Buone notizie

Il 4 maggio scorso in un’intervista al New York Post, Trump aveva insistito che sebbene il virus fosse venuto dalla Cina, La leadership cinese (cioe Xi Jinping) “non l’aveva fatto apposta”. E quindi  il coronavirus non poteva diventare un casus belli in nessun caso. “Non voglio parlare di guerra, non parliamo di guerra! E’ una cosa triste, Avevamo abbiamo appena concluso un accordo commerciale con la Cina qualche mese fa. Prima di questo [la crisi del Coronavirus] avevamo appena concluso un accordo commerciale, c’era un grande ottimismo. E poi succede una cosa del genere… e diventa la cosa predominante su tutto.”

Trump si riferiva all’accordo commerciale raggiunto il 12 dicembre scorso e firmato alla Casa Bianca il 15 Gennaio dal vice premiere cinese Liu He e Trump. Proprio prima che il Coronavirus sconvolgesse tutto e portasse Cina e USA sull’orlo di una guerra calda. Trump aveva lavorato per lungo tempo per arrivare ad un accordo, lo stesso, apparentemente aveva fatto il presidente Xi. Nell’aprile del 2019, in una delle tappe negoziali alla Casa Bianca, Trump aveva teatralmente chiesto a Liu He cosa pensasse del “ridicolo” ammontare speso in armamenti  dai due paesi.        “Stanno producendo tante armi, armi tremende. Anche noi. Avevamo appena approvato $ 716 miliardi per l’esercito l’anno scorso, e ora probabilmente faremo di più quest’anno”, aveva esclamato Trump ai giornalisti alla Casa Bianca . “Tra Russia e Cina e noi, stiamo tutti spendendo centinaia di miliardi di dollari di armi, compreso il nucleare, il che è ridicolo”. Un accordo commerciale sarebbe seguito da un accordo sul disarmo, che ne pensa il vicepremier? E, pronto, Liu He aveva risposto a gran voce: “Penso che sarebbe un’ottima idea!” Uno scambio pubblico che aveva gelato il sangue ai grandi predatori del Complesso Militare Industriale. Avevano visto in faccia la fine del loro enorme potere.

Poi era arrivato il Coronavirus…

Oggi

Il Dipartimento di Giustizia ha ufficialmente scagionato da ogni accusa la prima grande vittima del tentato golpe, il consigliere presidenziale per la sicurezza nazionale, il generale Michael Flynn, intrappolato illegalmente con accuse visibilmente  false per ordine di Comey.

Flynn, ex direttore del Defense Intelligence Agency (DIA) era ed e l’uomo che sa dove sono sepolti gli scheletri a Washington. Flynn era rimasto in carica solo tre settimane. Si preparava a ripulire le stalle di Augia del Deep State. Ma i suoi nemici sapevano bene che non avrebbero avuto scampo contro un uomo che conosceva tutti i loro più inconfessabili traffici.

Perciò era stato preso in una trappola dell’FBI scattata pochi giorni dopo l’inaugurazione di Trump. Dopodiché era stata scatenata l’Operazione Impeachment diretta da un altro ex direttore dell’FBI, James Mueller.

Da quel momento è stato un susseguirsi di trucchi sporchi attuati col sostegno totale dei media. Tutto è stato tentato per impedire il consolidarsi dell’amministrazione Trump e, in particolare, per impedire una collaborazione tra Trump e Putin entrambi colpevoli di non essere al servizio dei grandi oligarchi finanziari.

Una collaborazione tra i due presidenti e col presidente cinese Xi Jinping come rappresentanti degli interessi e aspirazioni dei rispettivi popoli sarebbe stata una campana a morto per gli interessi finanziari che avevano dominato gli Stati Uniti e gran parte del mondo per parecchi decenni. Erano state questi predatori finanziari che avevano distrutto la grande opportunità emersa nel 1989 con la caduta del muro di Berlino.

Erano state queste forze che avevano impedito la dissoluzione della NATO (ormai inutile dopo la fine dell’Unione Sovietica) e l’avevano trasformata nelle legioni dell’impero mondiale usando come base la cosiddetta superpotenza americana che nel frattempo veniva saccheggiata economicamente.

Questa era stata la ragione per cui gli americani avevano votato Trump il cui programma era fine delle guerre senza fine (le legioni della NATO) e fine del saccheggio dell’economia reale.

L’articolo Trump e Putin annunciano un piano di disarmo e cooperazione Russia-USA-Cina proviene da Blondet & Friends.

