Il culo è nostro

Che Washington intenda mettere i missili al confine con la Russia e che si sia ritirato dal Trattato INF per questo unico scopo è ora ovvio. Solo due settimane dopo che Washington ha ritirato il trattato, Washington ha testato un missile la cui ricerca e sviluppo, non solo il dispiegamento, sono stati banditi dal trattato. Se pensi che Washington abbia progettato e prodotto un nuovo missile in due settimane, non sei abbastanza intelligente da leggere questa colonna. Mentre Washington accusava la Russia, era Washington a violare il trattato. Forse questo ulteriore atto di tradimento insegnerà alla leadership russa che è stupido e autodistruttivo fidarsi di Washington per qualsiasi cosa. Ogni paese deve ormai sapere che gli accordi con Washington sono insignificanti.

Sicuramente il governo russo comprende che Washington ha solo due motivi per mettere i missili al confine con la Russia: (1) per consentire a Washington di lanciare un attacco nucleare preventivo che non lascia alla Russia alcun tempo di risposta, o (2) per consentire a Washington di minacciare un tale attacco, costringendo così la Russia alla volontà di Washington. Chiaramente, l’una o l’altra di queste ragioni è di importanza sufficiente per Washington per rischiare un falso allarme che può scatenare una guerra nucleare.

Gli analisti militari possono parlare di “giocatori razionali”, ma se un paese demonizzato e minacciato con missili ostili al suo confine riceve un avvertimento con tempo di risposta quasi zero, contando su di esso come un falso allarme non è più un fatto razionale.

Il trattato del 1988 raggiunto da Reagan e Gorbachev aveva eliminato questa minaccia. A quale scopo serve far risorgere una simile minaccia? Perché il Congresso è silenzioso? Perché l’Europa è silenziosa? Perché i media statunitensi ed europei sono silenziosi? Perché la Romania e la Polonia abilitano questa minaccia consentendo ai missili statunitensi di essere posizionati sul loro territorio?

https://www.controinformazione.info/i-tirapiedi-corrotti-e-irresponsabili-di-polonia-e-romania-rischiano-la-guerra-mondiale-ospitando-missili-nucleari-degli-stati-uniti/

Rinasce l’Intermarium

Sfumato quindi il progetto di una grande “testa di ponte democratica” poggiante sulla UE/NATO, gli angloamericani hanno optato dal 2014 (il colpo di Stato in Ucraina può essere considerato l’inizio di questa strategia) per la “nazionalizzazione” dell’Europa centrale, buttando a destra i governi della regione: nel caso della Polonia, ad esempio, è sufficiente dire che i fondatori di “Diritto e Giustizia” sono stati i gemelli Kaczynski, in rapporti con gli angloamericani dai tempi di Solidarnosc. Per peso demografico, economico e militare, la Polonia è il leader naturale dell’Europa centro-orientale ed è il principale attore su cui puntano Washington e Londra: lo spostamento a destra di Varsavia, in occasione delle legislative dell’ottobre 2015, riveste un ruolo chiave nella costruzione della “cortina nazionalista” tra l’Europa occidentale “liberale” e la Russia. Il governo polacco attualmente in carica si contraddistingue, infatti, per un marcato filo-atlantismo, accompagnato da un acceso revisionismo anti-tedesco (si veda la richiesta di nuovi risarcimenti dalla Germania per i danni bellici3) ed anti-russo (si veda la rimozione dei monumenti sovietici ed il progetto per abbattere il Palazzo della Cultura nel centro di Varsavia4).

La nuova strategia angloamericana per il Continente, già ben delineata nel 2015, riceve lo slancio decisivo nel 2016 quando, nell’arco di pochi mesi, prima Londra sceglie di abbandonare l’Unione Europea tramite referendum e, poi, si insedia alla Casa Bianca il “populista” Donald Trump, schierato su posizioni euro-scettiche: da allora, Londra e Washington smettono di lavorare per l’integrazione europea e si adoperano per nuovo ordine europeo, che prevede la liquidazione dell’Unione Europea nella sua forma attuale e la nazionalizzazione dell’Europa centro-orientale.

Il primo Paese europeo visitato da Donald Trump è, non a caso, proprio la Polonia. In vista dell’imminente G20 di Amburgo, il neo-inquilino della Casa Bianca atterra a Varsavia ai primi di luglio e, davanti ad una piazza gremita di simpatizzanti di Diritto e Giustizia, pronuncia un discorso dagli accessi toni nazionalistici: l’Occidente è in grave pericolo, minacciato da molteplici insidie come il terrorismo islamico, la Russia, lo statalismo ed il secolarismo5. Quasi in contemporanea, Trump partecipa e dà la propria benedizione ad un’iniziativa ad alto contenuto geopolitico: il summit dei “Tre Mari” che si apre a Varsavia il 6 luglio 2017.

