Guarire non rende

Ma  attenzione: Goldman Sachs ha pubblicato un rapporto riservato ai suoi clienti sul futuro delle industrie farmaceutiche nella Genome Revolution. Titolo: “Guarire i pazienti costituisce un modello economico sostenibile?”.  La relatrice, Salveen Richter, fa l’esempio del farmaco contro l’epatite C , prodotto dalla Gilad Sciences, troppo efficace.

Per esempio, nel  2015 le vendite in Usa per questo farmaco hanno avuto un picco, 12,5 miliardi  di dollari, ma da allora non fanno che calare. Nel 2018 cadranno sotto i 4 miliardi. Un disastro per la ditta.

https://www.cnbc.com/2018/04/11/goldman-asks-is-curing-patients-a-sustainable-business-model.html

Oltretutto, “la guarigione dei pazienti esistenti fa anche diminuire il numero dei portatori capaci di trasmettere il virus a nuovi pazienti, così che il vivaio (sic) di incidenza declina…quando un vivaio resta stabile, per esempio nel cancro, pone meno rischi per la durabilità di una impresa”. La relatrice consiglia gli investitori di puntare sui “grossi mercati” che esistono ancora. L’emofilia è un mercato nuovo che vale 10 miliardi di dollari e conosce una crescita del 6-7% annuo.

Un problema che le produttrici di vaccini, con l’aiuto degli Stati da loro asserviti, hanno come  sappiamo risolto.

Frattanto, leggo, il celebre miliardario Warren Buffett investe moltissimo sullo sviluppo dell’auto senza pilota. Altri salari risparmiati. Il capitalismo funzionerà molto meglio quando avrà eliminato tutti gli esseri umani. Essi disturbano il suo funzionamento ordinato.

L’articolo QUANDO IL CAPITALISMO SCOPRE CHE DA’ PASTI GRATIS proviene da Blondet & Friends.

Neoliberismo ed epidemie

estratto da http://gabriellagiudici.it/ebola-la-peste-ai-tempi-del-mercato/#more-28940

Il fallimento neoliberista, oltre che nell’approccio aziendalistico, si manifesta anche nel tipo di governance che impone alle nazioni. Non è solo la colpevole omissione di ricerca del vaccino. Alla diffusione delle epidemie contribuiscono anche le situazioni  igieniche, il deterioramento o la mancanza di infrastrutture e in generale le precarie condizioni economiche che affliggono i paesi poveri. Uno stato di cose che la politica neoliberista non migliora, stante i freni ideologici che essa pone all’intervento dello Stato e l’attività esclusivamente predatoria delle multinazionali. Liberia,  Sierra Leone e Guinea si trovano rispettivamente al 174°, 177° e 178° posto su 187 nell’Indice di sviluppo stilato dall’ONU. Le strutture governative di base sono state indebolite, e ciò ha impedito un più efficace contenimento del virus, ha accentuato le difficoltà logistiche e reso inefficace il coordinamento con gli altri governi.

L’epidemiologo Daniel Bausch testimonia che in Guinea ogni volta che si spostava da Conakry alla regione delle foreste trovava peggiori strade, minori servizi pubblici, prezzi più alti, foreste più ridotte. Il geografo ed ecologista Rob Wallace spiega che in Guinea, come in molti altri paesi del terzo mondo, i governi occidentali e le istituzioni finanziarie che essi controllano hanno “incoraggiato”  misure di riforme strutturali che prevedono, classicamente, privatizzazioni, rimozione delle tariffe protettive e orientamento all’export della produzione agricola, con gravi ripercussioni sull’autosufficienza alimentare. I fattori di produzione agricoli e la terra finiscono in larga misura nelle mani delle multinazionali, mentre contadini e piccoli produttori vengono emarginati.

L’ebola, come buona parte delle affezioni umane, è di origine zoonotica, cioè di virus che passano dagli animali all’uomo. Il più grande fattore di crescita delle patologie zoonotiche deriva dal contatto fra uomini e  fauna selvatica, dovuta all’espansione dell’attività umana nelle aree selvagge. Poiché l’espansione delle multinazionali toglie territorio ai contadini, questi per sopravvivere sono costretti a ripiegare all’interno delle foreste, esponendosi a maggior rischio di infezione. Come osserva Daniel Bausch,

“sono i fattori biologici ed ecologici a fare emergere i virus dalla foresta, ma è la cornice sociopolitica a determinare se il fenomeno sarà limitato a un caso o due o se scatenerà un’epidemia”.