8 dicembre

L’8 dicembre 1991 a Viskuly, nella foresta di Belovezh, ci fu un evento che non ha analogie nella storia del mondo. Il Presidente della RSFSR B. Eltsin, il Presidente dell’Ucraina L. Kravchuk e il Presidente del Consiglio Supremo della Bielorussia S. Shushkevich firmarono un accordo sullo scioglimento dell’Unione Sovietica e l’istituzione di una cosiddetta Unione degli Stati Indipendenti, ricorda nel suo articolo sul giornale “Russia sovietica”, il Primo Vicecapo della fazione del Partito Comunista alla Duma di Stato Nikolaj Kolomejtsev.
I tre cospiratori, traditori, divisero il territorio di un vasto Paese a modo loro. Svegliato dal telefono, il presidente degli Stati Uniti George Bush Sr., ascoltando il rapporto di Eltsin, non riusciva nemmeno a capire chi lo chiamasse da una oscara foresta in Bielorussia. La tanto attesa notizia arrivò in occidente: “L’URSS, soggetto di diritto internazionale e realtà geopolitica, cessava di esistere”. Eltsin, che volò per due volte sopra la Statua della Libertà a New York, era accompagnato da Kozyrev, Burbulis, Chakhrai, Gajdar, Iljushin, figure mediocri che occupavano posizioni insignificanti sotto il governo sovietico. I cospiratori agirono in fretta, temendo giustamente la severa punizione. Non appena fu scritto il testo dell’accordo tripartito, il dattilografo locale digitò il testo su una normale macchina da scrivere. I firmatari, ubriachi di gioia perché tutto era infine riuscito, alzarono il bicchiere, i redattori di tale foglio di carta erano orgogliosi del loro lavoro. Il Presidente del KGB della Bielorussia, che lanciò l’allarme, nonostante i suoi disperati tentativi non poté persuadere il Centro, che era in stato d’inazione criminale, ad intervenire sugli eventi. Li sbarco di paracadutisti sarebbe bastato a decapitare il complotto. Ancora cercano di convincerci che il collasso dell’URSS fosse inevitabile. No, signori, il Paese fu distrutto da coloro a cui il potere sovietico andava di traverso. Funzionari della CIA in seguito affermarono che i traditori erano stati reclutati per l’operazione. Il personale di Eltsin occupa ancora posizioni di governo responsabili. Forse tra loro ci sono coloro che gli statunitensi designarono a questo.

http://aurorasito.altervista.org/?p=4021

La fine di Europa

di Gianluca Freda

Se davvero la linfa vitale europea è stata rappresentata per secoli da questa conflittualità virtuosa tra opposti interessi, possiamo dire che la Seconda Guerra Mondiale e l’avvento del dominio statunitense avevano già seriamente compromesso – senza però ancora spegnerlo – questo dinamismo, imponendo poco alla volta ai paesi sconfitti il modello “democratico” americano; nel quale le rivalità permanevano, ma solo nello scontro tra élite che operano dietro le quinte. Alla guida diretta degli stati sconfitti venivano insediate, in qualità di subdominanti, entità partitiche, le cui divergenze erano incentrate sulla spartizione degli ambiti di potere superstiti, ma solo entro i limiti consentiti dai conquistatori. La permanenza di un forte “secondo polo” d’attrazione politica (l’URSS) consentì comunque, ancora per oltre un quarantennio, una certa percentuale di agibilità di movimento a questi residui di dinamismo statale europeo. La caduta dell’URSS e il perfezionamento delle strutture dell’UE, ha spento completamente – e nonostante le apparenze del contrario – la conflittualità interna tra i diversi attori delle politiche nazionali. Il controllo dei dominanti sui singoli stati si è potenziato e irrigidito, con l’istituzione di una gerarchia politico-economica centralizzata. I subdominanti nazionali di un tempo sono divenuti meri esecutori di una strategia politica imposta dall’esterno. Non più duellanti per la conquista di poteri settoriali nell’ambito di nazioni con una loro (sia pur limitata) autonomia, ma sguatteri in lotta fra loro per ostentare ai padroni il maggior livello possibile di piaggeria. Non più dinamismo conflittuale, ma mero volo di avvoltoi addestrati che si accaniscono sul corpo di nazioni agonizzanti, i cui destini sono totalmente nelle mani di entità sovranazionali esterne. Esattamente come l’impero del Turco, di cui parlava Machiavelli, oggi l’Europa “è governata da uno signore; gli altri sono sua servi”.

estratto da: http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=883:gianluca-freda&catid=40:varie&Itemid=44