Probabilmente molte anime buone che si fanno facilmente persuadere dalle cazzate del mainstream credono che razzismo e nazismo siano marginali in Ucraina e non immaginano invece come il regime golpista si sforzi di inculcare nella popolazione e soprattutto nei bambini idee assurde e paranoiche. Il 12 maggio scorso  Il rappresentante permanente della Russia presso le Nazioni Unite, Wassily Nebensya, ha mostrato i libri scolastici usati in Ucraina da qualche anno e ha fatto toccare con mano quali grottesche  idiozie di tipo razzial – nazionalitiche vi vengono sostenute, qualcosa di gran lunga inarrivabile persino nella Germania di Hitler. Naturalmente l’informazione occidentale si guarda bene dal commentare questo spaccato di ideologia ucraina da cui si deduce bene a quale livello di degradazione stia portando il popolo ucraino la tutela occidentale. Ma ecco alcune perle di ciò che viene insegnato ai bambini sotto il regime di Kiev:

  • L’Ucraina è la culla della civiltà da cui sono nati tutti i popoli europei, ma anche gli ebrei  visto che anche Gesù era ucraino
  • “Si è scoperto che il nome della città di Mena nella regione di Chernihiv risale al primo faraone egiziano Menes e si stima che lo stesso stato ucraino abbia più di 7.500 anni”. Dunque anche i faraoni erano ucraini
  • Costantinopoli era una colonia di Chersonesos sul territorio dell’attuale Sebastopoli. E noi che scioccamente pensavano che derivasse dal nome del suo fondatore Costantino
  • Ma ce n’è è anche per la mitologia: secondo alcuni di questi testi Eracle  proveniva dall’isola di Chortitsa sul Dnepr.
  • Gengis Khan che veniva significativamente chiamato Bogdy Khan non era un mongolo, ma un vero ucraino. Come diavolo possa aver ereditato dal padre il comando dei una tribù mongola è qualcosa che andrebbe indagato più a fondo. magari dallo stesso Zelensky che appare come un uomo dalla straordinaria cultura
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Lo ha detto davvero, Raffaele Donini assessore alla sanità della regione Emilia Romagna ha affermato : “Insieme al Governo bisognerà studiare il modo di «piazzare» le scorte di vaccini anti-Covid non utilizzati «prima che scadano»”.

Raffaele Donini, assessore alla Sanità e coordinatore della commissione Salute della Conferenza delle Regioni, in Fiera a Bologna a margine dell’inaugurazione di Cosmofarma 2022 ha dichiarato: “Le scorte ci sono anche in ragione della somministrazione della quarta dose, che è in corso, peraltro l’Emilia-Romagna è la prima regione in Italia come numero di vaccinazioni, anche se non si stanno vaccinando in tantissimi”. Ecco il problema. D’altro canto hanno già prorogato la scadenza dei vaccini proprio per aggirare l’ostacolo, Pfizer ha infatti già ottenuto dall’ente regolatorio la proroga della scadenza del proprio vaccino a 12 mesi. Se non avesse ottenuto questa proroga molte fiale (circa 400mila) sarebbero state da buttare via questa primavera.

I rapporti di Airfinity e dell’Associazione dei produttori farmaceutici parlano di 2,4 miliardi di dosi ferme nei frigoriferi. Le somministrazioni nel mondo intanto raggiungono il minimo. E nemmeno l’Africa riesce a utilizzare fiale che spesso arrivano a ridosso della scadenza e devono essere scartate.

. Se a gennaio nel nostro paese sono state fatte 4,6 milioni di iniezioni, tra il 4 e il 10 aprile eravamo a 176mila.

Ma Donini ha la soluzione :”Queste scorte, in accordo col governo, dovranno essere collocate in qualche modo nella migliore condizione prima che scadano. O impegnate nelle regioni che hanno numeri inferiori o in Paesi, come è già stato fatto in passato, in cui la vaccinazione non è certo al livello dell’Italia”.

