Il complesso militare-industriale

Il complesso militare-industriale è  l’ultima rete di industrie americane al 100 per cento, che producono cioè all’interno (mentre le imprese   produttrici di beni di consumo  delocalizzano) impiegando centinaia di migliaia di dipendenti qualificati con stipendi sicuri (mentre negli altri settori è di regola la precarietà e il calo salariale): la sola Lockheed-Martin occupa 126  mila lavoratori, la Boeing 160 mila, Raytheon 66 mila, Nortrop Grumman 65 mila, General Dynamics 100 mila…se  poi si conta  l’indotto, le immani aziende di appaltatori militari a contratto  del Pentagono, nonché i “contractors”, i mercenari ex militari, si constaterà che l’apparato bellicista è la più solida istituzione anche sociale di un paese economicamente tutt’altro che prospero, per milioni di  lavoratori ed elettori  – per i quali il patriottismo si identifica col lavoro in una delle  prestigiose imprese.

Usa e Regno Unito da soli pesano due terzi.

Sono imprese private, sì, ma che hanno un grande unico Cliente e consumatore: lo Stato, più precisamente il Pentagono, più il corteggio degli Stati europei NATO, mercati captive, che possono essere considerati una  pura estensione  – filiali – del Pentagono.   E’ il Pentagono che sceglie modelli di nuove armi, che  ne finanzia la ricerca e lo sviluppo,  e li impone ai satelliti  che piaccia loro o no  (pensate solo allo F-35).

Dunque abbiamo il caso di industrie private che  non sono veramente “sul mercato” ,  ma poppano alla  mammella del denaro pubblico dalla spesa incontrollata.   Un conflitto d’interessi possibile. Che viene scongiurato felicemente: i più alti dirigenti, generali e ammiragli, appena vanno in pensione, vengono assunti con stipendi enormemente maggiorati  da Lockheed, Northrop, Boeing –  e si mettono subito a telefonare  ai colleghi ancora in servizio,  di cui sono stati superiori,   per proporre nuovi progetti, contratti, servizi : per esempio, appalti per la formazione di  truppe straniere, come quelle dell’Afghanistan e Irak, di cui il generale Durrani ha spiegato: “Queste compagnie private forniscono spesso alle reclute una cattiva  formazione allo scopo di prolungare i loro contratti”.

In pratica,  agli attori di questo sistema è impossibile distinguere l’interesse aziendale da quello pubblico e politico,   “il mercato” dalla ”patria” e dalla sua difesa.

http://www.maurizioblondet.it/la-piu-satanica-privatizzazione/

Italia liberata?

Nell’ultimo rapporto ufficiale reso noto da Washington, ovvero: «2004 Statistical Compendium on Allied Contributions to the Common Defense»  alla pagina «B-10» c’è la scheda relativa all’Italia in cui si legge che il contributo annuale alla «difesa comune» versato dall’Italia agli Usa per le «spese di stazionamento» delle forze armate americane è pari a 366 milioni di dollari. Tre milioni, spiega il documento ufficiale, sono versati cash, mentre gli altri 363 milioni arrivano da una serie di facilitazioni che l’Italia concede all’alleato: si tratta (pagina II-5) di «affitti gratuiti, riduzioni fiscali varie e costi dei servizi ridotti». Nel caso del centinaio e passa di basi americane (coperte dallo status Nato), il 41 per cento dei costi totali di stazionamento sono a carico del Governo italiano, ovvero degli ignari contribuenti che lavorano veramente: il dato è riportato alla pagina B-10. Alla tabella di pagina E-4 sono invece messi a confronto gli alleati: più dell’Italia pagano solo Giappone e Germania. Inoltre in base agli accordi bilaterali capestro firmati da Italia e Usa nel 1995, se una base americana chiude, il nostro Governo deve indennizzare gli alleati per le «migliorie» apportate al territorio, con un ulteriore vincolo: se l’Italia intende usare in qualche modo il sito entro i primi tre anni dalla partenza degli americani, Washington riceverà un ulteriore rimborso.