L’iniziativa ha avuto pochissimo eco in Europa Occidentale, poiché si pone in aperta concorrenza con il vecchio disegno dell’Unione Europea: undici nazioni (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania, Bulgaria, Lituania, Lettona, Estonia, Croazia, Slovenia ed Austria) che affacciano nel complesso su tre mari (Mar Baltico, Mar Adriatico e Mar Nero), si riuniscono sotto la supervisione americana, per sviluppare alcune infrastrutture che integrino l’Europa Centrale (la “via Carpatia”, che dovrebbe tagliare il Continente in verticale, dalla Lituania alla Grecia) e svincolarsi dalle forniture energetiche russe (i rigassificatori in Polonia e Croazia da alimentare, in prospettiva, anche col metano americano).

Ora, chiunque mastichi un po’ di geopolitica noterà subito come il progetto dei “Tre mari” sia una banale riproposizione dell’Intermarium (Miedzymorze in polacco) più volte sognato dai politici polacchi, da ultimo il maresciallo Jozef Piłsudski negli anni ‘20 dello scorso secolo: un’entità slava estesa dal Mar Baltico al Mar Nero, alleata dell’Occidente (Francia, Regno Unito o Stati Uniti), popolosa ed economicamente forte abbastanza da contenere la Germania e la Russia. Una grande Polonia nazionalista, in sostanza, che eviti l’abbraccio tra Berlino e Mosca, per la felicità delle potenze marittime.

Partecipando al summit dei “Tre Mari”, Donald Trump esprime il sostegno americano a quest’ambizioso progetto geopolitico in chiave post-UE. Non resta, a questo punto, che la benedizione del Regno Unito. È cronaca di questi giorni il viaggio della premier Theresa May in Polonia, quasi in concomitanza alla durissima presa di posizione di Bruxelles contro il governo di Varsavia: incurante delle critiche dell’Unione Europea e delle accuse di autoritarismo (questioni di politica interna di cui Bruxelles non dovrebbe occuparsi, secondo la May6), il primo ministro inglese rafforza i legami anglo-polacchi, siglando un trattato di difesa comune (il secondo firmato da Londra, dopo quello anglo-francese del 2010) ed impegnandosi a spendere congiuntamente 10 milioni di sterline per contrastare la propaganda russa e diffondere la propria (attraverso il canale bielorusso Belsat)7. Anche per il Regno Unito, il governo nazionalista di Varsavia assume così la funzione di contenere la Germania e la Russia, impedendo il sorgere di pericolosissime alleanze continentali sull’asse est-ovest.

L’Unione Europea è destinata ad un inevitabile collasso: gli strateghi angloamericani, perfettamente consapevoli di quanto sta avvenendo, stanno prendendo le contromisure.

http://federicodezzani.altervista.org/la-nazionalizzazione-delleuropa-centrale-la-rinascita-dellintermarium/

