Inchiesta migranti

Finalmente anche alcune testate giornalistiche si accorgono di chi si trova dietro il piano di invasione dell’Italia, chi lo finanzia, chi lo favorisce e quali sono gli interessi che sono collegati all’immigrazione clandestina. Quello che noi andiamo denunciando e scrivendo da anni diventa finalmente una notizia di cui parlare anche in concomitanza dell’indagine aperta dalla Procura di Catania sulle ONG che hanno il compito di prelevare i migranti dalle coste della Libia e farli sbarcare sulle coste del sud Italia. Da Il Nord: Le principali ONG impegnate nel traffico di africani verso l’Italia sono: Moas, Jugend Rettet, Stichting Bootvluchting, Médecins sans frontières, Save the children, Proactiva Open Arms, Sea-Watch.org, Sea-Eye, Life boat. Il principale finanziatore di questa galassia di organizzazioni che riversano orde immani di africani in Italia è la Open Society di George Soros. A queste ONG Soros ha promesso – e quindi iniziato a “donare” – 500 milioni di dollari per organizzare l’arrivo dei migranti africani in Italia e dall’Italia in altre nazioni europee. Il primo a svelare questo retroscena è stato il capo di Frontex, Fabrice Leggeri che ha denunciato il fatto che le navi di queste ONG finanziate da Soros carichino a bordi gli africani sempre più vicino alle coste libiche, spiegando come questo comportamento criminale incoraggi i trafficanti a stiparli su barche inadatte al mare con rifornimenti di acqua e carburante sempre più scarsi rispetto al passato. Le parole di Leggeri – come ha scritto il Giornale in un documentato articolo pubblicato lo scorso 2 febbraio – rappresentano un’esplicita denuncia delle attività di soccorso marittimo finanziate da Soros. Le navi impegnate in questo traffico di africani verso l’Italia sono: il Topaz Responder da 51 metri del Moas, il Bourbon Argos di Msf e l’MS di Sea Eye. I costi altissimi di gestione di queste grosse navi sono coperti totalmente dai finanziamenti di Soros. E’ Soros il mandante dell’invasione dell’Italia. E c’è un aspetto oltremodo sospetto di un gigantesco piano criminale: questa è una flotta di navi fantasma. Battono bandiera panamense la Golfo azzurro, della Boat Refugee Foundation olandese e la Dignity 1, di Medici senza frontiere. Batte bandiera del Belize il Phoenix, di Moas, e bandiera delle isole Marshall il Topaz 1, sempre di Moas. Tra le ONG che gestiscono questa flotta fantasma c’è la tedesca Sea Watch armatrice di due di queste navi. E la Sea Watch dichiara di agire per il presunto diritto alla libertà di movimento (di chiunque senza rispettare la sovranità delle nazioni come l’Italia) e di non accettare alcuna distinzione tra profughi e clandestini senza alcun diritto in base alle leggi internazionali di accoglienza. E ora, nessuno dica che non sapere chi paga l’invasione dell’Italia dalla Libia e che queste ONG operano nella più totale illegalità.

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Immigrazione

Lo scorso gennaio, abbiamo visto (1) come le ONG (Organizzazioni Non Governative, NdVdE), in collaborazione con il Governo italiano, hanno continuato a trasportare immigrati dalle coste della Libia all’Italia,  e come questo abbia condotto a uno sfruttamento degli immigrati nelle aziende agricole italiane e nel business della prostituzione, in collusione col crimine organizzato.

I primi dati disponibili, relativi all’inizio del 2017, mostrano che l’affare è in pieno boom: si registra un aumento del 57% rispetto ai primi mesi del 2016, aumento che diventa dell’81% se consideriamo l’intero periodo invernale (2), mentre la percentuale degli immigrati trasportati dalle navi delle ONG è passata dal 5% al 40% nel 2016, passando a più della metà del totale negli ultimi mesi (3). In pratica, nel Mediterraneo le ONG si stanno sostituendo ai trafficanti di persone.