Le Basi… Secondo L’ex Ministro Parisi

L’allora Ministro della difesa Arturo Parisi ebbe a dichiarare, alla Camera dei Deputati, il 19 settembre 2006, che esistono ufficialmente otto basi Usa in Italia disciplinate sulla base accordi bilaterali Italia-Usa. Secondo una precisazione pubblicata dagli autori della prassi italiana diritto internazionale nell’Italian Yearbook of international Law, le otto basi (o meglio basi e infrastrutture) degli Stati Uniti in Italia sarebbero le seguenti: a) aeroporto di Capodichino (attività di supporto navale) b) aeroporto di Aviano, Pordenone (31o stormo e 61° gruppo di supporto regionale; c) Camp Derby (Livorno); d) la base di Gaeta, Latina; e) la base dell’Isola della Maddalena (disattivata senza bonifica dall’inquinamento nucleare nel 2008, ndr; f) la stazione navale di Sigonella; g) l’osservatorio di attività solare in San Vito dei Normanni; h) una presenza in Vicenza e Longare

All’interno di questo scenario di palese occupazione gli Stati Uniti detengono 90 bombe nucleari in Italia, così come confermato dai rapporti ufficiali dell’Us Air Force: 50 ad Aviano (Pordenone) e 40 a Ghedi Torre (Brescia). Altre circa 400 sono dislocate in Germania, Gran Bretagna, Turchia, Belgio e Olanda. Sono bombe tattiche B-61 in tre versioni, la cui potenza va da 45 a 170 kiloton (13 volte maggiore di quella della bomba di Hiroshima).

Il Sistema della Doppia Chiave

L’Italia per eludere gli obblighi derivanti dal Trattato di non proliferazione con la presenza di armi atomiche ricorre al sistema della «doppia chiave». Le armi nucleari restano in possesso degli Stati Uniti e sotto il suo stretto controllo. Solo gli Usa potranno decidere se ricorrere all’arma nucleare. Tuttavia l’uso è consentito solo dopo autorizzazione dello stato territoriale, cioè dell’Italia. In questo modo solo formalmente l’Italia non esercita alcun controllo sulle testate nucleari Usa e quindi la loro presenza non è incompatibile con il Tnp. Tuttavia, non sono pubblici i dettagli del sistema connesso alla doppia chiave. Le bombe nucleari tattiche sono alloggiate in particolari hangar insieme ai caccia pronti per l’attacco nucleare: tra questi, i tornado italiani che sono armati con 40 bombe nucleari (quelle tenute a Ghedi Torre). A tal fine, rivela il rapporto, piloti italiani vengono addestrati all’uso delle bombe nucleari nei poligoni di Capo Frasca (Oristano) e Maniago II (Pordenone). Questo fatto viene confermato ufficialmente, per la prima volta, nel Nuclear Posture Review 2010, dove si attesta che «i membri non nucleari della Nato posseggono aerei specificamente configurati, capaci di trasportare armi nucleari».

http://www.quieuropa.it/italia-occupata-e-colonialismo-usa-il-segreto-dei-segreti/

La NATO dilaga

Con la scusa di sostenere la coalizione del GCC che combatte i ribelli huthi nella sanguinosa guerra civile dello Yemen, gli UAE acquisiscono strutture nella regione, la cui più pregiata è l’isola strategica di Socotra nel Golfo di Aden. Vista dagli Stati Uniti come base navale e d’intelligence fin dalla fine della guerra fredda, vi sono rapporti secondo cui il presidente in esilio dello Yemen, Abdrabuh Mansur Hadi avrebbe affittato le isole Socotra e Abd al-Quri agli UAE nel 2014, prima di fuggire in Arabia Saudita. Abd al-Quri è una piccola isola a 65 miglia a sud-ovest di Socotra. Dall’inizio della guerra civile nello Yemen, gli UAE hanno approfittato dell’assenza di un governo stabile per espandere l’influenza a Socotra. L’accordo degli UAE su Socotra sarebbe in cambio del sostegno ad Hadi e ai suoi alleati sauditi nel tentativo militare di sottrarre lo Yemen settentrionale ai ribelli huthi sostenuti dall’Iran, che hanno preso la capitale yemenita Sana. In precedenza, parte della provincia dell’Hadhramaut dello Yemen, Socotra è diventata una provincia nel 2013. Prima che l’ex-Yemen del Sud ottenesse l’indipendenza dalla Gran Bretagna, Socotra era un possedimento del sultanato Mahra di Qishn nell’Hadhramaut del protettorato dell’Arabia del Sud. La separazione di Socotra dall’Hadhramaut e l’assegnazione dichiarata agli UAE non sono riconosciute dal pretendente al trono dell’ex-sultanato Mahra Abdullah bin Isa. Le operazioni militari statunitensi nello Yemen a sostegno della coalizione saudita sarebbero contro al-Qaida nella penisola araba (AQAP), ma sembra sempre più che gli effettivi bersagli di droni, missili e forze speciali statunitensi siano le tribù fedeli agli ex-governanti bin Isa, i ribelli huthi e i combattenti indipendentisti sudyemeniti. La compagnia aerea degli UAE, Rotana Jet, offre servizi diretti tra Abu Dhabi e Socotra. L’Air Yemenia provvede alla tratta diretta tra Socotra e Dubai. C’è ragione di credere che gli UAE si siano rivolti agli Stati Uniti per affittare Socotra e che sia solo questione di tempo prima che personale USA e NATO arrivi sull’isola, probabilmente con il partenariato ICI-NATO. Alcuni rapporti affermano che l’affitto valga 99 anni, quanto gli Stati Uniti affittarono la base navale di Guantanamo Bay da Cuba appena indipendente. Gli Stati Uniti hanno abrogato il contratto d’affitto di Guantanamo rifiutando di lasciare la base dopo la risoluzione nel 1999.
Ad Abu Dhabi ha sede la compagnia militare privata Reflex Responses (R2), gestita dal fondatore di Blackwater Erik Prince. La sorella, Betsy DeVos, è segretaria all’istruzione di Trump. Prince avrebbe consigliato la squadra di transizione di Trump partecipando alle riunioni entrando dal retro della Trump Tower a Manhattan.

