Potere americano

Una piccola controprova. Proprio in questi anni è stata varata su comando USA, tramite la propria “controllata” UE, una legislazione di controllo bancario asfissiante proprio nei confronti degli uomini politici di tutte le nazioni europee che vengono ritenuti più a rischio di commettere reati di corruzione, riciclaggio, autoriciclaggio e finanziamento del terrorismo. Non è questa legislazione assurda la prova provata che la politica non conta più nulla?
Se la cosiddetta casta dei politici fosse un potere reale, come ci hanno sempre fatto credere, come potrebbe accettare leggi che la collocano addirittura nella posizione di gruppo sociale più a rischio di criminalità? Questa sorprendente mutazione dell’uomo politico europeo, da statista potenziale a criminale potenziale, anzi a paria fra tutti i cittadini, e in più sancita dalla legge in ogni paese dell’UE e confermata ogni volta che apriamo un conto in banca quando ci viene chiesto di dichiarare di non essere persona politicamente esposta (ossia, esposta al rischio di corruzione e quindi con adempimenti e controlli bancari molto maggiori rispetto a quelli che subiamo noi), non può che essere stata voluta da chi ha deciso di abolire tout court la rilevanza della politica nelle varie nazioni europee: gli Stati Uniti. Non è un caso che gli Stati Uniti, con l’Unione Europea, abbiano concepito un altro dei loro innumerevoli progetti a finalità occulta che in questo caso ha come obiettivo finale la disintegrazione della politica nazionale nei singoli paesi UE. Di qui la necessità di criminalizzare il profilo stesso dell’uomo politico europeo e di farlo odiare dalla sua stessa popolazione (autorazzismo).
Infine, una domanda. Come mai i politici che sanno da anni che il loro conto corrente è controllato transazione per transazione dalle banche e che, per il resto, devono convivere con spie, microspie, computer hackerati e intercettazioni telefoniche, continuano ad essere indagati per corruzione? Ossia, i politici sanno di essere controllati, ipercontrollati, ma decidono lo stesso di non rispettare la legge e se ne infischiano delle conseguenze? Mi sembra inattendibile. Penso al recente caso della Raggi, che è tutt’altro che una sprovveduta in cose legali, è una giurista, e mi chiedo se il commettere reati di corruzione sapendo perfettamente che si sarà poi “beccati” non sia anch’esso un comportamento imposto dall’alto anziché spontaneo. Della serie “devi commettere questo reato, sarai scoperta e forse condannata, ma non ti preoccupare, fa parte del gioco e ne uscirai anzi con meriti acquisiti e un superbonus”.

Roberto Casiraghi