Il quotidiano italiano “Il Giornale” è riuscito ad infiltrarsi nel business dei trafficanti, e ha confermato il ruolo attivo delle ONG: i trafficanti ricevono tra i 2.600 e i 3.200 dollari per organizzare le spedizioni umane da Libia, Tunisia, Egitto e Siria; imbarcano circa 45 persone per ogni nave e percorrono solo poche miglia, dopo di che i migranti vengono presi in carico dalle “missioni umanitarie” (4). Per i trafficanti questo significa poco lavoro e molto profitto, mentre le ONG ottengono la gratificazione personale di aver aiutato i migranti a realizzare il loro sogno di sbarcare in Europa. Le autorità italiane stanno attualmente condicendo indagini sul ruolo delle ONG, dato che trasportare persone attraverso i confini nazionali senza autorizzazione, anche se non a scopo di lucro, potrebbe costituire un atto illegale (5). I dati definitivi del 2016 rivelano che 180.000 immigrati hanno messo piede sul suolo italiano, con un tasso di respingimento di 60 (6), la qual cosa, comunque, non significa che son stati rimpatriati. In febbraio il Primo Ministro ad interim Paolo Gentiloni ha firmato un accordo con le autorità libiche per gestire gli afflussi (7), tuttavia le attività delle ONG non cadono sotto questi accordi. Frontex e il Commissario Europeo Dimitris Avramopoulos dicono che il rimpatrio degli immigrati illegali dovrebbe essere accelerato (8), il che non significa che l’obiettivo della Commissione europea sia di fermare l’afflusso: vogliono solo trasformare l’immigrazione caotica in un trasferimento organizzato di massa della popolazione: a marzo, in una conferenza a Ginevra (Svizzera), Avramopoulos stesso ha ammesso che l’obiettivo è di creare centri di smistamento sulle coste africane, da cui i migranti possano cercare lavoro e un futuro in Europa, così da accogliere fino a 6 milioni di persone nei prossimi anni per compensare il declino demografico europeo (9).

Un recente rapporto, apparso sul quotidiano tedesco Die Welt, ha dato ulteriori indicazioni sulla reale posizione dei leader europei: l’accordo stretto dalla Cancelliera Merkel, dal Primo Ministro Olandese Rutte e dal Presidente turco Erdogan riguardo i rifugiati siriani include una clausola precedentemente secretata circa il trasferimento annuale in Europa di 150.000 – 300.000 persone cosiddette rifugiate dalla Turchia all’Europa (10).

La logica economica dietro la politica delle “frontiere aperte”, come l’ha definita il Commissario al Commercio Cecilia Malmstrom (11), è di fornire lavoratori a basso costo alle aziende europee e rispondere alla scarsità di forza lavoro causata dalla popolazione che invecchia. Tuttavia, recenti ricerche hanno rivelato che questa logica è errata: il livello sempre più alto di automazione ha provocato la sparizione dei lavori che richiedono basse competenze (12). Per esempio, un tipico lavoro fatto da immigrati con basso livello di competenze, ossia il tassista, si trova ormai sull’orlo dell’estinzione, dovendo affrontare la concorrenza del trasporto privato di Uber e nel prossimo futuro delle macchine con auto pilota. I piani di migrazione di massa della Commissione europea sembrano quindi mal progettati e probabilmente finiranno per mettere milioni di persone del terzo mondo sotto la permanente dipendenza dallo stato sociale europeo, già oggi pesantemente a corto di risorse. I dati OCSE confermano che nella maggior parte dei paesi OCSE, in particolare in quelli che affrontano grossi afflussi di stranieri, come la Francia, la Germania, il Belgio, l’Olanda o l’Italia, la disoccupazione tra gli stranieri è più alta (quasi il doppio in alcuni casi, e anche di più) che tra gli autoctoni (13).

http://vocidallestero.it/2017/03/24/boom-di-immigrazione-di-africani-in-italia-con-laiuto-delle-ong-e-della-politica-delle-frontiere-aperte/

Riferimenti

1. Perchè il governo italiano non riesce a risolvere il problema dei trafficanti di immigrati? Perché non vuole farlo.
2. Secondo i dati, il numero di migranti salvati nel mediterraneo registra il massimo da tre anni.
3. Ong che salvano i migranti: due procure sospettano complicità con gli scafisti.
4. Il trafficante: Vai in Italia, ti vengono a prendere loro.
5. Ong che salvano i migranti: due procure sospettano complicità con gli scafisti.
6. Applications and granting of protection status at first instance: 2016.
7. Migranti, Gentiloni: “Accordo Italia-Libia è svolta”.
8. Migranti. Monito Ue: paesi ricollochino o rischio sanzioni; servono più rimpatri, impedire la fuga.
9. L’Europe va avoir besoin de 6 millions d’immigrés.
10. Report: Merkel and Rutte made concrete promises with Turkey over refugee quota.
11. EU may fill ‘void’ in global trade left by U.S. under Trump: Malmstrom.
12. Secular Stagnation? The Effect of Aging on Economic Growth in the Age of Automation.
13. Foreign-born unemployment.

