Ex-eurodeputato espulso dall’Europa

tallinEstonia

Anno di adesione all’UE: 2004

Capitale: Tallinn

Superficie: 45 000 km²

Popolazione: 1,3 milioni

Valuta: Membro della zona euro dal 2011 (€)

Spazio Schengen: Membro dello spazio Schengen dal 2007

Estonia

In Estonia per una conferenza dal titolo “La Russia è nemica dell’Europa?”, l’ex eurodeputato è stato fermato in albergo dagli agenti della polizia. Poi gli è stato comunicato che esisteva a suo carico un provvedimento di espulsione firmato dal ministro degli Esteri. Domani avrebbe dovuto spostarsi a Mosca.

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Tutto cominciò con Clinton

La violazione dell’impegno NATO
Come la dichiarazione del ministro tedesco Genscher conferma, è comunemente ammesso che dopo la dissoluzione del Patto di Varsavia, all’inizio degli anni ’90, e dopo la riunificazione tedesca, era inteso – se non altro in termini di impegno implicito – che la nato non avrebbe approfittato della nuova situazione per circondare militarmente la Russia allargandosi verso l’Est.  Per esempio, nel corso di un incontro tra il Segretario di stato James Baker e il Ministro degli esteri tedesco Genscher, il 10 febbraio 1990, i due convennero che non ci sarebbe stato alcun allargamento a Est della NATO.
Era questo il convincimento di Mikhail Gorbatchev, ancora presidente dell’URSS, quando affermava di avere ricevuto l’assicurazione che la NATO non si sarebbe allargata verso l’Est “di un solo pollice”.  L’ambasciatore americano a Mosca dell’epoca, Jack Matlock, ha confermato pubblicamente che  Mosca aveva ricevuto un “impegno chiaro” su questo punto. L’errore di Gorbatchev fu quello di prendere per buone le assicurazioni verbali dei politici occidentali anziché esigere un accordo più formale [o forse non era più politicamente in grado di esigerlo].
Rimane il fatto che gli impegni tennero qualche anno, fino a quando Clinton, in piena campagna elettorale, il 22 ottobre 1996 espresse l’auspicio di un allargamento della NATO alla Polonia, all’Ungheria e alla Cecoslovacchia.  E’ stato Clinton, quindi, che in cerca di un vantaggio elettorale pensò bene di disattendere gli impegni del suo predecessore. Il seguito è noto. L’alleanza militare NATO, da essenzialmente difensiva,  è stata trasformata in offensiva, sotto ancor più stretto controllo americano. L’espansione all’Est non si è fermata con la Polonia, l’Ungheria e la Cecoslovacchia, ma incorpora ora paesi come l’Albania, la Croazia, la Lettonia e la Slovenia, spingendo la propria struttura militare sino ai confini con la Russia.
I recenti tentativi di includere anche l’Ucraina non sono che il prosieguo di una politica aggressiva di espansione della Nato che mira a isolare la Russia.
E’ stato dunque Clinton, senza dubbio sotto l’influenza dei neo-conservatori americani, a soffocare la speranza che molti avevano di vedere i paesi occidentali approfittare di un “dividendo di pace” quale si prospettava con la fine della Guerra fredda e della minaccia sovietica.

http://www.appelloalpopolo.it/?p=12572

Qual’è oggi il “mondo libero”?

Gli esponenti più avveduti delle classi dirigenti, ovunque in Europa, sanno che la Guerra Fredda e le sanzioni sono un pessimo affare e che la sicurezza collettiva non può esistere se va contro qualcuno, specie se quel qualcuno ha il peso della Russia. I più liberi di parlare restano i vecchi ed ex politici. Nessuno di loro ha consuetudine con i politici della generazione Obama. Li vedono come maggiordomi che – così come Barack – non possiedono pensiero autonomo, ma recitano un copione redatto presso i veri piani alti dell’Impero e della finanza, e lo recitano meccanicamente fino in fondo, anche quando sanno che annienterà la sovranità dei propri paesi, sacrificata all’altare di una nuova Guerra Fredda.
Perciò, i vecchi, com’è naturale, guardano con attenzione speciale a Mosca, dove vedono una classe dirigente vera. Putin e Lavrov sovrintendono al proprio copione, e questo rende leggibile il loro operato. La politica internazionale del Cremlino mira a essere “prevedibile”, cioè esplicita nell’enunciare i propri interessi di lungo periodo, senza aree di ambiguità. Quando Putin dice di non voler ricostruire l’Unione Sovietica, è vero. E quando dice che non consentirà alla NATO di minare l’efficacia della deterrenza nucleare, è altrettanto vero. Capirlo ci consentirebbe di risparmiare sulle spese militari che ingrassano coloro per i quali Obama fa il piazzista.
Pino Cabras

L’inasprimento delle sanzioni alla Russia

Fatti che rimarcano ancora quanto si sia persa la sovranità, intesa come caratteristica dello stato di governare indipendentemente senza ingerenze di altri stati, altre istituzioni o, peggio ancora, organismi sovranazionali. Deteriorare i rapporti con la Russia causerà un ulteriore peggioramento dell’economia Italiana. Si legittima quindi la distruzione delle piccole-medie imprese e dei distretti industriali, fenomeno tipicamente Italiano che tutto il mondo ci invidia, a favore dell’avanzata delle multinazionali che non incontra resistenza, se non in qualche sporadico nucleo o movimento più èlitario che popolare.

Pur di accondiscendere alle richieste degli Stati Uniti, e quindi delle multinazionali e dell’elite finanziaria per cui operano, il governo Italiano, ormai privo di patriottismo e senso civico, legittima un ulteriore deterioramento dell’economia Italiana e la distruzione di tutto ciò che col boom economico e con anni di lotte sociali si è conquistato, a rimarcare quanto questo non operi più per il popolo che rappresenta, quanto per le multinazionali che avanzano imperterrite verso un mercato libero, globale e incontrollabile.

http://www.lintellettualedissidente.it/linasprimento-delle-sanzioni-alla-russia/

A cosa servono gli F-35

A cosa servono gli F-35

Il presidente Obama ha contribuito in particolare alla «sicurezza nucleare» dell’Europa, ordinando che circa 200 bombe B-61 schierate in Germania, Italia, Belgio, Olanda e Turchia (violando il Trattato di non-proliferazione), siano sostituite con nuove bombe nucleari B61-12 a guida di precisione, progettate in particolare per il caccia F-35, comprese quelle anti-bunker per distruggere i centri di comando in un first strike nucleare.

Tommaso Di Francesco, Manlio Dinucci,

Lo spirito di Versailles

Lo spirito di Versailles

Cento anni sono trascorsi dallo scoppio della Grande Guerra, ma gli esiti di quel conflitto non sono stati mai realmente superati, perché lo “spirito di Versailles” non ha mai consentito una vera pace, né in Europa né altrove: non possiamo e non dobbiamo dimenticarlo.
La vera pace e la vera Europa unita infatti avrebbero potuto e potranno solo sorgere quando essa saprà unificare le sue cento Patrie, facendo delle frontiere semplici riferimenti amministrativi, dando al lavoro dei nostri popoli la forza per contrapporsi alle oligarchie della speculazione finanziaria, elevando le tre grandi anime, latina, germanica e slava, che l’hanno creata, al livello di una civiltà dell’avvenire, al servizio dei nostri popoli e di tutta quell’umanità che invoca libertà, eguaglianza e fraternità.

G.Colonna