa continuare ad esistere – dal momento che sono i tedeschi a volerne uscire, e loro possono farlo: per impedirlo, Draghi porterà alla Germania le spoglie dell’Italia, fino all’ultimo lingotto d’oro, l’ultima banca, l’ultima partecipata svenduta.
Come ha dimostrato verso la Grecia, l’ordoliberismo non arretra nemmeno davanti al pignoramento delle prime case dei concittadini europei. Draghi non arretrerà di fronte a nulla, per compiacere i tedeschi e farli restare, benché scontenti, nell’euro. Una delle privatizzazioni esenziali sarà quella del Servizio Sanitario Nazionale: il cui costo verrà alleggerito dalla legalizzazione dell’eutanasia, che già la ministra grillina Grillo ha dichiarato “prioritaria”: non certo per fortuita coincidenza, i grillini partecipano al progetto con piena consapevolezza.  Il programma  è quello già enunciato da Padoa Schioppa: restituirvi la “durezza del vivere”  che soffrivano i servi della  gleba  nel Medio Evo.

https://www.maurizioblondet.it/governo-draghi-via-allultimo-saccheggio/

NOTA: Blondet è sempre ottimista come al solito: non penserà mica che l’eutanasia sarà gratuita!

Più Europa!

Un altra invenzione per fregare i dipendenti in questo paese piu` felice del mondo e` questa… Tu stai lavorando in un albergo, sei felice e soddisfatto col tuo lavoro e con la tua paga, non si capisce come e perche` ogni 4-5 anni, tutta la catena cambia di proprieta` , poi vengono da te e ti dicono, abbiamo sentito tante belle cose di te, e ci piaccerebbe che lei continuasse a lavorare con noi, nello stesso albergo pero` con un altra compagnia ormai, tu dicci, va bene, pero` ti dicono, noi non possiamo piu` pagarti quello che tu prendevi prima, invece, se vuoi continuare a lavorare per noi, dovresti accettare 4 euro di meno all`ora…. Vi giuro, non sto scherzando….
Parliamo ora, di un altra cosa che rende i Finlandesi, il popolo piu` felice del mondo, le macchine. Una macchina che costa dappertutto in Europa 13000 euro, in Finlandia costa 28000 euro, di nuovo vi giuro non sto ne mentendo ne esagerando. Qualcuno forse potrebbe dire o pensare, ma tu lavori di piu` , tu guadagni di piu` , non e` vero. Io ho provato e ci provo di lavorare di piu` , ma il problema e` , che piu` ci guadagno, piu` tasse ci devo pagare, percio` sulla carta io guadagno di piu` ma effettivamento, non e` vero…
Ora parliamo di case, se uno e` in affitto in Finlandia, e` un problema, perche` gli affitti sono molto alti, ma anche se uno compra una casa in questo paese, non risolve i suoi problemi, perche`? In qualsiasi paese Europeo, le spese condominiale sono al massimo 100 euro al mese, in questo paese ( il piu` felice del mondo ) la gente paga come spese condominiale da 300 a 550 euro al mese ( bello no )?
Il mio suocero` si e` addormentato l`anno scorso all`eta` di 94 anni, prima di morire, aveva un piccolo appartamento vicino a Helsinki di circa 55 metri quadrati. Essendo stato costruito nel 1966, qualche anno fa, hanno cominciato di ristrutturare il palazzo, prima di tutto l`esterno con le pareti, i balconi, ed anche le finestre, quel povero uomo, per non lasciare dei debiti a sua figlia ( mia moglie ) ha pagato con tutti i suoi risparmi. Appena hanno finito con l`esterno del palazzo, hanno deciso di aggiustare il tetto del palazzo, allora ha preso un debito, poi hanno deciso di cambiare le tubature ( 33000 euro ) allora, ha dovuto prendere un prestito dalla banca e prima di finire di pagare il debito, il mio suocero e` deceduto….
Ora comincia il bello. Mia moglie ha ereditato l`appartamento con il debito, ma oltre al debito, avendo ereditato una casa, il governo vuole subito la sua parte, 10% sul valore della casa, in questo caso 18000 euro. A questo punto, potete immaginare che tipo di soluzioni uno ha? Da una parte il debito da pagare, dall` altra, la tassa di eredita` , e poi la casa dev` essere ristrutturata all`interno, ed uno pur lavorando di piu` non guadagna di piu` , cos`altro potrebbe fare, tranne svendere la casa, solo per pagare i debiti?

