Agroindustria

Altro che Mediterraneo, antico e naturale. Il grano aureo, svevo e pigreco della Barilla, viene commercializzato dalla Syngenta AG, vale a dire una multinazionale svizzera che produce semi e prodotti chimici per l’agricoltura. La società è nata il 13 novembre 2000 dalla fusione di Novartis Agribusiness e Zeneca Agrochemicals. Da uno studio del 2009 la società risulta essere il terzo rivenditore al mondo di semi e prodotti biotecnologici, dietro alla Monsanto e alla DuPont Pioneer. La corporation elvetica malgrado sia stata fondata nel 2000, vanta origini remote. Novartis scaturì nel 1995 da una fusione tra Geigy, Sandoz Laboratories e Ciba, società che concentravano le ricerche nel mondo biotecnologico. Zeneca Agrochemicals faceva parte di Imperial Chemical Industries, colosso britannico fondato nel 1926. Per la cronaca documentata: nel 2005 Syngenta si oppose alla messa al bando delle coltivazioni OGM per un periodo di 5 anni stabilito dal governo svizzero. Il 28 novembre 2005 lo stop agli OGM venne attivato, malgrado il parere contrario della Commissione europea e le proteste delle major del settore. Syngenta, come altre società del settore, pratica forme di lobbying nei confronti di partiti politici e candidati a cariche pubbliche.

Che singolare coincidenza. Nel giorno in cui firma un  accordo triennale con cui si impegna ad aumentare del 40 per cento i volumi acquistati di “grano duro sostenibile” italiano di alta qualità, Barilla annuncia il suo disappunto all’etichettatura della pasta con l’origine del grano: «l’origine da sola non è sinonimo di qualità» ha detto Luca Virginio, responsabile relazioni esterne del gruppo. Secondo Barilla indicare in etichetta solamente l’origine non è sinonimo di qualità. Inoltre, non incentiverebbe i coltivatori italiani a produrre grano con gli standard richiesti dai pastai, compromettendo anziché rafforzare la competitività dell’intera filiera. «Tutto a svantaggio del consumatore”, precisa il responsabile Barilla, “che potrebbe addirittura pagare di più una pasta meno buona. E l’industria della pasta, con un prodotto meno buono, perderebbe quote di mercato soprattutto all’estero».

Non è tutto. Il giornale Il sole 24 ore ha annunciato trionfalmente un accordo stretto dalla Barilla con i produttori della provincia di Taranto, un’area purtroppo notoriamente inquinata dall’Ilva ma non solo, in particolare con il consorzio Global Fresh Fruit che ha sede a Massafra, dove è attivo da anni un gigantesco inceneritore di rifiuti del gruppo Marcegaglia:

«Nella Puglia segnata dalle proteste per la guerra del grano, con Coldiretti regionale che denuncia da luglio del 2015 ad oggi nei porti della regione sono stati scaricati oltre 2milioni di tonnellate di grano estero per fare pane e pasta – in testa, nelle importazioni, Ucraina con più 315 per cento di grano tenero per il pane e Canada col 4 per cento in più di grano duro per la pasta – ci sono realtà, nel Tarantino, che, oltre a puntare su produzioni di qualità, sono diventate anche fornitrici di un gruppo di rilievo come Barilla, stipulando contratti che le mettono al riparo dalla svendita del prodotto. La qualità è chiamata «grano aureo» e attraverso il consorzio «Global Fresh Fruit» da due anni i produttori cerealicoli tarantini hanno in piedi un contratto di filiera con Barilla che acquista il loro frumento ad un prezzo minimo garantito. Il contratto funziona così: a settembre, prima ancora della semina, viene sottoscritto un accordo. Da un lato le aziende agricole si impegnano a coltivare sui loro fondi frumento rispettando precisi standard qualitativi, tali da garantire al compratore un prodotto «top quality». Dall’altro, invece, Barilla si impegna ad acquistare tutto il loro raccolto ad un «prezzo minimo garantito» prestabilito. Prezzo che può eventualmente aumentare in base a un calcolo basato sulla media, in un determinato periodo, del prezzo del grano duro al listino della Borsa merci di Foggia. Il contratto di filiera è il primo realizzato nel settore cerealicolo nel Sud e permette di garantire sia i produttori, sul piano del prezzo, che l’acquirente, sul piano della qualità del prodotto e dei quantitativi. Il «grano aureo» è una qualità che si coltiva solo in Italia. Nasce nel 2009, in seguito ad una ricerca e collaborazione del gruppo Barilla con l’azienda «Produttori Sementi Bologna». Col «grano aureo», si evidenzia, si garantiscono parametri d’eccellenza (contenuto proteico e forza del glutine) che classificano questa tipologia come alta qualità, raggiungibile in genere solo in ambienti con condizioni climatiche particolari. Il consorzio «Global Fresh Fruit» ha sede a Massafra ed è stato costituito da sei soci ai quali, con contratti di produzione annuale, si sono via via aggregate altre aziende. Il primo anno sono state 18, quest’anno 56, mentre per la prossima produzione si prevedono circa 150 produttori. Le aziende si trovano in una zona molto estesa del Tarantino che va da Laterza a San Giorgio Jonico. L’anno scorso i produttori del consorzio hanno raccolto 2mila quintali di grano per un valore di 90mila euro, mentre quest’anno hanno raccolto, sui 150 ettari destinati a coltivazione di qualità, circa 6mila quintali per un valore di 180mila euro. Per l’anno prossimo, invece, è stata assicurata a Barilla la coltivazione di 250 ettari che dovrebbero produrre 10-11mila quintali».

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=58496

Multinazionali contro Stati

Multinazionali contro Stati

Il Ttip potrebbe concretamente rappresentare il tentativo di reintrodurre ciò che è stato respinto dal Parlamento europeo nel 2012. Si tratta del Anti Counterfeiting Trade Agreement (Acta), un accordo in materia di proprietà intellettuale tentato senza successo tra Ue ed Usa. A spingere i parlamentari europei ad esprimersi contro l’Acta è stata la duplice implicazione che lo stesso avrebbe avuto, ovvero quella di limitare in modo rilevante il libero accesso alla conoscenza sul web e di dare un potere enorme nella gestione dei dati personali alle imprese del settore.

Dario Guarascio