Guerra commerciale

Global Times, 17/5/2019

Una lettera scritta da He Tingbo, Presidente di HiSilicon, società di semiconduttori della Huawei, è stata resa pubblica. La lettera è toccante ricevendo il sostegno pubblico. La lettera diceva che i dipendenti della società hanno intrapreso il più entusiasmante viaggio nella storia della tecnologia negli ultimi anni realizzando componenti per la Huawei e ora questi prodotti saranno finalmente utilizzati. Huawei non è solo forte ma saggia, sobria e tenace. L’esclusione delle forniture dagli Stati Uniti non sconfiggerà Huawei, che da tempo si prepara a tale momento buio. Al contrario, Huawei diventerà ancora più forte. Huawei è il simbolo della capacità della Cina di condurre ricerche indipendenti. In quanto società privata, è il precursore delle riforma e apertura della Cina. Era profondamente impegnata nello sviluppo delle comunicazioni globali divenendo leader della tecnologia 5G. Che Huawei non perderà cogli Stati Uniti è significativa come risposta della Cina alla repressione strategica degli Stati Uniti, che hanno completamente abbandonato i principi commerciali e legali. Il comportamento troglodita nei confronti di Huawei, ricorrendo al potere amministrativo, può essere considerato una dichiarazione di guerra alla Cina in campo economico e tecnologico.

Consigliamo anche di leggere https://ilsimplicissimus2.com/2019/05/19/i-garage-del-nostro-scontento/

ricordando anche la sparizione dal mercato delle europee Commodore 64 e Amiga.

 

La legge dell’impero

Non mancava anche, in quell’ordine presidenziale il riferimento alle cose materiali, quali le proprietà e i beni delle persone incriminate o incriminabili in base ai criteri americani. In pratica il Dipartimento alla Giustizia degli USA si attribuiva il diritto di “sequestrare le proprietà e tutti gl’interessi connessi con la proprietà” di tutte una serie di persone indicate nell’atto. Tra queste vi sono “tutti gli stranieri che sono stati individuati come colpevoli di una lunga serie di reati di corruzione (ovvero di complicità in reati di corruzione e di violazione dei diritti umani”. Si noti che il testo indica proprio “tutte le persone…”.
Finivo la mia analisi con una considerazione che, all’inizio del 2018, poteva apparire peregrina, ma dopo il primo dicembre 2018 appare di assoluta attualità. Dicevo che tutta questa “messa in scena” aveva l’aria di un “mettere le mani avanti”, predisponendo una qualche veste giuridica per una possibile “operazione di ricatto” o di intimidazione nei confronti di qualche “suddito” straniero sospetto di coltivare “ambizioni di ribellione, o anche soltanto di moderato dissenso”.
Adesso appare chiaro che il Presidential Act  del 21 dicembre 2017 è funzionale anche  per colpire i potenziali concorrenti economici, o per influire sulle politiche interne di altri paesi, selezionando i colpevoli in base agli interessi economici e politici degli Stati Uniti. E magari per esercitare potenti intimidazioni su un vassallo statale riottoso.
Il primo dicembre l’arresto, in Canada, di Meng Wanzhou, direttrice finanziaria di Huawei e figlia del proprietario della possente corporation cinese RenZheng, con l’accusa di “violazione delle sanzioni americane contro l’Iran”, dimostra che le mie preoccupazioni di un anno fa erano pienamente giustificate. La stessa cosa può accadere ora a qualunque banchiere, imprenditore, businessman europeo, e ovviamente a qualunque oligarca russo, ovvero a qualunque esponente politico, a qualunque diplomatico, professore, giornalista, scienziato e ricercatore di ogni parte del mondo. Da oggi nessuno è più libero rispetto alla legge dell’Impero.

Giulietto Chiesa

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