Forse qualcuno potrebbe pensare, ma perche` non cambiate governo? L`abbiamo fatto diverse volte, cambiano le persone ma non cambia nulla. Anzi, con l`ultimo governo qualcosa e` cambiato, ed ecco un`altra bellissima storia nel paese piu` felice del mondo… Circa 5 anni fa` avevamo un altro governo, che voleva far passare una legge sui matrimoni gay, tanta gente si ribello` che ha causato la caduta del governo e nuovi elezioni, prima della caduta del governo, due partiti hanno detto di no, il partito della destra ed un altro, e guarda caso, la gente che aveva detto di no ha votato proprio questi due partiti. Ora provate di indovinare cosa ha fatto passare come prima legge questo nuovo governo`I matrimoni gay. L`unico che ha continuato a dire di no era il partito della destra che tutti attaccano come populisti…. e cosi via, come fanno con Salvini…
Avrei 70 mila cose da raccontarvi, ma mi fermerei su un solo racconto ancora…
Come fanno i Finlandesi con tutti i casini che abbiamo? Bevono, cosi dimentiaco, come se ignorando i fatti quelli smettano di esistere…
Si, ma in finlandia, avete anche l`assistenza sanitaria, bla bla bla. Si, ma sta peggiorando, siccome il governo fa sempre dei tagli, per dare i soldi all`Europa. Non voglio raccontarvi delle file che uno fa ormai solo par farsi controllare, vi racconto solo questo, due volte la corona dei miei denti si e` rotta, sono andato dal dentista, sai come mi hanno aggiustato il problema? Togliendo i miei denti.

Tanti saluti sig. Blondet dal paese piu` felice del mondo

 

L’articolo LETTERA DALLA FINLANDIA “FELICE” NELLA UE proviene da Blondet & Friends.

Cambia il mondo

Le guerre nel continente europeo sono una chiara dimostrazione di come Washington abbia usato l’Europa per promuovere i propri interessi. L’obiettivo costante dei neocon e dell’establishment di Washington è stato quello di negare qualsiasi possibilità di un riavvicinamento tra Germania e Russia, qualcosa che potrebbe potenzialmente portare a un pericoloso asse che minaccia gli interessi di Washington. La guerra di aggressione contro la Jugoslavia ha rappresentato il colpo di grazia alle repubbliche sovietiche, uno sforzo per bandire l’influenza di Mosca sul continente. La successiva guerra in Ossezia, Georgia e Ucraina ebbe il duplice obiettivo di attaccare e indebolire la Federazione Russa, oltre a creare un clima ostile per Mosca in Europa, limitando i contatti economici e diplomatici tra Est e Ovest.

Negli ultimi anni, specialmente dopo il colpo di stato in Ucraina, il ritorno della Crimea nella Federazione Russa e l’azione terroristica di Kiev contro il Donbass, le relazioni tra Russia e Occidente sono peggiorate a livelli storicamente bassi.

L’elezione di Trump ha inviato segnali confusi agli europei nei confronti della Russia. Inizialmente Trump sembrava intenzionato a stabilire buoni rapporti con Putin di fronte alla forte opposizione degli alleati europei come Francia, Germania e Regno Unito. Ma la possibilità di un riavvicinamento USA-Russia è stata gravemente minata da una combinazione data dall’inesperienza di Trump, degli scaltri consiglieri neocon che ha nominato e dell’influenza dello stato profondo (“deep State”) degli Stati Uniti. Questo sconvolgimento geopolitico ha avuto due conseguenze primarie. Per i tedeschi, in primo luogo, ha approfondito lo scambio di energia e la cooperazione economica con Mosca, soprattutto in relazione al Nord Stream 2. Ma d’altra parte, Trump ha trovato amici in paesi europei ostili alla Russia come la Polonia.

Le divergenze tra Stati Uniti ed Europa si sono ampliate con il ritiro di Washington da una serie di trattati importanti come il trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio (trattato INF) e il piano d’azione globale congiunto (JCPOA), o l’accordo nucleare iraniano, che hanno entrambi un impatto diretto sull’Europa in termini di sicurezza ed economia. Donald Trump e il suo atteggiamento “America First” hanno quindi offerto agli europei uno spazio di manovra e un certo livello di autonomia, con il risultato di aumentare le sinergie con Mosca e soprattutto con Pechino.

In termini economici, la Cina ha offerto l’Europa (con la Grecia come primo esempio) piena integrazione nella Belt and Road Initiative (BRI), un progetto con vaste possibilità di incrementare il commercio tra dozzine di paesi. L’Europa diventerà il mercato principale per le merci cinesi, ma al momento uno dei maggiori ostacoli da superare può essere visto nei treni merci, che spesso iniziano il loro viaggio verso l’Europa, ma sono semivuoti nel loro viaggio di ritorno in Cina. Pechino e le principali capitali europee sono ben consapevoli del fatto che per rendere il progetto BRI economicamente sostenibile, questo scambio deve andare in entrambe le direzioni in modo che entrambe le parti guadagnino.

L’interconnessione tecnologica tra Cina ed Europa si sta già verificando grazie ai dispositivi Huawei che vengono acquistati dalle aziende europee in numero crescente. L’assenza di backdoor nei sistemi Huawei, in contrasto con quello che Snowden ha dimostrato con altri sistemi occidentali, è la vera ragione per cui Washington ha dichiarato guerra a questa società cinese. Lo spionaggio industriale è un vantaggio inestimabile apprezzato dagli Stati Uniti e la presenza di backdoor sui sistemi occidentali, a cui hanno accesso la CIA e la NSA, garantisce un vantaggio competitivo che consente a Washington di eccellere in termini di tecnologia. Con la diffusione dei sistemi Huawei questo vantaggio è perso, con dispiacere dell’apparato spia di Washington. Gli alleati europei comprendono il potenziale vantaggio che si può ottenere e si proteggono con i sistemi cinesi.