Media e ONG

di  Mauro Bottarelli

Da quando è cominciato il delirio terroristico in Europa, molti miei amici e conoscenti mi hanno confessato di aver ripreso in mano “1984” di George Orwell. L’ho fatto anch’io. Ora però sto rileggendo un altro libro della mia gioventù, un romanzo che ho sempre sperato restasse tale e non divenisse mai realtà. Non è andata così. Si tratta de “Il campo dei santi” (Le Camp des saints), un romanzo fantapolitico dello scrittore francese Jean Raspail, pubblicato nel 1973 e tradotto in Italia nel 1998. Ambientato nel 1997, descrive un’ondata di immigrazione di massa dall’India verso l’Europa che, dopo un interminabile viaggio su carrette del mare, travolge la civiltà occidentale.

Campo dei Santi
Campo dei Santi

Il titolo fa riferimento a un versetto dell’Apocalisse ma, immediatamente, il libro venne bollato come razzista e di fatto bandito, visto che gli unici a pubblicarlo erano editori dell’area dell’estrema destra identitaria e per comprarlo occorreva recarsi in librerie che spesso erano oggetto di raid da parte dei democratici con la Hazet 36. Purtroppo, la profezia di Raspail ora è realtà quotidiana: non dall’Asia, bensì dall’Africa ma le masse dall’area sub-sahariana stanno arrivando in numero sempre crescente e le nostre città cominciano, in alcuni quartieri, a somigliare ad enormi campi profughi a cielo aperto. Senza legge, né ordine. L’anarchia è la nuova forma di convivenza, il sogno del mondialismo si sta realizzando giorno dopo giorno: sradicare e omogenizzare in un melting pot senza riferimenti, né valori condivisi. E i numeri parlano chiaro. L’Italia è in piena emergenza immigrazione. Stando ai dati trasmessi dall’Agenzia europea per le frontiere (Frontex), solo nel mese luglio sono sbarcati sulle nostre coste oltre 25mila clandestini: rispetto allo stesso periodo del 2015, questa estate c’è stato un aumento del 12% degli arrivi. E, a poco a poco, l’emergenza sta mandando al collasso le città. Prima Ventimiglia, poi Como, adesso Milano, dove a ottobre si sfratteranno i militari per far posto ai migranti nella caserma Montello di via Caracciolo, zona piazza Firenze, area residenziale. E, mentre il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, cerca la soluzione migliore per trovare un posto dove sistemare i 145mila richiedenti asilo che già si trovano in Italia, gli sbarchi aumentano. La maggior parte dei migranti sono nigeriani ed eritrei: c’è guerra da quelle parti? No, perché Boko Haram è operante solo in una regione della Nigeria e dell’Eritrea i giovani scappano per non fare il servizio militare, infatti sono tutti ventenni o giù di lì. Esiste un diritto d’asilo per renitenza alla leva? Stando ai dati di Frontex, il numero di arrivi da gennaio a luglio è invece rimasto stabile rispetto all’anno scorso, a quota 95mila migranti. L’agenzia europea ha inoltre spiegato che la qualità delle imbarcazioni che i trafficanti stanno utilizzando per il trasporto di migranti si sta deteriorando sempre di più: “Negli ultimi mesi – si legge nel report pubblicato oggi – la scarsa qualità dei gommoni è stata segnalata per quattro su cinque barconi”. Cosa dobbiamo fare, sperare che quei gommoni divengano del tutto inagibili e inutilizzabili per fermare gli sbarchi? Chi permette che quelle carrette partano dalle coste africane, ha o no le mani potenzialmente sporche di sangue?

Migranti in fila
Migranti in fila

E la politica cosa fa? Le ferie, ovviamente, ben 41 giorni. Ma forse è meglio così, se non lavorano (un eufemismo?) non possono fare danni ulteriori. Il problema è che il governo è totalmente prono a questa invasione, anzi ne vorrebbe di più, visto che le cooperative ci sguazzano con il business dell’accoglienza. Ci sarebbe l’opposizione ma quale? Stefano Parisi, per la bella prestazione di essere stato trombato come sindaco di Milano, ha ricevuto il premio di riorganizzare il centrodestra: uno che ha la stessa grinta e carisma di un Pokemon, cosa volete che faccia? Giorgia Meloni partorirà a breve, quindi è fuori gioco e, comunque, con le percentuali di Fratelli d’Italia non si cambia nemmeno un consiglio di zona, figurati il Paese. C’è Matteo Salvini, quello che contro l’immigrazione a parole tuona un giorno sì e l’altro pure: dov’è? A Milano Marittima a fare selfie con l’altro enfant prodige della destra, il governatore della Liguria, Giovanni Toti. Lunedì, ovviamente, nel tradizionale comizio di Ferragosto a Ponte di Legno prometterà sfracelli ma, come sempre, i fatti resteranno a zero. E’ questa la destra italiana? E’ questa la classe politica che dovrebbe opporsi all’invasione in atto? Viene quasi nostalgia di quando Silvio Berlusconi era alla guida della coalizione, ed è tutto dire. Oltretutto, siamo bloccati: Francia, Svizzera e Austria, infatti, hanno letteralmente sigillato i loro confini con il nostro Paese, quindi chi arriva resta sul nostro suolo, nelle nostre città. Ne passerà qualcuno di straforo ma percentuali risibili, basta vedere lo stato d’assedio in atto a Ventimiglia e al Brennero.

