L’impero del Caos

Prima della gloriosa rivoluzione, la Libia di Gheddafi aveva il più alto standard di vita in tutta l’Africa, secondo l’Indice di Sviluppo Umano delle Nazioni Unite. Prima dell’assalto jihadista appoggiato dalle campagne di bombardamento della NATO, la Libia di Gheddafi era un’ancora di stabilità nell’Africa del Nord, come ben sapevano e riconoscevano perfino gli USA e il Regno Unito, secondo un dispaccio dell’ufficio di servizi stranieri americano di Christopher Stevens, pubblicato da wikileaks:

 

“La Libia è stato un forte alleato nella guerra al terrorismo e la cooperazione nei canali di collegamento è eccellente… le critiche di Muammar Gheddafi all’Arabia Saudita per il presunto sostegno all’estremismo Wahabita, una fonte di continua tensione tra la Libia e l’Arabia, riflette una preoccupazione più ampia della Libia riguardo alla minaccia dell’estremismo. Preoccupato che i soldati di ritorno da Afghanistan e Iraq possano destabilizzare il regime, il [governo della Libia] ha adottato decisi interventi per arrestare il flusso di combattenti stranieri, monitorando in maniera più rigorosa i punti di entrata nel paese, portuali e aereoportuali, e indebolendo il consenso ideologico verso l’islam radicale.

 

L’intervento umanitario di Inghilterra,  Francia e  NATO ha messo fine a tutto questo, rovesciando il governo libico con pretesti completamente inventati, contravvenendo ai principi fondamentali del diritto internazionale, e in violazione di una risoluzione ONU da loro invece addotta a  giustificazione dell’intervento. Gli esecutori e i beneficiari di quella aggressione sono stati quei jihadisti che hanno imperversato dal Mali a Manchester. E’ un collegamento chiaro e lampante.

 

Lo stesso Gheddafi mise in guardia Tony Blair che “un’organizzazione [la LIFG] aveva impiantato cellule dormienti nel Nord Africa, note come organizzazioni di Al Qaeda in Nord Africa”. Il figlio di Gheddafi, Saif, mise in guardia dicendo che rovesciare il governo libico avrebbe trasformato il paese nella “Somalia del Nord Africa, o del Mediterraneo” e che “vedrete milioni di immigrati illegali. Il terrore sarà il passo successivo”.

 

Grazie a Blair, Obama, la Clinton e Sarkozy, è esattamente quel che è successo. Lo Stato libico è stato distrutto, e il terrore ora è dentro le porte dell’Occidente.

 

Gli Occidentali e gli Americani scandalizzati dagli atteggiamenti pacchiani di Gheddafi possono averlo trovato, o possono trovarlo ancora, difficile da accettare, ma bisogna dirlo chiaro: nel 2011, Gheddafi aveva ragione riguardo a quello che stava succedendo in Libia, e tutti gli ottimi e brillanti conservatori guerrafondai e i liberal “umanitari”, dentro e fuori dal governo, avevano torto. Anche un sacco di radicali di sinistra, incluso me stesso; anche se mi sono veementemente opposto all’intervento USA-NATO, anche io avevo considerato le denunce di Gheddafi come pretesti.  Ma ecco cosa abbiamo (almeno qualcuno) imparato: quello che stava succedendo il Libia era la stessa cosa che era successa in Afghanistan negli anni ‘80, la stessa che sta succedendo oggi in Siria, e ancor di più quello che è successo in Iraq.

http://vocidallestero.it/2017/06/03/counterpunch-lattentatore-di-manchester-e-il-frutto-dellavventura-in-libia/

Impero e Islam

A distanza di un anno esatto dagli attacchi terroristici di Bruxelles ed a sette giorni dall’avvio dei negoziati per il divorzio tra il Regno Unito e l’Unione Europea, Londra è stata teatro di un attentato carico di significati: un’auto ha travolto i passanti sul ponte di Westminster, per poi schiantarsi contro i cancelli del Parlamento britannico. Cinque i morti, una quarantina di feriti ed un inequivocabile messaggio: la Brexit non destabilizzi ulteriormente la già moribonda Unione Europea. Che lo stesso Parlamento inglese, braccio politico della City per più di due secoli, sia oggetto di un attentato intimidatorio, è sintomo della degenerazione raggiunta dall’ordine mondiale “liberale”, sempre più vicino al collasso.