Intermarium

“Dopo la guerra combattuta tra la Russia e la Polonia e conclusasi il 18 marzo 1921 col trattato di pace di Riga, il Maresciallo Józef Piłsudski (1867-1935), capo provvisorio del rinato Stato polacco, lanciò l’idea di una federazione di Stati che, estendendosi “tra i mari” Baltico e Nero, in polacco sarebbe stata denominata Międzymorze, in lituano Tarpjūris e in latino, con un neologismo poco all’altezza della tradizione umanistica polacca, Intermarium. La federazione, erede storica della vecchia entità politica polacco-lituana, secondo il progetto iniziale di Piłsudski (1919-1921) avrebbe dovuto comprendere, oltre alla Polonia quale forza egemone, la Lituania, la Bielorussia e l’Ucraina. È evidente che il progetto Intermarium era rivolto sia contro la Germania, alla quale avrebbe impedito di ricostituirsi come potenza imperiale, sia contro la Russia, che secondo il complementare progetto del Maresciallo, denominato “Prometeo”, doveva essere smembrata nelle sue componenti etniche.
Per la Francia il progetto rivestiva un certo interesse, perché avrebbe consentito di bloccare simultaneamente la Germania e la Russia per mezzo di un blocco centro-orientale egemonizzato dalla Polonia. Ma l’appoggio francese non era sufficiente per realizzare il progetto, che venne rimpiazzato dal fragile sistema d’alleanze spazzato via dalla Seconda Guerra Mondiale.
Una più audace variante del progetto Intermarium, elaborata dal Maresciallo tra il 1921 e il 1935, rinunciava all’Ucraina ed alla Bielorussia, ma in compenso si estendeva a Norvegia, Svezia, Danimarca, Estonia, Lettonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Grecia, Jugoslavia ed Italia. I due mari diventavano quattro, poiché al Mar Baltico ed al Mar Nero si venivano ad aggiungere l’Artico e il Mediterraneo. Ma anche questo tentativo fallì e l’unico risultato fu l’alleanza che la Polonia stipulò con la Romania.
L’idea di un’entità geopolitica centroeuropea compresa tra il Mar Baltico e il Mar Nero fu riproposta nei termini di una “Terza Europa” da un collaboratore di Piłsudski, Józef Beck (1894-1944), che nel 1932 assunse la guida della politica estera polacca e concluse un patto d’alleanza con la Romania e l’Ungheria.
Successivamente, durante il secondo conflitto mondiale, il governo polacco di Władisław Sikorski (1881-1943) – in esilio prima a Parigi e poi a Londra – sottopose ai governi cecoslovacco, greco e jugoslavo la prospettiva di un’unione centroeuropea compresa fra il Mar Baltico, il Mar Nero, l’Egeo e l’Adriatico; ma, data l’opposizione sovietica e la renitenza della Cecoslovacchia a federarsi con la Polonia, il piano dovette essere accantonato.
Con la caduta dell’URSS e lo scioglimento del Patto di Varsavia, l’idea dell’Intermarium ha ripreso vigore, rivestendo forme diverse quali il Consiglio di Cooperazione nel Mar Nero, il Partenariato dell’Est e il Gruppo di Visegrád, meno ambiziose e più ridotte rispetto alle varianti del progetto “classico”.
Ma il sistema di alleanze che più si avvicina allo schema dell’Intermarium è quello teorizzato da Stratfor, il centro studi statunitense fondato da George Friedman, in occasione della crisi ucraina. Da parte sua il generale Frederick Benjamin “Ben” Hodges, comandante dell’esercito statunitense in Europa (decorato con l’Ordine al Merito della Repubblica di Polonia e con l’Ordine della Stella di Romania), ha annunciato un “posizionamento preventivo” (“pre-positioning”) di truppe della NATO in tutta l’area che, a ridosso delle frontiere occidentali della Russia, comprende i territori degli Stati baltici, la Polonia, l’Ucraina, la Romania e la Bulgaria. Dal Baltico al Mar Nero, come nel progetto iniziale di Piłsudski.
Il 6 agosto 2015 il presidente polacco Andrzej Duda ha preconizzato la nascita di un’alleanza regionale esplicitamente ispirata al modello dell’Intermarium. Un anno dopo, dal 2 al 3 luglio 2016, nei locali del Radisson Blue Hotel di Kiev ha avuto luogo, alla presenza del presidente della Rada ucraina Andriy Paruby e del presidente dell’Istituto nazionale per la ricerca strategica Vladimir Gorbulin, nonché di personalità politiche e militari provenienti da varie parti d’Europa, la conferenza inaugurale dell’Intermarium Assistance Group, nel corso della quale è stato presentato il progetto di unione degli Stati compresi tra il Mar Baltico e il Mar Nero.
Nel mese successivo, i due mari erano già diventati tre: il 25-26 agosto 2016 il Forum di Dubrovnik sul tema “Rafforzare l’Europa – Collegare il Nord e il Sud” ha emesso una dichiarazione congiunta in cui è stata presentata l’Iniziativa dei Tre Mari, un piano avente lo scopo di “connettere le economie e infrastrutture dell’Europa centrale e orientale da nord a sud, espandendo la cooperazione nei settori dell’energia, dei trasporti, delle comunicazioni digitali e in generale dell’economia”. L’Iniziativa dei Tre Mari, concepita dall’amministrazione Obama, il 6 luglio 2017 è stata tenuta a battesimo da Donald Trump in occasione della sua visita a Varsavia. L’Iniziativa, che a detta del presidente Duda nasce da “un nuovo concetto per promuovere l’unità europea”, riunisce dodici paesi compresi tra il Baltico, il Mar Nero e l’Adriatico e quasi tutti membri dell’Alleanza Atlantica: Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Austria, Slovenia, Croazia, Ungheria, Romania, Bulgaria.
Sotto il profilo economico, lo scopo dell’Iniziativa dei Tre Mari consiste nel colpire l’esportazione di gas russo in Europa favorendo le spedizioni di gas naturale liquefatto dall’America: “Un terminale nel porto baltico di Świnoujście, costato circa un miliardo di dollari, permetterà alla Polonia di importare Lng statunitense nella misura di 5 miliardi di metri cubi annui, espandibili a 7,5. Attraverso questo e altri terminali, tra cui uno progettato in Croazia, il gas proveniente dagli USA, o da altri Paesi attraverso compagnie statunitensi, sarà distribuito con appositi gasdotti all’intera ‘regione dei tre mari’” .
Così la macroregione dei tre mari, essendo legata da vincoli energetici, oltre che militari, più a Washington che non a Bruxelles ed a Berlino, spezzerà di fatto l’Unione Europea e, inglobando prima o poi anche l’Ucraina, stringerà ulteriormente il cordone sanitario lungo la linea di confine occidentale della Russia.”