In termini tecnologici, gli sforzi di Pechino stanno dimostrando un grande successo in Europa e stanno aprendo la strada per la futura integrazione fisica nel BRI. In questo senso, la partecipazione di tali paesi europei come Regno Unito, Francia, Germania e Italia nella Banca d’investimento asiatica (AIIB) guidata dalla Cina mostra anche come la prospettiva degli investimenti di capitale cinesi sia di grande interesse per le economie europee in difficoltà.

In campo militare, il ritiro degli Stati Uniti dal Trattato INF minaccia la sicurezza dei paesi europei a causa delle misure adottate dalla Federazione Russa per garantire la necessaria protezione dai sistemi statunitensi schierati in Europa. Un proverbio afferma che quando gli elefanti combattono, è l’erba che soffre. L’Europa, in quanto potenziale campo di battaglia in ogni confronto di grande potenza, ha il massimo da perdere da una nuova guerra fredda che potrebbe diventare rovente. La rivelazione di Mosca della sua nuova generazione di armi ha causato ansietà tra gli europei che temono che le loro vite possano essere sacrificate per soddisfare gli americani che si trovano a migliaia di chilometri di distanza. Allo stesso tempo, gli americani vogliono sbarazzarsi della NATO mentre chiedono che gli europei spendono di più per le armi americane e limitano anche gli investimenti sino-russi in Europa. È probabile che la rottura del trattato INF, combinata con le capacità convenzionali e nucleari di Mosca, aumenterà i colloqui diplomatici tra la Russia e l’Europa senza che gli Stati Uniti possano sabotare gli accordi futuri. Alcuni paesi europei sono desiderosi di liberarsi della politica di subordinazione dei loro interessi a quella di Washington, in particolare per quanto riguarda la sicurezza.

Federico Pieraccini

https://www.controinformazione.info/passi-finali-della-rivoluzione-multipolare-contenere-gli-stati-uniti-in-europa/

Scaricabarile

Conoscendo le difficoltà degli italiani nel gestire tale situazione, la Francia aveva colto la palla al balzo per ripristinare la frontiera e accusare al contempo l’Italia di non fare il proprio dovere e di non rispettare l’Accordo di Schengen. Un accordo che prevede la libera circolazione all’interno dei Paesi che vi aderiscono ma l’obbligo di vigilare sui confini esterni. Per l’Italia significa, letteralmente, bloccare l’immigrazione illegale proveniente dal Mediterraneo. Non è un caso che la stessa UE abbia più volte «bacchettato» il nostro Paese.Nulla è cambiato con l’insediamento del nuovo Presidente Emmanuel Macron, che ha continuato a perseguire la tecnica dello scaricabarile contro l’Italia. Come spiegò lo stesso Macron nel luglio 2017, «per affrontare le crisi migratorie bisogna condurre in maniera coordinata in Europa un’azione efficace e umana che ci permetta di accogliere i rifugiati politici che corrono un rischio reale perché fa parte dei nostri valori, senza però confonderli con i migranti economici e senza abbandonare l’indispensabile mantenimento delle nostre frontiere». Medesima strategia nei confronti del nostro Paese è stata adottata dalla Germania, come ammesso di recente la stessa cancelliera Angela Merkel. «Parte dell’insicurezza in Italia ha la sua origine proprio dal fatto che gli italiani, dopo il crollo della Libia, si sono sentiti lasciati soli, nel compito di accogliere così tanti migranti». Dopo aver aperto le porte a quasi un milione di profughi altamente qualificati, la stessa Germania, potenza egemonica commerciale europea, decise nel 2015 di chiudere i propri confini. Nella formazione dell’ultimo governo tedesco, inoltre, si è trovato un accordo che prevede un tetto massimo di 200mila richiedenti asilo accolti ogni anno per motivi umanitari. Inoltre i profughi potranno in futuro essere alloggiati in centri ad hoc in attesa che le pratiche vengano completate (mentre oggi vengono suddivisi in diversi punti d’appoggio in tutto il Paese). La scelta iniziale di aprire i confini fu comunque una scelta precisa e consapevole scelta di Angela Merkel e non, come nel caso del nostro Paese, una costrizione dettata dall’emergenza e dalle contingenze. Nonostante la ferocia propaganda liberal della sinistra italiana sulle ultime vicende inerenti l’Aquarius, anche il Pd, quando è stato al governo, ha adottato una sua politica di contenimento dell’immigrazione di massa. Sicuramente meno efficace di quella che potrebbe essere la strategia di Salvini poiché frenata dagli impulsi faslamente moralisti e «umanitari» di quell’elettorato. Ma è comunque un fatto che l’ex Ministro dell’Interno Marco Minniti abbia tentato di frenare l’immigrazione. Con minacce anche molto dure, come questa: Come spiega l’Ansa del 29 giugno 2017: «Negare l’accesso ai porti del nostro Paese alle navi cariche di migranti che battono bandiera non italiana. Il governo alza la voce con l’Europa, al culmine di un esodo infinito dalla Libia che negli ultimi giorni ha riversato sulle nostre coste oltre 12mila uomini, donne e bambini: “I Paesi Ue la smettano di girare la faccia dall’altra parte, perché questo non è più sostenibile – attacca il premier Paolo Gentiloni -. Possiamo parlare delle soluzioni, delle preoccupazioni, ma voglio ricordare che c’è un Paese intero che si sta mobilitando per gestire questa emergenza, per governare i flussi, per contrastare i trafficanti». Da questa breve cronistoria possiamo giungere a una serie di conclusioni: La retorica liberal non coincide con il comportamento realista degli Stati I governi, siano stati essi di destra o di sinistra, hanno adottato una politica di contenimento dei flussi nel corso degli anni, con strategie più o meno efficaci I Paesi europei, come la Francia e la Germania, hanno adottato la strategia dello scaricabile contro l’Italia Chi lancia ogni tipo di accuse contro l’attuale governo o tenta di modificarne la politica migratoria dimentica ciò che è stato fatto dalla stragrande maggioranza degli stati europei. Fonte: Oltre la Linea