Milano, migrantio in attesa
Milano, migrantio in attesa

E’ un’enorme pianificazione, fino ad ora perfettamente riuscita. E un ruolo fondamentale lo stanno ricoprendo i media, i quali continuano a chiamare chi arriva migrante, disperato, gente che fugge dalla guerra. E attenzione, perché ora la Libia diventerà un vero e proprio ponte verso l’Occidente, visto che la guerra all’Isis pare entrata nel vivo e quindi, chiunque partirà da quelle sponde, anche se non libico, diverrà automaticamente profugo di guerra. Una guerra strana: con una quarantina di raid Usa in un settimana, le forze lealiste hanno già riconquistato il 70% di Sirte, la capitale del Califfato in quel Paese. Strano, vero? In Siria i russi quaranta raid li fanno in tre ore quando operano, in Libia invece “puff”, l’Isis è sparito quasi senza colpo ferire. Sarà.

Alfano al Brenenro
Alfano al Brennero

E, come nel 2011, a pagare il prezzo della destabilizzazione libica saremo noi, visto che gli Usa si avvantaggeranno per quando ci sarà da ricostruire e garantirsi i contratti petroliferi, mentre noi ci godremo il flusso ininterrotto di profughi o presunti tali per tutto il resto dell’estate. Sempre che Erdogan non decida di aprire i confini con Grecia e Bulgaria, perché in quel caso avremo a che fare con 2,3 milioni di persone che potrebbero cercare di raggiungere il Nord Europa. Eh già, perché non c’è solo la Libia, c’è ancora aperto anche il fronte siriano. E, da ieri, a fare eco alle richieste dell’Onu di una tregua nei combattimenti per far rifiatare, riarmare e riorganizzare i gruppo anti-Assad finanziati dagli Usa, ci sono anche le mitiche ONG, quinte colonne dei vari Soros di questo mondo che millantano aiuti umanitari ma, di fatto, destabilizzano. Ecco alcune loro lagnanze verso siriani e russi: gli aiuti umanitari arrivano solo nelle zone che hanno liberato; sostengono che è “ignobile e preoccupante” che i governi trattino con Damasco (e con chi dovrebbero trattare, se non con il governo legittimo del Paese: con Obama? con Papa Francesco? con Alex Schwarzer?); asseriscono che i governativi stiano usando armi chimiche. Guarda caso, quest’ultimo punto ha spinto Washington a dire che “la denuncia in tal senso sarà vagliata”: altre armi in partenza con destinazione Ryad per armare i “ribelli moderati” e, tanto per gradire, sterminare donne, vecchi e bambini in Yemen? Ecco come Nigrizia, la rivista dei padri comboniani, non il bollettino di Casapound, parla della ONG operanti in Siria, in primis Medici senza frontiere: “In Siria, Msf prestano servizio solo nelle zone controllate dai jihadisti e sono noti per la loro parzialità nella crisi siriana: hanno attribuito la colpa a Damasco circa la faccenda delle armi chimiche nel 2013. Tra i finanziatori dei Msf risultano multinazionali come Goldman Sachs, Microsoft, Google, Bain Capital di Mitt Romney (vedi il rapporto Msf 2010). Nel comitato di patrocinio di questa organizzazione umanitaria siedono banchieri della Goldman Sachs e di altri istituti finanziari occidentali… Vi è quindi un ragionevole dubbio sulla neutralità dei Msf nella guerra in Siria. Stefan Cornish, di Msf, ha ammesso che, nelle unità sanitarie nelle quali operano i medici dell’organizzazione, i combattenti hanno la priorità sui civili”. E ancora: “È noto ormai l’uso delle ONG nella destabilizzazione dei paesi non allineati. Dal 2013 opera sul terreno di battaglia un’organizzazione siriana di nome Caschi Bianchi (Cb). Il dipartimento di stato americano, via Usaid, ha versato oltre 23 milioni di dollari nelle casse dei Cb, che inoltre hanno ricevuto oltre 18 milioni di sterline dal Foreign Office britannico. Vi sono diverse testimonianze che attestano l’esistenza di rapporti stretti tra questa organizzazione umanitaria e i jihadisti”. Lo dicono dei preti, oltretutto ispirati alla teologia della liberazione, non dei lefebvriani: come la mettiamo? Ma a Skytg24 dicono che va tutto bene, addirittura che l’immigrazione è in calo. Quindi godetevi vacanze e Olimpiadi. A settembre, se non sarà troppo tardi, si vedrà. Fonte: Rischio Calcolato