https://aurorasito.wordpress.com/2017/04/24/la-nato-dilaga-a-oriente/

Il voltafaccia di Trump

Sul fronte nordcoreano, la minaccia di guerra (con esiti nucleari?) contro Kim Jong-un è evidente nella presenza della portaerei nucleare Carl Vinson e nelle bellicose dichiarazioni del presidente USA. C’è da aspettarsi sorprese anche sul fronte del Donbass ucraino, dove i mercenari euronazisti di Kiev scalpitano, in attesa di riprendere il conflitto. Quello che è certo è che Trump è ostaggio delle stesse élite che hanno manovrato la presidenza Obama. Forse c’è qualcosa di decisivo che non sappiamo. Ad esempio, che a Trump i veri governanti degli Usa abbiano dato l’alternativa fra un prossimo impeachment, se costui avesse velleitariamente insistito nel voler realizzare integralmente il suo programma politico (su NATO, Russia e lotta al terrorismo, passi per l’avversione al Tpp global-mercatista …), e la permanenza alla presidenza in cambio della continuazione della geopolitica della prepotenza, della destabilizzazione e del caos, tanto cara ai criminali globalisti e ai fanatici neocon. Trump ha scelto mostrando il suo vero spessore, che non è quello di uno statista, ma di un burattino, come lo sarebbe stata la Clinton. Improvvisamente la NATO non è più obsoleta, per sua stessa ammissione fuor di ogni logica e coerenza, ma sarà ancora uno strumento di morte e di oppressione, castrando ogni speranza di liberazione in Europa. Ciò comporta, per noi patrioti e sovranisti in Europa, delle conseguenze negative evidenti: L’unica speranza che ci resta è la resistenza della Federazione Russa e della sua piccola coalizione di stati liberi, fin tanto che riuscirà a tenere. La NATO continuerà ad opprimerci e a rappresentare, con gli Usa, il primo rischio di guerra, nella quale saremo automaticamente coinvolti. La persistenza della NATO e il peggioramento delle relazioni con la Russia, complice la folle russofobia indotta dai media in occidente., contribuiranno a mantenere in vita più a lungo la costruzione elistista dell’unione europide e dell’eurolager. I collaborazionisti del Pentagono e della troika, al governo nei paesi europei, non correranno rischi nel breve e continueranno a godere del sostegno e della protezione dei loro padroni sopranazionali, il che vorrà dire la continuazione della macelleria sociale e il progredire dell’impoverimento di massa, nonché i devastanti effetti della politica “dell’accoglienza” indiscriminata dei migranti. Con il senno di poi possiamo affermare che anche se fosse diventata presidente la temutissima Clinton, al posto del deludente Donald Trump, per noi non sarebbe cambiato granché, perché saremmo sempre nella merda come lo siamo ora. Fonte: Pauper Class

La trama si infittisce

Donald Tusk, l’appena riconfermato presidente del consiglio europeo contro il parere del governo polacco, è accusato  di aver congiurato con Vladimir Putin per nuocere agli interessi polacchi, in relazione al disastro aereo di Smolensk, dove rimasero uccisi il presidente  Lech Kaczynski, sua moglie ed altri 94 dignitari e accompagnatori polacchi.