La tabella proviene da https://www.maurizioblondet.it/macron-ci-trova-vomitevoli-attenti-allattentato-contro-salvini/

Lettera agli occupanti e ai collaborazionisti

“Noi siamo le gocce che bucano la pietra e non smetteremo di gocciolare”
Titolo: Carissima Europa denuncio la tua arroganza
«Europa, ti ricordo che l’unica ‘razza’ alla quale apparteniamo tutti è l’umanità. Razza e sangue sono concetti fondati su una biologia mitologica. Tu – Europa – hai acceso la miccia ad antichi pregiudizi e incivili stereotipi mentali presenti già nella società inasprendoli e rafforzandoli. Eri già avvezza alla compravendita di schiavi e ora hai venduto i tuoi stessi figli alla finanza internazionale del profitto “senza regole” con perversi vassalli al seguito del dio danaro.
Europa “senza Dio”… di te non ce ne facciamo niente!
Vuoi altri martiri dell’umanità delle genti? Vuoi la testimonianza dell’esistenza dell’onestà, della tenacia, della solidarietà e della condivisione?
Le tue strategie d’imbarbarimento hanno incrementato il potere oligarchico che ha sede nel tuo cuore, un potere che vuole cancellare le radici culturali del cristianesimo nella manipolata laicità dello Stato, le radici dell’Illuminismo, e l’incontro civile fra pensiero liberale e socialista. Non per molto ancora potrai fingere il tuo Alto tradimento in favore di un Partito Unico nascente portatore di solitudine e morte. Nessuna alleanza con chi semina disuguaglianza e ingiustizia. Il grido di denuncia salirà alto e la sfida della nuova Europa sarà quella di ritrovare la via di casa, di riportare l’armonia e la pace intima, di ripristinare la democrazia dei costituzionalisti “europei” sulla cui vetta sventola la Costituzione italiana.
IO ripudio il tuo sfrenato lavorio a favore dell’indigenza forzata, del massacro ambientale, dello sdoganamento delle mafie, della truffa, del debito, dei Trattati osceni firmati all’insaputa dei cittadini europei, dell’imposizione dell’ideologia sessuale perversa, dell’indifferenza verso i deboli, della visione schiavista del lavoro, delle politiche belliche, della dittatura fiscale, dei settarismi subdoli, della miseria culturale. Per questo e altro ancora ti sfiducio poiché la tua arroganza non ha morso mai il freno. Poichè “Amor et dominium non patiuntur socium” – “l’amore e la proprietà non tollerano soci (divisioni)” – mi congedo senza cordialità»
Anna Rossi Ricercatore indipendente scienze sociali internazionali
(pubblicato a cura di M. Bianchi in “L’Attualità. Periodico mensile di società e cultura”, anno XXVI, n. 11-12, p. 14, col titolo “Giù le mani dai bambini!! “L’invenzione del debito pubblico inestinguibile” secondo Anna Rossi. Un’intervista-dialogo sul cannibalismo finanziario internazionale. Ventitreesima parte: carissima Europa denuncio la tua arroganza”)

EEAS

La dipartita dei  britannici lascia in balia della Germania lo  European External Action Service (EEAS) , il  colossale sub-ministero (scommetto che pochi ne avrete sentito parlare) i  cui burocrati dettano la politica  estera europoide, forte d 3400 dipendenti e di 140  delegazioni estere;  fatto aggravato dalla vera e propria incredibile e sospetta dimissione francese, quando il segretario generale di questo servizio  estero, Alain Le Roy, s’è dimesso per “motivi personali” senza che l’Eliseo di Hollande reclamasse il posto. Posto immediatamente occupato per cooptazione da Helga Schmidt, tedesca, fatta salire da n.2  del servizio a n. 1 senza che i francesi né alcun altro ”latino” chiedessero almeno questo n.2 liberatosi.

Naturalmente la bella  Helga spadroneggia con mano pesante germanica sul servizio ed  ha messo in ombra la Alta Rappresentante, ossia la nostra Mogherini, non solo perché ci vuol poco, ma perché non ha alle spalle  un  governo che debba  la sua elezione agli italiani, e che deve invece la sua sopravvivenza al potere (e ai quattrini)  al benvolere della Merkel, della BCE e al “progetto  europeista”  anti-populista: quindi nella condizione  di servitù perenne   che gli conosciamo.  Servitù – sia detto  en passant – che la Merkel vuole rendere eterna avendo chiesto a Berlusconi (che ha eliminato come sappiamo  nel 2011) di formare dopo le elezioni un governo col PD, per non dare il potere  ai “populisti”.  Inutile dire che il cavaliere, scodinzolando,  ha detto sì.

