Guerra ibrida

Negli anni 2000 sotto il regime di Konstantinos Karamanlis, la Grecia compì una svolta verso la dipendenza energetica dalla Russia. Grandi edifici pubblici come ospedali e scuole avrebbero ricevuto gas russo, in particolare dopo che gli armatori greci aprirono la strada al gas liquefatto (GPL) inviato su navi cisterne, facilitandone consegna e stoccaggio. Ma un’altra parte delle proposte comprendeva la messa in sicurezza di un oleodotto greco-russo, come quello esistente nel Nord Europa (ovvero la Germania). Quello che è successo dopo è un caso di studio della guerra ibrida. Di nascosto, il governo greco fu destabilizzato da “incendi” massicci per tutto il Paese, provocando numerosi morti. Non era possibile autorizzare l’oleodotto South Stream, secondo i dettati statunitensi. L’ex-compagno di classe di Karamanlis, Christos Zahopoulos, si sarebbe gettato da un edificio a causa di una relazione, cosa inaudita nella società greca. Gli incendi arrivarono proprio vicino la casa estiva di Karamanlis, a Rafina. Dopo l’elezione nel 2004, Karamanlis incontrò Putin, che poi visitò la Grecia. Un accordo fu steso tra Grecia, Bulgaria e Italia per l’installazione del gasdotto russo South Stream. Il lobbista statunitense Matthew Bryza, che sposò la giornalista turca Zeyno Baran, fu il primo a scrivere contro l’accordo Putin-Karamanlis sul gasdotto South Stream. Dopotutto, questo gasdotto metteva da parte la Turchia. È un’ironia che quando decine di greci bruciarono vivi nel Peloponneso, Bryza si sposò a Costantinopoli nel 2007, il 23 agosto. Questo quando la Turchia era fermamente filo-USA.

Gli imbroglioni statunitensi
Funzionari statunitensi incontrarono l’allora Viceministro degli Esteri Giannis Valinakis a Rafina. nel marzo 2007, Bryza capì subito: “I Paesi europei obiettano alle politiche del governo greco nel settore energetico. Indipendentemente dai desideri, perseguite la dipendenza dell’Europa dal gas russo e quindi dagli interessi russi”, affermava. Di molti degli incontri avuti a New York City, quello al Waldorf Astoria nel settembre 2008 fu caratteristico. “Ogni volta che tentai di formulare la nostra agenda sulla situazione greco-turca, la conversazione veniva indirizzata verso il problema energetico, mentre in un altro incontro i progressi nelle questioni nazionali furono collegati direttamente all’energia, cioè alla cancellazione del gasdotto South Stream” ricorda Valinakis. I desideri statunitensi andarono alla ribalta: “Non possiamo agire sulle questioni che sollevate come quelle greco-turche, quando portate avanti gli interessi russi”, dichiarò Bryza. “Dovete aiutarci così da assicurarvi che non si sia tensione nell’Egeo”. In risposta, Valinakis affermò di aver risposto che “i problemi energetici sono trattati direttamente tra l’allora ministra degli Esteri Dora Bakogianni e il primo ministro. La Grecia segue una politica energetica indipendente”. Anche quando Valinakis parlò delle discussioni con Gheddafi sulle zone di esplorazione petrolifera indipendenti a sud di Creta, ricevette la seguente risposta:” È positivo. Può negoziare con Paesi come la Libia e altri, ma non con la Russia”. Valinakis rispose pubblicamente a Bryza nel maggio 2008, “…con modo serio e responsabile, il primo ministro e il governo avanzano proteggendo gli interessi nazionali nel modo migliore su tutti i fronti. Per estensione, qualunque consiglio venga ricevuto da qualsiasi vicino crea solo rumore e non aiuta in alcun modo”.

Incontro segreto a Bruxelles
Nel 2007, il quotidiano To Vima rivelò il piano di colpire tre primi ministri (di Grecia, Italia e Bulgaria) al fine d’intorbidire le acque e sabotare i dialoghi sul gasdotto. Lo scandalo delle intercettazioni telefoniche era appena scoppiato in Grecia, e gli statunitensi marcavano il primo ministro. Il governo greco cercò di prendere in mano la situazione evitando che l’accordo collassasse. Così, nel giugno 2007, un primo incontro segreto si ebbe a Bruxelles tra i primi ministri dei tre Paesi summenzionati. Tale incontro doveva svolgersi mentre un altro incontro coi capi di Stato europei si teneva a Bruxelles, fornendo così una copertura. Karamanlis, Sergei Stanishev e Mario Prodi si coordinarono per uscire allo stesso tempo dall’incontro e chi li seguiva lo sapeva. Andarono tutti negli uffici dei rappresentanti greci e stilarono i dettagli riguardanti South Stream. Tre giorni dopo, da Costantinopoli arrivò l’annuncio che Grecia e Russia avevano deciso di approfondire la cooperazione sull’oleodotto di Burghas-Alexandroupolis. Il fatto che Karamanlis e Putin si accordarono sull’oleodotto South Stream provocò uno stupore totale presso gli statunitensi. Secondo il rapporto di To Vima l’ambasciatore degli Stati Uniti partì immediatamente da Atene. Va notato che nei documenti della Commissione trilaterale fu deciso negli anni ’70 di controllare la produzione europea di manufatti ed energia. Quindi l’estrazione di carbone venne bloccata nella maggior parte dei Paesi dell’Europa settentrionale divenendo dipendenti dall’importazioni di carbone e gas. La Grecia è abbastanza fortunata da avere abbondante lignite, che provvede circa il 50% del fabbisogno elettrico del Paese. Nell’arco di vent’anni, l’UE spinse alla completa privatizzazione e chiusura delle miniere di lignite affinché la Grecia fosse pienamente dipendente dalle importazioni. Con strana ironia, la Germania strinse un accordo con la Russia e ora ha due oleodotti che la riforniscono di gas e petrolio mentre l’Europa meridionale no. Ovviamente, gli Stati Uniti volevano rifornire l’Europa meridionale col gas e petrolio dell’alleato turco Azerbaigian, col gasdotto TAP. Come scrisse To Vima nel 2007, “il gioco è grande e il nostro Paese è piccolo. La fretta di Putin e le reazioni degli statunitensi dimostrano che la Grecia è in mezzo a un grave conflitto. È chiaro che dobbiamo decidere con cure e con approccio flessibile. La Grecia dovrebbe emergere e non diventare un bersaglio della vendetta-mania, sapendo tutti come reagiscono le grandi potenze”.

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