Per quanto riguarda invece il prossimo autunno, aggiunge l’assessore: “Attendiamo la fornitura, immagino da settembre-ottobre, dei nuovi vaccini che possono essere più attagliati anche alle nuove varianti. Poi saranno il governo, il Ministero, l’Istituto superiore di sanità e la comunità scientifica nel suo complesso a dirci se questa vaccinazione andrà estesa a tutti, come quella precedente, o se dovremo concentrarci sulle persone più vulnerabili o su quelle da una certa età in su”, conclude magistralmente Donini.

Clima di menzogne

Non c’è dubbio che siamo di fronte a un cambiamento climatico come del resto ogni anno da circa 3 miliardi anni: il cambiamento è l’essenza stessa del clima, anche se adesso questa ovvietà viene spacciata come nuovo allarme planetario. E tuttavia fare del catastrofismo su un ipotetico riscaldamento globale di origine antropica che dovrebbe distruggere il pianeta, se non si risparmia Co2, è la terza grande narrazione dopo la pandemia artificialmente esaltata e la guerra lucidamente voluta a ogni costo: si tratta del completamento del grande reset destinato a rendere virtuoso l’impoverimento e la disoccupazione per salvare il pianeta. Naturalmente niente di tutto questo è vero, corrisponde solo a una ideologia catastrofista che i temi ambientali hanno assunto fin dall’esordio negli anni ’60 e per una buona ragione: il catastrofismo può essere gestito in maniera ottimale sia per rendere marginali le sue tesi come è stato per molti decenni ,sia per trasformarlo in un arma di persuasione di massa. Ce ne siamo accorti con la pandemia e ce ne accorgeremo anche di più con le questione climatiche che alla fine non sono altro che un modello di business. Se ci sono molte buone ragioni per temere l’inquinamento degli oceani e dei terreni , ci sono un’enormità di ragioni per dubitare concretamente di un influsso catastrofico delle attività umane sul clima: di certo la quantità di Co2 di origine antropica non può giustificare un riscaldamento globale che peraltro non è nemmeno arrivato ai picchi storici già conosciuti di etò romana e medioevale e forse è assai inferiore a quello che si fa credere visto che la metà delle temperature che vengono raccolte ogni giorno non sono reali, ma “interpretate” e che ci troviamo ormai alla terza revisione generale delle temperature dopo che le curve tendenziali non hanno dato i risultati attesi.

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Spigolature

Polonia in Galizia

NYT ha permesso a uno dei suoi autori di scrivere un pezzo di opinione contro l’allargamento della guerra:

All’inizio, il sostegno occidentale all’Ucraina era principalmente progettato per difendersi dall’invasione. Ora è puntato su un’ambizione molto più grande: indebolire la stessa Russia. Presentato come una risposta di buon senso all’aggressione russa, il cambiamento, in effetti, equivale a una significativa escalation.Espandendo il sostegno all’Ucraina su tutta la linea e accantonando qualsiasi sforzo diplomatico per fermare i combattimenti, gli Stati Uniti ei loro alleati hanno notevolmente aumentato il pericolo di un conflitto ancora più grande. Stanno assumendo un rischio di gran lunga diverso da qualsiasi guadagno strategico realistico.

Quando ero in Ucraina durante le prime settimane di guerra, anche i devoti nazionalisti ucraini hanno espresso opinioni molto più pragmatiche di quelle che sono di routine in America ora. I discorsi sullo status neutrale dell’Ucraina e sui plebisciti monitorati a livello internazionale a Donetsk e Luhansk sono stati abbandonati a favore di magniloquenza e magnificenza.