Adesso le residue (e scarse) speranze sono  affidate a Parigi:  si tratta infatti della Difesa Comune Europea  –  un progetto  di Monnet che De Gaulle stracciò nel 1954,  e che i britannici hanno da allora in poi impedito in funzione filo-americana. Adesso  la Merkel lo vuole fortemente, l’esercito europeo.  Il che significa, retorica a parte che siano i francesi a conferire al Reich  le forze armate. Berlino è infatti  disarmata  per volontà americana e propria,  e solo la Francia (grazie a De Gaulle) ha una potenza militare autonoma, la force de frappe, la capacità di  proiettare forza a distanza, autonome tecnologie (i Mirages, mica gli F-15),  il deterrente nucleare, la capacità organizzatrice.  Adesso l’annessione di fatto sta forse per sorgere attraverso la finzione di un “aereo da combattimento europeo”, dove la Dassault dovrebbe  mettere quasi tutto a disposizione.  “E dopo si porrà  la questione della  potenza nucleare di dissuasione, che la Germania vorrà  sia conferita all’esercito europeo, ossia alla Germania”.

Non c’è dubbio che Macron  darà il  suo sì,  “europeista” com’è. Ma accetterà  l’Armée? La  Grande Muette,  nella cui storia c’è Napoleone e De Gaulle e la ferita di Sedan e l’occupazione prussiana  di Parigi?  Non è improbabile che quando Macron ha sbattuto fuori il generale De Villiers,  il capo di stato maggiore, sia stato perché costui obiettava alla “fusione-acquisizione” delle armate francesi da parte di Berlino. E il saluto corale e silenzioso che tutto  il personale ha tributato al generale dimissionario, è  forse la sola ultima speranza che che il Quarto Reich mercantile e brutale venga impedito.

 

 

 

L’articolo DALLA UE AL QUARTO REICH? UN PUTSCH SILENZIOSO E’ IN CORSO. è tratto da Blondet & Friends, che mette a disposizione gratuitamente gli articoli di Maurizio Blondet assieme ai suoi consigli di lettura.

La paura contro il senso di colpa

La paura della guerra, dello scontro, di perdere tutto da un momento all’altro, dell’aggressione fin dentro casa che è il fallimento del diritto (ne cives ad arma ruant, giusto?). E di questo fallimento, in maniera assolutamente ipocrita e codina, si dà la colpa ai cittadini. Per utilizzare una metafora calcistica, se la squadra perde è colpa dei tifosi che guardano la partita in tv (cosa che pure si sente in giro, eh). Questa paura si fa rabbia in superficie ma è disperazione profonda. E in Francia cerca conforto in Marine Le Pen.

Ma dall’altra parte c’è il senso di colpa. Per secoli l’Europa ha portato la guerra nel mondo. Gli europei hanno affamato, distrutto, straziato e violentato il pianeta. Tutte le peggiori nefandezze sono responsabilità europea e per un assurdo sillogismo giustificato solo da certa retorica d’impostazione ultraprotestante, è responsabilità personale di ogni cristiano nato da Lisbona a Vladivostok. È un continuo decostruire e ricostruire, spiluccare storia, digerire presente e vomitare ideologismi. Alla fine ci si convince d’essere eredi del Male si diventa consapevoli d’aver da scontare l’inferno anziché di vivere una vita. Questi dannati stanno dalla parte di Macron. 

La sfida elettorale non è Macron – Le Pen. Anzi, non pare manco una sfida. Uno spasmo dell’anima, morente, europea. La paura contro il senso di colpa, spettacolari fuochi fatui contro l’avanzata del deserto di quei tartari che aspettano un tram chiamato Cambiamento.

http://www.barbadillo.it/65165-francia-il-dramma-di-uneuropa-senza-anima-dietro-lo-scontro-le-pen-macron/

Eutanasia

Quando si sorpassano i 60-65 anni, l’uomo vive più a lungo di quanto non produca e costa caro alla società .
L’eutanasia sarà uno degli strumenti essenziali delle nostre società future .
Il diritto al suicidio, diretto o indiretto, è perciò un valore assoluto in questo tipo di società. Macchine per sopprimere permetteranno di eliminare la vita allorché essa sarà troppo insopportabile, o economicamente troppo costosa”.