Defence Minister Antoni Macierewicz s

Ad accusare Tusk è  nientemeno che il ministro della Difesa,  Antoni Macierewicz.  Il quale ha dichiarato al quotidiano  Gazeta Polska Codziennie: “Tusk ha fatto un contratto illegale con Putin e deve essere penalmente responsabile”.  La procura generale di Varsavia ha confermato  di aver ricevuto la denuncia. Ora ha trenta giorni per decidere se procedere o archiviare.

http://www.maurizioblondet.it/ministro-accusa-donald-tusk-della-tragedia-smolensk-oscura/

Nuovo ordine mondiale: Bce e Nato senza vergogna

Così il presunto strumento di pace tiene in piedi la propria mutazione oligarchica con la guerra e con il conflitto, con il totale asservimento al Washington: a questo piunto è inutile nasconderlo, è meglio tenere insieme le percorelle smarrite non con la speranza di un pascolo che non c’è più, che è stato devastato dal latifondista, ma con la paura dei lupi.

il Simplicissimus

14_dottor_stranamore_640-480_resizeNon sono sono passate nemmeno tre settimane dal voto sul Brexit e già si va delineando per accenni, ma in maniera inequivocabile la risposta delle oligarchie continentali e statunitensi allo choc subito al referendum: un trauma non tanto dovuto alll’uscita dalla Ue di una Gran Bretagna già ampiamente ai margini dell’unione, ma al fatto che per la prima volta siano stati contestati con successo i meccanismi , le cinghie di trasmissione istituzionali del potere reale, che il dominio dell’informazione sia apparsa potente, ma non onnipotente, che la gestione dell’emotività (vedi assassinio della Cox) abbia mostrato dei limiti.  La linea di azione principale non sembra essere quella di rischiosissima di delegittimare il referendum, di ripeterlo o di imbastire quale trucco per renderlo inefficace: questo può soddisfare la rabbia di oligarchi di secondo piano come Juncker o quella dei cortigiani burocrati di Bruxelles, inviperiti per la ricomparsa del popolo e atterriti da un voto che presenta…

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Missili in giardino

Appena due settimane fa, è scoppiato un enorme scandalo all’interno di un’altra ‘unione’, poiché la Germania ha sbattuto la porta in faccia alla NATO a causa dell’atteggiamento guerrafondaio di quest’ultima, distruggendo il racconto di finzione secondo il quale l”innocente’ NATO stava semplicemente reagendo alle provocazioni dei malvagi russi. Inoltre, poiché la NATO ha accelerato l’accerchiamento della Russia, con soldati britannici dispiegati in Estonia, soldati statunitensi che operano in Lettonia e soldati canadesi in Polonia, mentre le unità di combattimento sono aumentate nel Mediterraneo…

http://vocidallestero.it/2016/07/03/zerohedge-email-trafugate-confermano-che-la-nato-preme-per-lescalation-del-conflitto-con-la-russia/

Delenda Carthago

Abbiamo già fatto rilevare in altri articoli la pericolosità di una politica “Europea” anti-russa (ribadita di recente dalla nostra Federica Mogherini); ce ne sarebbe abbastanza da stare in pensiero (se ancora ci fosse il pensiero).

Nell’ottima analisi fatta dall’autore, si evince come tutta la strategia USA si basa sul presupposto di una “minaccia russa” ed un presunto  “espansionismo” della Russia di Putin che minaccerebbe l’Europa.Esattamente la tesi della propaganda di Washington che capovolge la realtà e  trascura il fatto che la crisi Ucraina (da cui sono derivate le tensioni con la Russia) è stata provocata dall’interferenza di Washington e dal Colpo di Stato (Golpe di Maidan) sobillato a Kiev dalla CIA e dagli agenti provocatori assoldati dagli USA, con il placet della UE.

La tesi dell’espansionismo della Russia  viene smentita con una semplice occhiata alla carta geografica da cui è facile rilevare che il numero delle basi NATO piazzate vicino ai confini russi negli ultimi anni (in violazione degli accordi precedenti) è quello che ha determinato  l’espansionismo della NATO ed è  la vera minaccia contro la Russia, a cui quest’ultima reagisce con  misure a difesa del proprio territorio. La psicosi della “minaccia russa” è quel pretesto utile,  creato dalla propaganda USA,  per coinvolgere i paesi europei per mantenerli in uno stato di totale subordinazione al dominio  politico, militare ed economico  degli Stati Uniti.