Da Il cordone sanitario atlantico, editoriale di Claudio Mutti del n. 4/2017 di “Eurasia. Rivista di studi geopolitici”.

La trama si infittisce

Donald Tusk, l’appena riconfermato presidente del consiglio europeo contro il parere del governo polacco, è accusato  di aver congiurato con Vladimir Putin per nuocere agli interessi polacchi, in relazione al disastro aereo di Smolensk, dove rimasero uccisi il presidente  Lech Kaczynski, sua moglie ed altri 94 dignitari e accompagnatori polacchi.

Defence Minister Antoni Macierewicz s

Ad accusare Tusk è  nientemeno che il ministro della Difesa,  Antoni Macierewicz.  Il quale ha dichiarato al quotidiano  Gazeta Polska Codziennie: “Tusk ha fatto un contratto illegale con Putin e deve essere penalmente responsabile”.  La procura generale di Varsavia ha confermato  di aver ricevuto la denuncia. Ora ha trenta giorni per decidere se procedere o archiviare.

http://www.maurizioblondet.it/ministro-accusa-donald-tusk-della-tragedia-smolensk-oscura/

Risorge l’imperialismo Polacco

L’imperialismo polacco  esiste eccome  –  è ricorrente nella storia. AI tempi di Jan Sobieski (1674-1695), re e “uomo forte”  dell’epoca,  la Polonia era molto più vasta di oggi,   comprendendo appunto Lituania, Bielorussia e Ucraina, e il Sobieski si esaurì in battaglie per difendere quei titanici confini.  Kaczyński,  ha scritto Sandro Mela, “è totalmente imbevuto del retaggio religioso, storico, culturale e sociale della Polonia e dell’occidente Cristiano. Kaczyński prosegue la strada segnata dai Re di Polonia”.  Sicuramente     si sente vicino  Pilsudski , e ne conosce a fondo   il colpo di Stato con cui prese il potere nel 1926  come “risanatore della democrazia” disordinata,   e la nuova Costituzione che varò Pilsudski nel 1935, chiamandola “democrazia articolata”, e che   aboliva (non senza ragione) il sistema parlamentare.   Come lui  ha grandi qualità, è indifferente al denaro, è schivo e  segreto, nascosto alle folle, imbevuto completamente del patriottismo polacco.  “Ha per obbiettivo principale la difesa della Polonia e delle ‘particolarità specifiche’ della Polonia contro ‘i nemici interni ed esterni’,; e in più, è convinto che siano stati i russi ad ammazzargli il gemello a Smolensk,   ha  detto di lui il giornalista austriaco Eric Frey,   profetizzando:  “sarà un problema maggiore per la UE”.

 

https://fr.sputniknews.com/international/201512261020584206-la-pologne-sera-le-probleme-numero-un-pour-europe/

 

Oggi, la UE   in  disgregazione ha  aperto una ridicola “procedura” contro la riforma   della Corte costituzionale  polacca, accusando Varsavia di minare lo stato di diritto (abbondantemente scavalcato dalla stessa UE, vedi trattamento inflitto alla Grecia e la violazione continua della Germania che mantiene un surplus che i Trattati non concedono) ;  Kaczynski ha avuto buon gioco a deriderla, ma è ovvio che la riforma   somiglia alquanto al  “risanamento” della democrazia  che volle Pilsudski.   Non c’è dubbio che la Polonia ha il suo nuovo e ricorrente  “uomo forte”, prontissimo d abbandonare la UE per l’ombrello militare Usa.   E ciò, mentre    nel fianco Sud  l’altro “uomo forte”  Erdogan   ha lacerato l’alleanza.

Che dire? E’ la storia,  è la politica vera – con la sua carica di violenza, che da “ultima ratio” emerge a diventare prima ratio.  – che si riprende lo spazio occupato per mezzo secolo dalle “convenzioni europee”, e ciò non può che rallegrare se ci libererà dalle Mogherini e  dalle Merkel, dalle sacerdotesse del politicamente corretto e dal tormentone donnesco  “Ci vuole più Europa”.     Con la coscienza, però, che entriamo in tempi  mobili e  pericolosi.

estratto da http://www.maurizioblondet.it/ue-un-altro-problema-risorge-limperialismo-polacco/

 

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