Jacques Attali

Non so se sentite l’assonanza con ciò che decretò Rabbi Ovadia  Yusef, il rabbino-capo dei serfarditi,  padrone di  un proprio partito “religioso” (Shas)  nel  2012: “I non ebrei sono nati solo  per servire noi.  Senza questa funzione, non hanno motivo di essere al mondo. Esistono solo per servire il popolo d’Israele”.

http://www.maurizioblondet.it/siria-caos-americano-sempre-piu-incendiario/

Il Gruppo di Visegrad per la revisione dei trattati

Secondo quanto riferito dall’Ansa, il blocco di paesi appartenenti gruppo di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia), sotto la guida del premier ungherese Victor Orban, intendono mettere sul tavolo del vertice informale di Bratislava dell’Ue a 27, la revisione dei Trattati dell’Unione Europea. L’obiettivo è dare agli stati membri più potere diminuendo il ruolo della Commissione. In una parola ritorna in modo prepotente la questione della sovranità degli Stati nazionali che l’oligarchia dei burocrati della UE cerca in tutti modi di abolire. L’ultimo tentativo di mediazione, per disinnescare il rischio di un duro confronto tra i 27, ci sarà stasera in un incontro tra Tusk, Juncker, Schulz e il premier slovacco Fico che ha la presidenza Ue di turno. La questione dirimente è quella di come affrontare l’ondata migratoria che rischia di travolgere l’Europa. Il capo di gabinetto del premier ungherese Viktor Orban, Janos Lazar, ha spiegato che “il futuro dell’Europa sarà deciso sul confine bulgaro-turco. “Obiettivo di questa azione comune sarà quello di rafforzare la legittimità delle nazioni in Europa”, ha aggiunto Lazar. Si approfondisce, dunque, la spaccatura a pochi giorni dal vertice con i paesi dell’Est che puntano i piedi e fanno blocco comune. A Bratislava, il prossimo Venerdì, si terrà un vertice per la prima volta in assenza della premier inglese Theresa May, visto che, con il Brexit, la Gran Bretagna si è di fatto tirata fuori dall’Unone. Questo summit, che sarà l’evento culminante della Presidenza slovacca del Consiglio dell’Unione europea, avrà poi la sua continuazione durante il semestre di presidenza di Malta, al vertice di La Valletta e il processo che inizierà a Bratislava dovrebbe culminare nel 2017 per le celebrazioni del 60° anniversario dei Trattati di Roma che hanno istituto l’Unione (allora chiamata CEE, Comunità Economica Europea). I 27  leader europei arrivano divisi su molti punti importanti e con una frattura interna – tra i quattro del gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) e gli altri – nata sulla crisi dei migranti che rischia di essere il punto di rottura e di rendere molto difficile qualsiasi forma di accordo. Da parte sua, il capo del Consiglio UE, Donald Tusk aveva dichiarato qualche giorno fa che l’evento di Bratislava arriva in «un momento critico per l’Europa», con la crisi migratoria, le conseguenze politiche della Brexit, e le preoccupazioni della gente in Slovacchia, Polonia, Belgio e ovunque in tutta Europa, che si aspettano che dopo il vertice di Bratislava l’UE garantisca stabilità, sicurezza e protezione, nel senso più ampio del termine, inclusa la protezione sociale ed economica». Egli ha aggiunto che prima del vertice parlerà con ognuno dei leader dell’UE. Sarà difficile contemperare le esigenze dei vari paesi in nome di una presunta coesione dell’Unione che di fatto risulta quanto mai spaccata e divisa sui temi più importanti.

http://www.controinformazione.info/europa-il-gruppo-di-visegrad-chiede-la-revisione-dei-trattati-ue/

Sarà Brexit?

Gli argomenti sono gli stessi già impiegati da William Hague: Londra è il garante della natura atlantica dell’Unione Europea, è la cancelleria che tiene Bruxelles nell’orbita di Washington, è la potenza che ha imposto al resto dei 28 membri le sanzioni all’Iran ed alla Russia (spalleggiata da Angela Dorothea Kasner, alias “Merkel”), è il baluardo degli interessi angloamericani nella UE, intesa in termini geopolitici come la “testa di ponte” di Washington sul continente euroasiatico. Non c’è quindi da meravigliarsi che Barack Obama si spenda pubblicamente contro il Brexit9 (intervenendo a gamba tesa negli affari di un Paese terzo), a differenza di Vladimir Putin che, in privato, tiferà quasi sicuramente per il Brexit e la sua conseguente implosione della UE.

Già, perché sono basse le probabilità che la City e Wall Street risparmino l’Unione Europea nel caso di un addio inglese: sarebbe troppo grande il rischio la UE si evolva in nuovo “blocco continentale” napoleonico, egemonizzato dalla Germania, oppure, ancor peggio, in quell’Europa “dall’Atlantico agli Urali” preconizzata da Charles De Gaulle, il vero incubo strategico delle potenze marittime anglosassoni. Sarebbe più concreto invece lo scenario di un Brexit seguito a ruota dall’assalto speculativo che infligga il colpo di grazia alla già debilitata eurozona, sancendo così l’implosione dell’Unione Europea: il pericolo di un blocco continentale a guida tedesca sarebbe così scongiurato e si tornerebbe alla tradizionale politica dell’equilibrio tra potenze con cui Londra ha gestito per secoli gli affari europei, magari nella cornice del TTIP per ostacolare lo scivolamento dell’Europa verso est.