Traduzione e nota: Luciano Lago

Escalation

Ammettiamo che il titolo del testo del 30 marzo di JForum ( “il portale ebraico francese”, come si definisce) è del tutto giustificato e indovinato “La strana partenza di Vlad” (“Vlad”, Putin per gli amici…). Il titolo in francese riprende un testo di DEBKAfile sempre del 30 marzo 2016, annunciante, con una foto che mostrava un presunto veicolo lanciamissili nella base di Humaymim, il dispiegamento dei missili superficie-superficie a corto raggio Iskander (SS-26 per la NATO). Il modernissimo SS-26 è già ben noto, in particolare con lo schieramento a Kaliningrad, quale miglior missile terra-terra a corto raggio di oggi, con una sofisticazione elettronica notevole che ne consente precisione, seminvulnerabilità all’intercettazione e la possibilità di cambiare bersaglio o seguire un bersaglio in movimento.

estratto da https://aurorasito.wordpress.com/2016/03/31/putin-piazza-il-deterrente-nucleare-in-medio-oriente/

A me personalmente sembra più interessante il riferimento a Kaliningrad

 


http://emergingequity.org/2015/06/23/kaliningrad-moscows-military-trump-card/

Abbiamo già fatto rilevare in altri articoli la pericolosità di una politica “Europea” anti-russa (ribadita di recente dalla nostra Federica Mogherini); ce ne sarebbe abbastanza da stare in pensiero (se ancora ci fosse il pensiero).

Eurasia

Come sempre, gli alleati di ieri iniziano ad agire contro Washington. Arabia Saudita e Turchia vedono che l’Iran ha raggiunto il suo obiettivo liberandosi dalle sanzioni. Il processo globale di liberazione dalla dittatura statunitense appare ovvio anche all’Europa. Perciò gli Stati Uniti cercano di sopprimere l’aspirazione russa all’indipendenza, per mantenere anche l’Europa sotto controllo. In caso contrario, c’è il rischio che la liberazione dalla dittatura statunitense diventi un massiccio movimento coordinato. Per riunire l’Europa, è necessario esibire una minaccia estera comune, pratica comune degli Stati Uniti. Quando la minaccia diventa lo SIIL e i profughi da Medio Oriente e Nord Africa, la Russia passa in secondo piano e la solidarietà della NATO comincia ad andare a pezzi. Così gli statunitensi fanno tutto il possibile per presentare i russi nel familiare ruolo di principale nemico. Nel 2015, ricordo, gli Stati Uniti adottarono la nuova strategia di sicurezza nazionale. Nel documento la Russia veniva indicata 13 volte sempre in un contesto negativo. La Russia è il principale nemico nella dottrina militare aggiornata degli Stati Uniti, che ora cercano di riscrivere i punti chiave della strategia della NATO. E’ impossibile aspettarsi altro dagli Stati Uniti date le attuali condizioni“.
Merkel+Erdogan+Mark+50+Years+Turkish+Immigration+o9d5qvOzmvPx

E in tale quadro va inserita l’alleanza slavofoba tra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente turco Erdogan. Dove difatti la Germania ignora la strage dei curdi nel sud-est della Turchia, il contrabbando di petrolio e la collaborazione di Ankara con i terroristi dello SIIL. Secondo il quotidiano tedesco Handelsblatt la cancelliera tedesca Merkel “ha bisogno di Erdogan per la propria sopravvivenza politica… Erdogan ha creato la carta vincente per evitare l’intervento dell’Europa: i rifugiati“, dice l’articolo. Il presidente turco sfrutta la fiducia dei Paesi europei e “senza intoppi conduce una guerra sporca” nel proprio Paese, che si traduce ancora una volta in nuovi flussi di migranti in fuga dal sud-est del Paese con l’aumento delle violenze.

estratto da https://aurorasito.wordpress.com/2016/01/29/la-nato-verso-il-collasso/