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Brutta senz’anima

di Salvo Ardizzone Dopo una maratona negoziale di 40 ore, a Bruxelles il vertice dei Capi di Stato e di Governo si risolve in quella che la presidente lituana Dalia Grybauskaite definisce una sceneggiata. Un’Europa senz’anima, priva di un progetto comune condiviso, s’è mostrata per quella che è: un’accozzaglia di Paesi che nel più assoluto egoismo inseguono il proprio immediato tornaconto. I dossier che scottavano sul tavolo erano tanti e tali da poter travolgere quello che resta dell’ipocrita finzione che è la Ue: migranti, il nodo delle banche e soprattutto le condizioni speciali che Londra pretendeva per rimanere nell’Unione. Ognuno ha remato per conto proprio e con la solita ipocrisia il nodo (enorme) dei migranti è stato rinviato a un summit straordinario convocato per il 6 marzo, quando potrà essere presente Erdogan, il “sultano” che tiene sotto ricatto l’Europa con i profughi che lui stesso prima crea e poi le getta in grembo. Il nodo delle banche è stato solo sfiorato fra mille polemiche, con una Germania che, come al solito, non vuole sentir parlare di garanzie condivise fra gli Stati (se non alle condizioni che le convengono) e chiede un meccanismo che distruggerebbe quelle italiane. Come sempre se ne riparlerà più avanti. L’unico dossier che non poteva essere rinviato era il pacchetto che Cameron chiedeva per scongiurare l’uscita dell’Inghilterra dalla Ue, la Brexit. Per vincere le elezioni del maggio scorso, il leader britannico aveva promesso un referendum sulla permanenza di Londra nell’Unione, ed ora ha un disperato bisogno di un risultato da sbandierare come un successo dinanzi ad elettori sempre più euroscettici, per scongiurare una Brexit che sa una iattura per grandi aziende e finanza inglesi. Al di là dei contorti tecnicismi, ciò che chiedeva era un trattamento di favore per la City, una marcata autonomia da Bruxelles (leggi: la possibilità di stare alla finestra accettando solo ciò che fa comodo) sia in campo politico che commerciale, una drastica limitazione dell’accesso al welfare inglese dei lavoratori europei che vi si recano (creando lavoratori di serie B, in pratica senza tutele). Richieste che hanno sollevato le furiose opposizioni di chi si sentiva danneggiato: Francia e Italia per i privilegi pretesi dalle banche della City, Paesi dell’Est in difesa dei propri lavoratori e così via. È finita come doveva finire, appunto con una grande sceneggiata con poca sostanza: a parte parole, su nessuna delle richieste Londra porta a casa quanto voluto, ma getta le basi di un infinito contenzioso per il futuro grazie alla voluta ambiguità di molti passaggi. Sia come sia, adesso tutti gridano al successo: Cameron che sostiene dinanzi ai suoi elettori d’essersi battuto per l’Inghilterra, salvo essere già sbugiardato dai tanti euroscettici di casa sua; Merkel che tira un sospiro per aver tamponato il crollo del sistema che fa tanto comodo alla Germania; gli altri Paesi che hanno fatto la loro passerella. Resta il fatto che il problema (se tale è) è stato solo rinviato, e al referendum Cameron avrà armi spuntate contro i suoi avversari. La verità è che una Ue, dilatatasi all’inverosimile senza alcun progetto politico, dinanzi alle crisi sempre più frequenti si mostra per quella che è: un ectoplasma paralizzato dai singoli egoismi e privo di qualsiasi coesione. La verità è che un Continente intero, sempre più debole, litigioso ed autoreferenziale, non volendo scegliere alcuna politica propria, s’è condannato alla sudditanza di chi gliela impone dall’esterno (leggi Washington). La verità è che l’intero sistema, esclusivamente ritagliato su misura sui miopi interessi economici del Paese egemone (la Germania), cade a pezzi, e presto verrà travolto dagli strumenti di chi lo vuole colonizzare (Ttip e così via). Fonte: Il Faro sul Mondo

riportato in http://www.controinformazione.info/dal-vertice-di-bruxelles-esce-uneuropa-senzanima/

La Germania nel mirino

Abbiamo già fatto rilevare in un articolo precedente le colpe della Germania agli occhi di chi controlla l’Europa e le punizioni non si sono fatte attendere : invasione guidata dei migranti, scandalo Volkswagen e altre seguiranno; ci chiedevamo solo come questo potesse costituire un vantaggio per la finanza, finché non abbiamo letto:

dato che la Germania dovrà finanziare miliardi in pagamenti sociali per accogliere tutti i nuovi rifugiati, e dal momento che la spesa dovrà essere finanziata con nuovo debito, queste emissioni aggiuntive di debito forniranno alla BCE il tanto sospirato debito da monetizzare , cosa che – a sua volta – inietterà altri “soldi” esterni nel mercato azionario, anche se non nell’economia reale, e spingerà al rialzo l’Eurostoxx, e perché no lo S&P500, verso nuovi record.