Concludendo, il 23 giugno sarà probabilmente la prima tappa dello smantellamento formale della UE (quello sostanziale risale alle restrizioni sui movimenti dei capitali adottate a Cipro nel 2013): sommando altre emergenze, come l’atteso picco migratorio, il rigurgito della Grexit, la riedizione delle elezioni spagnole ed i probabili sconquassi borsistici di accompagnamento, l’estate 2016 si preannuncia la più bollente degli ultimi decenni.

estratto da http://federicodezzani.altervista.org/brexit-tutto-finira-la-dove-tutto-e-cominciato/

Talassocrazie contro Heartland

di Luciano Lago Con l’arrivo della buona stagione, dalla Sicilia alla Calabria si registra lo stesso copione degli anni scorsi: ricominciano gli sbarchi di migliaia di migranti sulle coste nazionali e si tornano a contare i morti annegati nel Canale di Sicilia, il braccio di mare che separa la Libia dall’Italia. Ieri sulle coste siciliane sono sbarcate quasi 1.500 persone: 700 a Palermo e gli altri divisi tra Pozzallo e Augusta. L’invasione prosegue più massiccia di prima. Le cause di questo nuovo afflusso bisogna ricercarle anche nella chiusura della rotta balcanica che dirotta verso le coste italiane masse di migranti di varie provenienze. Il fenomeno non è spontaneo, come i media del sistema vorrebbero far credere, ma al contrario viene fortemente sospinto ed incentivato da alcune organizzazioni internazionali. Già in precedenza avevamo messo in risalto il ruolo centrali mondialiste nel fomentare l’immigrazione di massa come strumento della geopolitica del caos per destabilizzare e disarticolare la struttura sociale dei paesi europei. Si era messa a fuoco anche la sostanziale complicità di Washington nel favorire l’invasione di massa dell’Europa da parte dell’ondata migratoria, considerando anche il ruolo decisivo avuto dagli USA nella destabilizzazione dei paesi del Medio Oriente e dell’Asia. L’invasione di migranti e la disarticolazione dei paesi europei è un obiettivo che rientra nella strategia egemonica degli Stati Uniti di mantenere sotto l’ombrello della protezione atlantica le province europee dell’impero americano.  Vedi: migrazioni di massa come arma geopolitica Se andiamo ad analizzare quali siano le cause dell’ondata di sbarchi che sta portando migliaia di clandestini sulle coste italiane e su quelle della Grecia, risulta evidente quanto questa massiccia ondata migratoria non sia un fenomeno spontaneo ma sospinto ed incentivato da precise organizzazioni mondialiste e da un paese NATO (la Turchia) che utilizza queste masse di profughi come arma di ricatto verso l’Europa. In ultima analisi siamo portati a concludere che è in atto la spallata finale contro i paesi europei per annientare le identità nazionali e procedere alla fase avanzata del piano di sostituzione delle popolazioni e delle identità europee. Non si possono passare in secondo ordine le rivelazioni dei servizi segreti austriaci su quante ONG siano coinvolte nel finanziamento e nel traffico dei migranti anzi queste rivelazioni, aggiunte alle altre, ci forniscono l’ennesima prova che conferma quanto gli USA siano i responsabili dell’attuale emergenza immigratoria. Vedi:  Servizi segreti austriaci: Usa e Soros finanziano l’invasione dell’Europa Risulta facile notare come ci sia stata sempre una costante ingerenza statunitense nelle questioni interne dell’Unione Europea come ad esempio quelle che, nell’anno appena trascorso, hanno riguardato le trattative avutesi tra Grecia del governo Tsipras e la Troika, fatto che ha messo pienamente in luce come la vera posta in gioco del Grexit non fosse soltanto una questione economica ma che l’eventuale fuoruscita della Grecia dal sistema dell’euro e dalla UE rappresentasse in realtà una questione geopolitica e si era capito come i contendenti in campo non fossero soltanto la Grecia e Bruxelles ma Washington e Berlino. Altrettanto accade con la questione migratoria che coinvolge tutti i paesi europei ed in particolare quelli della rotta balcanica con la Grecia in prima fila e l’alleato della NATO, la Turchia, messo in una posizione di detonatore della crisi grazie al rapporto privilegiato che il governo di questo paese intrattiene con Berlino e con Washington. In tutte queste situazioni gli Usa, nonostante abbiano recitato la parte dell’osservatore disinteressato, hanno dimostrato come la costruzione europea sia di fatto del tutto funzionale agli interessi egemonici atlantisti e così come questa costruzione, in ogni suo possibile allargamento, favorisce, attraverso la NATO, l’estensione dell’egemonia statunitense, ogni suo possibile arretramento ne limita il campo d’azione. Possiamo ricordare di quanto affermava Bzrezinski quando assegnava all’Europa il ruolo di mera “testa di ponte democratica degli Stati Uniti in Eurasia”, sostenendo che: «Qualunque espansione del campo d’azione politico dell’Europa è automaticamente un’espansione dell’influenza statunitense. Un’Europa allargata e una NATO allargata serviranno gl’interessi a breve e a lungo termine della politica europea. Un’Europa allargata estenderà il raggio dell’influenza americana senza creare, allo stesso tempo, un’Europa così politicamente integrata che sia in grado di sfidare gli Stati Uniti in questioni di rilievo geopolitico, in particolare nel Vicino Oriente». Vedi: A Plan for Europe Questo spiega l’interees di Washington nel favorore le possibilità di allargamento ulteriore dell’unione Europea (alla Turchia, alla Serbia ed alla Macedonia) e la sua azione di pressing sui paesi che sono tentati di uscirne fuori. Bisogna capire che il peggiore incubo di Washington è quello di dover assistere ad un riavvicinamento fra Europa e Russia ed in particolare che gli sforzi della strategia USA sono tutti indirizzati ad impedire con ogni mezzo una possibile alleanza tra Russia e Germania, che costituirebbe l’unica seria minaccia alla supremazia planetaria dell’impero “talassocratico” che un tempo era della Gran Bretagna e oggi degli Stati Uniti. Interessante notare che, nonostante la massiccia propaganda mondialista, in alcuni paesi si è risvegliato il senso dell’identità nazionale e si è percepito il livello della minaccia costituito dal fatto di aprire le porte all’ondata migratoria. Uno di questi è l’Ungheria di Orban, ma non è il solo visto che su posizioni simili si trovano la Repubblica Ceka, la Slovacchia e la Polonia, oltre all’Austria, alla Danimarca ed altri paesi che hanno chiuso le frontiere.