Westminster e la City: mai così distanti

Viviamo “anni interessanti” che, iniziati con la bancarotta di Lehman Brothers nel settembre 2008 e proseguiti sino ad oggi, coincidono con lo sfaldamento dell’impero angloamericano, di cui la UE/NATO sono la storica propaggine sul continente euroasiatico. È un periodo inquieto e tormentato, in cui si è assistito ad un’esplosione del terrorismo come non si vedeva gli anni ‘70, quando la presa di Washington e Londra sul resto del mondo sembrò mancare una prima volta. Certo, il terrorismo si è adeguato ai tempi e anziché essere “marxista-leninista”, “fascista” o “palestinese”, è oggi “islamista”, opera del letale quanto sfuggente “Stato Islamico”. Sono così frequenti gli attentati e così spudoratamente maldestra la loro esecuzione, che è persino inutile dissipare energie per smontare la versione ufficiale degli attacchi terroristici: il lavoro di analisi può dare un valore aggiunto solo collocando i singoli episodi in una cornice allargata, uscendo dalla narrazione del terrorismo islamico per entrare nel territorio della guerra ibrida combattuta dall’establishment atlantico contro il resto del mondo.

Leggi tutto su http://federicodezzani.altervista.org/lattentato-a-westminster-lisis-sbarca-in-regno-unito-in-vista-della-brexit/

Sotto a chi tocca!

I Libici godevano del più alto tasso di sviluppo umano dell’Africa, secondo i dati ONU che gli accreditavano anche notevoli progressi nel campo dei diritti umani. Pensavano a quanto era bella l’Italia, per la quale avevano una spiccata predilezione, e sognavano di farci un viaggetto se potevano. Non immaginavano che all’improvviso l’Impero li avrebbe cercati e stanati, gettandoli in un incubo popolato da bande contrapposte di tagliagole, ricacciandoli in un sanguinoso Medioevo per colpa di due sgarri che non potevano avere perdono: essere un ostacolo per l’United States Africa Command (AfriCom) e avere in progetto la moneta unica africana, il Dinaro. E c’è da scommettere che – in mezzo al caos di oggi – l’unica parte un po’ decente, il governo laico di Tobruk, non sarà quella che noi sosterremo. Perché noi abbiamo come nemici giurati non al-Qa’ida, non l’ISIS, ma ogni pur labile barlume di governo laico e progressista.

I Siriani godevano del nuovo clima portato da Bashar al-Assad, studi di medicina in Gran Bretagna, sposato con una siro-britannica progressista, nemica del velo alle donne, laureata al King’s College di Londra. Una ventata d’Occidente. Erano soddisfatti di non avere più la censura su Internet (scoprendo così, divertiti, che la Siria era uno “stato canaglia”) e di avere invece un crescente flusso di turisti occidentali coccolati dalla bellezza e dall’ospitalità di questa civilissima nazione. Erano in un latente stato di guerra con Israele, per via del Golan occupato, ma il giovane Assad lo teneva sopito e contava di avviare negoziati proficui. Per il resto erano trent’anni che non avevano un conflitto. Ironicamente, da quando il padre si era alleato agli Stati Uniti nella Guerra del Golfo.[…]

Le migliaia di civili uccisi in Ucraina non sono uno scherzo. Sapevano di avere dei problemi, come in altri paesi, ma non pensavano nemmeno lontanamente che in pochi mesi sarebbero stati catapultati in una sanguinosa guerra civile. Ma l’Impero è andato a stanarli.

I nazisti a Kiev con le svastiche non sono uno scherzo, sono reali.

I tagliagole islamisti in Medioriente e in Africa non sono uno scherzo, sono reali.

Hiroshima e Nagasaki non sono stati degli scherzi.

Così come non è stato uno scherzo il gratuito bombardamento di Dresda, un’immane strage di esseri umani e di tesori artistici, fatto a puro scopo terroristico (come risulta da una nota di Churchill) e per dare un avvertimento all’Unione Sovietica di cosa erano pronti a fare gli Alleati (come risulta da una nota della Royal Air Force).

Non vi fate illusioni, l’Europa non verrà risparmiata. Non lo è di già, dalle guerre dei Balcani, dal bombardamento di Belgrado, prima città europea colpita dalla fine della II Guerra Mondiale.

estratto da http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=116512&typeb=0