Ancora una volta, tutti contenti, tranne il solito perdente: la classe media.

http://vocidallestero.it/2015/10/21/ci-aspetta-il-disordine-sociale-il-capo-del-sindacato-della-polizia-tedesca-chiede-la-costruzione-di-una-recinzione-lungo-i-confini-tedeschi/

Geopolitica

Sintetizzo da un articolo di Moreno Pasquinelli (www.antimperialista.it), certamente non un intellettuale gravido d’umori razzisti o fascisti:

Gli ultimi dati ci dicono che sono circa mezzo milione i migranti che nei primi sei mesi de 2015 hanno chiesto asilo politico all’Unione europea, contro i 600mila dei dodici mesi precedenti … E’ evidente che gli effettivi perseguitati politici sono un’infima minoranza, che la stragrande maggioranza dei migranti sono piuttosto ‘deportati economici’ … la deportazione economica dalla periferia povera al centro ‘opulento’ è  funzionale ai dominanti sotto molteplici aspetti. Cinque su tutti: 1. immettere al centro milioni di disperati pronti a vendere la loro forza-lavoro per quattro soldi rafforza, al centro, la tendenza all’abbassamento generale dei salari ed alla competizione selvaggia tra lavoratori a tutto vantaggio del capitale; 2. la fuga in massa contribuisce alla desertificazione dei paesi da cui si emigra ed è utile alle classi dominanti di quei paesi in quanto, sgonfiando le tensioni sociali endogene, consolida il loro dominio; 3. di converso l’immigrazione in massa contribuisce in maniera determinante a distruggere il tessuto connettivo o demos dei paesi ospitanti … 4. in questo imperiale melting pot democrazia e diritti di cittadinanza sostanziali sono destinati a sparire a loro volta, per lasciare il posto a stati di polizia ed a relazioni neofeudali di servaggio e sudditanza, fatti salvi diritti cosmetico-formali ‘per le minoranze’ e innocui spazi-ghetto comunitaristici. Lo spazio giuridico-statuale imperiale, per sua natura, non può essere democratico … 5. deportare decine di milioni di immigrati è strategicamente funzionale al disegno delirante di sopprimere gli attuali stati-nazione e fare dell’Unione un impero”.

Impossibile non essere d’accordo.

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L’ONU predispone il piano per il “ripopolamento” dell’Italia

di Luciano Lago

E’ stato pubblicato il recente piano dell’ONU che si presenta come un apparente studio: «Replacement Migration: is it a solution to declining and ageing populations?».

Redatto dal Dipartimento degli Affari sociali ed economici dell’Onu, in questo studio vengono analizzati i movimenti migratori a partire dal 1995 e, attraverso modelli matematici, vengono prospettati diversi scenari che prevedono per l’Italia la “necessità” di far entrare tra i 35.088.000 e i 119.684.000 immigrati, principalmente dall’Africa, per “rimpiazzare” i lavoratori italiani. Visto che tra 36 anni gli over 65 saranno il 35% della popolazione e presupposto che il tasso di natalità per donna resti fermo a 1,2 bambini (negli Anni Cinquanta la media era 2,3).

Le Nazioni Unite prospettano come soluzione al problema demografico dell’Italia (e di altri paesi europei) quello di «rimpiazzare» (come riportato nel titolo del dossier) l’Europa che invecchia con un massiccio afflusso di immigrati dall’Africa e dall’Asia. Lo studio prende in considerazione gli immigrati, quasi sempre giovani, che dopo lo sbarco molto probabilmente si stabiliranno in Italia, dal nord al sud della penisola. Questi dovranno convivere con la popolazione autoctona, saranno molto più prolifici degli italiani. Di conseguenza in un arco medio di tempo, l’Italia degli italiani si trasformerà in un «melting pot», un’insieme di razze, culture, religioni dove tra quarant’anni ci sarà ancora un nucleo di italiani che non saranno più la maggioranza della popolazione.

Lo studio dell’ONU calcola circa ventiseimilioni di immigrati e i loro discendenti che risiederanno nelle varie città italiane nel 2050. Attualmente sono quasi 5 milioni, contro i 7,8 presenti in Germania.