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Nota: per il titolo vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Halford_Mackinder

Brutta senz’anima

di Salvo Ardizzone Dopo una maratona negoziale di 40 ore, a Bruxelles il vertice dei Capi di Stato e di Governo si risolve in quella che la presidente lituana Dalia Grybauskaite definisce una sceneggiata. Un’Europa senz’anima, priva di un progetto comune condiviso, s’è mostrata per quella che è: un’accozzaglia di Paesi che nel più assoluto egoismo inseguono il proprio immediato tornaconto. I dossier che scottavano sul tavolo erano tanti e tali da poter travolgere quello che resta dell’ipocrita finzione che è la Ue: migranti, il nodo delle banche e soprattutto le condizioni speciali che Londra pretendeva per rimanere nell’Unione. Ognuno ha remato per conto proprio e con la solita ipocrisia il nodo (enorme) dei migranti è stato rinviato a un summit straordinario convocato per il 6 marzo, quando potrà essere presente Erdogan, il “sultano” che tiene sotto ricatto l’Europa con i profughi che lui stesso prima crea e poi le getta in grembo. Il nodo delle banche è stato solo sfiorato fra mille polemiche, con una Germania che, come al solito, non vuole sentir parlare di garanzie condivise fra gli Stati (se non alle condizioni che le convengono) e chiede un meccanismo che distruggerebbe quelle italiane. Come sempre se ne riparlerà più avanti. L’unico dossier che non poteva essere rinviato era il pacchetto che Cameron chiedeva per scongiurare l’uscita dell’Inghilterra dalla Ue, la Brexit. Per vincere le elezioni del maggio scorso, il leader britannico aveva promesso un referendum sulla permanenza di Londra nell’Unione, ed ora ha un disperato bisogno di un risultato da sbandierare come un successo dinanzi ad elettori sempre più euroscettici, per scongiurare una Brexit che sa una iattura per grandi aziende e finanza inglesi. Al di là dei contorti tecnicismi, ciò che chiedeva era un trattamento di favore per la City, una marcata autonomia da Bruxelles (leggi: la possibilità di stare alla finestra accettando solo ciò che fa comodo) sia in campo politico che commerciale, una drastica limitazione dell’accesso al welfare inglese dei lavoratori europei che vi si recano (creando lavoratori di serie B, in pratica senza tutele). Richieste che hanno sollevato le furiose opposizioni di chi si sentiva danneggiato: Francia e Italia per i privilegi pretesi dalle banche della City, Paesi dell’Est in difesa dei propri lavoratori e così via. È finita come doveva finire, appunto con una grande sceneggiata con poca sostanza: a parte parole, su nessuna delle richieste Londra porta a casa quanto voluto, ma getta le basi di un infinito contenzioso per il futuro grazie alla voluta ambiguità di molti passaggi. Sia come sia, adesso tutti gridano al successo: Cameron che sostiene dinanzi ai suoi elettori d’essersi battuto per l’Inghilterra, salvo essere già sbugiardato dai tanti euroscettici di casa sua; Merkel che tira un sospiro per aver tamponato il crollo del sistema che fa tanto comodo alla Germania; gli altri Paesi che hanno fatto la loro passerella. Resta il fatto che il problema (se tale è) è stato solo rinviato, e al referendum Cameron avrà armi spuntate contro i suoi avversari. La verità è che una Ue, dilatatasi all’inverosimile senza alcun progetto politico, dinanzi alle crisi sempre più frequenti si mostra per quella che è: un ectoplasma paralizzato dai singoli egoismi e privo di qualsiasi coesione. La verità è che un Continente intero, sempre più debole, litigioso ed autoreferenziale, non volendo scegliere alcuna politica propria, s’è condannato alla sudditanza di chi gliela impone dall’esterno (leggi Washington). La verità è che l’intero sistema, esclusivamente ritagliato su misura sui miopi interessi economici del Paese egemone (la Germania), cade a pezzi, e presto verrà travolto dagli strumenti di chi lo vuole colonizzare (Ttip e così via). Fonte: Il Faro sul Mondo

riportato in http://www.controinformazione.info/dal-vertice-di-bruxelles-esce-uneuropa-senzanima/