Ancora la Turchia

La zona cuscinetto prevista dagli accordi USA-Turchia
L’Esercito turco si sta preparando per effettuare una operazione terrestre sul territorio della Siria nelle vicinanze della frontiera comune. Secondo le fonti e le informazioni citate dal giornale arabo “Asharq al-Awsat”, con sede nel Regno Unito, l’operazione inizierà dalla località di Jarabulus, una città nella Siria settentrionale che si trova attualmente sotto il controllo dell’ISIS. Oltre a queste informazioni, ci sono indizi sempre più forti che la Turchia stia preparando una invasione del territorio siriano. Il governo turco è deciso a realizzare una “zona cuscinetto” che si estende lungo il confine tra Siria e Turchia. Risulta chiaro che Erdogan ha necessità di questa zona per difendere le sue linee di rifornimento ai gruppi terroristi sostenuti da Ankara ed anche per difendere il contrabbando illegale di petrolio di cui si avvantaggia la Turchia. Questa “zona cuscinetto” dovrebbe anche impedire alle unità di protezione curde (YPG) di ampliare la loro capacità di operazioni verso Ovest. Come segnali precisi di queste intenzioni, sono stati visti operare alcuni veicoli turchi di rastrellamento mine lungo un tratto di frontiera vicino alla città di Jarablus, dove sono attestati i miliziani dell’ISIS. Questo costituisce di fatto un’altro passo verso la costituzione della “zona cuscinetto” nel nord della Siria. L’unico fattore che impedisce una invasione delle forze turche su larga scala è una possibile risposta del contingente russo in Siria che farebbe detonare un conflitto allargato nella regione.

Le formazioni dei terroristi in Siria, martellate dall’aviazione russo-siriana che ha distrutto i loro depositi, centri di comando e basi logistiche,  stanno progressivamante perdendo terreno e sono state intercettate comunicazioni dei terroristi da cui risulta che i comandanti di questi gruppi di miliziani stanno inviando richieste di aiuto urgente all’Arabia Saudita e alla  Turchia, i paesi dove operano le centrali di comando delle organizzazioni dei miliziani  jihadisti che combattono in Siria. La Turchia è un paese che fa parte della NATO e che sta ricevendo assistenza militare aggiuntiva dagli USA e dai paesi europei dell’Alleanza, in particolare da Germania e Regno Unito. Inoltre le autorità dell’Unione Europea hanno stabilito un sostanzioso finanziamento per circa 3,5 miliardi di euro al Governo turco, per aiutarlo a fronteggiare la crisi dei profughi che fuggono da Siria ed Iraq e riparano in Turchia per poi cercare di arrivare in Europa attraverso la Grecia. Questo sostanziale  appoggio che riceve dai suoi alleati, rende il presidente Erdogan più forte e più deciso a reprimere ogni dissidenza, a massacrare la minoranza curda ed a sfidare anche la Russia per attuare il suo piano di espansione di un “nuovo Impero Ottomano”.

http://www.controinformazione.info/lesercito-turco-si-prepara-per-una-operazione-terrestre-in-siria/

Ancora i Balcàni

Il Montenegro è stato invitato ad entrare nella NATO,(il 2 dicembre 2015 n.d.r.) che lo voglia o no: il paese è russofono e cirillico, e le sue installazioni militari furono bombardate come la Serbia durante le guerra dell’Alleanza contro Milosevic. Ora, queste sue installazioni, specie i bunker sotterranei, serviranno a immagazzinare migliaia di tonnellate degli Usa contro la Russia. Come volete che si opponga un paese di 650 mila abitanti?

Il Montenegro (in rosso)

Ora sappiamo che è stata la Mogherini ad eseguire gli ordini di Washington. Come ha scritto il Manifesto, “Federica Mogherini, visitando il Montenegro in veste di ministro degli esteri nel luglio 2014, ribadiva che «la politica sull’allargamento è la chiave di volta del successo dell’Unione europea — e della Nato — nel promuovere pace, democrazia e sicurezza in Europa» e lodava il governo montenegrino per la sua «storia di successo». Quel governo capeggiato da Milo Djukanovic che perfino l’Europol (l’Ufficio di polizia della Ue) aveva chiamato in causa già nel 2013 perché il Montenegro è divenuto il crocevia dei traffici di droga dall’Afghanistan (dove opera la Nato) all’Europa e il più importante centro di riciclaggio di denaro sporco. Una «storia di successo», analoga a quella del Kosovo, che dimostra come anche la criminalità organizzata può essere usata a fini strategici”.

estratto da http://www.maurizioblondet.it/ue-come-si-decidono-le-sanzioni-alla-russia-renzi-non-ostante/