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Il racket dell’immigrazione

Il racket dell’immigrazione

di Fabrizio Ciannamea – 03/06/2015

Fonte: L’intellettuale dissidente

Un’indagine della procura di Palermo sta smembrando un’organizzazione criminale trasnazionale che gestirebbe il traffico di immigrati. Gli scafisti, secondo quanto riferito da un “pentito”, avrebbero addirittura affondato volutamente alcuni barconi per non far allontanare la flotta italiana. Il duro lavoro dei magistrati palermitani sull’immigrazione non sembra essere, però, supportato da quello necessario della Politica.

Un flusso di denaro enorme, circa 50 milioni di euro, che dall’inizio del 2015 avrebbe riempito le casse dei clan africani che gestiscono il traffico di immigrati. Una rete enorme di contatti, mediatori e professionisti della traversata, che affonda scientemente i barconi nel Mediterraneo. Questo e molto altro sta emergendo da un’inchiesta della Procura di Palermo coordinata dal procuratore Franco Lo Voi, la cui nomina è stata oggetto, in queste ultime ore, di un arduo tira e molla tra il Tar e il Consiglio Superiore della Magistratura. L’indagine ha preso spunto da due operazioni “Glauco1” e “Glauco 2” attraverso le quali, in poco più di un anno, è stata ricostruita la struttura e individuati i capi dell’organizzazione criminale che gestirebbe i traffici di esseri umani che dall’Africa e dal Medio Oriente arrivano sulle coste italiane ogni giorno.

Al vertice della organizzazione ci sarebbero l’eritreo Medhane Yehdego Redae e l’etiope Ermias Ghermay. Proprio Ghermay risulta agli inquirenti italiani latitante dal luglio 2014. Probabilmente l’etiope sarebbe uno dei responsabili del naufragio avvenuto davanti alla coste di Lampedusa che nel 2013 costò la vita a 366 persone. In seguito a quell’episodio Ghermay esclamò: “Inshallah, così sia”, e, scomparendo, cinicamente si pulì coscienza dalle centinaia di vittime al cospetto dell’ingente guadagno che avrebbe fruttato per lui ed altri l’ennesimo barcone ingoiato dal Mare Nostrum. Le indagini portate avanti in questi giorni dai magistrati palermitani, secondo quanto emerso da un’inchiesta dell’Espresso, si baserebbero fondamentalmente sulle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia implicato nei traffici.

E grazie al “pentito” i magistrati hanno appurato l’esistenza di una sorta di tariffario che varia dai 2 ai 3 mila dollari per chiunque decida di partire dall’Africa alla volta dell’Europa. Soldi che vanno pagati in anticipo naturalmente. Gli eventuali affondamenti dei barconi e le conseguenti morti non determinerebbero, quindi, danni economici all’organizzazione. Inoltre, sempre secondo quanto anticipato dall’Espresso, il collaboratore di giustizia avrebbe riferito che utilizzare barconi fatiscenti e addirittura affondarli sarebbe una pratica voluta e richiesta da chi gestisce il flusso migratorio. A che scopo? Lirio Abbate scrive: “Quando la flotta europea si allontana, i naufragi sono l’esca per obbligarla ad avvicinarsi alle coste libiche. Per questo i trafficanti non hanno scrupoli nel caricare oltre ogni limite le imbarcazioni fatiscenti: obbligano con la forza alcuni migranti e profughi a partire anche con il mare in pessime condizioni, spingendoli verso un destino segnato.” Il compito dei così detti “scafisti” è semplice: condurre l’imbarcazione oltre le acque territoriali libiche, all’interno di quelle internazionali. Lì troveranno ad attenderla le navi europee, italiane su tutte, obbligate a soccorrerla. E se la flotta italiana si spinge più vicina alle coste nazionali, ecco che rincominciano gli affondamenti, i morti. Il racket dell’accoglienza, insomma.

Le restanti rivelazioni del “pentito” riguardano le decine di milioni di euro che il traffico di esseri umani genera. Soldi che gli immigrati pagano prima di partire ai membri dell’organizzazione. Una volta effettuato il pagamento il denaro sarebbe diretto in parte a Dubai oppure investito in villaggi dell’Africa subsahariana per creare una sorta di consenso popolare nei confronti dei professionisti del malaffare. Il fatto che il forziere di questo enorme flusso monetario sia stato individuato negli Emirati Arabi Uniti fa sorgere qualche dubbio riguardo chi effettivamente si nasconda alle spalle dell’organizzazione criminale. Il lavoro, eccellente, della Procura di Palermo e di Lo Voi è rivolto a colpire solo la parte superficiale del problema migratorio. Si tratta quindi solo la punta di un iceberg immenso che tuttavia deve essere distutto, interamente.