Inoltre, l’invasione ha portato direttamente a una maggiore spesa militare nelle potenze europee di secondo e terzo livello.Il numero delle truppe della NATO nell’Europa orientale è decuplicato ed è probabile un’espansione nordica dell’organizzazione. È in atto un riarmo generale dell’Europa, spinto non dal desiderio di autonomia dal potere americano, ma al servizio di esso . Per gli Stati Uniti, questo dovrebbe essere un successo sufficiente. Non è chiaro cosa ci sia di più da guadagnare indebolendo la Russia, al di là delle fantasie di cambio di regime.

Gli sforzi diplomatici dovrebbero essere il fulcro di una nuova strategia per l’Ucraina. Al contrario, i confini della guerra vengono ampliati e la guerra stessa riformulata come una lotta tra democrazia e autocrazia, in cui il Donbas è la frontiera della libertà. Questa non è solo stravaganza declamativa. È sconsiderato. I rischi non hanno bisogno di essere indicati.

L’articolo Polonia entra in Ucraina il 22 mahggio? proviene da Blondet & Friends.

Nessuno pagherà

Ma naturalmente questo non affiora al livello della pubblica opinione, anzi rimane proprio nascosto: basti pensare che l’istituto statistico tedesco nel rilevare un eccesso di mortalità generale del 10 per cento nel 2021, ovvero nell’anno dei vaccini, attribuisce questo fatto non al terrore pandemico, al fatto che la sanità è stata in gran parte paralizzata da questo tsunami artificiale e all’ossessione vaccinale, ma all’invecchiamento della società. A dire il vero l’aumento di mortalità ha il suo picco nell’età che va dai 50 ai 60 anni, ma oggi il vero senbra che sia disinformazione. Pazienza tanto sono assolutamente convinto che nessuno sarà punito per aver fatto questo all’umanità, anzi adesso gli stessi che hanno ordito la pandemia e ci hanno guadagnato una colossale quantità di miliardi cercano di eliminare e distruggere quei Paesi che rappresentano un pericolo per le loro distopie e la loro inesauribile bulimia di potere.

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L’isola dei disperati

Da tutto questo e dagli ultimi sviluppi delle operazioni (il territorio della Repubblica di Lugansk è stata interamente liberato ieri) si vede che in realtà la resistenza ucraina rassomiglia piuttosto a un tragico tiro al bersaglio che viene tenuto in piedi dal continuo invio di armi affinché la Nato degli orrori possa incitare alla continuazione di una guerra già persa, stringere il cappio al collo dell’Europa e far fare una montagna di soldi alle fabbriche di armi. Non mi meraviglia che idioti di calibro di Letta e compagnia possano – ma solo dopo che De Benedetti ha lanciato l’allarme – pensare di chiedere colloqui di pace e continuare a rifornire dei fanatici. Ci vorrebbe proprio un missile su queste teste di cazzo.

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Non si voterà più

L’oligarchia ha sottratto valore al voto, ora non le resta che impedirlo con discrezione. Le opzioni sono già sul tappeto, tutte contrarie alla libertà di pensiero, malattia psichiatrica da curare. Potrebbe accedere al voto solo chi supera un test di educazione civica in cui la commissione esaminatrice sono lorsignori. Il filtro preventivo consentirebbe di eliminare tutti i pensieri liberi e dissidenti. A quel punto, perché votare, se tutti sono d’accordo?
Nel 2017 il quotidiano liberale spagnolo El Mundo ospitò un intervento dello scrittore Ignacio Vidal-Folch, dal titolo Contro il suffragio universale. La proposta era negare il voto ai giovani sotto i 28 anni – troppo sventati – e ai pensionati over 65, i quali “non dovrebbero partecipare a piani per un futuro dal quale saranno assenti per legge di vita.” Semaforo rosso anche per i disoccupati, giacché lo Stato gestisce il denaro che incassa e “poiché il denaro è l’unico linguaggio universale, il diritto di voto potrà limitarsi ai cittadini che pagano imposte”.

estratto da https://www.ariannaeditrice.it/articoli/liberta-di-espressione-un-ossessione-dell-uomo-bianco

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