Alla base del problema “immigrazione” non vi sarebbe solo lo sconsiderato sfruttamento del territorio di grossi gruppi multinazionali che operano nella parte centrale dell’Africa. Ma, come ricordato dal giornalista Gian Micalessin su Rainews 24, questi traffici vengono spesso gestiti da gruppi alquadisti e da Daesh (Stato Islamico) che proprio non ci sta a perdere l’ ingente fonte di guadagno dei “migranti”. Che ben venga, quindi, l’azione della magistratura, per un risultato relativo. Ma il problema può essere risolto solo dalla Politica.
Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it

 

#WWIV

Dice Eugenio Orso in http://pauperclass.myblog.it/2014/08/25/la-complessita-della-quarta-guerra-mondiale-eugenio-orso/

Il primo conflitto è scoppiato nel nord e nell’occidente del mondo, per distruggere i modelli di capitalismo novecenteschi d’importanti nazioni europee, come l’economia mista italiana, il capitalismo “renano” tedesco e l’economia mista francese con elementi di capitalismo “renano”, e imporre al vecchio continente il capitalismo ultraliberista anglosassone con respiro globale. O meglio, per imporre all’Europa un nuovo modo storico di produzione, all’apice del trionfo del capitale sul lavoro (e su gran parte dell’umanità), che possiamo chiamare in sintesi neocapitalismo finanziarizzato.

L’attacco, in atto da un buon ventennio, è diretto contro lo stato sociale, la spesa pubblica (che dovrebbe avere funzione propulsiva nei periodi di crisi), l’intervento statale nell’economia, la protezione delle produzioni nazionali, i diritti dei lavoratori, i livelli di occupazione, i redditi popolari, e in ultimo ma non ultima, la sovranità politica e monetaria degli stati.

Come se questo non bastasse ci complicano la vita con masse di migranti e di mercenari simili alle compagnie di ventura cinquecentesche; per quanto tempo ancora potremo resistere (soprattutto finché ancora ci rifiutiamo di capire lo scenario in cui ci muoviamo)?

Tutto fa PIL

Tutto fa PIL

Secondo dati più recenti, quello dell’immigrazione rappresenterebbe un enorme business da 1.800.000 euro al giorno per i professionisti dell’accoglienza. O almeno è quanto testimoniano bilanci riguardanti l’intero 2013, anno in cui l’Italia si è trovata ad accogliere 40.244 migranti. Ma non è finita qui, perché la spesa media per ogni immigrato ammonta a circa 45 euro al giorno, spese enormi se consideriamo che tale somma può raggiungere i 70 euro per i minorenni. Emblematico è il caso del Cara di Mineo, a Catania, centro di accoglienza dove gira un affare di circa 50 milioni di euro all’anno. Oltre al “Consorzio Calatino Terre di accoglienza”, dentro il sistema ci stanno importanti multinazionali come la Legacoop o la Croce Rossa, tutte pronte a trarre enormi profitti sulla pelle dei migranti.

Roberta Barone

Liberare i migranti e arrestare il capitale

da http://www.oltrelacoltre.com/?p=17351

Alla luce di quanto detto, dovrebbe esser chiara un’esigenza: alle giuste mobilitazioni contro il reato di immigrazione clandestina bisognerebbe affiancare, in primo luogo, il rilancio delle proposte finalizzate al controllo politico dei movimenti di capitale. Dove per controllo dovrebbe intendersi il ridimensionamento dei mercati finanziari e il riassorbimento, nell’ambito della dialettica politica, della questione cruciale del riequilibrio dei conti esteri. Il ripristino di una rete di controlli sui capitali è una delle condizioni necessarie per impedire che lo scontro distributivo e occupazionale continui ad esprimersi solo tra i lavoratori, in particolare tra nativi e migranti. Potremmo affermare, insomma, che se l’intenzione fosse davvero quella di “liberare” i migranti allora bisognerebbe iniziare ad “arrestare” i capitali, ad imbrigliarli cioè in un sistema di controlli simile a quello che sussisteva fino agli anni ’70 del secolo scorso [1]. Se non sussisteranno le condizioni per collocare la partita per una più civile legislazione sull’immigrazione in una contesa più generale sulla politica economica, la predizione del “monito degli economisti” sarà confermata: una sempre più vasta prateria di consensi verrà lasciata all’onda nera dei movimenti xenofobi.

[1] Per approfondimenti, si rinvia al capitolo “Contro il liberoscambismo di sinistra”, in Emiliano Brancaccio e Marco Passarella, “L’austerità è di destra. E sta distruggendo l’Europa”, Il Saggiatore, Milano 2012.